Giardini fiabeschi tutti italiani (su Houzz)


Credo che il mio primo incontro con le fiabe, dopo le poesie e le ninne nanne di mia madre, siano stati “I Quindici”. Il volume sulle fiabe e racconti conteneva dei brevi estratti di fiabe di tutto il mondo, ma soprattutto italiane. I disegni mi piacevano molto e alcuni li ricordo molto bene, come quelli della fiaba di Cirimbriscola. Nella mia mente è chiarissimo il ricordo del castello di Rapolina, che era esattamente al di là del campo di erbe/broccoli/fave della casa di Stefanaconi. Lo vedevo come adesso vedo il monitor del PC.
Nello scegliere queste foto mi sono lasciata un po’ trasportare dai miei ricordi e dalle mie letture, lo ammetto.
A tal porposito, se vi dovesse capitare tra le mani Donna di spade di Giuseppe Pederiali, prendetelo.
E se vi va, a porpsito dell’ultima foto, potete dare un’occhiata al trsto di una mia conferenza sulla soglia in giardino.

Gli Oscar 2017 che volevano essere politicamente corretti

Odio con tutte le mie forze l’espressione “politicamente corretto”. È da stronzi. Lo associo a una vecchia amicizia giardinicola che faceva il refugium peccatorum del forum di CdG, e questo me la rende forse più odiosa.
Non voglio trattenervi: so che avete poco tempo, andate di corsa e che la soglia di stanchezza insorge dopo i 140 caratteri. Perciò non sarò breve.
Denzel Washington è diventato grigio, letteralmente grigio, all’annuncio della vittoria di Casey Affleck. Non so se si attendesse di vincere, penso di no, se devo essere sincera. Ma credo che lui, più di ogni altro, abbia in quel momento compreso come agli attori neri siano state date le briciole.
Questa kermesse dichiaratamente antipresidenziale, che si proproneva mediaticamente come “gli Oscar dei neri”, ha fatto quello che gli USA fanno di solito: premiare i bassi gradi (migliori attori non protagonisti) e consegnare statuette bianche e yankee ai vertici (Affleck, Stone, Chazelle). Durante la Prima Guerra Mondiale i neri non potevano diventare ufficiali, e in centododici anni non è cambiato niente.
Ci credo che Washington è diventato grigio, lo sarei diventata anche io, se avessi capito che anche nella cerimonia più “emancipata” nella storia dell’Academy Award le cose andavano come sono sempre andate (a parte una busta di scorta in soccorso al termine della premiazione).
I film con il vero “potenziale nero” sono stati ignorati, come Il diritto di contare, e i premi più illustri riservati ai bianchi.
La la Land alla fin fine ripropone il sogno americano, il sogno sognato dai sognatori delusi, che non ci credono più. Ma poi alla fine succede, perché tutto può succedere nella grande America.

Gli Stati Uniti d’America, nati su un’estinzione razziale e su secoli di torture schiaviste, non hanno mai avuto il cinema realista, e perciò hanno creato modelli e stili di incomparabile bruttezza e assurdità.
Ora però ce l’hanno, il cinema realista: gliel’hanno dato quelli che loro hanno tenuto in catene per secoli, a cui non era consentito entrare nei bar fino agli anni ’60, nell’America bella, nostalgica, romantica e pasticciona dipinta da Norman Rockwell.
Sempre quelli, quelli ammazzati come tordi dietro le siepi, gli hanno dato la forma musicale più innovativa del Novecento, il Jazz.
La Grande Madre America, che non ha storia dietro di sé se non quella di coloro che ha sterminato.

Come abbinare le foglie in giardino (su Houzz)

Troppo spesso si confonde il giardino con fiori, ma per ogni fiore ci saranno centinaia di foglie. I giardini sono fatti da foglie, più che da fiori, e imparare a mescolarli bene fa la differenza tra un giardino comune e mediocre, e un giardino solido, strutturato e bello in ogni stagione.

Storia e gloria delle camelie (su Houzz)

Forse le parole più adatte per descrivere le camelie sono quelle usate da Lavinia Taverna nel suo celebre libro Un giardino mediterraneo, riedito da Pendragon nel 2011:
«Alle Camelie lasceremo sempre un posto speciale nel nostro giardino e nella nostra considerazione. La gamma delle loro meraviglie non ha limiti, ad ognuno la gioia di scegliere secondo il proprio piacere. Ho anche visto brutte camelie, dai fiori incerti, sia nella forma che nel colore, ma sono brutte perché ne esistono di più belle. Prese a sé, se non ce ne fossero altre, anche quelle che giudichiamo brutte non lo sarebbero affatto. Un solo fiore di camelia con due foglie in un piccolo vaso di vetro posato sul nostro scrittoio è, un mondo di bellezza che abbiamo la fortuna di tenerci vicino».

Giardini lunghi e stretti, come fare? (Su Houzz)


Con l’espansione dei grandi centri abitati, i giardini si sono sempre più rimpiccioliti. Spesso le parti adibite a giardino sono quelle che i regolamenti edilizi vincolano a lasciare libere. Le forme risultanti sono strane e bizzarre, a volte deprimenti. Le fasce lunghe e strette sono forse le più diffuse. Non piangete il vostro triste destino: non siete i soli!

Nove piante che hanno cambiato la storia (su Houzz)


Una trentina di anni fa c’era una teoria sul perché l’emisfero Sud fosse povero: si diceva che non crescesse il grano in modo abbondante. All’epoca non potevo saperlo, ma chiunque conosca un po’ di storia delle piante sa che ci sono tanti altri cereali oltre al grano, e che in America Latina si costruirono imperi sul mais.
Le piante utili sono migliaia, tanto che non si sa bene se siamo noi a usare le piante, o le piante ad averci addomesticati (Michel Pollan).

Locri

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Titolo triste

inverno

La povertà dei giovani giornalisti quando vogliono fare clic utilizzando trend e stereotipi. Chi paga questa volta? Le donne e la fantascienza.

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Gosling, Fassbender, McConaughey: così Hollywood avvicina la fantascienza alle donne

Questo è il titolo fuorviante con il quale un giornalista del Secolo XIX – versione web- impalca un articolo composto esclusivamente da distillato di fuffa, per il quale sarebbe degno l’oblio se non fosse che pasticcia con due cose che mi stanno molto a cuore, la fantascienza e il femminismo.

Non scuso e non ammetto che i giornalisti, pubblicisti, apprendisti o professionisti, pur di aggiornare il sito si inventino una cosa qualunque, che magari va anche contro i loro principi. Smettano si fare questo mestiere e si dedichino ad altro.

L’articolo parte con un inciso in corsivo, una excusatio non petita, che fa tremare per ingenuità giornalistica:
avvertimento: il testo che segue va letto (ed è stato scritto) con ironia, contiene alcune generalizzazioni e semplificazioni e non vuol essere offensivo nei confronti di alcuna categoria, che si tratti di donne, uomini o… nerd

Traduzione: non ho proprio tempo di sbattermi con i commenti che seguiranno perché ho altro a cui pensare, quindi se vuoi arrabbiarti, X, Y o Z che sia, sappi che io sarai sempre tu a fare la figura di quell* che manca di senso dell’umorismo. Fattene una ragione, io ti ho fregat* in anticipo.

In corsivo il testo originale (link inclusi) e tra parentesi le mie considerazioni.
Vediamo cosa scrive:
Genova (solo a Genova si proiettano film di fantascienza? Uhm, devo chiedere la residenza!) – Film come Alien, Blade Runner, Guerre Stellari sono da sempre il paradiso dei maschi (Mi stai dicendo che mia sorella e tutte le mie amiche del liceo erano maschi e io non me ne sono mai accorta? Che sbadata!) , il regno dei nerd (veramente sono considerati capolavori cinematografici da critici severi), opere “di nicchia” (uuuh, questa poi! Dire di blockbuster con incassi insuperati che sono di nicchia, vuol dire essere davvero ferrati in argomento e avere una logica infallibile. Un film di fantascienza di nicchia è Solaris in russo, non sottotitolato, semmai) generalmente lontane dai gusti del pubblico femminile, anche di quelle donne che non perdono il sonno sugli Harmony (veramente la frase è contorta. Non si capisce se la fantascienza non è di gusto alle donne che leggono Harmony o a quelle che non lo leggono, o se le donne leggono solo Harmony) . È fantascienza, e tradizione vuole che ragazze e fantascienza vadano poco d’accordo. Oppure no? (No, infatti questa tradizione è nata più che altro con la serie “Big Bang Theory”, quindi direi che è recente e anche piuttosto costruita).

Forse no (ce mette ‘na pezza) , se avrà successo quella che decisamente sembra la nuova strategia degli studios di Hollywood per attirare anche il pubblico femminile verso i blockbuster ambientati nello spazio profondo. E il 2017 potrebbe essere davvero l’anno del contatto . Nel corso dei prossimi 12 mesi, infatti, tornano sul grande schermo tre grandi saghe cinematografiche e se alla fine dello scorso dicembre avete visto alcuni dei trailer che le annunciano, vi sarete accorti (e accorte, anche) di una curiosa “coincidenza”.
Torna Blade Runner (con la versione “2049”) e accanto a un invecchiatissimo Harrison Ford c’è… Ryan Gosling, apprezzato non solo per le sue (vere, presunte?) capacità di attore, ma anche per l’indubbia presa sul gentil sesso. Torna Alien (con il nuovo “Covenant”) e la protagonista non è più Sigourney Weaver, che negli anni Ottanta dominò i sogni (e gli incubi) di milioni di ragazzini in tutto il mondo, ma Michael Fassbender. Affiancato pure da James Franco, per non farci (farvi, ragazze) mancare nulla. Ancora: torna Star Wars (“Episodio VIII” è atteso nei cinema il 15 dicembre) e nel cast c’è Tom Hardy, nell’attesissimo La Torre Nera c’è Matthew McConaughey e il nome di Bradley Cooper (poteva mancare, col suo bel mascellone?) è stato più volte affiancato alla miniserie che potrebbe essere tratta da “Hyperion”, splendido romanzo di Dan Simmons.
(Quindi? L’industria cinematografica ha sempre cercato le straordinarie bellezze fisiche, di uomini e donne. Dove sarebbe questa nuova strategia? Non so, vogliamo dire che Christopher Reeve era un racchio? Che Lex Luthor non era un Gene Hackman carico di fascino? Che Sean Connery in Zardoz era un povero minchione, che Johnny Weissmuller in perizoma ha fatto schifo a tutte le donne del pianeta? Non ne parliamo di quel bruttone di Mel Gibson in Mad Max, dio mio, inguardabile, e Charlton Heston nel Pianeta delle Scimmie? Nun se po’ vede proprio con quelle gambazze scosciate! Lo stesso Keir Dullea, più sotto citato, era un vero cesso, e William Shatner, da dimenticare anche lui al più presto!

Se però Sigourney Weaver era l’assoluta protagonista di un film del ’79, oggi lo è un maschio, Fassbender, che ci ha anche rotto la devozione, se vogliamo essere sincere. Se ieri attrici come Davis, Crawford, Bacall, hanno lavorato fino a tarda età, con bellissimi copioni, oggi Lawrence, Johansson, Blanchette, Roberts, Theron fanno la pubblicità di cosmetici e profumi. Sono sporadiche presenze femminili in cast di soli maschi bianchi.
Maschi. Bianchi. Maschi. Bianchi. Maschi. Bianchi.
Le donne nei film di fantascienza sono solo stereotipi, non hanno dialoghi tra loro. Una sola donna tette e culo che scalcia e uccide tagliando gole, come un maschio. Bianco. C’è un termine per questo ruolo “action-chick”, cioè pollastrella dei film d’azione. Onoratissime.
Diciamo una verità fondamentale? Il cinema è una forma d’arte, e una delle caratteristiche dell’Arte è la capacità di far sentire le persone (il pubblico) a casa propria, al loro posto nel mondo e nella vita, a farle sentire in pace, concluse (parlate con un artista, un artista vero, ve lo confermerà). In quale posto del mondo e della vita si dovrebbe identificare una cinquantenne afroamericana sopra i 60 chili, vedendo “Civil War”? Se questa è la strategia degli Studios può andare al diavolo, perché le donne vogliono film in cui si sentano rappresentate o trovino dei modelli, non donne (bianche) surrogate di maschio (bianco) tanto per variare l’insieme e dare maggiore effetto a costumi, trucco e acconciature).

È chiaro, adesso? (Chiarissimo) Se il pubblico femminile non va alla fantascienza, Hollywood prova a portare la fantascienza nel cuore del pubblico femminile. O almeno negli occhi, sfruttando l’appeal di attori di successo e sperando di interrompere quella sequenza di «Guerre Stellari? Non l’ho mai visto» o «Blade Runner? Non so…» e anche «Alien? Ma è un film da maschi, vallo a vedere coi ragazzi», frasi che ogni nerd che si rispetti si è sentito dire almeno una volta nella vita. Sono insomma finiti i giorni del semisconosciuto (e pure un po’ bruttino) Mark Hamill (sorry se non sapete chi è, ragazze), di Keir Dullea e Gary Lockwood, di Tom Skerritt, Arnold Schwarzenegger e Michael Biehn.
(Premesso che a me Mark Hammill nel primo e unico “Guerre Stellari” non dispiaceva affatto, e che Harrison Ford era troppo smorfioso per risultare simpatico -…altri bruttissimi dello schermo, ora che ci penso! – queste frasi sono una parte della cultura antifemminile che si sta ri-costruendo in Italia e nel mondo. Sono meme, gif animate, post virali, frasi e commenti che girano a tal punto da far credere che siano veri, come le scie chimiche, come i falsi allunaggi, i siluriani.
Sono una forma di comunicazione falsata, frutto di una precisa politica sociale che vuole mantenere potere economico al maschio. Bianco. Quella che oggi chiamano “post-verità” per non doverla chiamare con il suo nome vero: falsità, menzogna, bugia, invenzione dolosa.
Insomma, per meglio che vada e dando il beneficio del dubbio, sono luoghi comuni, smentiti dalla statistica, dalla vita vera, su cui ditemi voi quanto può essere onorevole costruire un pezzo di giornalismo).

Resta da capire come i nerd occhialuti e gracilini si sentiranno davanti a questa messe di muscoli, pettorali scolpiti e occhi di ghiaccio che riempiranno le scene chiave dei loro film più attesi dell’anno. Magari anche bene (lo dico come orgoglioso rappresentante della categoria), a patto che per assicurarsi tutti questi “belloni”, per pagare i loro cachet, non si sia risparmiato sul costo degli sceneggiatori . A patto che siano belle le storie, insomma, e non solo i protagonisti.
E a un’altra condizione, che riguarda voi ragazze, donne, fidanzate, mogli, amiche: non venite al cinema con noi, se non venite per quelle storie che amiamo e ci appassionano, ma solo perché «non so, non ricordo di che parla il film… ma c’era Ryan Gosling» (con tanto di sospirone finale). Non venite. Ci basta Motoko Kusanagi , grazie.
(Aaaaah, e qui c’è l’ingenuità di chiusura, quasi fa venire tenerezza! Insomma quando una donna è incazzosa le si dice che non scopa abbastanza. Come nerd orgogliosamente rappresentante della categoria, verrebbe da pensare che tutta questa sublime critica cinematografica sia frutto di una certa insoddisfazione, perché non so quanto si possa essere orgogliosi di essere rappresentanti della categoria dei gracilini. Sarebbe come che una donna venisse a raccontarvi di essere orgogliosa di rappresentare la taglia 58. Non esiste, vi prego, non prendiamoci in giro. Non insultiamo l’intelligenza degli altri, perché gli altri e le altre se ne accorgono, ed essere insultati non fa mai piacere, per quanto il disclaimer iniziale possa tentare di indurre una pietosa magnanimità. Io vado al cinema da sola, ma di certo non ci andrei con uno sche sbava su Johansson o Theron. Come disse Rachel: “Dovrei bastargli io”. La conclusione è che forse abbiamo letto non tanto un articolo di critica cinematografica, quanto una dichiarazione di impotenza e il lamento di un cuore infranto).

Rose al Borgo, 4-5 febbraio – Roma

Con molta gentilezza mi hanno pregato di dare voce a questo evento giardinicolo, a cui spero saranno interessati i giovani giardinieri di Roma e dintorni. Poi se qualcuno ci va, mi faccia sapere.
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