…risalenti all’epoca borbonica

Questa sera il “telegiornale” (virgolettato obbligatorio) di ItaliaUno, ci informa che c’è stato maltempo a Napoli, tale che si sono allagate anche le linee della metropolitana “risalenti– come il servizio recitava, con non troppo velato disprezzo – all’epoca borbonica“.

Ci sarebbero due o tre cosette da chiarire. L’epoca borbonica è un’invenzione dei libri “italiani” (cioè scritti dai vincitori della guerra di conquista sul Regno delle Due Sicilie).
Dire “l’epoca borbonica” ad una classe di trenta e più bambini, che non sono nè Gramsci nè Giustino Fortunato, fa apparire il periodo di regno borbonico come qualcosa di antichissimo, preistorico, collocato in tempi anteriori al medioevo. In epoca borbonica …e pare che chissà che ti immagini, un faraone che esce dalle metropolitane di Napoli, un assiro-babilonese che fa lo sciuscià, un pizzaiolo ittita.
Si sente al palato: è una frase fasulla, costruita per dare l’idea di arretratezza.

I Borbone hanno regnato fino a centocinquant’anni fa, che sono un batter d’occhio in termini storici. Il Regno delle Due Sicilie era la terza potenza europea dopo la Gran Bretagna e l’Olanda, aveva una flotta navale potentissima, dei commerci fittissimi, era un regno ricco e florido. Gli abitanti del resto della penisola vi immigravano per trovare lavoro. La sola università di Napoli produceva tanti laureati quanto tutti gli altri atenei della penisola messi assieme. Il settore ingegneristico del Regno era tra i più avanzati d’Europa, la produzione manifatturiera era fiorente, così come la produzione agricola. I regnanti adottavano anche dei mezzi protezionistici per evitare che i contadini andassero in fallimento nelle annate di scarso raccolto. Si può dire che fu nel Regno delle Due Sicilie che venne partorita l’idea di fornire abitazioni e orti ai lavoratori, ben prima che gli allori del socialismo di stampo Oweniano venissero posti sul capo della Lanerossi (che ha poi bellamente inquinato la Campania).
E soprattutto, nel Regno delle Due Sicilie si pagava in oro.

Questa Napoli è proprio una città fatiscente -sottende il servizio- se ha ancora infrastrutture risalenti a così tanto tempo fa, praticamente preistoriche. Che schifo questa Napoli, non bastava la spazzatura?

Ebbene, queste infrastrutture così antiche hanno retto bene se sono durate per centocinquant’anni e le Ferrovie dello Stato prima, e Trenitalia (privatizzazione D’Alema) poi, ci hanno fatto sia la metropolitana che la ferrovia. E l’unica stazione importante d’Italia dove non è necessario cambiare il locomotore è proprio Napoli Piazza Garibaldi perchè ci sono queste strutture di epoca borbonica.

Non credo che sia risaputo che i militari russi che per primi soccorsero le popolazioni del terremoto di Reggio e Messina del 1908 ebbero a dire che l’organizzazione borbonica era assai più efficiente di quella del nuovo “stato”.

Ma a questo punto mi pongo una domanda: a chi sarebbe spettato il compito di rinnovare queste strutture risalenti all’epoca borbonica?
La domanda sorge spontanea, perchè i Borbone non ci sono più: c’è lo “stato italiano”. E se lo “stato italiano” riscontrava che le strutture di epoca borbonica erano inadeguate, non avrebbe dovuto farci qualche lavoretto, chessò, un puntello, un po’ di stucco qua e là, una botta di vernice? Non dico dei lavori tanto belli e precisi come quelli della Salerno-Reggio Calabria, che tutto il mondo, pure il Giappone, ci invidia, ma anche qualcosina in meno.

Allora di che si lamenta il commentatore di ItaliaUno? Che i Borbone centocinquant’anni fa hanno costruito dei sotterranei tanto perfetti da resistere alle inondazioni di oggi (col traffico, la metropolitana, i treni e il cemento), o che non sono stati abbastanza bravi da costruirli tanto bene da sopportare il diluvio universale? Eh, perchè veramente non s’è capito dal servizio andato in onda, vorremmo qualche chiarimento.

Io dico solo una cosa: un martedì hanno eliminato l’intercity delle tredici da Rosarno a Roma, il mercoledì dopo è stata inaugurata l’alta velocità Torino-Milano.

E chi mi viene a dire che l’italia non è divisa in due, prenda un treno da Siderno per andare a Imola, e poi ne riparliamo. Nel frattempo sarebbe gradito il silenzio. E l’ingiuria non sarà più tollerata.

5 pensieri su “…risalenti all’epoca borbonica

  1. La domanda unica e universale è: come tu possa aver visto Italia uno e ancor peggio la trasmissione usualmente denominata telegiornale. E’ una notizia che mi lascia sgomento.

  2. I miei INSEGNANTI ( e sottolineo Insegnanti, magari anche siciliani) delle scuole medie dell’epoca, mi hanno insegnato tutto quello che tu hai detto sul Periodo Borbonico, che ho approfondito all’università almeno dal punto di vista architettonico. E passi…
    Sul resto dell’Italia di oggi, basta guardarsi intorno, magari aprire gli occhi, e non guardare Italia1…!

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