Le parole che mi dico in macchina (era un calesse)

La guida è l’unico momento in cui sono sola in uno spazio chiuso. Posso ascoltare la musica che mi piace a tutto volume, e posso cantare stonando ogni-singola-nota-della-canzone.
E questo senza dare fastidio a nessuno.
In auto faccio lunghi discorsi con me stessa, tanto lunghi che mi spiace interromperli quando arrivo a destinazione.
Tempo addietro disprezzavo chi parlava da solo, oggi mi rendo conto dell’incolmabile solitudine di chi parla con sé stesso come Gollum, e l’abitacolo dell’auto mi sembra una sorta di piccolo rifugio temporaneo che protegge me dagli altri e gli altri da me.
Metto a punto frasi, idee, mi racconto storie, ripercorro la mia vita, penso cose che non si possono né dire né scrivere.
E allora ho pensato un intero dialogo, per giorni. L’ho limato, perfezionato, portato alla massima precisione.
Poi mi sono resa conto che era inutile, che non si sarebbe mai presentata l’occasione di avviarlo.
Era un calesse, in fondo, anche quel dialogo così ben fatto, spontaneo, naturale. Così estemporaneo che mi ha preso una settimana di giri in macchina.
Ma quello che vorrei dire, no, quello che vorrei dire, è che io avevo telefonato a Mariani per avere degli equiseti particolari, perché sapevo che la ciotola sotto non aveva il foro di drenaggio. E vorrei anche dire che la ciotola mi è costata 35 euro. E che ho scelto quella perché sembrava la meno costosa, perché il tutto sembrasse poco impegnativo. Credo di aver girato un mese per trovare l’insieme giusto di piante e ciotola, ho scomodato amici e richiesto pareri professionali, e non so quanto ho speso facendo prove con altre ciotole e con altre piante. E quando me la sono portata via perché le piante erano moribonde, e l’ho messa sul sedile di dietro, l’auto è stata invasa da quell’odore di acqua marcia, tipica dei cimiteri.
Ma ovviamente anche la ciotola era un calesse.

4 pensieri su “Le parole che mi dico in macchina (era un calesse)

  1. Peggio ancora quando realizzi che pensieri e discorsi così importanti svaniscono al rumore della portiera che sbatte. Non esistono più o non sono mai esistiti, perché non condivisi.

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