Qualche giorno fa ho sentito un tale parlare in TV dell’addestramento cinofilo. Un signore simpaticissimo, con un volto a metà tra Cicciobello e Benny Hill, di quelli che ispirano fiducia. Con un simpatico e morbido accento tedesco e un vocabolario un po’ scolastico e demodé che lo faceva assomigliare ad uno gnomo dei boschi o a Babbo Natale in libera uscita, questo tale ha detto una profonda verità: non tutti gli umani sono adatti ai cani.
Ci sono umani bravissimi, amanti dei cani, che però non sono adatti a tenerli, perchè non sono sufficientemente calmi o agili, perchè sono pantofolai, perchè non hanno il germe del capobranco. Continua a leggere “Nam myoho renge CAN”
Autore: Lidia Zitara
Flessibilità
Mi sia consentito di donare il mio contributo all’arricchimento del lessico italiano. In particolare mi riferisco al termine “flessibilità”, dote tanto richiesta dagli annunci di lavoro (assieme alla bella presenza). Continua a leggere “Flessibilità”
Che bidone!
Quando il bergamotto diventò cinese per volere dell’Itaglia

“Cinese”, nel linguaggio contemporaneo, ha assunto il significato di “falso, taroccato”. E così giornali e blog titolano “Ecco che arriva il bergamotto cinese”, in commento alla frase, buttata là per ignoranza o non si sa cosa, da Massimiliano Ossini, che insieme a Elisa Isoardi conduce “Uno Mattina”.
Ossini, una vecchia conoscenza per chi segue “Geo&Geo” su Rai 3, non è mai stato una cima –diciamocelo. Le sue carciofate grammaticali sono note, e forse l’unica qualità che gli si può riconoscere è una curriculare bella presenza. Continua a leggere “Quando il bergamotto diventò cinese per volere dell’Itaglia”
Spam informativo
E’ la terza volta che lo ricevo, evidentemente devo tenerne conto…
Riguardo a “Senza più sognare il padre”, l’ho trovato molto scorrevole e piacevole da leggere tuttavia non ci ho visto una finestra sulla sua visione della vita. Forse non l’ho saputa vedere in mezzo agli aneddoti, né cercare fra le considerazioni che lei da buon giornalista butta giù in modo ricco sì, come vocabolario, ma troppo laconico per il mio gusto e forse anche per la mia capacità di cogliere immediatamente le sfumature e in definitiva di empatizzare. Lo stesso titolo mi aveva spiazzato e le avevo chiesto lumi. Spero che la continuazione abbia uno stile un po’ più introspettivo, dato che vorrà parlare del significato della vita, e un po’ più aperto al Guzzanti uomo. Ma visto che è lei lo scrittore ed io solo il lettore prenda questa mia considerazione per quella che è. In fondo è troppo comodo desiderare quando poi sono gli altri a dover fare. Buon lavoro.
Arrietty, la maturità disincantata
Di Arrietty mi hanno detto: “Bello, ma niente di che”.
Forse è vero, dopo Totoro e La città dei sogni tutto quello che è uscito dalle mani di Miyazaki ci potrebbe sembrare “niente di che”.
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