La domanda che stai cercando è sicuramente sbagliata

Una delle prime cose che mi sono chiesta quale giovane giardiniera è: che cosa mi devo chiedere per conoscere la vera essenza del giardino?
Essendo un figlia della logica capisco che se non mi pongo la giusta domanda non avrò la risposta giusta.
In molti cercano risposte a domande che non sono quelle giuste, e si arrabbiano, o questionano all’infinito su una risposta che non accettano. Ma tutto questo accade perché ci si pone la domanda sbagliata.
Ma qual è la giusta domanda?
Per molto tempo ho cercato, su queste pagine digitali, di trovarla. Oggi mi chiedo: “Esiste una giusta domanda?”.

6 pensieri su “La domanda che stai cercando è sicuramente sbagliata

  1. È necessario porsi delle domande per conoscere l’essenza del giardino? Forse non sarebbe male viverlo e basta, almeno per una volta.

  2. personalmente sono convinta che se non ci si pone domande sull’essenza delle poche cose che ci distinguono come Razza Umana, semplicemente si abdichi a vivere in modo presente non solo il giardino, ma qualsiasi cosa, a partire dalla vita stessa.
    È un concetto per il quale mi batto da sempre e per il quale ho aperto il blog.
    La sufficienza del “vivi il giardino senza chiederti il perché” deriva dalla perdita totale dell’idea di giardino come opera d’arte, quale in Italia, era visto e vissuto nel Rinascimento e nel periodo Barocco.
    Riusciresti a fare lo stesso discorso per la musica, la religione, l’essenza della nostra anima, il pensiero, il tempo, l’Arte? Non credo.
    Lo fai per il giardino solo perché si fa con le mani, e perché è praticabile con decenti (…) risultati anche senza una profonda riflessione eidetica.
    Poi però devo leggere insegne come “l’Arte del Sushi” e “L’Arte della polpetta ripena con salsiccia dell’Appennino”?
    Eh, no, mi spiace.

  3. Beh, l’arte della polpetta no, aiuto. Come intellettuale è giusto che ti fai delle domande. Il senso della mia affermazione (traballante, lo ammetto) non era in senso assoluto, ma in senso relativo. Il giardino non è certo solo una creazione manuale (anche il David di Michelangelo è stato scolpito con il sudore delle mani) , c’è la progettazione, una creazione continua in cui si conferisce un senso umano a questo spazio dove anche la natura è una co-creatrice. Tuttavia c’è anche un momento in cui si deve viverlo, nel presente, nel qui e ora . Il paradiso non è forse un giardino dove il tempo non è più ? Dove non ci sono dolori (e forse nemmeno pensieri)? Una domanda giusta forse non esiste, o perlomeno non una sola. C’è talmente tanto da meditare in un giardino, la storia che ha modellato il gusto, il clima che condiziona la possibilità di piantumare una specie botanica, la costanza e l’ostinazione del giardiniere che insegue i suoi desideri, il lato economico, le mode, il modo di vivere il giardino. E poi il ruolo sociale del giardino pubblico, l’etica che dovrebbe essere alla base del pensiero dei progettisti…
    Come si fa a riunire tutto in una sola domanda, in una sola risposta?
    Ma è necessario?

    • Ora capisco meglio. No, necessario in senso assoluto no, ma per me sarebbe un grande aiuto, lo ammetto, trovare una o più domande chiave. Mi viene inevitabilmente da pensare al megacomputer della “Guida Galattica per Autostoppisti” che risponde “42”. Ma non so la domanda.Il fatto è che ho sempre pensato che ci fosse una domanda giusta o “quasi” giusta. Ora inizio a dubitarne.
      Il giardino da vivere? Temo che scoprirei pentole bollenti, ma ritengo che sia l’ultima frontiera del lusso.

  4. La domanda che cerchi è del genere”cosa rende a uno spazio la definizione di giardino”? Uhm…deve essere qualcosa di più.
    Cerchi delle domande-risposte atte a dare un giudizio al giardino? cerchi forse la definizione del giardino dei prossimi decenni?
    Di sicuro il giardino cercherà di sfuggire alle definizioni come un ramo di convolvolo alla zappa del giardiniere…
    P.s. la cosa delle pentole bollenti mica l’ho capita.

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