Piet Oudolf

E’ stato Piet Oudolf, con ardore necrofilo degno di Walter Benjamin, ad osservare: “E’ meritevole di essere coltivata solo una pianta che è bella da morta”.

Cardo dei lanaioli
Cardo dei lanaioli

Il carretto passava e quell’uomo gridava “lantanas”!

In estate le gelaterie si risvegliano come i bulbi in primavera. Panchine, tavoli e sedie “sbocciano” come le tenere corolle appena il tempo si fa più dolce. Fioriscono le aiuole rialzate e i vasconi di cemento.
La trafila è sempre quella: non si scappa, potete starne certi. Si parte invariabilmente dal ciclamino, quello grande, gigantizzato, che sembra un lombrico di Chernobyl. Proseguono a ruota petunie, petuniette serie Carillon (quelle pendenti) e Calibrachoa. Poi c’è un breve intermezzo riempito con l’immortale Kalanchoe, e infine arrivano le Lantana.
Eccole qui, nei vasconi di cemento, parcheggiate in attesa di essere disposte sul marciapiedi di fronte all’entrata della gelateria. lantana

lantana
Lantanas, lantanas, sempre lantanas. Con una certa predilezione per la sellowiana a discapito della camara, che è più alta, rigogliosa, spinosa e più difficile da tenere in forma,e che se potata male è solo un groviglio di rami steccosi senza fiori.
Non so che accidenti ci sia a nord di Roma, ma qui non se ne può più. Non che io abbia a questionare con le lantanas, piante dei vecchi giardini e dall’odore penetrante e poco dolce: giusto un odore, non si potrebbe definire profumo: un sentore che sta bene ad una pianta che non è adatta ad essere recisa, che ha un fogliame ruvido, che è buona giusto per fare le siepi comunali o quelle dei benzinai, fin troppo eguale a se stessa, ma che se lasciata crescere disordinata, nell’angolo di qualche vecchio giardino scomposto e mal organizzato, può riservare inattese sorprese (come un sacco di altre piante, ma questa è un’altra storia).
Perchè si sceglie la Lantana? E’ semplice, perchè “al 21 del mese i nostri soldi erano già finiti”.
La Lantana è una pianta di scarsissime esigenze. Se ben abituata non richiede molta acqua (mentre se annaffiata ogni giorno, basta un breve ritardo per farla afflosciare del tutto). Va potata solo a fine stagione (non la sua, quella delle gelaterie, intendo), ha una fioritura iper-lunga, che nei paesi mediterranei arriva ben oltre il periodo in cui si vendono i gelati, non desidera troppo concime, resiste in quella schifezza che è il terriccio commerciale…insomma, un vero mulo da lavoro.
C’è poi il problema che tutte le altre piante fiorite in questo periodo, o richiedono una gran quantità d’acqua per funzionare bene, o non possono stare in vaso perchè troppo grandi ed esuberanti. Qualcuna ha le spine, come la bouganvillea, e l’ultima cosa che una gelateria vorrebbe è una citazione per danni.
A questo punto meglio niente o dei bei sempreverdi, possibilmente non bossi o pittosfori.
A patto di essere regolari con le annaffiature anche un idiota sarebbe in grado di piantare delle ipomee e farle arrampicare su un traliccio. Il problema è che il traliccio si compra, le ipomee bisogna seminarle ad aprile, quando di gelati non se ne parla ancora, e ad agosto non si trovano al mercato. Eppure non ci sarebbe niente di meglio: accontentano anche i più esigenti in fatto di estetica, sono colorate, si prestano all’uso pacchiano o raffinato (american bar o yogurteria), non hanno le spine, sono veloci, coprenti e sempre in fiore.
E perchè non, poi, una bella Ipomoea cairica, con il suo fogliame lobato? ipomoea cairica
Le pasticcerie e i bar che vogliono darsi un tocco di raffinatezza scelgono fucsie e ortensie, che si afflosciano miseramente pochi giorni dopo l’apertura. Ma perchè non i rampicanti a fioritura estiva (Campsis esclusa, per via delle dimensioni) ?
Pandorea, Podranea, Mandevilla, Allamanda, ma che accidenti gli colgano, pure dei comunissimi mirti!
Sto parlando di cose che si trovano in un vivaio comunissimo e periferico, anche da noi in Calafrica.
Il punto è questo: i vasconi di cemento delle gelaterie sono allestiti puntualmente da “vivaisti specializzati” di zona, che in geneere eseguono progetti per rotonde o per giardini rocciosi dei centri commerciali. Questi “vivaisti specializzati” conoscono appena le lantanas, le Cycas, i cactus e i falsi bonsai.
E solo le lantanas si prestano alle gelaterie.

Architetture e paesaggi in Labyrinth di Jim Henson. Matrici del gusto di un cult movie

Labyrinth (Dove tutto è possibile, recita il sottotitolo italiano) è un cult-movie per gli amanti del fantasy e per gli illustratori. Possiamo dire che tutto il resto delle persone non lo conosce affatto.
Ma come diceva Santayana, non importa a quanta gente piaccia una cosa, ma quanto piace a coloro a cui piace. Il che è una grande stronzata. Scusi senor Santayana.

Labirynth comunque non è un filmucolo passato alla storia con dubbi meriti, per puro ghiribizzo del caso. E’ invece un film ricchissimo di suggestioni, con una forte caratterizzazione estetica, in cui citazioni, fonti e rimandi sono vari e diversificati e nascono evidentemente da un gusto colto e raffinato, arguto, sottile. La matrice del gusto è molto strutturata e complessa.
Per questo è un cult-movie presso noi illustratori, anche per quelli che non hanno inclinazione al fantasy.
Farne una critica compiuta non è affatto semplice, ho raccolto in questo articolo i fotogrammi che ritenevo di maggior interesse, ma il lettore mi scuserà se ho tralasciato qualcosa.

scena iniziale labirynth
La scena iniziale, che a tradimento ha fatto immaginare a tutti di trovarsi in un mondo fatato del tipo Legend o The Princess Bride, è solo un inganno. Sarah “gioca alle fate”. La scelta del paesaggio è sottilissima. Un paesaggio più selvatico non sarebbe poi potuto passare per un parco cittadino, uno più caratterizzato architettonicamente non sarebbe passato per un mondo fantasy.
Occorre molto occhio per fare scherzetti del genere.
La scena è molto simile a quella iniziale di Alice, ma meno decorata, più “classica” (o meglio “neoclassica”…). Un prato verde e leggere pendenze, un ponte di pietra, un lago, un cigno: elementi classici delle fiabe, senza tempo. Eidos. O se vogliamo clichè.

Suonano le 7
campanile labirynth
e veniamo a scoprire che ci troviamo “quando” nel 1986, e da subito, anche “dove”, perchè la torre dell’orologio, costruzione tipica di ogni città americana, ha le fattezze caratteristiche di quelli del New England, come d’altra parte anche il paesino in cui Sarah corre. Le architetture sono neo-vittoriane e neo-georgiane. In veste più antica ed austera le abbiamo viste mille volte nei quadri di Edward Hopper e nei film di Hitchcock, come Gli uccelli o Psyco.
paese labirynth

pesino labirynth

paese labirynth

Gli interni della casa di Sarah sono molto eleganti, ben al di sopra di una normale “famiglia americana”, seppur benestante. C’è gusto, anche se la decorazione non manca, non è mai soverchia o pacchiana. L’elemento più distinguibile è l’arco d’entrata, di tipo ellittico, molto usato durante il periodo Liberty. L’arredo lascia vedere con chiarezza elementi elaborati nei muri (una mensoliera incassata con volta a platte-bande, delle sedie in stile Shakers tinte di scuro.
interno casa di sarah

La carta da parati è di colore non comune (un verde salvia piuttosto spento) con disegni tipici dell’Arts & Crafts di William Morris e John Ruskin.
carta da parati casa di sarah

L’arco ribassato, stile Liberty, di grande profondità dovuta allo spessore dei muri, è tipico delle case del New England che imitavano lo stile europeo fin de siécle. Anche qui notate i parati in stile Liberty.
arco ribassato

La cameretta di Sarah invece indulge al country, la coperta patchwork ne è l’esempio migliore.
sarah's room
Lo scaffale e le pareti affollate sembrano quelle dei racconti illustrati di Boscodirovo, di Jill Barklem, che ama disegnare scaffali stipati di cianfrusaglie e oggetti di ogni genere.
Alla parete si vede già un poster di Escher, dentro cui Sarah finirà alla fine del film. Un prodromo.

Cambiando scena arriviamo all’esterno del Labirinto.
esterno del labirinto
Il paesaggio è quasi cimiteriale, con tozze steli che rimandano agli storicismi ottocenteschi (per capirci, tra gli altri, la mania di avere i “reperti” egizi in giardino)

Hoggle

L’architettura è di un gotico muscolare, pesante, non manierato. Non rozzo, ma semplice, razionale, quasi rivisitato da un le Corbusier nel suo più felice periodo brutalista.
In alcuni punti il brutalismo è più evidente:
mano che indica
In altri punti invece la visione d’insieme potrebbe essere un bozzetto per il disegno del castello della Bella e la Bestia.
esterno del labirinto
I fiori sono radi, tutti bianchi, al massimo con una accennata sfumatura rosata. Questo per contrastare con il colore di fondo del muro e per essere il più visibili possibile. Sono radi, mai in gruppi, per non essere sdolcinati e romantici, e per avere un aspetto “medievale”. Insomma, un paesaggio che sembra uscito dalle tele di un Johmn Everett Millais che volesse dipingere il giardino di Ginevra.

All’interno textures indefinite e ancora muscolarismo, con il muro che si rastrema, per dare un’idea di maggiore solidità.
labirinto
Nei muri del labirinto i conci sono visibili, un accenno neomaya?
labirynth

labirinto

Cambio di scena: cambia anche il materiale con cui è composto il labirinto, stavolta si tratta di siepi.
labirynth
Rimangono le steli di tipo egizio, ma qui sono più che altro un escamotage ottico per “ancorare” l’occhio alla base.

labirynth
Scena molto complessa da analizzare. Il labirinto è di tipo “tradizionale”, cioè cinquecentesco-seicentesco, di chiara ispirazione francese e “versaillesiana”, ma se fate attenzione le alte sentinelle di pietra sembrano il Soldatino di stagno (1838) o lo Schiaccianoci (1816). Siamo già nel periodo del revival degli stili storici e nell’Eclettismo Ottocentesco. In Inghilterra una scena così composita potrebbe (forse) ricordare The Lilac Fairy Book di Andrew Lang, ma qui in Italia ricorderebbe certamente I quindici e qualche divagazione Luzzatiana su Italo Calvino.
Ma a ben guardare l’altra figura femminile a sinistra dimostra chiaramente delle influenze contemporanee, certamente di Moore e Modigliani. Eppure non stona affatto, anche in virtù del fatto che il materiale e il colore è identico alle statue dei soldati con colbacco.

Qualche maschera
maschere labirynth

maschere labyrinth

maschere labirynth
che più che far pensare ai costumi veneziani rimanda alla barocca fantasia di William Shakespeare e alle caricature di Leonardo. Brian Froud, santone internazionale dell’illustrazione, guru delle fate e degli gnomi, ha qui certamente messo una delle parti più belle della sua magica matita, e le grottesche deformazioni dei nasi e dei visi diventano quasi zoomorfismo, andando a toccare i momenti più delicati e al contempo terrorizzanti di Arthur Rackham e dei Racconti di Mamma Oca. Come vedete anche qui la matrice del gusto è Arts & Crafts, Liberty, a cavallo tra la fine dell’Ottocento e il primo Novecento.
maschera david Bowie

Sarah ha un vestito da principessa delle fiabe come ce lo siamo sempre immaginato tutte da piccole, cioè con le maniche a sbuffo dell’Ottocento e la crinolina. Mentre all’inizio del film aveva un vestito di tipo medievale, più “Marion Zimmer Bradley”. Una diversa visione della fiaba di fate si è alternata nel film.
sarah labirynth
Il decoro nei capelli è vettoriale, alla Victor Horta. Ancora Liberty.
sarah labyrinth ball

La città di Goblin non è come ce l’aspetteremmo, immersa in una foresta, con case sugli alberi come in Tolkien o in Dragonlance (mi scusi Professore per quest’accostamento profano), ma è un borgo medievale, di tipo centro-europeo, di campagna. Insomma, per farla breve, un paese come quello dei Quattro musicanti di Brema. Ci sono finanche galline.
città di Goblin
Le figure scolpite sul pozzo (cuore di ogni paese medievale) sono di carattere gotico, francofono.
città di goblin
Nella sua interezza la Città di Goblin sembra un diorama di un presepe. C’è un sacco di Hans Christian Andersen e di Fratelli Grimm, qui dentro.
città di Goblin, piazza

La parte finale è quella più semplice da spiegare ed è anche quella che più facilmente viene compresa anche da chi ha poche conoscenze d’arte, essendo le stampe surreali di Escher molto diffuse anche negli studi medici e nelle salette d’attesa dei politicanti.
labyrinth escher

La conclusione di questo articolo mostruosamente lungo è che Labyrinth è guidato da un’estetica Liberty e romantica, filtrata attraverso il personalissimo segno del genio pittorico di Brian Froud, che con questo film realizza un vero e proprio piccolo capolavoro, in cui ogni scena si risolve in una raffinata illustrazione tridimensionale.

Fiori e paesaggi in “Alice nel Paese delle Meraviglie” di Walt Disney

Per una galleria ancora più completa, cliccare qui

La mia formazione televisiva è di impronta marcatamente giapponese, i vari Hanna & Barbera o i cartoni della Warner Bros mi hanno sempre lasciato tiepida e indifferente.
Tuttavia la Walt Disney, quando il patròn campava, ha scritto pagine della storia del cinema di animazione che non possono essere dimenticate.
Ora la qualità è crollata vertiginosamente e solo la collaborazione con la Pixar -recentemente interrotta- è riuscita a tirare la Disney fuori dall’empasse in cui si era cacciata, senza peraltro neanche avvicinarsi alla bellezza delle vecchie produzioni.

Alice nel Paese delle Meraviglie è uno dei miei cartoni Disney preferiti, sia per la qualità del disegno che per l’esuberanza della narrazione.
Chi ha letto i romanzi di Carroll, Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo Specchio e quel che Alice vi trovò, sa quale magica fusione narrativa tra i due il cartone animato sia riuscito ad ottenere, e quanto differente esso sia dai romanzi, che non imita pappagallescamente, ma INTERPRETA.
Alice nel Paese delle Meraviglie è tra le poche trasposizioni cinematografiche che possano dirsi pari al romanzo da cui sono state tratte.

In Alice il paesaggio è molto composito e di ispirazione variabile.
Ad esempio la scena iniziale, sulla quale si potrebbe anche scrivere un trattatello, mostra un esempio di giardino paesaggistico all’inglese:
Paesaggio alice nel paese delle meraviglie disney
Ad un esame meno superficiale il paesaggio appare quasi finto, artefatto, con nulla della selvatichezza dei paesaggi di Blenheim o Stowe, ma con in compenso un carico di romanticismo decorativo e manierato tipico di un certo gusto di una borghesia ricca ma poco raffinata.
Un paesaggio che nasce dal gusto eclettico della fine dell’Ottocento, che rispecchia il decorativismo esagerato dell’epoca in cui furono scritti i romanzi (contro il quale essi si schierano), e in cui nascono anche i grandi parchi dei divertimenti nella capitali europee, come Chelsea a Londra.
Parchi dei divertimenti di che hanno la diretta paternità di Disneyland, che a questi fotogrammi si ispira.

casa del cappellaio matto
Qui siamo alla casa del Bianconiglio, un cottage rurale inglese, un’icona dell’Inghilterra rurale, che qui viene resa senza mezzi termini, con uno stile assolutamente da cartolina.

nel bel meriggio d'oro, alice
Questo è il punto che ogni appassionato di fiori segue con più attenzione. A parte alcuni svarioni (un lillà chiamato girasole, i narcisi asfodeli), è un momento importante per capire quale fosse il gusto che guidava i disegnatori Disney.
Nessun fiore, in Alice, è disegnato con le modalità stilistiche vittoriane, nessuno. La linea stilistica è propria degli anni ’50 (il film è del ’51) e dei cataloghi illustrati di vendita per corrispondenza quel periodo.
zinnie

piselli odorosi
Non mancano, come nel libro, rimandi e citazioni, in questo caso ai copricapi dei primi colonizzatori, dei Padri Pellegrini (o meglio, Madri Pellegrine). Il pisello odoroso si presta per la sua forma a questa “trasformazione”, ma l’interpretazione della vocazione storica di questa pianta è perfetta, anche se non lontana da alcuni cliché (la timidezza, l’essere una pianta “della nonna”).

La signora Iris
iris
è poi una perfetta rappresentazione di una dama vittoriana, al contrario della sorella maggiore di Alice, vestita sì da dama vittoriana, ma con delle fattezze da pin-up della pubblicità della coca cola.
sorella di alice

Andiamo poi dal Brucaliffo
brucaliffo paesaggio
Qui la decorazione del fogliame è una rivisitazione in chiave post-modernista dello stile Arts and Crafts, lo stesso paesaggio molto lussureggiante è un rimando al Naif e a suggestioni rousseauiane.
Come anche lo strano crocevia dove Alice incontra lo Stregatto Astratto.
crocevia alice

Proseguendo incontriamo un paesaggio romantico alla Wagner
Bosco di Tulgey
e citazione escheriane
labirinto

I paesaggi e i fiori in Alice si ispirano dunque a diversi stili, che diventano unitari e coesi attraverso il filtro del gusto degli anni ’50, che rende omogenee le diverse suggestioni stilistiche.
E’ un film che, forse inconsapevolmente, fa in parte rivivere -per chi vuol coglierli- quei pericolosi attacchi alla morale borghese che lanciò Carroll alla fine dell’Ottocento. Un film in cui il paesaggio più surreale e da fumetto
ostrichette curiose
è felicemente unito alla visione più celebrativa del paesaggio agreste e bucolico della campagna inglese senza incoerenza e impurità formale.
Un film che rimanda e cita, confonde e stuzzica, esattamente come il libro, ma che a differenza di questo non vuole essere una polemica al gusto e ai costumi del proprio periodo, ma che anzi, li esalta e ne trae “maniera”.

Casualties of war

Ho un rapporto molto pragmatico con le piante. Non riesco ad affezionarmici, se non in casi davvero particolari. Non mi dispiace se muoiono, mi secca solo di dover rifare il lavoro, spender soldi, aspettare anni perchè ricrescano.
Non riesco quindi ad avere simpatia per tutte le segretarie e le dattilografe che tengono la loro piantina grassa vicino al monitor, forse convinte che assorba le radiazioni dannose. Non riesco a farmi trascinare dal dolore di coloro che dicono: “Sono disperata perchè la mia rosellina è morta” magari aggiungendo: “E’ strano: l’annaffiavo due volte al giorno”.

Le piante però sono dei valori simbolici, sociali. Penso che sia noto a molti che le strategie di marketing fanno mettere i fiori e gli ortaggi all’ingresso degli ipermercati per migliorare l’umore delle persone e per indurle all’acquisto.
Tutti gli uffici e gli enti pubblici o privati hanno piante, tutti gli ospedali hanno colonne di Pothos vecchissimi ed asfittici, quasi ogni negozio ha un Ficus, e le stesse attività commerciali, all’inaugurazione dei locali, comprano o ricevono molte piante che invariabilmente muoiono dopo pochi mesi. L’elenco è infinito.

Non so se accade anche nei vostri uffici postali, ma a Siderno ogni sportello si è dotato di una Kalanchoe. Non avrebbe potuto essere altrimenti che una Kalanchoe. Quale altra pianta si piega così facilmente ad un ambiente chiuso, a temperatura variabile, poco illuminato, con scarsissima risorsa idrica?
kalanchoe

E quale altra pianta meglio della primula si presta a questo delirio di decorativismo, al quale neanche il più folle ed eclettico dei vittoriani sarebbe arrivato?
primule e brillantini

Vittime di guerra.

La pista ciclabile di Siderno

Non so se vi siete accorti del fiorire di piste ciclabili per ogni dove. Se i lettori saranno del centro-nord, è probabile che da voi le piste ciclabili ci siano già da tempo (a Pisa ce n’è una molto lunga), mentre da noi nel remoto sud, le biciclette hanno sempre dovuto condividere l’asfalto con le auto.
Da qualche anno a questa parte devono essere stati stanziati dei fondi o statali o europei per le piste ciclabili: non si spiega altrimenti l’interesse di sindaci, assessori e tirapiedi, per questa mezzo di comunicazione alternativo.
Sicuramente i fondi stanziati saranno stati tantissimi, e mi ci gioco quelle che non ho che sono europei e non statali. Mi chiedo quanto ci abbiano mangiato sopra comuni, regioni, province. Ogni assessore avrà preso come minimo dieci chili in un mese.

Anche Siderno ha fatto la sua bella speculazione, e siccome questa benedetta pista non si poteva costruire altrimenti che sulla spiaggia per non infastidire gli appaltatori mafiosi inciuciati con la politica, la povera spiaggia è stata trinciata per lungo, sacrificando la flora spontanea dei litorali sabbiosi, che tutti sanno che andrebbe protetta, tranne appunto, i sindaci, gli ingegneri, i responsabili dell’ufficio tecnico, gli assessori e i tirapiedi. O se lo sanno fanno finta di non saperlo.
Bene.
La nostra pista è stretta come un laccio da scarpe e non è mai stata “finita” (leggi: non c’è mai stata neanche l’intenzione di finirla o farla bene). E’ stata abbandonata a se stessa per anni e le violente mareggiate di dicembre e gennaio, che si sono mangiate le spiagge della Locride, l’hanno ricoperta di sabbia e detriti.

Ma la natura va avanti da sola, e proprio perchè è stata abbandonata, la pista ciclabile adesso è un bel percorso bordato di erba e fiori.
Pista ciclabile di siderno

pista ciclabile siderno

I pescatori hanno portato le barche all’asciutto per ripararle dopo la mareggiata, e le hanno lasciate in mezzo all’erba, che nei punti meno frequentati, si allarga molto lungo la spiaggia, verso la battigia.
barca pista ciclabile siderno

Adesso sembra che “aggiusteranno” la pista, che -poveretta- dopo essere stata lasciata in pace un po’ d’anni si stava facendo carina, anche se un po’ sporca. Una piacevole passeggiata tra le graminacee psammofile e i fiori spontanei.
Come ebbe a dire il buon Dottor McCoy: la mentalità burocratica è l’unica costante dell’universo.

Arredare Country

Arredare Country è per me quella tipica cosa che vorrei nella bara quando mi seppelliranno.

Mio padre, un uomo molto anziano,  ieri osservava come la mia generazione, se deve pensare a qualcosa di bucolico e naturale, pensa allo stile country. E’ dannatamente vero.
Però quanto ho sognato su quei cinque volumi. Mi è sempre piaciuto lo stile country, e quando la De Agostini pubblicò queste dispense, mi abbonai.
Ricordo che all’epoca studiavo a Roma, sarà stato il ’91, ’92, e le telefonate non erano come adesso, che ti chiami pure per sapere se c’è il sole o è notte. Un’interurbana alle 10 del mattino costava una scheda da 2.000 lire, e ci parlavi un minuto. Ci si telefonava la sera dopo le 10, sapevamo che mezz’ora costava 6.000 lire. Ci sarebbero state tante cose da dire, ma io chiedevo sempre a mia madre se mi pagava i bollettini e se mi metteva da parte i fascicoli.
Poi quando tornavo era la prima cosa che facevo “a casa”. Dopo baci, abbracci, notizie, doccia, pranzo, mi mettevo in camera di mia sorella e mi sedevo sul pavimento per mettere in ordine tutti i fascicoli arrivati in tre o quattro mesi.
Per un topo di biblioteca come me è uno dei ricordi più belli della mia gioventù.

Se devo sognare un salotto, io solitamente sogno questo:
salotto country

E quando sono allo stremo delle forze e desidero solo essere trasportata via in una dimensione alternativa, questa è la biblioteca in cui sogno di poter leggere al tramonto, col tè, gli scones, e tutti gli ammennicoli essenziali.
sala di lettura

Questo è un bagno in stile edoardiano:

E’ un bagno che non è solo un bagno, è uno stile di vita rilassato, che implica una vita modesta esteriormente, opulenta nella realtà.
Una vita dannatamente comoda e bella per chi la può vivere.


E qui per stare il pomeriggio, a godersi i nipotini che giocano sul prato, prendendo il tè. Ogni tanto ci sia alza per vedere cosa fanno le rose o per dare una sbirciata alla partita di tennis che i cugini giocano sul retro.
Tutto meravigliosamente Ivory-Merchant prima che scoppino le tragedie rituali di quei film.

Arredare Country non è solo una raccolta a fascicoli: è un mondo da sognare con gli occhi aperti, che un po’ è la mia specialità.

Cani al finestrino

Pappiralfi che si gode il sole di primavera
Questi sono i miei momenti belli della giornata, qui momenti in cui riesci, a tratti, per pochi istanti, a mettere da parte tutte le angosce che ti assillano.
Vorrei avere una strada tutta mia, per far prendere ai miei cani tutto il sole e il vento che vogliono.
Bibo e Pappiralfi, cani al finestrino
Davanti c’è Pappiralfi, dietro Bibo. Si litigano il posto al finestrino. Io ho paura di abbassare tutto il vetro, perchè mi faccio i film in testa di loro due che si gettano fuori dal veicolo e vengono investiti.

Ora che mi ricordo…

Ora che mi ricordo però io sono sempre stata attratta dai comportamenti degli altri.

Da piccola volevo fare la cassiera per poter sapere cosa comprassero le persone, capirne lo stile di vita. Evidentemente i comportamenti sociali mi interessavano già da allora.

Qui ci sono io da piccola, in mezzo alla mia famiglia.
(foto rimossa)

Poi sono cresciuta e sono diventata un’asociale,ed ora più che mai, non vorrei far altro che starmene impoltronata a leggere trattati di estetica: raggiungere gli altri da lontano, attraverso il filtro del loro gusto, è per me più facile che porre una domanda diretta.

Lidia

Preferisco passeggiare.
me-spiaggia

Ma questo non significa che sia taciturna e tetra, anzi, sono molto di compagnia e ridanciana, e mi piace fare le “facce” allo specchio e alla macchina fotografica.

me-risata

Qui avevo i brufoli e mi sono messa una maschera di argilla: avevo ancora i capelli mezzi lunghi e la mitica pinza verde.
me- maschera di argilla

Qui non mi ricordo che avevo, certamente avevo freddo, essì che casa nostra è un forno!
me-casa

La Diga di Siderno

Da diversi anni Siderno -il paese in cui vivo- si è dotato di una diga artificiale che doveva servire come scorta d’acqua per l’irrigazione dei campi durante l’estate. In molti però sostengono che l’acqua della diga sia sporca e puzzi, portando numerosi moscerini e zanzare grosse così.

Nel tempo l’invaso, che è molto grande, è diventato meta domenicale per la cittadinanza che ama il passeggio, specie con i cani, anche se di notte la diga è frequentata dalle coppiette. Niente di male, chi non ha mai “parcheggiato”?Però “amanti” non è necessariamente sinonimo di “zozzone” e si potrebbe avere cura di recuperare profilattici e fazzoletti e di gettarli altrove.
In breve , la diga di Siderno è bella ed accogliente non solo per gli umani, ma anche per gli animali, tanto che i pesi inseriti all’inizio si sono motiplicati e sono arrivati aironi cinerini e cormorani. Anche i fiori selvatici si trovano a proprio agio.
Fiori selvatici alla Diga di Siderno

Le varie amministrazioni hanno usato la Diga come propaganda politica, ed in questo senso nessuna novità. Alcune hanno promesso di regolarizzare i pendii, assestare il terreno, limitare gli smottamenti periodici, addirittura alcuni hanno promosso idee di piste ciclabili, sentieri di trekking, Bed & Breakfast, percorsi naturalistici.
Ovviamente tutte queste cose distruggerebbero in poco tempo la bellezza della Diga, che diventerebbe un’imitazione della campagna.
Diga di Siderno

Fiori selvatici alla Diga di Siderno2
Adesso la novità apparentemente avanzata dalla nostra amministrazione comunale,  vorrebbe che a meno di un chilometro dalla diga si facesse una discarica.
Avete letto bene, una discarica.
Quella di Casignana non basta più, Rossano non ci vuole, facciamone una noi. Posso anche capirlo.
Ma con tutti i territori abbandonati che ci sono, perchè proprio vicino ad un luogo che è diventato un’importante oasi ecologica della Locride?
Diga di Siderno in estate
La diga è bella in ogni stagione, anche quando c’è poca erba e si calcinano i campi di ulivo.
Questa foto è fuori fuoco, ma apprezzatene i colori:
Scabiosa selvatica ed avena - diga di Siderno
Sono fiori semplici, ma ce ne sono prati interi pieni. L’effetto è spettacolare. Qui dei convolvoli con scabiosa:
fiori selvatici -diga di siderno
Qui dei piselli odorosi spontanei:
Lathyrus odoratus selvatico -Siderno diga
la bella e puzzolente Psoralea bituminosa:
Psoralea bituminosa - diga siderno

E sul far della sera, l’acqua placida, appena increspata dal nuotare delle “papere” d’acqua.
Dida di siderno