A carnevale ogni cane vale

Ieri ho potuto finalmente fare una passeggiata decente a Bassotto, il quale si sta riprendendo adesso da una bella ricaduta di bronchite (se la piglia ogni anno, chissà che vita gli hanno fatto fare prima di abbandonarlo). Il veterinario prescrive: maglioncino fuori, dentro nudo. Bene. Non vi dico il casino: se il cane deve uscire si solleva tutta la casa:
Bassotto vuole uscire, aspetta, non farlo uscire, devo mettergli il maglioncino!

Camminavo con Bassotto immaglioncinato con un golfino blu su cui c’è scritto, in rosso e bianco, “I love NY” (non dite niente, per favore), con il “love” a forma di osso.
Ad un certo punto da una macchina esce fuori un bambino vestito da Rollo, o da Pongo, o da Peggy, non so, una roba così:
abito cane dalmata per bambino che schifo
Di fronte a tale camoufflage, “I osso NY” mi è sembrato anche sobrio.

Insomma, qui i cani diventano umani, e gli umani cani?
Qualcuno disse che la frase “ritrovare il senso delle proprorzioni” è una porcata da strizzacervelli, ma voglio essere banale e dire che qua mi sembra proprio che abbiamo perso il senso delle proporzioni.

cane da sposa
cane da sposa

Cloud Atlas, il bookcrossing a macchia di leopardo (selvaggio), con sferzata finale a quelli che non restituiscono i libri

La Frassinelli che dà il peggio di traduzione e grafica
La Frassinelli che dà il peggio di traduzione e grafica
Sfiga ha voluto che mi perdessi al cinema due film che attendevo da tempo: Vita di Pi e La migliore offerta.
Tenendomi al dito questo insulto della sorte, forse per vendetta, forse per cretineria, forse attratta da Tom Hanks tatuato, forse solo per desiderio di non rimanere tagliata sempre fuori dalle letture fantascienza/fantasy e addentellati, ho preso Cloud Atlas con i punti della card Mondadori.
In realtà l’ho preso a dicembre ma ho iniziato a leggerlo solo un paio di settimane fa, nel terrore che arrivasse anche da noi l’attesissimo film dei fratelli Cosi e che io non l’avessi ancora finito. Cosa avrei fatto a quel punto? Finire il libro in una notte? Neanche Houdini. Andare a vedere il film e poi finire il libro? Che orrore.

Ma tant’è…il film non è arrivato nè ne sento neanche parlare in giro, mi sa che non lo portano neanche.
Ecco come la vita trova sempre il modo di mettertela in quel posto: avrei potuto prendere Vita di Pi, invece di Cloud Atlas, e consolarmi della mancata visione del film. Ma all’epoca ero straconvinta di non perdere Vita di Pi.
Riassumendo, ho mancato un film che volevo vedere e letto un libro il cui film con tutta probabilità non vedrò neanche.

A questo punto, se non avete ancora letto o visto Cloud Atlas, sospendete la lettura perchè ve ne narrerò la trama.

Non conosco l’autore di Cloud Atlas, non so se gli altri suoi romanzi siano buoni o no. Ho dato un’occhiata alle recensioni su Amazon e Ibs: c’è chi dà cinque stelle, chi una, chi tre, chi getta un fiore, chi si prenota per due ore.
Insomma, ha accontentato più o meno tutti i palati.

Ma quello che mi sorprende è che nessuno abbia visto l’autentica struttura del “romanzo” (per questo genere di opera narrativa occorrerebbe trovare altra definizione).
Forse i miei incontri ravvicinati del terzo tipo con le case editrici mi hanno dato qualche gettone in più, ma è più credibile che il pubblico d’oggi (e comunque il pubblico giovane, anche se ben acculturato, a cui è diretta l’opera) non sappia più leggere tra le righe, o tra i capitoli, in questo caso.
La mia netta impressione è che l’autore abbia concepito il testo a tavolino, con uno o forse entrambi gli occhi a una versione cinematografica (qualcuno ha scritto che Cloud Atlas era difficile da rendere filmicamente…diobbono, ma se sembra una scenggiatura), che abbia scritto diversi racconti uniti tra loro da concetti pretestuosi trattati in maniera marginale, da una ipotetica reincarnazione dei personaggi, e da un riferimento casuale che rimbalza da un episodio al successivo, con ippopotamica andatura.

Lo scopo è -mi sembra evidente- produrre un libro di maestose dimensioni, tali che la carta su cui è stampato è quasi una velina (chiaro stratagemma per non terrorizzare i lettori poco determinati),che aspiri allo status di epico o colossale, di must, di pietra miliare nella storia della letteratura di genere, di zenit fantasifilmico, di oggetto di emulazione, di macchina editoriale per rastrellare premi e recensioni su periodici importanti.
Manco a dirlo, se l’autore ha avuto un merito è stato capire che ad un certo punto si doveva fermare, perchè con il sudoku letterario che ha utilizzato, il librone sarebbe potuto lievitare anche all’infinito, raggiungendo gli antipodi e forse la luna.
Insomma, di Cloud Atlas nessuno potrà porprio fare a meno, se non altro di parlarne, visto che leggerlo risulta indigesto come la cicoria cruda.

Lo stile? nè fresco nè accattivante. Uno stile “da avventura” con le classiche formalità dell’editing americano. Dei “rutilanti colpi di scena” già al terzo racconto non se ne può più. Qualcuno su Amazon ha scritto che se anche fosse stato “ventriloquismo letterario” (o qualcosa del genere) ne sarebbe valsa la pena. Io non confonderei un ventriloquismo con un gargarismo, sebbene facciano rima. Lo stile camaleontico è senza dubbio l’unico pregio di questo libro, purtroppo ammazzato? massacrato? assassinato? distrutto? appiattito? cancellato? ucciso? omicidiato? fatto fuori? da una traduzione che definire criminale è una gentilezza. Frassinelli, Frassineli, ma che cazzo combini? Credi che siamo ciechi, che non vediamo, che certe cosette con sappiamo dove scaricarle e farci i confrontini sui tablet? Credi che siamo ancora negli anni ’80, quando ci voleva la cugina americana per tradurci le canzoni dei Duran Duran?

Enfin, del volumone, una volta finito, non sapevo proprio cosa farmene, sicché l’ho usato per continuare la mia missione di “bookcrossing a macchia di leopardo (selvaggio)”.
Tutti sapete come funziona il bookcrossing, no? Si condivide un libro che ci è piaciuto, giusto? Ecco, siccome di spazio nella mia casa per romanzi inutili non ce n’è, e la biblioteca comunale ha finito gli scaffali, io con questo sistema mi libero contemporaneamente di un libro che non mi è piaciuto e risparmio spazio sugli scaffali miei, in più spero pure che qualcuno apprezzi il gesto e si legga il libro, magari trovandolo bello e tenendoselo sullo scaffale suo.

Ho notato, infatti, che le persone tendono a prendere a prestito i libri perchè non vogliono spendere soldi nell’acquisto di tali oggetti fatti di carta. Se glieli presti, se li leggono, se no nisba.
Avrete tutti capito che non sono tipo da prestar libri, piuttosto ne compro un’altra copia e la regalo, ma in questi mesi mi è capitato di prestarne qualcuno: sono stata giustamente punita per la mia generosità e nessuno dei libri prestati mi è tornato indietro, costringendomi a ricomprarli.

Sarebbe anche carino che le persone a cui hai prestato un libro da mesi e non accennano a restituirtelo, si offrissero di prestarti quello che loro hanno comprato, che sanno che non hai e che ti interessa.

Non molti, a dire il vero, praticano la forma di “bookcrossing a macchia di leopardo (selvaggio)”. E non molti ricambiano i favori ricevuti.
Un insegnamento ad essere gretti e meschini. Grazie, vita di merda.

Lucio dalla e Claudio Baglioni: due nuovi libri a Bergamo

Roberta Maiorano
Roberta Maiorano

Il 4 febbraio al Caffè Letterario Roberta Maiorano e Donato Zoppo presentano i rispettivi testi pubblicati da Aereostella: un viaggio nella canzone italiana attraverso lo studio dei due giornalisti. Interviene Francesco Paracchini, brani dal vivo dei Malaavia
Lucio Dalla e Claudio Baglioni: due nuovi libri presentati a Bergamo

Il Caffè Letterario
è lieto di presentare:

L’uomo che sussurrava al futuro
Questo piccolo grande viaggiatore:
Lucio Dalla e Claudio Baglioni in 100 pagine

(Aereostella)

Presenta Francesco Paracchini (L’Isola che non c’era)

Contributo musicale dei Malaavia

Lunedì 4 febbraio 2013
ore 21.00
Il Caffè Letterario
Via San Bernardino 53
Bergamo

L’uomo che sussurrava al futuro e il piccolo grande viaggiatore. Il bambino curioso che non voleva far invecchiare l’uomo e il cantastorie romantico, architetto e filantropo. Da una parte Caruso, Futura e L’anno che verrà, dall’altra Strada facendo, Questo piccolo grande amore e La vita è adesso.
Due modi diversi, quasi antitetici, di ideare e comunicare l’arte della canzone: Lucio Dalla e Claudio Baglioni. Due tra i più amati cantautori italiani, il primo scomparso l’1 marzo 2012, il secondo sempre più attivo, saranno raccontati da Roberta Maiorano e Donato Zoppo lunedì 4 febbraio al Caffè Letterario di Bergamo.

L’uomo che sussurrava al futuro. Lucio Dalla in 100 pagine e Questo piccolo grande viaggiatore. Claudio Baglioni in 100 pagine sono due tra i più recenti titoli della nuova collana dell’editore Aereostella dedicata alla canzone italiana: Roberta Maiorano e Donato Zoppo – attivi giornalisti musicali e scrittori, entrambi collaboratori del magazine Jam – presenteranno i propri libri illustrando differenze e somiglianze tra i due celebri cantautori. L’ironia e l’eclettismo di Dalla, l’introspezione e i sentimenti per Baglioni, dischi gloriosi come Com’è profondo il mare e Strada facendo, narrati in due libri di sole 100 pagine che illustrano, album dopo album, due importantissime esperienze artistiche.

Condurrà l’incontro il giornalista Francesco Paracchini (L’Isola che non c’era), i Malaavia eseguiranno alcuni brani dei due cantautori. Appuntamento alle 21.00 in Via San Bernardino, Bergamo.

Aereostella:
http://www.aereostella.it

Il Caffè Letterario – BG:
http://www.ilcaffeletterario.com

Donato Zoppo
Donato Zoppo

Let’s translate! (Circolo Cabret)

Sapevate quanti giorni possono trascorrere prima che un traduttore si decida a scegliere tra la parola “topo” o “ratto”?

Sapevate che Moby Dick, del regista John Huston, oltre a essere un film è una traduzione?
Sapevate che quando raccontiamo un fatto a un nostro amico non facciamo altro che tradurre?

In occasione dell’uscita del romanzo L’esecuzione,Newton Compton Editori, della scrittrice americana C.J. Lyons, Antonella Pulice, la traduttrice del romanzo, terrà un incontro dedicato alla traduzione, agli aspiranti traduttori e ai semplici appassionati di letteratura.

Moderano Alessia Siciliano (Circolo Cabret) e Elena Giorgiana Mirabelli (Casa Editrice Coessenza – Circolo Cabret).

Cafè Librairie – domenica 03 febbraio 2013 – ore 18.00


Circolo Cabret – Associazione d’idee

Segreteria:
Via Isonzo 63 – 87100 Cosenza
tel. 0984 1933300
dal lun al ven 10-13 | lun-mer-giov 16-18

http://www.circolocabret.com

Chi invidio

Io invidio, in ordine:

1) Chi ha una buona memoria. La mia è ferma alle sigle dei cartoni animati, alle battute dei film di fantascienza e alle canzoni dei Pooh. Non ricordo le date, neanche quelle della mia vita. Ricordo solo le date degli animali.

2)Chi dorme poco. Io sono una dormigliona. Posso dormire anche capovolta. Ho bisogno di almeno 10, 12 ore ore di sonno per essere funzionante. Pare che Stefan Edberg abbia perso una finale di Wimbledon perchè si giocava di mattina.

3) Chi legge veloce. Io sono una lettrice lenta e questo mi fa incazzare da morire.

Voi direte: ma non sarebbe più “normale” invidiare chi sa ballare, cantare, dipingere,scrivere, ecc. No, io quelle persone le ammiro come depositare di un sapere che a me sarà sempre negato.

Dialogo Shoshoni in sette righe, di Lidia Zitara

Dramatis personae:
Grande Capo Estiquatzi, sciamano e capo della tribù, dotto in ogni cosa che riguarda il Cielo, la Terra e gli Spiriti
Squaw Pelle di Rana, giovane ragazza bruttina e un po’ ottusa

Grande Capo Estiquatzi: osserva giovane squaw, come l’albero è in fiore: ogni fiore è un frutto e ci darà molte provviste per l’inverno.
Squaw Pelle di Rana: sì, Grande Capo, io amo molto la frutta: mi piacciono le banane.
Grande Capo Estiquatzi: Squaw Pelle di Rana, sei forse impazzita? Questo non è un albero di banane, le banane non sono state ancora scoperte, questo è un albero di prugne! Non vorrai mica confrontare prungne con banane, o noci con kiwi? Squaw Pelle di Rana, devi imparare che ogni cosa ha un suo valore e che non puoi usare le noci per andare di corpo o le prugne per gli Omega3!
Squaw Pelle di Rana: non ho capito Grande Capo, vuoi dire che alcuni paragoni non hanno valore ?
Grande Capo Estiquatzi: certo che non lo hanno, mia giovane e improvvida squaw, se non per far ridere la tribù! Sia lode agli Spiriti!
Squaw Pelle di Rana: sia lode agli spiriti, Grande Capo, le banane sono buone!

Campus “Maestri di giardino”

Spero di far piacere pubblicando un comunicato ricevuto su Linkedin:

Bonavero_Gottero_frutti_amicizia

Campus Maestri di giardino

A marzo 2013 il primo Campus organizzato da ‘Maestri di giardino’.

2 GIORNI SUL GIARDINO AL NATURALE
10 ore di laboratori pratici, lezioni e conferenze su uno dei temi più complessi e controversi del momento, sempre con uno sguardo a quello che accade “oltre la siepe”.

4 moduli divisi in due giorni, curati da Filippo Alossa, Diana Pace, Clèmence Chupin e Cristiana Betti. In più, un intervento di Edoardo Santoro sulle origini culturali dell’ossimoro “giardino naturale”.

È il programma del primo Campus organizzato dall’associazione, aperto ai soci vecchi e nuovi: si svolgerà l’8 e 9 marzo presso la Scuola Forestale di Ormea, in provincia di Cuneo.

Per informazioni ed iscrizioni:

Lara Sappa 329 3154285, Andrea Beoletto 389 0212007
campus@maestridigiardino.com
http://www.maestridigiardino.com

Seconda edizione per “Elogio delle vagabonde” di Gilles Clément

Seconda edizione DeriveApprodi, collana habitus
Seconda edizione DeriveApprodi, collana habitus
Ripubblicato, per i tipi DeriveApprodi, la seconda edizione di Elogio delle vagabonde. Erbe, arbusti e fiori alla conquista del mondo, del notissimo giardiniere e archi-star Gilles Clément, nonchè mio personale amico.

Immutato il testo, con una prefazione di Andrea di Salvo, di cui compaiono le recensioni su Vìride-Alias, leggermente compattato il formato, forse per essere reso più tascabile.

Mi duole eccepire sulle copertine. La prima, avvantaggiata dal formato slanciato, era molto più semplice ed elegante, anche se non originale; la seconda appare come una bustina di semi di nigella con qualità da cellullare (nel senso di ammanettamento e trasporto in galera per il grafico, di cui non faccio il nome, Andrea Whor).
E’ mai possibile, mi chiedo, con gli strumenti fotografici e di composizione grafica oggi in dotazione anche ai pc domestici, produrre delle copertine così anonime e mal fatte?
Evidentemente sì, e non è un merito.

Invece è interessante l’inserimento nela collana habitus. Sul termine “habitus” i filosofi hanno discusso in maniera approfondita e una interessante riprova è il volume di Venturi Ferriolo Percepire paesaggi. “Habitus” è dunque non solo il comportamento, ma il luogo che determina tale comportamento. Comportamento, luogo, nicchia ecologica (habitat) e paesaggio che funge da grande scatola contenitore, si fondono insieme in una riflessione non solo giardinesca o botanica, ma anche sociale e biologica.
elogio delle vagabonde_erba delle pampas
Clément ha letteralmente sconvolto l’establishment del giardinaggio mondiale con il suo “Manifesto” e i suoi paesaggi planetari. Mi chiedo cosa ne diranno tra due o tre secoli i giardinieri del futuro e come ne saranno influenzati.
Ormai non si può prescindere dalle sue idee: e come si potrebbe? Clément rappresenta per il giardinaggio ciò che per l’economia sono stati Rifkin e Klein. In un mondo che tende alla globalizzazione non si può ignorarare che questo avviene anche per le piante, gli animali, i parassiti, le avversità, le malattie (e non parlo solo di quelle delle piante, basti pensare alle influenze pandemiche).

Clément è stato il primo giardiniere a porre un forte accento su questo aspetto, e a sfruttarlo, esteticamente ed eticamente nei suoi giardini. Sottolineo “eticamente” perchè il giardinaggio di Clément non vuole essere solo un “bel lavoro, gradevole e ben fatto”, ma un buon lavoro, che gratifichi chi lo compie e chi lo osserva non solo con il senso del gusto estetico impermanente, ma anche con quello più profondo del gusto estetico rafforzato dalla bontà etica.

Se mi è consetito, è proprio in questo la vera rivoluzione di Clément, che al di là della piacevolezza alla vista, propone dei giardini che rappresentino anche un atteggiamento etico e morale nei confronti della Terra e dei suoi abitanti, che siano uomini, cani, insetti o microrganismi.

Insomma una riunione di ciò che il Postmodernismo aveva conclamatamente disgiunto: il buono col bello (il vero essendo uscito dalla scena molto tempo addietro. Cfr. I Trascendentali traditi, di Claudio Sottocornola).

Giardini sì, dunque, ma non con la sprezzante superbia di un Russel Page o la spocchia di una Vita Sackville-West, giardini per tutti e giardini che potenzialmente possono trasformarsi in tutto, grazie alla quantità di biodiversità che li costituisce. Non giardini immoti, come quelli mummificati dell’ Ottocento inglese o del Barocco francese, da ammirare e su cui costruire splendide analisi critiche, ma giardini che rappresentino non tanto una aleatoria ontologica giardinità – se ci è consentito usare temini platoneschi- ma le potenzialità della terra e della Terra.

Confesso che dopo l’infatuazione iniziale con il celbre “Manifesto” ho avuto per Clément sentimenti contrastanti, anche per via degli accesi dibattiti che abbiamo costruito assieme, ma i suoi libri sono imperdibili. E se avete lisciato la vecchia edizione di Elogio delle vagabonde, non perdete questa.
Nonostante la copertina.

Prima edizione, più lunga e stretta, in uno stile cahier
Prima edizione, più lunga e stretta, in uno stile cahier

Clamoroso: dimenticata l’assegnazione del Premio “Selezione del Pubblico” per “Amore al Riasciacquo”!

Tali e tante cose si sono affastellate nella mia vita che ho dimenticato:
a) di soffermarmi a osservare il Mirolago usciti da Moria, il 15 gennaio (sarà per l’anno prossimo)
b) di dare i risultati del Premio Amore al Risciacquo nella categoria “Selezione del Pubblico”.

Ebbene, dopo 7 giorni di votazione i risultati sono i seguenti:

Al primo posto, imbattuta, si colloca a grande distanza dagli inseguitori, Gabriella Buccioli, con il suo Chiacchiere di giardinaggio insolito, Pendragon, con 5 voti.

A grande distanza seguono Maury Dattilo con Storie di Folli giardinieri, Pendragon, con 2 voti e Francesca Marzotto Caotorta con All’ombra delle farfalle, Mondadori – sempre 2 voti.

Ultimo classificato, con un solo voto, Luca Martinelli, con Sherlock Holmes e la morte del cardinale Tosca, Ur Ed. (1 votes).

Celia Thaxter, Mauro Corona, Luigi Capuana e Carmine Abate, totalizzano 0 voti.

In totale hanno votato la bellezza di 10 persone .

Il portamonete affogato

Be’, amici miei non sapete che mi è accaduto…avevo una giacca nuova, ora non è più nuovaaaa…ehm, no.
Ho creduto di aver perso il portamonete.

Se a qualcuno è capitata una storia analoga capirà in che sorta di panico vertiginoso si finisce in quei momenti che durano eterni o troppo brevi.

Avevo fatto bancomat per comprare il cibo ai cani e pagare il meccanico. La mia auto infatti era dal veterinario delle macchine per essere curata ad una grave disfunzione al carburatore e un’ulcera perforata alla marmitta.
Mi sono fatta accompagnare da un mio amico, che, puntualissimo, mi fa trovare tutto chiuso.
Be’, dice lui, allora andiamo al Brico dei poveri (dei poveri? mamma mia che prezzi!)ché devo comprare una cosa.
Vi premetto che pioveva a dirotto, fuori e dentro l’auto e che le mie chiappe sono ritornate a casa come se avessero nuotato del Mare di Bering.

Alla sosta successiva mi accorgo di non avere più il portamonete. Credevo di averlo perso al Brico, ma in realtà mi era solo scivolato e caduto in un rigagnolo d’acqua sporca e melmosa che si era accumulata vicino al marciapiede, completamente affogato.
Ma lì per lì non ho sentito nessun “pluff”. Ovviamente penso di averlo perduto al Brico, dove arrivo strillando e strepitando come una pazza, costringendoli a riaprire il negozio. Ovviamente, nulla.
Ero disperata e non sto a spiegarvi perchè: carte di credito, documenti, soldi.
Il mio amico, mantenenedo un po’ più di calma, sherlockianamente dice: Se non è qui, è lì.
L’ho tirato fori grondante sabbia, melma e acqua come fosse un sarago morto. Ma non vi dico il sollievo.

Che storia noiosa, vero? Ma era il pretesto per chiedervi se a voi è capitato qualcosa di simile. Avete mai perso e ritrovato il portamonete? Vuoto o pieno? Vi è capiatato di dover bloccare le carte, o di dover correre dai Carabinieri per fare una denuncia, di aver perso qualcosa che era insostituibile, tipo una foto autografata di Simon Le Bon?