“L’Uomo primitivo non conosceva il bar. Quando la mattina si alzava, nella sua caverna, egli avvertiva subito un forte desiderio di caffè”
Stefano Benni, Bar Sport
Non mentiremo: le rose sarebbero delle piante a bassissima manutenzione se non fosse per la loro propensione a prendere malattie e per la necessità di potarle. Alcune vanno potate quasi in continuazione (come la Gallica, che fanno sfrondate spesso), altre annualmente, altre ancora due volte l’anno, alcune al contrario solo di rado o il meno possibile (come le botaniche, che in genere non amano le forbici).
Dovete quindi conoscere il nome e la Classe di appartenenza della rosa prima di potarla: di solito tutte le rose che condividono la Classe (Alba, Ibridi di Moschata, Noisette, e così via) hanno le medesime preferenze in fatto di potatura.
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Sugli ellebori troverete una storia, uno stile e un punto di vista diverso per ogni giardiniere che ve ne parla. Ci sono i collezionisti che si fanno arrivare le cultivar più insolite dai paesi orientali; ci sono i giardinieri di tipo “plantsman”, alla ricerca di raffinate combinazioni di colore e tessiture di fogliame; ci sono i naturalisti, che li fotografano e non li toccano; i giardinieri “boscaioli”, che li piantano nei boschetti a ridosso delle loro case di montagna, senza troppo curarsi di specie e varietà, purché formino densi tappeti di fiori; infine i giardinieri che credono alle fate e agli spiriti della natura: un po’ pagani, un po’ stregoni.
Ciò che è certo è che la specie tradizionalmente coltivata Helleborus niger, fiorirà copiosamente tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio, rendendo il vostro inverno un po’ più magico.
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Per anni considerate tipiche del giardinaggio all’inglese, fide compagne delle rose ad inghirlandare romantici cancelletti dei cottage di campagna. Oggi invece vengono usate in modo molto più moderno, e non solo come rampicanti, ma anche come “rafforzativo” delle siepi, e con un adeguato tutoraggio possono formare densi cuscini o piramidi, o addirittura ricadere dai vasi come tappezzanti.
Ve ne sono moltissime cultivar, possono avere fioriture più o meno ripetute, fiori dalle forme più varie e dai colori che passano dal bianco al viola vinaccia. Un mondo a sé è quello delle Clematis erbacee, che non sono rampicanti.
Una volta assestata, la clematis (clem, per i più appassionati) ha bisogno di irrigazioni e concimazioni tutto sommato modeste. Ciò di cui dovete aver davvero paura è il clematis wilt, una malattia fungina a cui non c’è rimedio, ma solo la prevenzione; anche se può capitare egualmente, anzi, si dice che se una clematis non ha preso almeno una volta il wilt, non diverrà mai bella e rigogliosa.
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Hardenbergia violacea
Più un arbusto che una rampicante, è poco conosciuta ma meriterebbe maggiore diffusione.
L’Hardenbergia, dai tipici fiori a grappolo delle leguminose, teme il caldo troppo cocente e l’insolazione diretta, dove il clima è afoso. Meglio una posizione in illuminazione parziale (ma non di mezz’ombra). Non ha bisogno di molte accortezze, se non di un buon terreno di impianto e occasionali nebulizzazioni se l’aria è secca.
È purtroppo soggetta alla cocciniglia.
Simile è la Duranta repens, (famiglia delle Verbenaceae) che ha fiori più azzurrati, e che diventa un arbusto piuttosto alto, con fusti semilegnosi e lassi. Entrambi possono essere addossati ad un muro o a una staccionata.
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Crataegus viridis ‘Winter King’
‘Winter King’ è la cultivar più conosciuta e coltivata di una specie di Crataegus (biancospino) che invece è poco nota. Originaria delle zone sudorientali degli Stati Uniti, a differenza della specie monogyna, cioè quella più diffusa in Italia, presenta numerosi vantaggi, soprattutto la resistenza al calcare e ad una certa arsura.
Come tutti i biancospini, regala un’abbondantissima fioritura bianca in primavera e bel fogliame lucido e verde intenso.
Dall’autunno all’inverno offre bacche rosse che possono essere usate per le decorazioni invernali e le ghirlande. Nel tempo la corteccia assume colorazioni interessanti (lo strato superiore, grigiastro, si esfolia per mostrare lo strato inferiore, color arancio), inoltre è un albero adattissimo a piccoli giardini.
Nota: alcuni trovano l’odore dei fiori sgradevole, quindi acquistatelo quando è in fiore, in modo da capire subito se vi piace o meno.
Il mio articolo sul giardino roccioso asciutto (Su Houzz) – continua a leggere
Gradoni di roccia
Per contenere i dislivelli, l’essere umano ha concepito una gran quantità di tecniche: dai terrazzamenti ai muri di contenimento. Il roccioso è una via di mezzo che non prevede opere edilizie (fondazioni, gettate di calcestruzzo), e solo scavi parziali, specie se il dislivello è solo su un fianco.
Grossi massi di roccia grigia fungono da gradoni. Negli interstizi si possono piantare dei piccoli cespugli decombenti oppure anche piante ascendenti o arbusti, se lo spazio lo permette.
Annaffiare un giardino roccioso di queste dimensioni è quasi impossibile, perciò se vivete in clima con estati asciutte considerate che potrebbe esserci qualche perdita. Per minimizzare questi problemi scegliete piante a bassa richiesta d’acqua.
Il mio articolo sulle recinzioni da giardino (su Houzz) – continua a leggere
Stile cottage
I giardini di campagna sparsi in tutto il territorio italiano hanno dato un significato di coesione estetica ad un Paese in cui si incrociano e sovrappongono stili e influenze molto diversi tra loro. Si potrebbe dire che il giardino di campagna è il vero collante estetico del giardinaggio italiano.
Se avete un giardino così e vi piace lasciare le piante un po’ arruffate e libere, basterà una recinzione leggera, utile a livello estetico piuttosto che ad evitare intrusi o animali – una recinzione più simbolica che funzionale.
Alcuni paletti confitti in terra con elementi orizzontali come lunghi tralci di salice, o di vite, o persino di glicine, faranno al caso vostro. Anche le canne (Arundo donax) vanno bene, ma tenete conto che conferiscono un aspetto piuttosto rurale.
Il mio articolo sull’uso delle pietre e dei sassi in giardino (su Houzz) – continua a leggere
Rainbow di tavelle multicolori
Un’esecuzione particolare della architetto californiana Andrea Hurd può, con un po’ di pazienza e manualità, essere riproposta in ogni giardino.
Partite da un elemento centrale, ad esempio un grosso sasso arrotondato, circondatelo di pietre che si incastrino bene tra loro formando un arco, e poi appoggiate le tavelle. Partite dai lati con tavelle grandi e spesse e congiungetele al centro, avendo cura di scegliere per la sommità delle lastre più sottili e a forma di cuneo.
Non si tratta di un lavoro di poche ore, ma di molti giorni, compreso il tempo necessario per la scelta delle pietre. Trovare i colori giusti, che si alternino e si combinino, non sarà facile, ma il risultato sarà sicuramente sorprendente.
Per facilitarvi e impratichirvi, create il “rainbow” appena sdraiato sul terreno in pendenza. Questo lo sosterrà, anche se le pietre non dovessero essere perfettamente incastrate.
groggy
"Quando guardiamo il cielo di notte ci soffermiamo ad ammirare le stelle a caso senza seguire uno schema.. lasciamo che la nostra fantasia si perda in questo immenso soffitto brulicante di luci... una stella grande.. qualcuna piccola.. un'altra azzurra ed una rossa! Luci lontane che forse ora non esistono neanche più.. eppure sono lì le guardiamo ogni sera quando le nuvole ce lo permettono.. luci che continuano a brillare .. a vivere.. che continuano a farci sognare! Questo BLOG vuole essere uno spazio semplice, senza pretese, uno spazio dove antichi sorrisi e sguardi continuano a brillare come stelle... semplicemente continuano a vivere nell'immenso cielo della rete." (Domenico Nardozza)
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