Vincenzo Rubino detto Quaglione



vincenzo rubino detto quaglione

Inserito originariamente da Lidia Zitara

Dean Moriarty

Buon compleanno, Professore

Il Silmarillion
Ainulindalë, la Musica degli Ainur

Esisteva Eru, l’Uno, che in Arda è chiamato Ilùvatar; ed egli creò per primi gli Ainur, i Santi, rampolli del suo pensiero, ed essi erano con lui prima che ogni altro fosse creato. Ed egli parlò loro,proponendo temi musicali; ed essi cantarono al suo cospetto, ed egli ne fu lieto. A lungo cantarono soltanto uno alla volta, o solo pochi insieme, mentre gli altri stavano ad ascoltare; che ciascuno di essi penetrava soltanto quella parte della mente di Ilùvatar da cui proveniva, e crescevano lentamente nella comprensione dei loro fratelli. Ma già solo ascoltando pervenivano a una comprensione più profonda, e s’accrescevano l’unisono e l’armonia.

E accadde che Ilùvatar convocò tutti gli Ainur ed espose loro un possente tema, svelando cose più grandi e più magnifiche di quante ne avesse fino a quel momento rivelate; e la gloria dell’inizio e lo splendore della conclusione lasciarono stupiti gli Ainur, sì che si inchinarono davanti a Ilùvatar e stettero in silenzio.

Allora Ilùvatar disse: «Del tema che vi ho esposto, io voglio che voi adesso facciate, in congiunta armonia, una Grande Musica. E poiché vi ho accesi della Fiamma Imperitura, voi esibirete i vostri poteri nell’adornare il tema stesso, ciascuno con i propri pensieri e artifici, dove lo desideri. Io invece siederò in ascolto, contento del tatto che tramite vostro una grande bellezza sia ridesta in canto ».

Allora la voce degli Ainur, quasi con arpe e liuti, e flauti e trombe, e viole e organi, quasi con innumerevoli cori che cantassero con parole, prese a plasmare il tema di Ilùvatar in una grande musica; e si levò un suono di melodie infinitamente avvicendantisi, conteste in armonia, che trascendevano l’udibile in profondità e altezza, e i luoghi della dimora di Ilùvatar ne erano riempiti a traboccarne, e la musica e l’eco della musica si spandevano nel Vuoto, ed esso non era vacuo. Mai prima gli Ainur avevano prodotto una musica simile, benché sia stato detto che una ancora più grande sarà fatta al cospetto di Ilùvatar dai cori degli Ainur e dei Figli di Ilùvatar dopo la fine dei giorni. Allora i temi di Ilùvatar saranno eseguiti alla perfezione, assumendo Essere nel momento stesso in cui saranno emessi, che tutti allora avranno compreso appieno quale sia il suo intento nella singola parte, e ciascuno conoscerà la comprensione di ognuno, e Ilùvatar conferirà ai loro pensieri il fuoco segreto, poiché sarà assai compiaciuto.
Ora però Ilùvatar sedeva ad ascoltare, e a lungo gli parve che andasse bene, perché nella musica non erano pecche.

Ma, col progredire del tema, nel cuore di Melkor sorse l’idea di inserire trovate frutto della propria immaginazione, che non erano in accordo con il tema di Ilùvatar, ed egli con ciò intendeva accrescere la potenza e la gloria della parte assegnatagli. A Melkor tra gli Ainur erano state concesse le massime doti di potenza e conoscenza, ed egli partecipava di tutti i doni dei suoi fratelli.
Spesso se n’era andato da solo nei luoghi vuoti alla ricerca della Fiamma Imperitura, poiché grande era in lui il desiderio di porre in Essere cose sue proprie, e gli sembrava che Ilùvatar non tenesse da conto il Vuoto, e la vacuità di questo gli riusciva intollerabile. Ma il Fuoco non l’aveva trovato, poiché esso è con Ilùvatar. Standosene solo, aveva però preso a concepire pensieri suoi propri, diversi da quelli dei suoi fratelli. Alcuni di questi pensieri li contessè ora nella sua musica, e attorno a lui subito fu discordanza, e molti che vicino a lui cantavano si scoraggiarono, il loro pensiero fu deviato, la loro musica si fece incerta; altri però presero a intonare la propria a quella di Melkor, anziché al pensiero che avevano avuto all’inizio. Allora la dissonanza di Melkor si diffuse vieppiù, e le melodie che prima s’erano udite naufragarono in un mare di suoni turbolenti. Ma Ilùvatar continuò a sedere in ascolto, finché parve che attorno al suo trono infuriasse una tempesta come di nere acque che si muovessero
guerra a vicenda, in un’ira senza fine e implacabile. Poi Ilùvatar si alzò, e gli Ainur si avvidero che sorrideva; e Ilùvatar levò la mano sinistra, e un nuovo tema si iniziò frammezzo alla tempesta, simile e tuttavia dissimile dal precedente, e acquistò potenza e assunse nuova bellezza. Ma la dissonanza di Melkor aumentò in fragore, con esso contendendo, e ancora una volta s’ebbe una guerra di suoni più violenta della prima, finché molti degli Ainur ne restarono costernati e più non cantarono, e Melkor ebbe il sopravvento. Allora Ilùvatar tornò a levarsi, e gli Ainur s’avvidero che la sua espressione era severa; e Ilùvatar alzò la mano destra, ed ecco, un nuovo tema si levò di tra lo scompiglio, ed era dissimile dagli altri. Poiché sembrò dapprima morbido e dolce, una semplice increspatura di suoni lievi in delicate melodie; ma era impossibile soverchiarlo, e assunse potenza e profondità. E sembrò alla fine che vi fossero due musiche che procedevano contemporaneamente di fronte al seggio di Ilùvatar, ed erano affatto diverse. L’una era profonda e ampia e bella, epperò lenta e impregnata di un’incommensurabile tristezza, onde soprattutto ricavava bellezza. L’altra aveva ora acquisito una coerenza sua propria; ma era fragorosa, e vana, e ripetuta all’infinito; e aveva scarsa armonia, ma piuttosto un clamoroso unisono come di molte trombe che emettessero poche note. Ed essa tentava di sovrastare l’altra musica con la violenza della propria voce, ma si aveva l’impressione che le sue note anche le più trionfanti fossero sussunte da quella e integrate nella sua propria, solenne struttura.

Nel bel mezzo di questa contesa, mentre le aule di Ilùvatar oscillavano e un tremore si diffondeva nei silenzi ancora immoti, Ilùvatar si alzò una terza volta, e il suo volto era terribile a vedersi. Ed egli levò entrambe le mani e con un unico accordo, più profondo dell’Abisso, più alto del Firmamento, penetrante come la luce dell’occhio di Ilùvatar, la Musica cessò.

Auguri di buon anno!

Un nuovo anno coraggioso dal forum di Brave New Garden

Auguri di Natale

Caldo inverno

La testa al caldo

Cipresso invadente

senza didascalia
Davanti al cancelletto arrugginito della piccola cappella del cimitero di Siderno Superiore, dove ora è sepolto mio padre, è cresciuto un cipresso inclinato e contorto.
Attorno a questo cipresso sono state fatte molte questioni. “Va tagliato, bisogna parlare col comune, ostruisce la porta, le radici hanno sollevato il pavimento, non si apre più il cancello, sfonderà il tetto, è nato da una semenza, attira umidità”.
Ed altro ancora.

A me quel cipresso piace moltissimo. E’ inclinato, è vero, e l’anta sinistra del cancelletto si apre solo per metà. Credo sia stato piantato da qualcuno, dato che ce n’è un altro piantato esattamente di fronte. In più dubito che “attiri” umidità, semmai che la smaltisca, assorbendola, e penso che tagliandolo il pavimento della cappelletta crollerebbe, essendo tenuto appunto insieme dal pane di radici.
E poi, anche se fosse?
Infine non credo che sfonderà il tetto, essendo l’albero che per eccellenza leva i suoi rami verso l’alto, né mi risulta che i cipressi, o qualunque altro albero, abbiano istinti aggressivi verso gli edifici, semmai sono gli edifici che vengono “piantati” a sproposito troppo vicini agli alberi, che ne fanno regolarmente le spese.

Cipresso invadente

Quel cipresso ha una insolita forma a “s”, che sarebbe tanto piaciuta a un William Hogarth o a un Lord Shaftesbury. Il tronco, dopo questa pendenza che lo fa sembrare un ubriaco, si contorce seguendo con bella curva l’elaborato cornicione del vecchio tetto. Da lì la chioma si leva ampia e scapigliata in una sorta di grumo color verde ossido di cromo.

A me questo cipresso sembra appartenere carnalmente alla cappelletta, mi sembra che vi si sia sviluppato in maniera simbiotica. Le conferisce una originalità e una unicità che neanche la finitura più elegante e costosa potrebbero avere, una ricchezza che nessun marmo può eguagliare, una spiritualità pari a quella del più sacro dei simboli sacri.

Questo tanto per dire che quando natura e artificio si compenetrano in questo modo sublime, del tutto casuale, si raggiunge l’apice del risultato artistico ed estetico in un giardino o in architettura.

Al giardiere sfiduciato

Qualche tempo fa mi ha scritto un giovane giardiniere. Purtroppo non ricordo il nome e non ho più la sua lettera, perchè il mio pc ha preso un virus di quelli bomba e la posta in arrivo è stata smaterializzata.

Questo è successo almeno un paio di settimane fa, e quella lettera l’ho letta una sola volta velocemente, quindi non so se sarò fedele nel riproporne il contenuto.

Più o meno era questo: cara Lidia, io di lavoro faccio il giardiniere, ma con i tempi duri della crisi e il fatto che il giardino è sempre più monopolizzato dalla ditte che offrono sconti e meno qualità, io mi trovo a fare i salti mortali per avere una ricompensa materiale e professionale. Confesso di essere sfiduciato. Puoi darmi un consiglio?

Che risposta dare? magari ne avessi una! Ultimamente mi guardo intorno e mi sento attorniata dalla miseria e dallo squallore, sia dentro che fuori i giardini. Ci vuole davvero spirito per riuscire a trovare la bellezza in questo susseguirsi uguale ed amorfo di paesaggi urbani di provincia.
Credo che l’arte sia la nostra sola ancora di salvezza. Se non puoi praticarla in giardino, praticala fuori, secondo le tue inclinazioni.
Essere giardinieri di professione in questo mondo di idee estetiche omologate non dà molte soddisfazioni, e non è che ci sia molto da fare a tal proposito. Solo con la nostra individualità possiamo resistere all’attacco corrosivo dell’apatia.
Non voglio darti consigli “tecnici” e di marketing. Spero che tu sia ancora qui a leggere, in questo caso fatti sentire, ci sono molte persone come noi, sicuramente non illuse, sfiduciate forse, ma ancora testarde e impegnate nel cercare una propria risposta alla domanda: cos’è la bellezza?

Spam: pasta machine

Io leggo tutti gli spam, mi piacciono moltissimo. Oggi mi è arrivato questo. Di gran lunga il migliore che abbia ricevuto, non posso non pubblicarlo.

If you have a passion for perfectly prepared pasta, try making your own delectable lasagna noodles, fettuccine, or linguine fini with this pasta roller set that fits all KitchenAid stand mixers. The three attachments include a pasta roller, a fettuccine cutter, and a linguine fini cutter. Just prepare pasta dough and form it into small rectangles which are then fed into one of the attachments. Out come uniform lasagna noodles, fettuccine, linguine, or angel hair pasta. The pasta can be enjoyed fresh or frozen or dried for later. Complete directions, cooking tips, and recipes are included, though cleaning the attachments can be a bit of a challenge, as they can’t be washed in water, and any dried-on pasta particles must be removed with the included cleaning brush and toothpicks.

We’re sure you’ll agree, the flavor and texture of boxed pasta pales in comparison to fresh homemade pasta. But who has the time and energy for cranking dough through a manual machine? Fortunately that workhorse of the kitchen, your KitchenAid stand mixer is happy to do the work with this attachment. Make egg noodles, lasagna, tortellini, fettuccine, and angel hair pasta. Add herbs and seasonings to compliment any recipe.

Rapolina

Rapolina, Pissi Piu, Bonsi, Bonsi Bon, Bonsi Bon Bon, Bonzi Bon, Bon Sisì Chi Bon Bon, Bonzetta, Bonzola, Bomba, Cioncia, Cioncina, Cioncia Mia, Giongia, Giongia Giongia, Rapula, Rapula Uan, Rapunzel, Rapunzelli, Rapunzella, Rapunzels, Punzels, Punzelli, Totta, Totta Mia, Trotta, Trottola, Polina, Lapula, Lapolina, Trapolina, Trapula, Trapula Uan, Cionfa, Cioffola, Cioffolina, Iccia, Iccia Mia.

Ieri, oggi e domani

Estragone: E adesso che facciamo?
Vladimiro: Non lo so.
Estragone: Andiamocene.
Vladimiro: Non si può
Estragone: Perchè?
Vladimiro: Aspettiamo Godot.
Estragone: Già, è vero.