Tre cose comuni-non comuni

In questo periodo c’è molto in giro da vedere e da annusare. C’è un mondo di fiori in esplosione, ma le cose che mi colpiscono dritte dritte al cuore sono tre: il verde scintillante delle nuove foglie di tiglio, il piccolo profumo del nasturzio e quello del legno di cipresso bruciato.

Il tiglio viene regolarmente capitozzato, ma i capitozzatori si spingono raramente nelle periferie del paesone che è Siderno, per cui alcuni esemplari stanno gettando adesso, mentre altri hanno già una chioma ben formata. Quel verde è uno stato di grazia: è un verde verde, allegro, giovane, come poteva essere il verde creato da Yavanna Kementàri alle origini di Arda.

Tropaeolum 'Milkmaid'
Il profumo del nasturzio non è noto quanto dovrebbe. Sa di miele con quel tanto di pepato che non lo rende svenevole e intossicante. E’ bello in giardino, dove però si perde un po’, ma è soprattutto bello in casa, vicino al telefono. Così, mentre si deve chiacchierare di cose inutili con i parenti, si annusa un po’ di nasturzio, e ci si sente trasportare via in un mondo di api, coccinelle, forfecchie e altri insetti.

Il terzo, il legno di cipresso bruciato. Nessuno brucia più i detriti, li gettano vicino alla spazzatura oppure i più civili chiamano il potatore e il camioncino, pagando lo smaltimento in discarica.
Altri li bruciano in giardino. Ho raramente qualcosa in contrario: è una pratica contadina rispettabile che garantisce l’eliminazione dei rifiuti quando non è possibile fare altrimenti. Se non viene bruciata gomma, e se non c’è vento e il fumo non si disperde nelle vicinanze, spesso si sentono buoni profumi di legna bruciata.
I nostri vicini bruciano le potature dei cipressi e nell’aria si spande un meraviglioso profumo d’incenso. Ci si sente rinascere e si aprono i polmoni. Allora non ti stupisci più di come questi aromi venissero usati come disinfettanti durante le pestilenze.

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