Violette di Parma, storia e gloria

Da noi le violette sono gli umili fiori che si coltivano nei giardinetti di periferia, i cui fiori si mettono in vasetti sfaccettati dinanzi alle foto di chi non c’è più.

mazzolino di viole di parma


Altrove le violette hanno storie diverse. Ad esempio in Francia sono famose per essere state il simbolo della casata dei Bonaparte. Prima di essere esiliato all’Elba, Napoleone promise di ritornare “quando le violette fossero state nuovamente in fiore”, e dopo la sua morte, nel suo medaglione furono trovate delle violette raccolte dalla tomba di Giuseppina, la sola donna che forse avesse davvero amato. Nel suo medaglione furono anche trovate delle viole di Parma, che Giuseppina coltivava alla Malmaison, raccolte dalla tomba dell’ex moglie.

L'Imperatrice Giuseppina


Sebbene questo possa sciogliere in lacrime anche il cuore meno sensibile, non si può non sottolineare il curioso fatto che due tra le violette di Parma più famose, la ‘Marie Louise’ e la ‘Duchesse de Parme’, portano il nome della seconda moglie di Napoleone, Maria Luisa d’Asburgo.

La giovane Maria Luisa d'Asburgo

ventaglio in avorio, seta e madreperla, appartenuto a Maria Luisa d'Asburgo, decorato con violette

Con la Restaurazione le violette furono messe al bando, portate all’occhiello solo dai fedelissimi dei Bonaparte, ma ritornarono velocemente di moda con Luigi Napoleone e la moglie Eugenia Montijo, che ne fece furbescamente uno dei suoi simboli.

Eugenia Montijo tra le sue dame di corte, alcune delle quali indossano sul decolleté grandi mazzi di violette

Gli Inglesi le considerano in maniera molto più pragmatica, e hanno fatto con loro quello che fanno solitamente quando si ritrovano davanti ad un genere così ricco di specie e varietà: le hanno divise in categorie. “Fancy Pansy”, “Viola” e “Violetta”, sono le tre classi derivate dalla Viola tricolor, quelle che hanno “le bizzarre facce da gatto di velluto ciancicato”, come diceva Vita.

Ma a noi interessa di più la classe delle “Violet” che deriva dalla Viola odorata.
Alle “Violet” appartiene anche la sottoclasse delle famose violette di Parma. L’origine di tale denominazione è ormai sepolta sotto una gran confusione di nomi e di date, e si possono solo fare supposizioni, fermo restando che Parma non si è mai distinta nella storia dell’ibridizzazione della violetta, ma sembra piuttosto che in tale storia si sia introdotta in maniera elegantemente abusiva, collegando il suo nome all’estrazione del profumo.

saponette fatte a mano(non da me)


E’ stato suggerito da alcuni che le violette di Parma siano nate tutte in Italia, oppure ottenute da una mutazione di uno stock portato dall’Italia in Inghilterra. Alcuni le danno per mediorientali, e sostengono che siano arrivate in Italia con le navi genovesi e veneziane. Altrove si dice che approdassero in Spagna, portatevi dagli Arabi, dal Nord Africa e dall’Asia Minore, e dalla Spagna a Napoli, su richiesta della potente famiglia dei Borbone.
Questa violetta era chiamata in Inghilterra “di Napoli”, ed era la Viola odorata pallida plena (sin. V. suavis pallida plena italica). A Napoli era chiamata “Violetta Portoghese” ed in Francia “Violetta di Parma”, forse per onorare l’Imperatrice Maria Luisa, Duchessa di Parma. Nell’arco di un cinquantennio il termine “Violetta di Napoli” era ormai scomparso, sostituito dalla denominazione “Violetta di Parma”.

Filo color viola di Parma

Parma acquisisce così un merito che non ha mai realmente avuto, merito che spetterebbe più legittimamente alla città di Udine, dove il Conte Filippo Savorgnàn di Brazzà Sorreschian, giardiniere per diletto, compiva intorno al 1850 degli esperimenti di ibridazione sulle violette di Parma. Tra le mani di Filippo di Brazzà vide la luce la prima e unica viola di Parma doppia di color bianco puro.

Conte di Brazzà

Brazzà ne vendette in Inghilterra e in Usa, ma fu solo dopo l’invenzione della luce elettrica che le violette bianche ebbero successo. Le violette scure, in voga fino all’inizio del Novecento, rispondevano cromaticamente molto bene alla luce a gas, ma apparivano quasi nere a quella elettrica, e furono messe da parte in favore di quelle chiare
Nonostante la parte avuta dall’Italia nella storia della violetta, tutto ciò rimane abbastanza oscuro nel nostro paese, e le violette di Parma proseguono rapidamente la loro strada verso l’oblio.

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