Blu

09/01/08
Blu
Filed under: Arte ed Estetica
Posted by: Lidia @ 9:34 pm

La storia del giardinaggio italiano ha scarsa familiarità con il colore. Naturalmente quando si parla di giardino italiano si parla fondamentalmente di due tipologie di giardini, quello moresco, meridionale, e quello fiorentino, centro-settentrionale.
Soprattutto in quello fiorentino, che si configura come il “giardino all’italiana” par excellence, i colori dei fiori sono messi in secondo piano rispetto a quelli del fogliame e delle architetture. I fiori si coltivavano principalmente come materiale da taglio, oppure erano un accidente delle aromatiche e delle officinali.
Il colore più apprezzato in giardino è l’azzurro, credo a motivo della sua rarità. Colette, nel volumetto Per un erbario, sostiene che a parte l’iris e l’aconito, di fiori veramente blu, non ce ne fossero.
Tuttavia il blu non è amato solo dai giardinieri, ma da quasi tutte le persone di cultura occidentale. Fate la prova, chiedete a qualcuno qual’è il suo colore preferito: pare che 8 su 10 vi diranno che è il blu.
Michel Pastoureau ne ha ripercorso la vicenda nel librone Blu. Storia di un colore, edito da Ponte alle Grazie.
Il blu non era un colore importante, lo divenne pian piano nel corso del Medioevo, quando divenne il simbolo della Madonna.
Da quel momento in poi, però, il suo indice di gradimento non si è più fermato. Il blu è in cima a tutte le clssifiche di preferenza: è da molti anni il colore più venduto in abbigliamento.

Lentamente è stato associato alla neutralità, difatti oggi è il colore della giustizia, dell’equità, dell’odioso politically correct.
Le bandiere dell’ONU, dell’Unesco, dell’Unione Europea, sono azzurre. I Caschi Blu dell’ONU sono…blu.
Se ci fate caso in genere le confezioni di tranquillanti ed antidolorifici sono blu o azzurre. Il blu è il colore utilizzato nella segnaletica per stradale per indicare ciò che è concesso.
Il blu accontenta tutti , rassicura, insomma è un colore pacifico, praticamente neutro. Persino il bianco è simbolicamente più connotato.

La Mole Antonelliana è stata “tinta” di blu con la bandiera dell’ONU. Chi avrebbe mai pensato ad un altro colore?
Mole Antonelliana, blu, ONU

Yves Klein dipingeva tele solo blu, la sua Venere sarebbe stata un po’ meno elegante se fosse stata gialla, e se fosse stata bianca sarebbe sembrata una comune statua di gesso,di quelle che vendono in mezzo alla strada coi camioncini.
Yves Klein, Venere, Blu

E la Alfa Romeo “Brera”? Un color rosso sarebbe stato troppo ovvio, un giallo un pugno nell’occhio, un verde una stramberia…che colore è rimasto? Ah, il blu.

Non solo è il colore più amato, ma è anche in assoluto quello meno sgradito. Insomma, amare il blu è quasi come dire di non avere un gusto preciso, ma solo delle idee vaghe. Come dire di non voler mettere in discussione i propri principi estetici, di essere moderati nelle proprie scelte, magari un po’ convenzionali, insomma, di voler andare sul sicuro.

Giardini rocciosi

09/01/08
Giardini rocciosi
Filed under: Giardinaggio e natura
Posted by: Lidia @ 4:09 pm

Avviso: il tema è trattato solo da un punto di vista sociologico ed estetico: per una trattazione orticolturale leggere l’articolo Come costruire un vero giardino roccioso

I giardino roccioso è forse quell’elemento del giardino da cui con più facilità si possono dedurre il carattere e l’educazione di un giardiniere, la sfera sociale alla quale appartiene, il suo livello culturale (e orticolturale).
I rocciosi sono molto diffusi, hanno visto il loro acme proprio in questi recentissimi anni, anche se hanno perso un po’ di passo in favore dei laghetti.
Se ne vedono spesso nelle villette a schiera, nei cosiddetti quartieri pavillonaire, quelli “ad alto rischio nanetto”. Spesso ne fanno bella mostra le villone di primari ed ingegneri, mentre non mancano mai nei centri commerciali e nei grandi vivai o garden centre.
Ecco quello della “Gru”, il centro commerciale del mio paese, Siderno.
La Gru centro commerciale, Siderno
Lo squallore colpisce dritto al petto: una povera iucca, fallici cactini pelosi, sassi da deserto lunare, ghiaietto cimiteriale. Sullo sfondo un paesaggio cittadino da suicidio.

Il giardino roccioso comunque rimane una dimostrazione di status sociale ed economico. La gente vi elencherà tutte le sue piante, raccontandovi dettagliatamente come ne è entrata in possesso, e da quanti anni ce le ha, perché l’età -per un cactus- significa “soldi-soldi-soldi-soldi”.
Difatti quelli che vedete in foto sono piuttosto giovani. Mi chiedo quanto ci abbia mangiato sopra il vivaio che l’ha allestito.
Più piante ci sono, più vecchie sono, più il possessore del giardino roccioso si sentirà autorizzato a guardarvi dall’alto verso il basso, sentendosi molto “in”.
Non importa che il suo giardino roccioso sia una sorta di scempio estetico, l’importante è che ci sia, comunque sia, poiché “vale”.
Anche le villette più piccole cercano di non farne a meno, magari accatastando i sassi contro il muro perimetrale, dando al tutto un’aria da piramidina egizia in miniatura.
I sassi poi sono da mettersi le mani nei capelli. Non conosco le rocce, non so quindi dire che sorta di pietra si tratti, solo che è molto leggera e che i suoi pregi si fermano qui. Le usano gli acquaristi per dare agio ai pesci di nascondersi nei fori e negli incavi. E’ brutta anche negli acquari, dove ha comunque un senso ed una utilità, ma quando si vede nelle vetrine dei parrucchieri, con veli di tulle, bombolette di lacca spray, retine per pescatori, borsette e foulard, raggiunge la vetta della bruttezza. Quando è composta in questo modo diventa talmente brutta da commuovermi.

Il giardino roccioso con i cactus è un’invenzione recente, perché i veri rocciosi, quelli “originali”, si usavano per coltivare le piante di montagna, come potete vedere in questa foto scattata dai miei amici Lukus e Mex.
Giardino roccioso alpino, Lukus e Mex

Però si usa la roccia locale, mica i sassi da acquario!
Dove c’è poca acqua, nelle regioni mediterranee, i giardinieri si sono invece lanciati su piante a bassa richiesta d’acqua: guardate questo scorcio del giardino La Mortella ad Ischia

Piazzale del museo alla Mortella

E…ooops! Non c’è neanche un cactus!

Se volete coltivare i cactus, fatelo alla “vecchia maniera”: in vasi separati. Oppure, se avete un giardino in Marocco o in Egitto, su un declivio di sabbia rossastra, e lasciate i sassi da acquario ai parrucchieri, che è meglio.

Per un nuovo vocabolario del giardinaggio

08/30/08
Per un nuovo vocabolario del giardinaggio
Filed under: Giardinaggio e natura
Posted by: Lidia @ 5:44 pm

Sebbene io non ami molto il modo tradizionale inglese di usare i fiori, non si può negare che l’Inglese abbia un nutrito vocabolario di termini specifici.
Ovviamente noi li superiamo nei termini riguardanti la cucina…anche se non so perché questa vittoria non mi dà molto gusto.
Ad esempio la parola giardiniere. Se consultate il dizionario vedrete che si può usare anche al femminile. Ma giardiniera significa anche un miscuglio di verdure sott’aceto. Almeno fosse stata caponata, la condivisione sarebbe stata più felice.
Non c’è un termine che indichi colui che coltiva da sé il proprio giardino, né colui o colei che conosce bene le piante e le sa usare.
Non c’è neanche un verbo che definisca l’atto di praticare il giardinaggio.

Che miseria culturale!

Politicamente corretto

08/30/08
Politicamente corretto
Filed under: Giardinaggio e natura, Arte ed Estetica
Posted by: Lidia @ 5:26 pm

Questa locuzione, politicamente corretto nasce nei paesi anglofoni. Se fosse nata in Italia avrebbe più verosimilmente suonato come “eticamente corretto”, e probabilmente avrebbe avuto un significato più profondo che non il salvataggio delle apparenze.
Spesso chi è politicamente corretto (il che non vuol dire “eticamente corretto”) riesce ad essere una gran carogna e a rimanere impunito, solo per il fatto di avere salvato le apparenze, di essersi cioè comportato pubblicamente secondo modelli accettabili, o addirittura virtuosi.
Io diffido dei politicamente corretti, mi fanno orrore.

Politicamente corretto non equivale a “correttezza, giustizia, assennatezza”. Nel migliore dei casi è un modo supino, prono, ottuso, di vedere le cose, tipico delle persone che non sanno ragionare con la propria testa, e che hanno bisogno di regole e regolette alle quali attenersi. Se poi siano giuste o sbagliate poco importa, l’essenziale è che ci siano e che siano socialmente accettate. Il buon senso non conta, conta solo il “non passare dalla parte del torto”.

Nel caso peggiore “politicamente corretto” è il riuscire a metterla nel didietro agli altri, facendogli credere di avergli fatto un favore, ed aspettandosi altezzosamente riconoscenza per la propria generosità.
Vi viene in mente qualcuno?

Ma facciamo un esempio:
De gustibus non dispuntandum est è politicamente corretto e molto ottuso. Se da un lato l’arroganza intellettuale è fastidiosa, dall’altro il qualunquismo esagerato di altri lascia ancora più stupefatti.
Non sia mai criticare il cattivo gusto degli altri: si viene subito tacciati per snob, per quel tipo di giardiniere che vuole solo le rose inglesi, che odia il rosso e l’arancione, e che storce il naso appena sente parlare di gerani.
In Italia questo sciocco buonismo è la linfa stessa della cultura del giardinaggio, che per questo motivo difatti non esiste.

Alle riviste conviene: con una faccia fanno l’inchino al Principe Carlo e alla sua tenuta ecocompatibile di Poundbury, e con l’altra faccia ci insegnano come diradare le petunie. Così non si alienano la consistente fetta dei giardinieri dai gusti vaghi ed approssimativi.
Di scrittori e giornalisti non ne parliamo: sono come polvere negli occhi! Non esprimono giudizi per non ferire l’altrui mediocrità, e poi ci si aspetta che la cultura del giardinaggio cresca. E come? Per miracolo divino?
De gustibus un corno. A furia di non disputare si diventa supinamente acquiscenti a qualsiasi zozzeria o assurdità ci venga proposta: dai pratini con le ciotole di pansè, ai vari muri verdi, e a tutte le stronzate e stronzatine dei grandi progettisti internazionali.
In Italia si disputa di ogni stupidità: dalle gomme della Ferrari al lifting di Simona Ventura. Possibile che il giardinaggio non rientri tra le cose disputabili, solo per “paura di offendere”?


2 Responses to “Politicamente corretto”
1. Noor Says:
September 12th, 2008 at 9:34 am e
Lidiuzza… l’ho già detto che ti adoro, vero? :oD

2. Lidia Says:
September 12th, 2008 at 12:26 pm e
Tu? Mai abbastanza, vecchio mio…

Ah, ma allora ti piace la botanica!

08/29/08
Ah, ma allora ti piace la botanica!
Filed under: Giardinaggio e natura
Posted by: Lidia @ 5:30 pm

Quante volte ve lo siete sentito dire? “Ah, ma allora ti piace la botanica!” è la frase tipica che ci rivolge qualcuno quando vuole farci un complimento, dopo averci sentito dire che siamo appassionati di giardinaggio.
Sì, grazie, la botanica mi interessa, ma giardinaggio e botanica sono due cose molto diverse.
Il giardinaggio non si esaurisce nella composizione degli organi del fiore, nelle diversità tra i frutti, tra le infiorescenze e tra i semi.
Si può fare ottimo giardinaggio senza conoscere che poche cose di botanica, e per contro il botanico non necessariamente saprà fare del buon giardinaggio.
Sono due materie convergenti e complementari, ma non sono affatto la stessa cosa.

Ma perché la gente ci chiede se siamo appassionati di botanica? Semplicemente per essere gentile nel tentativo di “nobilitare” il giardinaggio. Chi parla di botanica è perchè non conosce le immense difficoltà tecniche che risiedono nel giardinaggio, il vasto numero delle materie di cui un buon giardiniere deve essere a conoscenza. La botanica si studia all’università, il giardinaggio negli istituti per agronomia o nelle scuole specializzate (ed anche lì molto male). Non ha una dignità, insomma, agli occhi della gente. Per non essere scortesi meglio tirare fuori la botanica.

Sempre i miei paragoni con l’Arte: lo stesso accade al disegno nei confronti della pittura. Ti vedono con i pastelli colorati in mano e ti dicono che stai “dipingendo”, questo per onorare le tue fatiche, che non dovrebbero sprecarsi in tecniche inferiori, ma anche per una sorta di altezzosa condiscendenza, per non far capire che si ha un po’ di pietà per noi, che ci dilettiamo con cose da poveri.

Di Destra o di Sinistra?

Di Destra e di Sinistra
Filed under: Arte ed Estetica
Posted by: Lidia @ 5:41 pm

La Politica, nella sua accezione più elevata, è una scienza, o un’arte, che risponde in maniera particolarmente mirabile ai principi di Etica, e l’Etica è sempre stata legata all’Estetica, e quindi alle Arti.
Sebbene la contemporaneità tenda a disgiungere Etica ed Estetica, queste tendono sempre a riunirsi magicamente, anche laddove sembrano disgiunte.
E un giardino? Può essere di Destra o di Sinistra?

2 Responses to “Di Destra e di Sinistra”
1. Alessandro Says:
September 12th, 2008 at 7:11 am e
Sono dell’idea che un giardino non deve definirsi di destra o di sinistra. Trovo sia una suddivisione che avviene ad un livello più basso del carattere proprio del giardino. Il giardino sta sopra, è estetica ed etica a livello superiore. Tuttavia credo che il giardiniere, nel creare il proprio giardino, inevitabilmente attua delle scelte dettate dalla propria esperienza personale, formatasi con la propria visione della vita, lasciando più o meno trasparire la collocazione politica nel suo modo di fare. Come già scritto in questo Blog, il giardino è espressione di sé, e quindi anche della propria fede politica. Possono essere evidenti quindi i tratti politici del giardiniere, soprattutto quando inesperto, si lascia guidare dalla passione, senza uno schema chiaro, senza un obiettivo da raggiungere. Diversamente, il voler collocare il proprio giardino affinché susciti sensazioni al visitatore, che lo inducano a visioni per così dire di Destra o di Sinistra, è un limite dell’esecuzione, perché il giardino serve a cose più elevate e primarie per la vita. Il valore estetico ed etico di un giardino deve essere per tutti, senza distinzioni, per non rischiare di essere anch’esso il veicolo di una regressione culturale.
2. Lidia Says:
September 12th, 2008 at 12:33 pm e C
oncordo totalmente con te, ed in effetti la mia voleva essere una domanda provocatoria proprio di questo genere di risposte. Tuttavia non generalizziamo. Difatti io ho scritto UN giardino, non IL giardino o IL giardinaggio. Voglio dire altre due cose: molti vorrebbero il giardinaggio di destra, conservatore, ortivo, solitario. Ma anche i socialdemocratici se ne sono appropriati, con la loro politica sociale degli orti urbani e degli orti senza casa. Anche la Chiesa lo ha fatto, con la Ligue du Coin de Terre e du Foyer. Poi la protezione dell’ecosistema è passata in mano ai Verdi, notoriamente di Sinistra, si è visto con quali risultati. Questo tanto per dire che ad ognuno, in Italia, sta bene fare proprie delle “missioni sociali” che puntualmente non vengono rispettate.

Kim Parker

08/26/08
Kim Parker
Filed under: Arte ed Estetica
Posted by: Lidia @ 5:34 pm

Kim Parker è una nota artista e designer di oggetti per la casa, specie per la tavola. Ha pubblicato un libro, intitolato Home
Io non ce l’ho, quindi non so dirvi.
Beh, insomma, questa signora in America è davvero “una importante”. I suoi dipinti sono finiti su cuscini, tappeti, tende, stoviglie.
Sono belli, anche a me piacerebbe potermeli permettere. Proporre bei disegni su oggetti di uso quotidiano in fondo è un’idea abbastanza vecchia, che viene sviluppata come la conosciamo da quell’altro giardiniere irregolare che fu William Morris, col suo movimento delle Arts & Crafts.
Kim Parker è una signora che sa come si dipinge. Ha imparato la sua lezione, si vede. C’è il grande insegnamento di Cézanne nei suoi quadri, e credetemi, non è davvero poco! Inoltre c’è parecchio stile Bloomsbury.

Poi cosa succede? I suoi disegni finiscono su tazze e bicchieri, e lì però cambiano un po’. La lezione di Cézanne sbiadisce, e subentra il design anni ‘50.

Il tratto è necessariamente più netto, i contorni più definiti, il Bloomsbury diventa uno stile da Trente Glorieuse.
Lo stile anni ‘50 è molto ritornato di moda. Nei ‘90 chiunque vestito alla moda di oggi, avrebbe subito un pestaggio per strada.
Sono ritornate “su” anche le robe fatte a maglia, le borse fatte
all’uncinetto coi fiori di perline. Un incrocio tra un incubo e i
ricordi di bambino.
Guardate questa teiera, è ridicola? No? ne siete sicuri? Si? perchè? Insomma, è bella o brutta?

Tutto questo per dire un’altra cosa. Non avete notato come ormai gli stili si propongano e ripropongano incessantemente, a ritmo sfrenato? Questa teiera sarà di moda per un paio d’anni, dopo dovrete romperla.
I progettisti di design industriale, di arte e spesso anche di cultura (non ne parliamo i giornalisti), non fanno altro che tirare fuori cose dalla scatola dei ricordi, spolverale, lucidarle, e venderle alle masse.
Nel momento che questi prodotti sono elitari, tutti li cercano. Poi si massificano e diventano infine obsoleti e reietti, fino a che non ritornano a cuccia nella scatola dei ricordi. Lì rimangono finché non è passato un po’ di tempo, poi vengono ripresi e riutilizzati.
Questo accadrà ancora ed ancora.
L’arte ormai funziona così: c’è questo dialogo incessante tra vecchio e nuovo, tra massificato ed elitario.

Anche i nanetti da giardino, trasformati in sgabelli da Philippe Stark, ne sono un esempio. I sociologi dell’arte lo chiamano “fenomeno di risalita”. E’ successo a Pupo, alle sigle dei cartoni animati, ai fumetti vecchio stile, ai film di Franco e Ciccio, di Lino Banfi e di Diego Abatantuono.
Succede anche alle piante.
Tanto maggiore è la ricompensa (economica e di fama) quanto più vicino nel tempo, o culturalmente deteriorato, è l’oggetto tirato fuori dalla scatola dei ricordi.

A proposito dell’Arte

08/25/08
A proposito dell’arte
Filed under: Arte ed Estetica
Posted by: Lidia @ 8:13 pm

L’arte in fondo, mi dico, è vedere quello che gli altri non vedono, e mostrarlo agli altri attraverso i propri occhi.

2 Responses to “A proposito dell’arte”
1. Bee Says:
September 11th, 2008 at 9:57 pm e
Lidia, non ci crederai, ma è quello che dico sempre anch’io!! L’artista guarda quel che tutti hanno guardato, vede quello che nessun altro ha visto, e poi fa in modo che anche altri possano vederlo.
2. Lidia Says:
September 12th, 2008 at 12:31 am e
Ciao Bee, grazie di aver scritto!

Il collezionista di fiori

08/25/08
Il collezionista di fiori
Filed under: Arte ed Estetica
Posted by: Lidia @ 5:00 pm

Sono fortunata: mi piacciono quasi tutti i giardini. E questo perché a me non interessano i giardini di per loro, ma perché guardare un giardino è come entrare dalla porta principale dentro il cuore delle persone, delle cose, delle città.
Può essere la striscia d’erba mezza secca dello spartitraffico, o il prato pisciato dai cani, o il giardino di un vecchio pensionato. Tutto mi piace, purché racconti.
Ce l’ho invece con la bordura all’inglese, spaventoso golem del giardino contemporaneo, che invece non racconta niente, solo conformismo, conformismo, conformismo.
Specie fuori dall’Inghilterra, dove pure ha un senso logico e narrativo.
Questi ciuffoni di fiori perlopiù primaverili ed estivi, mescolati più o meno a casaccio (perché poi è sempre a casaccio, diciamoci la verità), mi hanno davvero rotto le scatole.
Non sono frutto di una scelta estetica ed artistica, ma solo del consumismo sfrenato della nostra società, che una volta che ha finito di consumare le cose, inizia a consumare anche le idee.
Vi riporto, tal quale, un passo tratto dal libro Il sistema dell’arte contemporanea, di Francesco Poli, che parla di collezionismo di quadri:

L’atteggiamento passionale verso l’arte soprattutto nei riguardi della propria collezione spiega, ad esempio, il fatto che quasi tutti i collezionisti si considerino come casi unici e non classificabili. Infatti essi tendono ad identificarsi con le opere in loro possesso, che per loro non rappresentano tanto valori estetici autonomi in se stessi, quanto piuttosto il frutto delle “proprie scelte” la dimostrazione della “propria” sensibilità artistica, e quindi, al limite, direttamente l’espressione del “proprio” valore. E’ chiaro, dunque, che l’amore per le proprie opere d’arte, essendo una forma di autogratificazione, è una passione che “difficilmente gli altri possono comprendere”.

Sostituite “giardinieri” a “collezionisti” e “piante” a “opere d’arte” ed avrete il teatrino completo.
La bordura all’inglese a me sembra l’incarnazione del più sfrenato consumismo delle idee e dell’estetica, e dietro ad ogni planting plan mi sembra si nasconda un gelido e serpeggiante “consiglio per gli acquisti”.

2 Responses to “Il collezionista di fiori”

1. Alessandro Says:
August 26th, 2008 at 9:15 am e
La bordura inglese proprio perché costituita essenzialmente da una miscela di fioriture, illude chi la realizza, perché può apparire una facile via per concretizzare il bisogno di creare il proprio giardino. Permette di raggiungere lo scopo, focalizza la spesa direttamente e quasi unicamente nella materia vegetale e il gioco gli sembra fatto. Si ottiene presto un giardino, riconoscibile ai più e collocabile ad un livello più alto della media dei giardini odierni nelle cittadine italiane. Probabilmente una dimostrazione del proprio status sotto copertura. Penso che lo scopo del consumo è giustificarsi una vita dal ritmo frenetico, zeppa di prove e risultati, che tolgono tempo a se stessi e che si tenta di recuperare col possesso di cose che ci collocano e ci riconoscono.

2. Lidia Says:
August 26th, 2008 at 4:29 pm e
Ciao Alessandro, grazie del tuo commento. “Dimostrazione del proprio status sotto copertura” è davvero una frase che mi piace.

Enogastronomico

08/25/08
“Enogastronomico”
Filed under: Giardinaggio e natura
Posted by: Lidia @ 3:24 pm

“Enogastronomico” è una parola tipicamente italiana, sia per il significato, sia per la costruzione filologica. Eppure il suono sembra quello di una parola della neolingua di George Orwell.

Se prendete -a caso- una guida della vostra regione o del vostro paese, ci troverete senza dubbio una sezione riguardante la cucina tipica, i vari dolcetti, zeppolette, pizzette, tortine, minestre e brodini.
I cuochi sostengono che la cucina sia un’arte, e nessuno sembra faticare a crederci. Siamo anzi tartassati da film che ci rimpinzano il cervello con la “cucina artistica“, mentre il giardinaggio è relegato ad una visione puramente hobbistica.
Ad avvalorare questo vergognoso stato di cose ci sono soprattutto le riviste, anche quelle blasonate (…), come “Gardenia”.
Agricoltura e giardinaggio sono legati, e così dev’essere. E credo sia saggio ed assennato sperare che così continui ad essere in futuro. La culinaria però è tutt’altra cosa. Le riviste di giardinaggio e di arredamento, soprattutto quelle di medio livello, si impadroniscono della culinaria per nobilitare il giardinaggio, come se questo ne avesse bisogno, o non fosse piuttosto il contrario.
In realtà questo succede perché in Italia la panza viene al di sopra di ogni altra cosa, e assicura introiti certi e cospicui. Perciò riviste e guide, manifestazioni, associazioni, fiere, eventi, inseriscono un “tragitto enogastronomico” ovunque possono. Il colmo dell’inanità viene però raggiunto quando questa speculazione, di per sé abbastanza vile, viene coperta dalla maschera della “tradizione”.
Insomma ci prendono per fessi, con la nostra compiacenza.