Era da tempo che volevo aggiungere qualche sito al blogroll. Oggi ho fatto un po’ d’ordine, ma credo di continuare in questi giorni, per cui non spaventatevi se vedete troppo spesso modifiche alla barra laterale sinistra.
Il centoventennale di Tolkien
120 anni dalla nascita di John Ronald Reuel Tolkien. Auguri, professore!
Disegni di Alan Lee, composizione grafica mia
There is an inn, a merry old inn
beneath an old grey hill,
And there they brew a beer so brown
That the Man in the Moon himself came down
one night to drink his fill.The ostler has a tipsy cat
that plays a five-stringed fiddle;
And up and down he runs his bow,
Now squeaking high, now purring low,
now sawing in the middle.The landlord keeps a little dog
that is mighty fond of jokes;
When there’s good cheer among the guests,
He cocks an ear at all the jests
and laughs until he chokes.They also keep a hornéd cow
as proud as any queen;
But music turns her head like ale,
And makes her wave her tufted tail
and dance upon the green.And O! the rows of silver dishes
and the store of silver spoons!
For Sunday there’s a special pair,
And these they polish up with care
on Saturday afternoons.The Man in the Moon was drinking deep,
and the cat began to wail;
A dish and a spoon on the table danced,
The cow in the garden madly pranced,
and the little dog chased his tail.The Man in the Moon took another mug,
and rolled beneath his chair;
And there he dozed and dreamed of ale,
Till in the sky the stars were pale,
and dawn was in the air.Then the ostler said to his tipsy cat:
“The white horses of the Moon,
They neigh and champ their silver bits;
But their master’s been and drowned his wits,
and the Sun’ll be rising soon!”So the cat on his fiddle played hey-diddle-diddle,
a jig that would wake the dead:
He squeaked and sawed and quickened the tune,
While the landlord shook the Man in the Moon:
“It’s after three!” he said.They rolled the Man slowly up the hill
and bundled him into the Moon,
While his horses galloped up in rear,
And the cow came capering like a deer,
and a dish ran up with the spoon.Now quicker the fiddle went deedle-dum-diddle;
the dog began to roar,
The cow and the horses stood on their heads;
The guests all bounded from their beds
and danced upon the floor.With a ping and a pang the fiddle-strings broke!
the cow jumped over the Moon,
And the little dog laughed to see such fun,
And the Saturday dish went off at a run
with the silver Sunday spoon.The round Moon rolled behind the hill,
as the Sun raised up her head.
She hardly believed her fiery eyes;
For though it was day, to her suprise
they all went back to bed.
Fiori a maglia e all’uncinetto, per divertirsi aspettando la primavera
Speso mi dipingono come una dura e cruda, un’intollerante macinaballe. Sarà pur vero, ma ciò non toglie che abbia anche altri difetti, come un’insana passione per il tè cinese, per i copriteiera, il gusto country e gli hobby femminili della più trita specie.
Ciò non fa di me una persona più dolce e buona, femminile e delicata.
Eppurtuttavia vorrei condividere con voi alcune pagine di un libro ormai diventato un cult book: 100 fiori a maglia, ai ferri e all’uncinetto, di Leslie Stanfield, edito da Il castello nel 2009, già ristampato un bel po’ di volte.
L’avevo visto alla Hoepli di Milano quella volta che presentai il libro mio a Torino, mi dimenticai il telefono a casa di Nik, e Trem mi accompagnò in giro in giro per Milano. Per chi volesse farsi quattro risate qui il post .
Non l’avevo preso in quell’occasione perchè avevo già i bagagli e l’Oro di Bogliasco regalatami da Nik. Mi son detta: lo ritirerò da internet. Invece era già diventato introvabile e ho dovuto aspettare la seconda ristampa.
Nel 2011 è stato pubblicato un secondo libro, sempre di Leslie Stanfield, Fiori, farfalle &. Aspetto qualche anno in modo che sia adeguatamente distribuito e poi mi concederò di pubblicarne qualche pagina, sperando che questo possa aumentarne le vendite, interessando i miei lettori (excusatio non petita se la casa editrice dovesse capitare qui).
Io non sono brava coi fili colorati, so fare solo l’uncinetto con la lana (faccio solo coperte a maglia alta, di più nin zò), ma questo libro è una sorta di viaggio nel mondo del romanticismo più spericolato, senza mezze misure. I progetti finali non sono un granchè, e non li inserisco neppure, ma se siete brave con questa roba, e avete la pazienza di chiudere il lavoro quasi ad ogni giro per cambiare colore, questo libro vi piacerà. I fiori sono veramente realistici, molto meglio di quelli che in genere si trovano presentati sulle riviste.
Io l’ho comperato due volte, perchè l’avevo prestato a mia zia e non potevo star senza neanche per un giorno.
E non so lavorare a maglia.
Ho detto tutto.
Giardinaggio Irregolare, sommario 2011 (da WordPress)
E’ andata meglio dello scorso anno, che ha visto come top post quello sulle unghie francesi…
A proposito, chi mi segue dalla Svizzera?
The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2011 annual report for this blog.
Here’s an excerpt:
The Louvre Museum has 8.5 million visitors per year. This blog was viewed about 160.000 times in 2011. If it were an exhibit at the Louvre Museum, it would take about 7 days for that many people to see it.
Selezioni per il concorso fotografico “Autunno nelle regioni mediterranee”
Giardinaggio Irregolare ha con fatica prodotto un verdetto sul concorso “Autunno nelle regioni mediterranee”.
Il primo e il secondo premio non vengono assegnati.
Il terzo premio ex aequo viene dato alla foto “A lapa dei tarocchi di Paternò” e alla foto “Gatto con Allium tuberosum”.
Il voto del pubblico è stato vinto dalla foto “Amaca”.
A tutti i partecipanti verrà inviato un piccolo omaggio (un libro, non facciamola lunga), come segno tangibile di ringraziamento nei confronti del loro entusiasmo per una iniziativa di portata così ridotta. Spero che altri si aggiungano l’anno prossimo o ad altre iniziative.
A tutti, partecipanti e votanti, dico grazie.
Climatologia da salotto

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Inserito originariamente da Lidia Zitara
Breve punto sulla situazione climatica di questo freddissimo inverno. Non ho termometri, barometri e non seguo molto le previsioni meteo, perciò non so darvi le misure precise delle minime e delle massime toccate qui a Siderno. Posso dire che ho dovuto comprare due cappottini per i miei due cuccioli, e che non glieli tolgo neanche di giorno. Il bassotto lo porto in casa quando fa freddo, perchè non ha sottopelo.
Questo inverno ho dormito in casa, al contrario degli altri anni, per lasciare spazio ai cani e agli stendini dei panni, perciò mi manca l’impatto col freddo di mattina, a crudo, appena alzata.
Fatto questo preambolo all’unico scopo di far capire che quanto scrivo è frutto unicamente di osservazione e non di studio, ho notato tante cose che mi hanno indotta a pensare che nonostante il freddo molte piante abbiano subito meno danni dell’inverno precedente, decisamente meno rigido. Uno dei miei barometri sono le foglie del nasturzio: quando anneriscono e si afflosciano è segno che c’è stato un brusco abbassamento della temperatura. Quest’anno non è avvenuto, forse a causa dell’escursione termica non elevatissima. Probabilmente la temperatura è diminuita gradualmente nel corso delle settimane consentendo alle piante di “abituarsi”.
Secondo: le foglie dell’hibiscus. Stanno benone, seppure in altri giardini, ma soprattutto per la specie syriacus, più rustica, e per esemplari piantati in zone esposte, il fogliame abbia subito un forte appassimento e un ingiallimento, con bruciature diffuse.
Silent Christmas

Era da tempo, quanto non so esattamente, che non sentivo un silenzio così puro, originario, ab aeterno, quasi innaturale. Sentivo il cinguettio degli uccelli, leggero, rilassato, non frenetico come di mattina presto, e i miei cani buoni vicino a me ad aspettare la loro colazione.
Non è il senso di quello che c’era: uccelli, fruscii, il rumore della leggera brezza, il freddo del mattino, il ciap ciap delle ciabatte, ma di quello che non c’era.
Niente grida dei vicini, strilli di bimbi, niente schiamazzi di studenti che sciamano verso le scuole, niente campanelli, citofoni, cellulari, decespugliatori, martelli, e -soprattutto- niente auto. Nessun clacson, rombo di motore, accelerate, derapate, frenate, imprecazioni, urti, sirene.
Per carità, non è che la gente sembrasse sparita. Anzi, lo sapevo benissimo d’erano, lo percepivo perfettamente che erano solo addormentati dopo la gran mangiata di ieri. Stamattina era natale. Non è esattamente come la domenica, la gente si alza davvero tardi, c’è poco traffico tutto il giorno.
Dov’erano, mentre io davo da mangiare ai cani e mi sentivo privilegiata per la mezz’ora di silenzio che ho goduto?
Tutti chiusi nelle loro case, serrande abbassate, accucciati nei loro lettini. Addormentati, ma presto pronti ad uscire come serpenti che strisciano fuori dalla loro tana. Tutti chiusi nelle loro case, impilati nelle loro comode scatole. Silenziosi, ma presenti. Chiusi per un po’, ma pronti a venire fuori.
Il mestiere di scrivere, ovvero il blocco dello scrittore

Oggi mi è capitato di acquistare un simpatico blocchetto per scrivere, si chiama Il blocco dello scrittore, con consigli e “tips” per superare il famigerato momento di grafopausa che prende chiunque scriva, tranne Bruno Vespa.
I consigli sono carini, e sono anche utili, per quanto non originalissimi, niente di non già letto nei mille manuali di script che mi sono letta.
Guarda fuori dalla finestra, dietro l’angolo,scrivi dieci minuti senza fermarti, racconta un segreto, e tutta questa pappa qui, confezionata in graziosa e comoda veste grafica.
Tutti i manuali di script, le agenzie editoriali, gli scrittori, gli editori, le scuole di scrittura creativa, i corsi per scrivere il romanzo del millennio o la sceneggiatura del giubileo, all’inizio di ogni discorso propedeutico alla scrittura vera e propria, antepongono analoga premessa: scrivere è un mestiere, occorre fantasia, talento, genio, passione e lacrime. Ma occorre riscrivere, elaborare, porre attenzione a delle norme, a delle non scritte regole della scrittura.
Stephen King nel suo On writing dice chiaramente che l’ispirazione non è una fatina che battezza lo scrittore di polvere fatata, ma è un orribile nano con cappello a cilindro e sigaro puzzolente con una valigia. In quella valigia ci sono cose meravigliose e stupefacenti. Ma attenzione, quando l’ispirazione passa a trovarvi, dovrà sapere che site seduti alla vostra scrivania dalle dieci a mezzogiorno e dalle tre alle sette.
Scrivere non è solo questione di fantasia a briglia sciolta, ma è una facoltà che possiamo e dovremmo coltivare e curare, esercitare mediante studio e applicazione. I buoni romanzi non sono fatti solo di talento. E il talento senza applicazione è meno del genio senza regole.
Bene.
Abbiamo letto.
Abbiamo riletto.
Abbiamo capito.
Ma la volete la verità?
Scrivere non è un mestiere.
Si può scrivere per mestiere, in quel caso forse è appropriato usare il termine “scrittore”, che inizia a suonarmi un appellativo meno reverenziale di quanto non fosse in passato.
I libri scritti per mestiere non sono dei buoni libri. Mai. Sono libri commerciali, boom economici, blockbuster, fenomeni, ma non sono mai degli amici libri, dei libri in cui ritrovare se stessi e il proprio mithos fondativo.
Saranno ricordati, elogiati, diverranno materia per il cinema e la tv, faranno parlare, ci scriveranno sopra altri libri, parimenti frutto di mestiere, ma se venissero a mancare nessuno lo noterebbe neanche. La storia della letteratura non ne sarebbe turbata di una virgola.
Il mestiere di scrivere aveva una sua dignità all’inizio del secolo, quando scrittori poveri in canna si celavano sotto altisonanti pseudonimi per pubblicare le loro storie su magazine e riviste. Dopo il boom dell’editoria e da quando il libro è divenuto bene d’acquisto, item, regalo, oggetto, cosa, issue, packaging, collectible e feticcio, scrivere è diventato un lavoro, non un mestiere. Un mestiere ha in sè la nobiltà dell’artigiano, ma qua non c’è nessuna nobiltà. Solo vanità, sciocchezze, moda, soldi.
Non scrivete dalle dieci a mezzogiorno e dalle tre alle sette, non scrivete per vendere, semmai scrivete per non vendere, per non essere pubblicati (è l’unico modo essere pubblicati), se avete il blocco tenetevelo, non fate esercizi che vi rovinino lo stile, siate grezzi, genuini, fate errori, siate quello che siete, non quello che vorreste essere o che potreste essere. Non c’è obbligo ad essere il migliore, a scrivere un capolavoro. Diffidate degli insegnanti, delle lezioni, dei compiti, dei corsi on-line, dei master di scrittura, dello zen e l’arte di riparare il romanzo.
A scrivere un romanzo ci si nasce, non si impara: se non siete capaci rassegnatevi o imparate bene le regole della scrittura creativa e diventate scrittori di mestiere, un bel po’ di gradini sotto il livello del romanzo e del saggio. Siatene consapevoli.
Gli unici maestri validi sono gli altri romanzi, quelli che ci hanno colpito, trascinato e sono diventati memorabili per la nostra vita. Gli insegnanti che imboccano lo sciroppino della scrittura creativa sono appena meno criminali degli astrologi e dei chiromanti.
Scrivere può essere un mestiere. Scrivere bene, no.
Prosit.
Sondaggio per il premio del pubblico “Autunno nelle regioni mediterranee”
Salve a tutti, il concorso fotografico “Autunno nelle regioni mediterranee” è scaduto. La partecipazione è stata eccellente rispetto alle aspettative, seppure la qualità delle foto non è pienamente convincente.
Di seguito sono impaginate tutte le foto che sono pervenute, complete delle loro descrizioni. Ricordo che il premio è una copia del volume Diario di un viaggio a piedi di Edward Lear, Laruffa editore.
Le foto rimarranno in votazione fino a fine anno, dato che in questo periodo molti hanno altro da fare e non si collegano. Questo post viene quindi messo in evidenza.












Fuori tempo, ma accettata ugualmente è un’ultima foto:

flowers, plants and trees
flowers, plants and trees, un set di ciuccio51 su Flickr.












































