Ricordate il post sulGran Paradiso?
Mi hanno mandato delle belle foto delle scorse edizioni e ve le giro. Per il calendario eventi, cliccate qui.
Autore: Lidia Zitara
Un po’ di refrigerio al Gran Paradiso (calendario eventi estivi)
E’ iniziato il caldo afoso e già si desidera mare o montagna. Se propendete per quest’ultima, vi passo volentieri un consiglio da un comunicato. Si segnala che gli eventi sono rivolti principalmente ai ragazzi.
E’ una fortuna che ci siano attività legate alla nostra flora alpina, che pochissimi conoscono e quasi nessuno rispetta. Reginald Farrer ne sarebbe contento, e sarebbe ancor più contento di vedere realizzati dei veri giardini rocciosi.
Segue il comunicato:
Le attività del Parco Nazionale del Gran Paradiso (PNGP) proseguono naturalmente anche in quota.
Se siete tra coloro che si divertono ad armeggiare con vasi, terriccio e semi, affascinati da insetti e farfalle, se conoscete alberi, fiori e arbusti per nome e amate trascorrere lunghi pomeriggi immersi nella natura, il giardino botanico alpino Paradisa di Valnontey è il vostro paradiso! Nato nel 1955, ospita più di 1000 specie tipiche delle nostre montagne e di altri gruppi montuosi di tutto il mondo.
Oltre a far scoprire fiori e piante, da metà giugno all’inizio dell’autunno, Paradisia offre a turisti e appassionati (sia grandi che piccini!) la possibilità di partecipare a visite guidate e a divertenti laboratori, un’occasione unica per mettere le mani in pasta: imperdibili i corsi che insegnano a costruire giardini rocciosi o a produrre miele, a prendersi cura dei fiori sui nostri balconi o a prelevare una talea di ramo (e a farla sopravvivere!).
In occasione della Festa Europea della Musica il 22 giugno Paradisia ospiterà alle ore 16 il concerto per violino solista e archi “Le 4 stagioni” di Vivaldi. Per il pubblico torinese sarà organizzata una giornata con partenza in pullman da Torino, visita al Giardino, pranzo e concerto.
Per info e prenotazioni: Consorzio Operatori Turistici Valle di Cogne, tel. 0165-74835
Tra le attività proposte da Paradisia, oltre al consueto appuntamento con Floralpe, corso teorico e pratico di giardinaggio alpino organizzato dal PNGP e dalla Fondation Grand Paradis per avvicinare professionisti del settore e semplici appassionati alla conoscenza degli ambienti d’alta quota e alle tecniche di coltivazione delle piante alpine nel proprio giardino, previsto per il 29 e 30 giugno, trovate:
28 giugno e 19 luglio: Sfarfallando (per bambini dai 5 ai 13 anni): alla scoperta della vita delle farfalle, delle piante e dei loro fiori preferiti, che si concluderà in un mare di disegni colorati e sfarfallanti.
5 luglio: Magiche erbe di montagna (per bambini dai 5 ai 13 anni): avvicinamento dei bambini alle piante officinali e spontanee presenti nel Giardino Botanico Alpino Paradisia, alla scoperta delle loro straordinarie proprietà curative e culinarie.
5 luglio: Cosa raccontano le piante officinali (per adulti): esperienza attiva di scoperta delle pratiche tradizionali e degli antichi saperi legati alla conoscenza e all’uso delle piante officinali; l’attività sarà accompagnata dalla degustazione di tisane artigianali.
12 luglio: Musica al parco (per bambini dai 6 agli 11 anni): primo approccio alla musica d’insieme. I bambini scopriranno come ticchettano, suonano, tonfano e frusciano i vari elementi naturali presenti nel bosco (pigne, rami, pietre) e impareranno a suonarli in gruppo in maniera creativa, formando un’orchestrina che si esibirà in un concerto en plein air.
26 luglio: Le api e il miele (per bambini dai 6 agli 11 anni): avvicinamento dei bambini al mondo delle api mellifere attraverso l’osservazione diretta delle piante e dei fiori ricchi di nettare e il riconoscimento delle caratteristiche e delle proprietà del miele. L’attività culminerà nell’ascolto di una fiaba dolce e dorata.
26 luglio: I sapori del miele (per adulti): attività alla scoperta delle tecniche di produzione del miele nel territorio del Gran Paradiso.

Per info e prontazioni: Calendario eventi Gran Paradiso
Se qualcuno ci va, mi dica com’è.
Dialogo Shoshoni in due sole frasi
Squaw Pelle di Rana: Grande Capo, Grande Capo…per quella cosa ..uichi-come-si-chiama, ti sei dimenticato di chiedere al Bar…
Grande Capo Estiquatzi: ah, sì, un caffè…
Delirium tremens
storia dei giardini suona malissimo ed è errato, perché la storia è qualcosa di antropico, non esiste in senso stretto una “storia” di qualcosa di inanimato, sia esso un vulcano o un palazzo, ma, nel secondo caso esiste la storia di quelli che l’hanno creato, abitato, ecc. Per questo non mi sognerei mai di intitolatre una voce come “storia dei palazzi” nè tantomeno “storia dei giardini”. Piuttusto parlerei di paesaggismo o di giardini storici, con una corposa sezione storica, o tutt’al più di evoluzione degli stili . –Sailko 01:16, 14 mag 2013 (CEST)
Questa discussione andrebbe cambusata, non ha senso che si svolga qui, tra l’altro con rimandi da 3 altri progetti. qualcuno un po’ più pratico la sposti in Discussione:Storia_del_giardinaggio, grazie. Qui il tema si fa un po’ sottile, cercherò di spiegarmi più chiaramente possibile. Storia del giardino o dei giardini suonano male per chi è abituato a intendere la storia nel senso che gli ha dato Marc Bloch. Suona male come suonerebbe “storia delle chiese” o “storia dei palazzi”.. il palazzo, per restare in un esempio facile, è il prodotto di un’attività umana che, una volta portata a termine non subisce un’evoluzione indipendente: posso scrivere una storia di “quel palazzo”, di come ad esempio sia stato aggiornato in forme da barocche a neoclassiche, ma non posso generalizzare per tutti i palazzi, perché suonerebbe come se ogni edificio gradualmente si trasformasse, in maniera naturale e indipendente, da barocco a neoclassico. “Storia del telefono” o “storia dell’automobile” sono più accettabili perché questi oggetti si sono evoluti per lo più in blocco in seguito a determinate innovazioni tecniche, ma i palazzi non si sono evoluti tutti il blocco da barocchi a neoclassici, tanto per restare nell’esempio. Non so se fin qui è chiaro. La storia che scrivo dei palazzi è invece legata all’evoluzione dell’attività umana che li crea, cioè la progettazione architettonica e le tecniche costruttive. Posso quindi scrivere una “storia dell’architettura (o della progettazione) dei palazzi”, ma non la “storia dei palazzi” in quanto tale. Considerazioni analoghe valgono anche per i giardini. Il giardinaggio è un’attività umana, per questo storia del giardinaggio suonava bene, ma “storia dei giardini” è errato, perché i giardini sono solo il prodotto di quell’attività, e non si evolvono a prescindere (al massimo diventano sterpaglia, questa è effettivamente la “storia del giardino”). Ci siamo?
Adesso c’è da capire come chiamare l’attività che è all’origine della creazione dei giardini. Nonostante google dia un’ampia gamma di risultati, dico subito che “architettura dei giardini” è sbagliato, perché l’architettura crea edifici, non spazi aperti (definizione di Bruno Zevi), sebbene anche la crezione di uno spazio aperto abbia a monte una progettazione per molti versi analoga a quella degli edifici. Possiamo allora fare una “storia della progettazione dei giardini”? Nì, perché se per i secoli recenti è sicuramente applicabile, a risalire indietro nel tempo (prima del medioevo) si trova una “progettazione” senz’altro più blanda, legata più al caso e all’estemporaneità, che non è neanche il caso di chiamare “progettazione”. E’ stato proposto di parlare di “arte dei giardini”: a me sembra una dizione un po’ enfatica, tipo quando si trovano in edicola i fascicoli sull'”Arte del ricamo” o sull'”Arte culinaria”… non metto in dubbio che il ricamo, la cucina o la creazione di giardini siano delle forme di arte, nel senso più ampio del termine, trovo tali modi di dire però un po’ ampollosi, e poco in linea con lo spirito dell’enciclopedia. Appurato quindi che il giardinaggio sta ai giardini come le tecniche costruttive agli edifici, quello che propongo per la ridenominazione della voce si riduce a un semplice “Storia della creazione di giardini” o, semmai, “evoluzione stilistica delle forme di giardino”. –Sailko 16:18, 16 mag 2013 (CEST)
Cara LidiaZara, mi sembra chiaro che ci rifacciamo a fonti diverse: io te ne cito alcune e tu ne citi altre, in disaccordo. Ti posso assicurare comunque che qui in Wikipedia la, nelle varie ramificazioni, non contiene mai piazze, spazi aperti e giardini: si tratta di urbanistica, non di architettura, sono discipoline affini, ma non intercambiabili. So benissimo che i nomi dei corsi universitari posaano generare confusione, ti posso fare una mezza dozzina di esempi di discipline che danno il titolo a un corso universitario, ma che negli studi teorici sono ritenute dizioni deprecate. Siccome stiamo parlando del titolo da dare a una voce di un’encilopedia e non a un corso di laurea è bene restare concentrati e non prendere decisioni affrettate. Tu ti lasci un po’ troppo influenzare per partito preso, ti ho già spiegato perché “storia dei giardini” è impreciso, e dovresti rispondere sulla base di quelle considerazioni, non solo perché l’hai sentito dire così tante volte che ora sei troppo pigra per metterlo in discussione. La “storia dei giardini” è: vengono progettati, vengono mantenuti con le tecniche di giardinaggio e, quando queste si interrompono, ritornano sterpaglia. Questa è la storia comune a tutti i giardini. L’evoluzione delle forme di giardino (che non mi sembra niente di arzigogolato) è invece quel processo che viene (malamente) descritto nella voce presente. Le tue divagazioni tra arte e artigianato sono una tua opinione personale che si basa su teorie alquanto superate… già che c’eri potevi citare anche Vasari, o a risalire fino a Vitruvio ed Erodoto, ma nel frattempo gli studi teorici hanno fatto anche dei progressi, per cui il confine tra arti minori a maggiori, tra arte e artigianato è qualcosa di ben più sottile e complesso, che adesso non mi pare certo il caso di tirare in ballo. Vai a spiegare a chi possiede le coperte ricamate per Michelangelo Pistoletto quanto il ricamo sia “artigianato” e non “arte”, tanto per fare un esempio. –Sailko 18:17, 16 mag 2013 (CEST)
E no, non te la cavi così piccola biscia
Gufi e lucciole a Grazzano Visconti
Vi ricordate del Festival dei Gufi al Parco di Grazzano Visconti?
Le attività si ripropongono periodicamente e variano a seconda della stagione.
Dato che siamo in estate stavolta viene proposto un festival delle lucciole!
Le lucciole, spiriti della Natura insettomorfi, misteriose presenze, evanescente bellezza, passaggio da uno stadio all’altro della vita e della coscienza.
Rare, sempre più rare.
Il comunicato ricevuto (a dire il vero un po’ untuoso):
Nel Parco del Castello di Grazzano Visconti, dove migliaia di lucciole ti aspettano per illuminare il buio magico della notte nel parco..
Scappa dalla città e vieni nel Parco del Castello di Grazzano Visconti: uno dei parchi più belli dell’Emilia Romagna!
Non perderti le suggestive serate in compagnia del canto degli assioli!
Cosa aspetti …non mancare all’appuntamento: unico e magico solo in questo periodo dell’anno!
Si può anche mangiare e dormire, ma io lo sapete che robe de panza non ne pubblico, già mi sono (molto) pentita della mozzarella in diligenza.
ORARI e INFO
Venerdì 14 giugno
Ore 21,30- Visita guidata notturna nel ParcoSabato 15 giugno
Ore 21,30- Visita guidata notturna nel ParcoVenerdì 21 giugno
Ore 21,30- Visita guidata notturna nel ParcoSabato 22 giugno
Ore 21,00 -Presentazione del libro “Lucciole” di D.Barboni con degustazione del Chiù: un delizioso gutturnio superiore
Ore 22,00 -Visita guidata notturna nel ParcoCosti visita guidata notturna
€ 7,00 intero
€ 4,00 ridotto bimbi da 5 a 14 anni
€ 6,00 ridotto over 65
€ 5,50 ridotto soci IKEA family
Prenotazione obbligatoria
340.7634208 o cipriani@noctua.it
Gli eventi potrebbero essere annullati in caso di maltempo.
Le foto sono tutte di Yume Cyan
Il sambuco, dal “Flauto Magico” a Harry Potter

In germania si chiama Holunder (simile nella fonia all’inglese “elder”) poichè sacro ad una fata del folklore tedesco, Holda o Hulda, raffiguarnte una giovane donna con la chioma dorata che abitava proprio nei sambuchi vicini a rivi, corsi d’acqua, pozze, fonti. Ma anche altri esseri fatati, come coboldi, vivevano nel midollo del sambuco.
Sembra che questo personaggio mitologico sia riconducibile alla Fraü Holle dei fratelli Grimm, e più indietro ancora, ad un non chiaramente identificato personaggio femminile della fertilità, della morte e della rinascita. Difatti Fraü Holle/Hulda/Holda è di volta in volta rappresentata come una donna molto brutta (come la Befana, simbolo dell’anno vecchio, morente), o come una giovane donna di aspetto quasi mariano, simbolo di fertilità e di godimento dei frutti del lavoro nei campi.
Quando accade questa dicotomia nelle raffigurazioni di un personaggio, si può a ben diritto pensare che l’origine sia molto antica, di sicuro pre-ellenica e di provenienza non “italica”, quasi certamente medio-orientale. Ogni folklore ha poi rivestito questo personaggio con le sembianze che gli erano più congeniali. Il fatto poi che il culto si sia sviluppato in Germania ha fatto sì che alla figura venisse associato l’enorme compagine di fate e folletti della tradizione medievale mitteleuropea.

Riguardo ad una ricostruzione sulla mitologia di Hulda, ho trovato un bel sito, AFW blog, su cui ci sono informazioni molto interessanti che vi consiglio di leggere.
Il sambuco era sacro e non si osava sradicarlo, se si voleva raccogliere del legno si doveva chiedere in prestito e poi riportarlo, o eseguire un piccolo rito di preghiere. Questo è un punto che ritorna per numerose piante magiche.
Mi sembra importante segnalare che le virtù del sambuco venivano contate fino a sette: germogli per le nevralgie, foglie per la cute, fiori per una tisana, bacche per i polmoni, corteccia per l’intestino e gli occhi, radice per la diuresi, midollo antinfiammatorio.
Sette è un numero magico, lunare, poichè in quattro cicli di sette giorni si divide il mese lunare. Pianta lunare, pianta femminile, dunque. Forse per questo Brian Froud interpreta lo spirito del sambuco come una vecchia strega dallo sguardo malevolo. 
Giuseppe Pitrè diceva che bacchette di sambuco hanno il potere di uccidere i serpenti. Il sambuco era molto usato nelle cerimonie e i riti di festeggiamento di Santa Rosalia.
La bacchetta di sambuco più nota è senza dubbio quella di Harry Potter e i doni della Morte, ricevuta dal primo fratello.
Da un sito specializzato su Harry Potter cito:
Sambuco:
Legno molto raro che dà bacchette potentissime, difficili da dominare e che difficilmente si legano ad un padrone se questi non è superiore a loro in quanto a magia.
Molti fabbricanti non lavorano questo legno perché è difficile venderlo poiché richiede un possessore davvero unico e speciale; quando la rara accoppiata riesce bene si è in presenza di un proprietario dal destino speciale.
Spesso chi possiede questa bacchetta è molto affine a chi ne possiede una di Sorbo.
La storia dei tre fratelli:
Uno screen grab del video, in cui la Morte dona la bacchetta di sambuco al primo fratello:

Nel calendario arboreo celtico il sambuco rappresenta il tredicesimo mese lunare, che si conclude nei giorni del solstizio d’inverno (il nostro Natale), probabilmente perchè il sambuco conserva i frutti fino all’inverno. Il numero 13 è sempre stato ambiguo, poichè simboleggia la morte ma anche la resurrezione, un rito di passaggio, di rigenerazione. Nella tradizione cristiana infatti il sambuco presiedeva ai riti di morte. Sul capo del morto veniva posta una corona di fiori, foglie, frutti, anche solo di rami di sambuco, a seconda della stagione.
In Inghilterra ha valenza negativa: bruciare sambuco significa portarsi il diavolo in casa (ecco l’avversione anglosassone per il numero 13…). Si sconsigliava di fare culle di legno di sambuco poichè gli gnomi che vi albergavano avrebbero dato fastidio al neonato.
In alcuni racconti il sambuco non è un albero in cui vive una fata, ma una fata stessa trasformata in albero.
Tornando alla germania, il flauto magico era un bastoncino di sambuco privato del midollo, che doveva essere tagliato in un luogo dove non si udisse mai il canto del gallo, poichè il suono sarebbe diventato roco.
Nell’opera di Mozart, il flauto dato a Tamino per sconfiggere la malasorte, è d’oro, non di sambuco. Ma la celeberrima aria che tutti ricordiamo si intitola Der Holle Rache, cioè “la vendetta di Holle”. Che Holle sia proprio la Regina della Notte?

In conclusione un video di Patricia Petibon, secondo me la migliore interprete della Regina della Notte.
Verso l’infinito e oltre
Un buon non-compleanno!
Rondoni a Palazzo Madama

Si tratta di un piccolo evento che magari interesserà una limitata quantità di visitatori del giardino del Castello o di chi è andato a godersi gli altri eventi in programma. Avendo una ammirazione sconfinata per gli animali dell’urbe, rondoni e balestrucci mi interessano sempre molto, dunque segnalo questo evento con grande piacere.
Lo consiglio a chiunque sia interessato all’ornitologia, al birdwatching, e in generale alla piccola fauna urbana.
9 giugno, ore 16.30-18.30, ripetuto il 7 luglio, ore 16.30-18.30
UNA VITA IN VOLO. LEZIONE SUI RONDONI
A cura di Giovanni Boano, ornitologo e direttore del Museo Civico di Carmagnola.
Una colonia di rondoni nidifica ogni anno nelle buche pontaie di Palazzo Madama dopo aver affrontato un lungo viaggio che dalle terre africane riporta in Europa circa 200 esemplari di rondone pallido (Apus pallidus). Il corpo compatto e aerodinamico, e le ali lunghe e appuntite favoriscono un volo veloce ed energicamente poco dispendioso, durante il quale il rondone può raggiungere anche i 3000 metri di altezza. L’incontro svelerà caratteristiche e abitudini dei rondoni: di cosa si ciba, perché emigra in autunno, come si svolge l’allevamento della prole, che tipo di volo adotta a seconda delle necessità, come comunica.
Biglietto di ingresso al museo; attività 4 euro.













