§Malvone (grey)

malvone 2

§Agave

agave_pista ciclabile

Cani, gatti e vicini: il Papa in un turbine di polpette e ragù

Una volta mi ferii gravemente a un braccio. Mia madre aveva da poco venduto la sua auto, una Ford bianca su cui avevo imparato a guidare e mio padre era fuori. Non c’era nessuno che potesse portarmi all’ospedale, e già allora l’ambulanza arrivava non prima di mezz’ora, il tempo sufficiente per andare in ipovolemia e shock.
Mia madre corse dal vicino, chiedendo un passaggio per l’ospedale. Il mio vicino rifiutò, dicendo che aveva un carico di mattoni nel cofano e che l’auto non poteva viaggiare.
Il mio vicino è perennemente buttato sui banchi della chiesa a pregare e ha una ciurma di gatti.
Saranno stati i gatti (ma valgono anche i cani, e forse i cocoriti) a indurlo a non darmi quel passaggio, ne sono sicura, come lo è anche il Papa.
Mi portò all’ospedale un ragazzo che allora lavorava alle pompe funebri, i cui figli amavano molto i gatti, i cani e in genere anche gli animali selvatici. Una volta -ricordo- trovarono una civetta (purtroppo come spesso accade ai bambini, non seppero averne le giuste cure e questa morì).

Adesso, vi prego, entrate nell’archivio della vostra memoria e trovate episodi analoghi, sono sicura che ognuno di voi ne ha uno o due da raccontare.
Chiunque può raccontare innumerevoli episodi in cui una persona non ci ha aiutati, quando ne avevamo bisogno. Magari quella persona è cattolica apostolica romana, magari è buddista, atea o pastafariana. Magari ha duecento gatti o neanche uno. Suona il violino, dipinge, ha un giardino fiorito, studia religione, sta per prendere i voti.

Questo cosa dimostra? Un semplice fatto, di galileiana immediatezza: che la bontà d’animo non c’entra nulla né con la religione che pratichiamo, né con le nostre abitudini di vita, né con le nostre inclinazioni all’acuddimento o alle nostre propensioni artistiche.
Se sei “buono” lo sei, e basta. Con cani, gatti, civette o umani. Se dai un passaggio a un umano, lo dai anche a un gatto, non perché tu sia amante dei gatti o filantropo, ma perché sei di indole generosa, e tenti nell’arco della tua vita di essere gentile con il tuo mondo, per il semplice fatto che l’empatia dentro di te ti porta a immedesimarti nel ragazzo che chiede il passaggio perché ha perso l’autobus, o nel gatto, che non capisce di dover anare in clinica a Catanzaro per tentare di non morire.
Tutto qua.

Chi si sconvolge per le parole del Papa riguardo ai vicini, ricordi bene che la chiesa cattolica funziona esattamente come una nazione politicamente ed economicamente definita. Il capo di questa nazione ha semplicemente dichiarato vicinanza alle cause di chi vende carne, con l’evidente e anche un po’ marchiano, tentativo di screditare l’animalismo come modo di vivere. D’altronde è recente l’allarme Coldiretti sulla chiusura delle stalle per l’aumento dei vegani e vegetariani in Italia.
Coldiretti, nella trasmissione “Uno Mattina” ha chiesto che “la moda vegana” cessasse perché l’industria del latte e della carne è in crisi.
C’è qualcosa che mi sfugge? Perché dovrei acquistare un prodotto che non mi interessa in virtù della salute economica di chi lo produce? Se gli armatori di pilotine venissero a lamentarsi che le pilotine non le vuole più nessuno, dovrei comprarne una, anche se soffro il mal di mare? E scusate, i miei articoli di giardinaggio? Facciamo uno scambio: io mi compro una pilotina se mi pagate gli articoli di giardinaggio.
Perché io non posso andare a “Uno Mattina” a dire che il lavoro di giornalista mi viene pagato poco, male e raramente?
Semplice: io non sono una categoria protetta. Chi vende latte, carne, uova, lo è.
E il Papa lo sa.

Che poi i milioni di cattolichetti italiani rigirino sui loro profili social la tonante frase papale, evidenzai ancor più che lo Stato Pontificio si sta fortemente conformando ad una ideologia capitalista post-fordiana, nella quale chi è “dentro” viene coperto o comunque favorito da dichiarazioni e prese di posizione tanto più forti quanto più vicino e grande è il soggetto che minaccia l’assetto economico su cui si appoggia.

Ancora sulla Freesia refracta

Questo è il giardinetto che mi ha ispirato un pensiero, poi scritto in “Giardiniere per diletto”.

Da noi le violette sono le piante dei poveri giardinetti di paese, coltivate dai pensionati, in periferia. In una striscia di terra stretta un metro, davanti ad un portone tetro e senza ornamento, incorniciate da un cordolo di calcestruzzo, a far da tappeto alle rose, in compagnia delle fresie gialle. Non si sa se vi siano state portate o se ci siano arrivate per loro conto, ma raramente vengono scacciate, anzi, vengono accudite e santificate come manifestazione di un privilegio personale accordato dall’Alto, simbolo di virtù cristiana, di fede, pazienza ed umiltà. Vengono raccolte dal sagrato delle aiuole con dolore e rispetto, per essere messe in minuti portafiori di cristallo sfaccettato davanti alla foto in bianco e non più nero, ma ormai grigio, della mamma in merletti il giorno della prima comunione, della zia morta giovane, del nonno disperso in guerra.

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Freesia refracta in giardino povero

Ho un certo ricordo legato alla Freesia refracta. C’era un tale, uno che mi diede un bacio (ma forse per sbaglio), che mi spiegò la differenza tra la Freesia hybrida, quella comune, che coltiviamo in giardino e compriamo al mercato rionale, e la refracta, creatura ruderale di luoghi rocciosi e asciutti, di giardinetti di paese nei quali si mescola alle violette in un accostamento di dolente empatia olfattiva.
Ed è proprio attraverso la differenza dei profumi che questo tizio mi spiegò le due specie.
Solo che io ho un olfatto senza niente di speciale, e forse non stavo neanche troppo a sentire, e quindi non mi ricordo. Scusatemi.

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Borragine e oxalis, dal verde giallastro non solare ma bilioso, a un viola livido e cupo, di freddi stagni in grotte solitarie

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Il giardino svelato, Blu Edizioni

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È uscito da poco “Il giardino svelato”, edito da Blu Edizioni (che in molti avranno presente per la collana “Herriot” sugli animali e per il bellissimo libro di Renato Ronco “Il giardino delle regole infrante”).
Per me è più di un libro, è una soddisfazione personale carica di “sommovimenti” delle emozioni.
Il libro nasce infatti nel vasto grembo della comunità del forum di Compagnia del Giardinaggio: i giardinieri che lo hanno scritto si sono conosciuti lì e lì hanno arricchito le loro competenze giardinicole. Alcune di queste storie per noi forumisti sono note, e abbiamo partecipato alla nascita e alla crescita di molti dei giardini raccontati nel libro. Vederli infine pubblicati è come segnare un passaggio, posare una pietra all’interno del loro percorso evolutivo che sarà certamente ancora lungo.
Non riesco ad essere imparziale perché per me CdG è come una madre che genera molti figli, ognuno con le proprie inclinazioni, e la pubblicazione che raccoglie alcune storie di questi figli è per me un motivo di fortissimo orgoglio.

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Passeggiatore solitario

passeggiatore solitario

La ragazza del treno

la ragazza del treno

Per andare là dove nessun giardino è mai giunto prima