Cittanova Floreale, terza edizione

Approfittando del superponte della festa della repubblica (credo che ormai sappiate che le parole “italia” e “repubblica” su questo blog sono scritte in minuscolo), la terza edizione di Cittanova Floreale ha potuto beneficiare di un giorno in più e -per così dire- di due domeniche. Io ho scelto un giorno poco affollato per andarci, un po’ uggioso (l’anno scorso ha addirittura piovuto) e poco invitante. Il mio scopo era prendere uno Streptosolen jamesonii da mettere sulla tomba della mia gatta. Peccato non ci fosse una rosa ‘Cerise Bouquet’, altro acquisto che dovrei fare quest’anno, ma neanche niente di simile (lo so che è difficile: simile alla ‘Cerise Bouquet’ c’è solo ‘Cerise Bouquet’).
Ho come al solito visitato il vivaio “Piante tropicali” di Fabio Maio (quell’omone con la maglietta verde che vedete giù nelle foto) che è in genere la mia prima meta. Lì prendo piante che resistono alla siccità estiva del mio giardino e qualche volta mi concedo piccoli lussi. Fabio mi ha regalato un’Ipomoea batatas a foglia nera (credo la ‘Aces of Spades’) che ha spopolato tanto in questi anni, e mi ha regalato anche un frutto tropicale che, una volta divenuto morbido, aveva sapore tra la banana, la mela, l’albicocca e l’ananas. Mooolto buono.
Poi ho comprato dei miscugli di tè da uno stand molto bello, che aveva tante cose che mi sarebbero piaciute, ma accidenti i prezzi come pizzicavano!
Poi abbiamo comprato dei peperoncini messicani piccantissimi.
Ci siamo soffermati allo stand dei bonsai -Centro Bonsai Calabria con sede a Catanzaro e c’erano delle piante meravigliose, dei veri capolavori. Non credo neanche fossero in vendita. Il prossimo anno, chissà, potrei prendere un piccolo olmo per provare.
Avrei voluto comprare una rosa, ma devo dire che l’offerta non era di mio gusto. Le solite Inglesi, più o meno ormonizzate, Tantau spacciate per Austin, cartellini alla sinfasò, molte rose rampicanti di bell’aspetto e gradevoli, ma che in estate vogliono almeno 30 litri d’acqua al giorno. Niente da fare per me. ‘Cerise Bouquet’ non c’era.
Infine abbiamo fatto un giretto, parlato con Mimma Pallavicini e Arturo Tucci (organizzatore), guardato i fagioli, e poi ce ne siamo tornati a casa col giorno. Per strada abbiamo visto la cicerchia in fiore, ma c’era poca luce per fare fotografie e sinceramente, a farsi la villa “Carlo Ruggiero” tre o quattro volte, ci si stanca da morire perchè è grande, e non ci andava di scendere dall’auto.

Ecco qui una galleria di foto e in seguito le mie considerazioni.

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In complesso la terza edizione di questa manifestazione -all’occhio del consumatore- è in fase di consolidamento. Meno vivai con piante insolite, più piante fiorite e da aiuola (evvai di brodura mista!), molto più commercializzabili, poche piante senza fiore (il che indica che il pubblico non è formato), ma soprattutto prezzi un po’ più alti, paragonabili a quelli di fiere nazionali, anche se si entra senza pagare il biglietto e senza doversi mettere al polso la fascetta di riconoscimento, tipo quella per i ricoverati in manicomio.

Parlando con Mimma per un mio pezzo sul “Quotidiano” ho avuto la sensazione che lei avesse la mia stessa sensazione, senza volermelo confessare. Ma tra noi c’è abbastanza empatia. La domanda delle domande era: come far accrescere e migliorare l’offerta della fiera? Mimma è del parere che si debba prima consolidare i risultati già ottenuti e poi cominciare a variare l’offerta, con vivaisti più importanti e piante più rare e insolite. “Bisogna mischiare il nord col Sud, far venire la gente anche da fuori”.
Già, ma come -mi domando- con Trenitalia che ci ha spaccati in due più di quanto non lo fossimo? Una settimana dopo che ci hanno tolto il diretto per Roma hanno inaugurato l’alta velocità Milano-Torino. E’ evidente che lo stato italiano ha interesse a tenere il Sud prono e mandarlo alle urne facendogli votare quel che vuole. Milano vota Pisapia e noi ci teniamo un berlusconiano come Raffa. E i partiti del Sud? Quelli meglio lasciarli litigare tra loro,sono peggio delle ortiche .
“Bene- sostiene Mimma- la rivolta, lecita e auspicabile, può partire anche da queste cose, potrebbe partire dalla Villa “Carlo Ruggiero”, perchè no? Occorre un risveglio di coscienza”.
Mimma tira all’unitarismo, io sono separatista, abbiamo punti di vista diversi, ma ci intendiamo lo stesso.
Le chiedo:”E che verrebbe a fare un Lucchese a Cittanova, quando sotto casa sua gli fanno la mostra più importante d’italia? E ricordati che per venire qui devi armarti di santa pazienza con treni, strade, bus e mezzi. E poi per ritornare, con le buste delle piante?”.
Mimma non abbocca. Mi risponde come fa una consumata giornalista: “Verrebbe per vedere le peculiarità della zona, che sono uniche e irripetibili in italia”.
Mentalmente abbiamo però concluso entrambe che le surfinie e le dalie in esposizione non interesserebbero troppo ad un lucchese, che sarebbe molto più interessato a visitare il nostro paesaggio semisconosciuto e spesso disprezzato oltre i confini regionali.

15 pensieri su “Cittanova Floreale, terza edizione

  1. Per l’esperienza che ho io di mostre (che poi non è neppure piccola), la Mostra floreale a Civitanova dovrebbe basarsi su quello che oggi si dice Km 0. Dunque vivai calabri, siciliani, campani e pugliesi, con tutta quella produzione pazzesca che fanno. Bisognerebbe girare a visitarli uno per uno, selezionare la produzione migliore, tipo “questo lo porti, questo lo lasci a casa”, convincerli a partecipare anche con piccoli stand, facendo balenare l’idea della pubblicità quasi gratuita, offrendo il suolo gratis e l’ospitalità per chi viene da lontano. I siciliani e i campani sono già abituati alle mostre, i calabresi non li ho mai visti in giro, anche se so che hanno una tradizione centenaria pazzesca. Investire tantissimo in pubblicità (ufficio stampa specializzato), creare insieme al Comune degli eventi e organizzare una certa rete di ospitalità, anche perchè credo che da fuori non dovrebbero venire i vivai, ma i visitatori. Il tema potrebbe essere la frutta esotica e le erbe endemiche, per le rose (se proprio uno le vuole) ci potrebbe essere Carmine di Vivi la Natura e le Signore di Posillipo, ma qualche cosa potrebbe arrivare anche da Roma, che ha un clima appena più vicino al Sud di quello del Veneto o della Toscana. Sarebbe fantastico trovare uno che coltiva gli endemismi dell’Aspromonte, anche se non credo che potrebbe avere un gran successo immediato, ci vuole tempo. Il problema dei vivai scicchetti di piante tropicali che vengono dal nord è che, allevando in serra quelle che per loro sono chicche, hanno dei prezzi altissimi (ti immagini vendere in Calabria una brugmansia piccoletta a 80 E?) Qualche cosa del genero lo fanno al Negombo a Ischia e funziona molto bene.

  2. sto con lucilla, dal basso della mia ignorantaggine in materia quel che vedo è quello che si vede ovunque, dalie, bonsai piantine grasse… sembrano i negozietti di cinesi che hanno ormai invaso il centro di firenze, e non solo di firenze. diciamocelo c’è ben poca originalità.
    anche il tè, ma quanto negozi di solo tè ci sono al mondo? persino nei paesini delle dolomiti ci sono, magari è un problema trovare un quotidiano o un paio di calzini caldi ma il negozietto specializzato in tè e solo in quello non manca.
    divagazione: robert byron sperduto sui monti dell’afghanistan in un minuscolo villaggio trova un misero emporiuccio dove però vendono inchiostro blu della parker (mi pare parker o pelikan boh).
    concludo. non sono assolutamente per il forzatamente locale, atteggiamento che purtroppo spesso sfocia in un artigianato (edilizia, giardinaggio?, gastronomia ecc ecc) totalmente insulso ( nel migliore dei casi ), insulso perchè costretto entro non più accettabili limiti territoriali, culturali e temporali, oppure, e più frequentemente, orrendo.
    prendo fiato e ho già eliminato due subordinate.
    insomma io sto scoprendo un mondo che non credevo esistesse però le immagini e i nomi che mi frullano in testa spesso restano delle fole, perchè, a meno di non rivolgersi a vivai stranieri e non, su internet, come ho spesso fatto, nella pratica non trovo un bel niente.
    ammetto è un discorso un pò pasticciato.

    • Invece da noi il tè non si beve molto. Sono una delle poche persone a berlo e a offrirlo. Io bevo dai due ai quattro litri di tè in inverno, un po’ meno in estate. Purtroppo da noi non si trova il Twinings, al massimo -se proprio hai una botta di grandissimo culo- un earl grey o un english breakfast. Una volta si trovava anche il prince of Wales ma ora non più. A Roma eravamo abituate al Twinings in scatola metallica, quello in foglie, il saccettino ci faceva rabbrividire. Ma ora siamo a Siderno e quel che trovo è tè Ati o tè Star. Per Natale un mio amico mi ha portato una ventina di confezioni di Twinings assortito, ma purtroppo mi è rimasta una sola scatola di lady Grey.
      ma non credere che non sappia che il Twinings non è mica il tè migliore del mondo, e che esistono tè molto più pregiati. Quando fui a Roma per un pomeriggio io e Macquà prendemmo un tè che era la fine del mondo a piazza di spagna, e poi lei mi portò in un negozio dove presi delle ottime scatole.

      Comunque questo tè che ho preso a Cittanova -ragazzi- è qualcosa di extra. La miscela col limone è una bomba atomica.

        • mi vergogno un pò ma in realtà io a casa bevo o caffè solubile decaffeinato o orzo solubile. rigorosamente in piedi, in cucina, in un bicchiere, di fronte al lavello da cui attingo acqua tiepiduccia. e quando sono in albergo in un bicchieretto di plastica con acqua del rubinetto e manico dello spazzolino da denti per girare. no sugar.
          se mi dai un recapito anche le poste, non mi offendo, ti invio il tè, io non ci capisco un piffero ma ho chi mi saprebbe ben consigliare.
          a firenze proprio dietro il duomo, resiste un antico e bel negozio, con commessi e commesse di una certa età, gentilissimi, disponibilissimi, i camici blu, gli scaffali in legno pregiato, dove trovi tutto. i vasi di vetro coi canditi le spezie la frutta secca, le saponette alla viola alla lavanda, le varie polveri detergenti a peso, ripiani e ripiani di confetture ,di tè, di biscotti, cioccolata, profumabiancheria di una volta, insomma un’atmosfera, dei profumi, delle cose strane e curiose, si torna indietro di un secolo. e ci si sta bene.
          e il bello è che ci trovi a fare la spesa sia la coppia di stranieri danarosa che i pochi anziani che ancora vivono in centro e che tirano avanti con la pensione.
          sono grafomane scusa, ma il tè te lo mando volentieri.
          stefania

  3. La Cerise Bouquet in Italia dovresti trovarla a Modena da – http://www.museoroseantiche.it/home/index.jsp

    Andando al succo del tuo post, non sai come mi piacerebbe visitare la Calabia, mostre giardinicole o non, peccato che gli impegni domestico-finanziari non lo consentano.

    Chissà poi perchè le dalie non vengano considerati fiori nobili, tra le centinaia di varietà disponibili sul mercato si annidano dei veri splendori. Mi sono lasciato prendere dalla passione per le dalie da pochi anni e come per tutte le passioni all’inizio ci si fa prendere dall’entusiasmo e si pianta un po’ a casaccio, poi negli anni successivi si affina la scelta e finalmente ci si orienta su varietà più particolari. Quest’anno nel mio orto dei colori dovrebbe fiorire una collezione di otto piante la cui caratteristica principale è il fiore gigante.
    La prima che già presenta il bocciolo grande come una pesca l’anno scorso mi ha fatto un fiore giallo limone di 30cm di diametro!

  4. Tornando al discorso mostre di giardinaggio, lasciando ad altra ora (in questo momento leggo sull’orologio 23,50) ed altro momento il tè, che peraltro adoro…vorrei aggiungere che forse la trasferta degli espositori non è così auspicabile in quanto si rischia di globalizzare le mostre vivaistiche rendendole mercati itineranti, se invece si incentiva maggiormente la particolare produzione locale magari il visitatore può essere attratto dalla “biodiversità”.
    Sono tanti i Kilometri che separano nord e sud ma un nuovo turismo verde potrebbe avanzare alla scoperta di luoghi lontani e sconosciuti alla ricerca della rarità o particolarità botanica.
    simonetta

  5. Mah, ti dirò, il rischio che le fiere diventino una sorta di mercato itinerante mi preoccupa poco, poichè io non appartengo a quel tipo di persona che va a tutte le mostre e proprio non se ne perde una. Se dovessero decidere di fare Murabilia sulle “Bombarde” di Gerace, ne sarei ben contenta.
    Invece mi pare giusto il premiare i vivaisti locali, ma ne esistono così pochi e con specie e varietà che spesso si trovano nella grande distribuzione. Con un po’ di ritocchi “Cittanova Floreale” potrebbe diventare un piccolo polo d’attrazione per il pubblico del Sud, una sorta di Fiera della Minerva ma in piccolo. Dovrebbe puntare molto sulla qualità dell’offerta piuttosto che sul numero degli espositori.

  6. Pingback: Cittanova Floreale arriva alla sua quarta edizione (1-2-3 giugno) « Giardinaggio Irregolare

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