Stamattina la popolazione di Siderno, un piccolo paese dello Ionio reggino, noto più che altro per la sua produzione di ‘nduja e di mafiosi, si è risvegliata con una sorpresa: mancava il sole.
La popolazione, abituata alla luminosa e calda presenza della nostra stella per 365 giorni l’anno, è caduta nel panico.
Le temperature, che al suolo solitamente superavano i 50° celsius, si sono violentemente abbattute fino a ricordare ad uno svedese trasferitosi da lunghi anni nel paesino “la sua estate tra i fiordi di Svartostaden”. La dichiarazione dello svedese è stata posta agli atti della comunità scientifica e l’Ambasciata Svedese ha dichiarato di voler fornire tutto il suo appoggio alla piccola comunità reggina.
La mancanza di sole, oscurato da una coltre di vapore condensato, che un vecchio pescatore noto come “Ciccio lo Zoppo” avrebbe identificato come “nuvole”, ha generato una sequela di problemi che hanno provocato la paralisi della cittadina. Le persone, credendo fosse ancora l’alba, non si sono alzate per andare al lavoro, cosicché tutti gli uffici sono rimasti chiusi. I mattinieri hanno tolto pigiama e vestaglie alle 10 passate, pensando che i loro orologi fossero avanti. I marinai non hanno pescato e non si trova pesce fresco in città. La cosa più grave è che i bagnanti non sono andati al mare: solo i turisti scandinavi sono scesi in spiaggia.
Vedendo che il fenomeno di occultamento del sole e l’abbassamento delle temperature durava per più di 3 secondi, temendo che l’oscurità fosse un preludio all’Apocalisse o alla maledizione del Fimbulwinter, le comunità religiose hanno creduto opportuno riunire i loro fedeli in preghiera per un veloce ritorno alla normalità. A tutt’ora la situazione più grave è quella di una comunità di pastafariani che si è rinserrata in un vecchio edificio pubblico e minaccia di dargli fuoco.
In molti hanno fatto voti a varie divinità, anche estinte o di altre culture. Un gruppo di ‘ndranghetisti ha rapito un gregge di pecore per offrirle a Vishnu per far tornare il sole. Sul luogo sono intervenuti i NAS, la LAV e la Lipu e i boy scout per evitare questa strage.
Molti hanno pensato che tale punizione sia dovuta alla vivace comunità di criminali presente a Siderno, altri incolpano la maldicenza diffusa in tutto il paese specie tra giovani, anziani, uomini e donne, altri ancora la diffusione di profumi taroccati che infesta l’aria. Altri ancora hanno indicato una certa blogger-giardiniera come la colpevole di tutto ciò per via di un articolo blasfemo apparso sulle pagine di un blog semisconosciuto. Un piccolo gruppo di facinorosi si è recato alla porta della blogger ma è stato dissuaso dagli ululati e ringhi dei suoi quattro fedelissimi cani.
Non si sa per quale dei suoi numerosi peccati Siderno sia stata così violentemente colpita, nè da quale divinità ciò dipenda, ma la notizia della scoperta del Bosone di Higgs è sulle labbra di tutti.
Al momento sembra che la situazione sia stazionaria e che non si possano prevedere sviluppi di alcun genere, anche se tutte le Forze dell’ordine sono in allerta.
Appena avremo notizie vi informeremo, sperando di essere ancora vivi.
Esiste una fetta di giardinieri che io chiamo “immaginativi”. Sono giardinieri alle prime armi, completamente asciutti di qualsiasi nozione orticola, ma non sempre passivi, testardi e di cattiva volontà, come tanti che ne circolano intorno.
Ce n’è una sottospecie che è desiderosa di comprendere, molto curiosa delle questioni della natura, ma che non vuole impararle dai libri, quanto piuttosto scoprirle da sola. Vogliono avere il piacere della sorpresa, della scoperta, a volte dell’invenzione. Che poi questa sia equivalente all’acqua calda, non gl’importa, si gettano nell’esperimento, le tentano tutte, trovano mezzi cervellotici per arrivare a soluzioni che per altri sono banali e le raccontano come grandi prodezze. Quando poi si confrontano con qualcuno che un po’ ci capisce, non lo stanno neanche a sentire o accettano quelle indicazioni come una verità parziale.
Nel loro comportamento olistico, abbracciano le infinite possibilità del caso, e se qualcuno gli dice che i semi del Calonyction aculeatus vanno ammollati per una notte, loro lo incidono, invece, oppure lo mettono in un vaso senza buco di drenaggio, o altre cose che non so neanche immaginare.
Non sono “stupidi”. Non è una questione di capacità e di formazione, ma un fatto squisitamente umano, un modo di prendere la vita. Sono persone che applicano fortemente la funzione magico-religiosa, come in genere fanno gli artisti.
Per loro la botanica, la biologia, sono suscettibili delle nostre azioni. Mettere una talea a testa in giù non è un errore, è una prova, una speranza che le radici possano crescere dalla testa.
Insomma, applicano al mondo della natura naturans l’attività emotiva ed empatica dell’uomo. Questa è in poche parole la funzione magico-religiosa, affine alla funzione estetica, nella quale si desidera cambiare la realtà non operando sulla realtà (funzione pratica)ma attraverso dei pensieri e dei simulacri di essa.
Uno di questi giardinieri immaginativi mi raccontò un episodio interessante e curioso. Aveva visto una rosa bellissima (per il giardiniere immaginativo una singola rosa è sempre bellissima) e voleva riprodurla, se ne fa dare un fiore e lo mette in un bicchiere di vetro. Nota che ovunque spostasse il bicchiere, il fiore rilasciava una sorta di semini scuri, diciamo simili a a quelli del papavero. Per il giardiniere magico-religioso, quelli sono semi di rosa, anche se il fiore non è appassito e non ha avuto ancora tempo di formarli ( e ovviamente, un fiore reciso difficilmente può portare a completamento la produzione di semi…).
E’ un po’ il whishfull thinking del barone di Munchhausen: liberarsi dalla palude tirandosi per il codino. Ed è anche uno degli aspetti che legano il giardiniere immaginativo al possessore di nanetti da giardino.
La funzione magico-religiosa è importante per l’artista, applicandoci l’arte, ne esce fuori qualcosa come La botanica parallela di Leo Lionni
E va bene, non ho le prove.
Le ho distrutte.
Un bel po’ di tempo fa.
Non chiedetemi come mi è ritornata in mente questa cosa: dipenderà dalle fasi lunari o dalla mia memoria puntigliosa e carognosissima.
Sarò breve: quando in Italia arrivò MERP, ancora in inglese, reperibile solo in negozi specializzati in giochi di ruolo, noi nerds giocodiruolari ci affannammo a fotocopiarcelo e mandare le regole a memoria come le declinazioni latine.
Purtroppo ho perso le mie copie, come anche quelle di D&D, i dadi, le schede dei giocatori, e ho dimenticato tutte le regole.
Ma non ho dimenticato l’orribile qualità dei disegni di MERP. In particolare la scheda di Arwen era illuminante.
Nella sua prima apparizione, a Rivendell, al tavolo dei convitati, Tolkien dice di Arwen che indossava una cuffia.
I disegnatori di MERP le misero addosso una cuffia vera, tipo quella della nonna di Cappuccetto Rosso, per capirci.
Questo è il massimo che sono riuscita a trovare in rete: Arwen’s bonnet
Purtroppo non rende l’idea della devastante cretinaggine del disegnatore. Ha letto “cuffia” e ha disegnato una cuffia, cioè questa: questa è una cuffia da notte! intelligenza aliena! neanche esisteva nel mondo descritto da Tolkien!
Poteva anche metterle una cuffia di questo tipo:
o questa:
Io all’epoca ero fresca fresca di Diploma di Illustrazione, e con pazienza giobbesca ho cancellato con la gomma-matita e la lametta da barba, quel copricapo inopportuno, disegnando al suo posto una cuffietta medievale intrecciata.
Ecco, questa è un’idea più precisa di che cuffietta aveva in testa Arwen. Mia Sara, Legend di Ridley Scott, un altro che si è venduto al sistema
Quella è la cuffia giusta, accidenti. Sono arrabbiatissima con quella cuffia da notte. Quell’idiota di disegnatore ha sbagliato, e metà dei lettori di Tolkien pensa che Arwen avesse una cuffia da notte quando cenava!
E’ una cosa che il mondo deve risapere, esattamente come il fatto che l’Enterprise non va a dilitio ma a materia/antimateria (nella fattispecie deuterio/antideuterio).
Non potete sapere il nervoso che mi fanno, queste cose!
Non fu Einstein a dire “tutto è relativo”, ma gli fu solo attribuito dalla letteratura apocrifa. Anzi, la sua legge dovrebbe chiamarsi di “non relatività dei moti”. Come ho detto, Eistein è l’ultimo grande determinista.
Questo preambolo per dire che, se non parlerò di Puya, di piante tropicali e di antiche fruttifere, il motivo è che queste piante a Cittanova non c’erano, e non ci saranno ancora per un bel pezzo. Cittanova è una fiera mirata sulla domanda, che per ora è molto semplice e quasi inconscia. Anzi, devo dire che quest’anno c’è stato qualcosa in meglio e qualcosa in peggio.
Arrosoir et persilMeglio la qualità delle piante. Piante più diversificate e più interessanti, non troppo gerani, e il vivaio che aveva più pelargoni ne aveva di belle specie, come il tomentosum, il graveolens, l’hederifolium (o peltatum), anche variegato, e altri che non ho riconosciuto. C’erano anche delle belle piante di Geranium maderense. Belle piante piccole, relativamente poco costose, ben divise, ottima serietà dei vivaisti, che forse venendo in Calabria si sentono maggiormente autorizzati a una loquacità incontenibile.
Per tutti i dolori articolatiPeggio l’inopinata, fastidiosa, ingombrante presenza di altri tipi di prodotti, che ormai siamo abituati a vedere in ogni dove anche nelle fiere più blasonate. D’accordo per lo stand degli unguenti alle erbe e quello dell’aloe (che cura tutti i dolori articolati…chiamate un camionista!), d’accordo per i libri, anzi, erano pochi. Siamo al limite col le terrecotte smaltate, coi saponi,col miele e l’olio d’oliva. Ma i gioielli e i taglieri di legno NO! A questo punto meglio dividere in due la fiera, ché posto ce ne sarebbe stato, e dare più spazio all’artigianato di qualità (scritto in grassetto) e creare due percorsi: uno artigianale (ma non agroalimentare, per favore!) e uno florovivaistico.
Per dare successo a questa manifestazione, in modo tale che possa configurarsi come un evento di portata nazionale, occorre creare sia una migliore offerta, sostenendo gli organizzatori con iniezioni vitali di dindi, ma più sottilmente occorre creare un’offerta. Perciò io credo che Cittanova debba prendersi la responsabilità di attivare dei percorsi formativi a cadenza annuale, che diventi il polo di una rete di informazione/formazione botanica, biologica e giardinicola. Credo che sia importante promuovere queste attività organizzando dei convegni (ma con le palle quadrate) e richiamando ogni tanto qualche importante personaggio per fare un po’ di battage pubblicitario. Mi riferisco a blasonate archistar, come Clément, Conran, Fujimori.
Servono soldi per questo, è vero, ma non è detto che facendo leva sul senso di etica e di eguaglianza, non si riesca ad ottenere qualcosa. E se così non fosse, si dovrà andare avanti anche senza le archistar, che arriveranno quando potremo permettercele, ma il successo e la crescita di “Cittanova Floreale” è indissolubilmente legato a dei corsi permanenti su territorio, alla creazione di un garden club e all’attività di promozione cultural-giardinicola. In breve “Cittanova Floreale” dovrà essere l’acme di una preparazione durata tutto l’anno. Solo così nessuno salterà in aria sentendosi chiedere 20 euro per “quella pianta lì”. E i 20 euro diverranno magari 30, con guadagno del venditore e maggiore potere attrattivo della fiera.
Tradescanzie dal Vivaio ValverdeSe infatti i venditori sanno in anticipo che avranno sia soddisfazione professionale che economica, spostarsi verso il fondo della penisola non diventerà troppo impegnativo. Potremmo in futuro avere vivai importanti.
Senza contare che questa attività potrebbe condurre alla crescita e al miglioramento dei vivai presenti sul territorio e dell’attività florovivaistica in generale.
Magari in un lontano futuro si potrebbe anche considerare una scuola agraria.
Un sogno? Non credo. Molte regioni l’hanno fatto e le potenzialità non mancano certo a noi. Ma se è vero quanto dicono i quotidiani, che su 200 miliardi di euro stanziati dall’Europa per il Mezzogiorno, Monti ne ha versati solo 2,5, la stessa cifra stanziata per i danni del terremoto in Emilia, si può ben presagire che quello che ci mancherà saranno proprio i soldi.
Finito il fervorino, la mia giornata a Cittanova è stata a dir poco esaltante. Ho perso tempo perchè a Polistena c’era una gara di tuning, credo, e l’unica strada che conoscevo era bloccata. Ho fatto mezzo paese contromano seguendo le indicazioni di un tale che per poco non mi portavano a Taurianova, alla fine mi ritrovo in mezzo ad un funerale dove mi danno le informazioni giuste. Volevo un navigatore, in quel momento, maledizione.
Raggiunta la Villa, ho parcheggiato lontanissimo perchè era già tutto pieno. Ho incontrato quasi subito Mimma Pallavicini e Carlo Pagani. L’amicizia con Mimma si sta consolidando molto, mentre spero ne sia nata una nuova con Carlo Pagani, che mi ha fatto un’ottima impressione. Decisamente più diretto e incisivo di quanto non appaia nei suoi articoli su “Gardenia”. Il tono a volte lagrimevole dei suoi aneddoti deamicisiani è assolutamente assente dalla persona e dal giardiniere.
Con Mimma e Pagani abbiamo parlato un bel pezzo, dell’assurda politica italiana ed europea che conduce all’inevitabile impoverimento delle famiglie e della cultura. Abbiamo discusso del giardinaggio contemporaneo e dell’editoria italiana. Era da parecchio che non potevo parlare con nessuno di queste cose e per me è stato uno sfogo più che una conversazione. Senza accorgercene abbiamo parlato più di un’ora tanto che quasi subito c’era la merenda didattica con i ragazzi che gli insegnava che un colore non è univoco (ad esempio viola=mirtilli, arancione=arancia, ecc.). Alla fine della merenda i bambini hanno imparato di aver mangiato almeno 12 piante. Merenda didattica
Avete visto Pagani come ride sotto i baffi?
dodici tipi di piante
Successivamente Carlo Pagani ha tenuto una lezione, o meglio, si è prestato a rispondere alle domande poste dal pubblico. i presenti erano tutti adulti e veleggianti verso la sessantina, si sono fatte domande perlopiù sull’orto, sulla riproduzione, sulla concimazione e sulla preparazione del terreno. L’uditorio era estremamente impreparato: a parte qualche signore dedito all’orto, ma con conoscenze circoscritte, il pubblico femminile poneva delle domande che a volte facevano sorridere per la loro ingenuità. Non posso non menzionare una signora carina, ben truccata e pettinata, che ha fatto la cosiddetta “domanda impossibile”, cioè quella domanda a cui si può rispondere solo “dipende”. Avendolo già anticipato io, la signora non è stata soddisfatta, ripetutolo il maestro, con le mie precise parole, la signora si è acquietata. Non ho potuto fare a meno di farmi una risata alle spalle della signora, che penso non l’abbia presa bene, ma non ho potuto contenermi.
Nonostante le domande fossero in massima parte elementari, Pagani si è sforzato, da abile oratore, a renderle accattivanti e soprattutto complete da un punto di vista scientifico. Ha spiegato molte tecniche di coltivazione specie per le piante in vaso e per l’orto. Con mia grande soddisfazione ha posto un accento particolare sulla corretta preparazione del terreno, che è un argomento a cui troppo poco si presta attenzione. Pagani ce l’ha messa davvero tutta
Terminata per il momento la parte conferenziera o didattica, con Mimma ci siamo fatte un giretto tra le postazioni. Mercè la sua presenza ho avuto sconti e regali. C’erano molte grasse, sempre accorsate
Le solite tillandsie
Phlox che non ho preso, da noi soffrono l’estate, ma a Cittanova, che è nell’interno e beneficia di un clima meno caldo, possono stare benissimo, infatti poco distante c’erano dei residui di fioritura di Digitalis purpurea, una specie che sulla marina non ha speranze. Phormium tenax con digitale
Andando ancora avanti incontravo cose più o meno belle, più o meno interessanti, ma sempre non mi facevo mancare l’osservazione della Villa. Piante di cotone. Il cotone ha avuto un forte momento di produzione nel Marchesato, finchè non fu fatto fallire perchè lo producevamo meglio degli altri
Uno sguardo intorno:
Il palco visto dalla parte opposta dell’entrata. Lì c’era l’esposizione di quaderni d’appunti e manuali delle Edizioni del Baldo
Ho avuto anche una simpatica disavventura: durante la merenda didattica una bambina aveva perso il suo apparecchio per i denti tra i fazzoletti di carta. Per fortuna che a Cittanova c’è la differenziata: l’abbiamo trovato subitissimo! C’era il famoso limone Mano di Budda e molte cultivar di agrumi antichi portati da un’azienda siciliana, Tamo Flor, specializzata in bougainvillee e piante mediterranee Limone Rosso è proprio il nome della cultivar Le Hemero non mancano mai…
Come sempre uno sguardo all’insieme. Guardate che grande e folto questo Phormium tenax variegato.
Echinacee, sullo sfondo il monumento ai caduti Un fiore di Hibiscus enorme. Considerate che il diametro del mio obiettivo è di circa 5 cm
Un po’ più in giù, verso l’entrata, c’erano annuali e rose Leonardo da Vinci Rosai rampicanti Poulsen. Mi hanno detto il nome della cultivar, ma l’ho scordato Rosa blu di cui non ho chiesto il nome
Uno degli stand più accorsato è stato quello di René Stins, un giovane olandese che si è sposato una bergamasca. Il suo assortimento era paragonabile a quello di Floraiana o raziel. Certo, mancavano quelle “preziosità” che molti di noi amano, cercano e conoscono, ma si tratta di fine stagione, anche se i bulbi erano in ottime condizioni di stoccaggio. René ha detto: “Quel che vendo vendo, quel che rimane lo lascio alla Villa perchè sia piantato qui”. Io credo che questo vada sottolineato. Da lui ho preso della Crocosmia di non ricordo che varietà, comunque rosso fuoco, delle Nerine bowdenii, degli Zephiranthes rosea, del Sedum ‘Herbstfreude’ e dell’Alcea in mix. Non è che Renè contasse i bulbi, li prendeva a manate e li metteva nei sacchetti. Alla fine mi ha chiesto una cifra che non ripeterò. In effetti, se avessi potuto approfittare ancora avrei preso degli Amaryllis e un paio di altre cosette. Ma poi avrei fatto l’ingorda.
Infine ho dato un’occhiatina a queste pubblicazioni Del Baldo che sono così carine, ma così carine, che ti verrebbe la voglia di prenderle tutte. E’ ovvio, è roba per noi ragazze e talvolta per i piccoli, ma io mi sciolgo in una pozza di zucchero davanti a queste cose. Ho preso tre quaderni d’appunti. Tutto sta farsi venire in mente qualcosa da appuntare…
Ormai era sera, ho salutato il mio amico Tommaso da Condofuri, venuto col cotone e molte altre cose interessanti, e poi col suo aiuto ho caricato le piante in auto.
A conclusione della serata c’è stata la presentazione di un libro di progettazione del paesaggio a cui ha presenziato il sindaco Cannatà. Del suo lungo discorso mi piace ricordare che la parola “Aspromonte” non viene da “asper” latino, ma da aspér, greco, che significa bianco (come l’Asperula odorata). Troppa distanza, anche a parole, si è messa tra le Alpi e l’Aspromonte, ma l’Aspromonte è un relitto delle Alpi, la sua geologia è alpina, non appenninica. L’Appenino in Calabria finisce verso Catanzaro, dove c’è la “coscia di Stalettì” (cfr. Luigi Lacquaniti, Scritti Geografici). L’Aspromonte è insomma un’Alpe scivolata giù.
Sono tornata a casa col buio fondo, meno male che la strada la conosco benissimo perchè la faccio per andare dal veterinario. Tornare a casa è stata una passeggiata gradevole. Certo, una fiera che ti tiene fuori di casa per otto ore non capita ogni giorno.
Ero troppo stanca per sistemare le piante e le ho depositate su un tavolo, la mattina dopo le ho raggruppate in modo che con una botta di tubo le annaffio tutte, comunque non vogliono molta acqua. penso di aver fatto degli acquisti mirati. Alcune cose vanno messe in terra ora (le lavande), per altre aspetterò ottobre.
Il mio bottinino è qui, bello concentrato. Il vasetto in alto è una piantina di cotone, chissà che non mi estenda e ne faccia commercio, potrei diventare più ricca di Rossella O’Hara.
Ma la cosa più bella è stata avere delle piantine, delle piantuzze, le belle piantuzze. Trepidare per loro, gioire, amarle.
Ero così felice quando sono tornata a casa che ho dormito come un barbapapà. E il giorno dopo ero così allegra, in pace, serena, piena di speranze.
Pubblico con gran piacere il comunicato stampa dell’associazione Pro-Fondazione Carlo Ruggiero.
Cittanova Floreale raggiunge la sua quarta edizione. Le auguriamo lunga e prosperosissima vita!
L’ Associazione Pro-Fondazione Carlo Ruggiero di Cittanova presenterà, nei
giorni 1-2-3- giugno 2012, la IV edizione della rassegna di florovivaismo specializzato : “Cittanova Floreale”.
L’evento, che si svolge all’interno della ottocentesca Villa Comunale di Cittanova, coinvolge specialisti del settore florovivaistico provenienti da tutta Italia e rappresenta un’occasione per catalizzare l’attenzione sul territorio calabrese, verso le sue peculiarità storiche, naturalistiche, architettoniche,antropologiche.
Inoltre, nell’ottica di una approfondita promozione e valorizzazione territoriale, si vuole realizzare un “gemellaggio” tra Territorio Tirrenico ed Area Grecanica.
La Villa Comunale “Carlo Ruggiero” di Cittanova, ottocentesco patrimonio botanico, è la sede della manifestazione. Gli stand vengono disposti lungo i suoi vialetti ameni, ombrosi, a tratti lunghi e dritti, a tratti curvi e labirintici: piante rare e particolarità botaniche, specie provenienti dall’intero globo e specie endemiche, erbe ed essenze, frutti e spezie concorrono a creare un inebriante abbraccio di colori e profumi che lascia un ricordo indelebile nel visitatore.
L’evento non prevede soltanto il mero aspetto espositivo ma si espande in una molteplicità di attività quali: allestimento di infiorate nei dintorni della Villa Comunale, attività didattiche (lezioni di giardinaggio, laboratori di Educazione Ambientale), seminari tematici, attività escursionistiche sui sentieri aspromontani o nei territori circostanti, laboratori artigianali, tradizioni locali, spettacoli musicali, convegnistica, eventi editoriali, concorsi d’idee e progettualità,.
Oltre agli specialisti del settore, vi partecipano l’Università Mediterranea di Reggio Calabria con le facoltà di Agraria ed Architettura.
Parteciperà il gruppo musicale “ Cumelca”.
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Bene bene, pubblicato il comunicato (un po’ alleggerito) ho fatto il mio dovere. Ora lasciate che vi dica perchè venire a Cittanova Floreale. Chi legge da Torino o da Lucca non troverà nulla di quello che c’è a Masino o Murabilia, e la mostra ancora non ha questo potere attrattivo, tale da considerarsi qualitativamente a livello nazionale. Ma sta procedendo, non si è spenta dopo le prime esperienze, sta andando avanti, mettendo in mostra alcune selle peculiarità calabresi. Noi duri e crudi non vorremmo il banchetto del miele nè il vedutista, nè i telai per la ginestra, ma questo serve per moltiplicare l’attenzione verso questo evento da parte di un pubblico con media a nulla conoscenza dei fiori.
Ogni volta che sono andata a Cittanova Floreale ho incontrato sempre persone consapevoli, colte e preparate. Ma non tutto il pubblico è così formato, per cui elementi correlati alla vegetazione possono essere nelle prime esperienze un valido supporto per incrementare le visite (l’ingresso è gratuito), ma soprattutto l’interesse e la conoscenza di piante diverse da quelle che comunemente si trovano nei vivaietti di quartiere o ai mercatini rionali.
Quest’anno ci sarà anche Carlo Pagani, un soggetto per il quale non nutro una particolare simpatia, ma che speriamo possa approfondire i temi orticoli con le sue conoscenze tecniche.
Cittanova Floreale è l’unica fiera di giardinaggio in Calabria, dobbiamo coccolarla e aiutarla, il che significa andare, parlarne, scriverne, comprare, piantare e regalare.
Quando si hanno pochi soldi e poche piante, pur di mettere le mani nella terra inevitabilmente si cambierà di posto a quelle già presenti. E’ quello che sto facendo io al momento e che fanno tutti, per esigenze simili o differenti. Non credo che molte piante rimangano a lungo nella loro posizione, le rose soprattutto, data la facilità con cui possono essere trapiantate. Le piante che più spesso rimangono al loro posto sono le perenni a breve vita, come le lavande e le salvie. Se non ti piace dove stanno, o le sradichi o aspetti che muoiano. Se invece ti piace le dovrai ricomprare, ergo, sempre opportuno fare delle talee delle perenni che piacciono e che iniziano a comporre l’ossatura del giardino.
Quando si incomincia a tirar fuori le piante dalla terra si capisce se il lavoro degli anni precedenti è stato buono. Il terriccio sarà “consumato” come un copertone d’auto dopo una gara, ma due palate di letame maturo lo rimettono in piedi. A quel punto io lo chiamo terreno “standard” da giardino, umoso e di buona consistenza. In genere io aggiungo sempre sabbia ultralavata (la prendo in spiaggia) e ghiaietto di consistenza medio-piccola, anche quello lavatissimo. In terra come quella, con un po’ di concime chimico e qualche magia degli scaffali dei brico center, il terreno è pronto praticamente per qualsiasi coltivazione, sia per l’orto che per il giardino.
Stamane ho fatto un lavoretto che rimandavo da…boh, forse da più di un anno, spaventata dal peso del contenitore: un grosso vascone in calcestruzzo pieno fino all’orlo di agavi grigie. M’ha preso il tic, e zac, l’ho coricato su un fianco. Con la mia fida palettina dal manico rosso mangiato dai cani, inizio a scavare, immaginandomi un lavoro da egittologo. La terra invece è venuta via in uno zic, perchè era molto drenata, e le agavi praticamente mi sono saltate in braccio. Ho tolto le radici delle agavi e un gruppetto mezzo strangolato di Tulbaghia e di Babiana, e ho rimesso il vaso in posizione. Ora ci devo pulire un po’ sotto e dare via le agavi. Forse qualcuna piccola la tengo, quelle grigie mi piacciono, mentre quelle variegate no.
Troppo spesso penso che i giardinieri non fanno troppo caso al terriccio che usano. Sbagliare terreno equivale a perdere la pianta. No, davvero, non si fa proprio nessuna attenzione alla composizione del terriccio. Sembra che le piante debbano crescere sane e rigogliose invariabilmente in torba o calce viva.
Ora il terriccio di questo vaso è “scarico”, nel senso che è di buona consistenza ma ha poco humus e pochi minerali. era stato concepito così inizialmente perchè il vascone era stato destinato a garofani e agavi, che poi si sono mangiate tutto e l’hanno riempito fino all’orlo.
Può essere usato ad esempio come base per il terriccio per le talee, che non vogliono terreni grassi e ricchi. O per coprire dei buchi nei vasi, per miscelarlo a terreni più ricchi. Non va bene per le semine perchè c’è poca sabbia.
Se viene mescolato al compost è il caso di aggiungere un altro po’ di ghiaietta medio-piccola, perchè spesso il compost ha un aspetto fantastico da pronto, ma tende ad essere troppo pesante e assorbire troppa acqua.
Io so già che lo userò per un melo nano che la follia mi ha fatto comprare. Per il momento lo lascio così, (in realtà per fare le cose per bene dovrei setacciarlo con un setaccio a maglie grandi, ma vabbè), poi lo tolgo tutto via, coricando il vaso (così ci pulisco di sotto), do una sgrullatina al drenaggio e controllo se ne occorre altro, ci metto del letame super vecchio che mi hanno regalato, un po’ di concime chimico e lo ricopro. Lo lascio così fino a dicembre-gennaio, quando ci metterò l’alberetto (che dovrò s-zollare perchè ha molti polloni, quindi bisogna aspettare il riposo vegetativo).
Poi vorrei piantarci sotto dei fiori piccoli, come camomilla, camomilla dorata, garofanini striscianti, qualche bulbetto in azzurro, muscari o anemoni. Cosette così, semplici, alla buona, casuali. Insomma, quello che mi capita al supermarket o al mercato del giovedì.
A Castello Quistini durante il mese di Maggio una straordinaria fioritura con oltre 1500 varietà di rose antiche, moderne e inglesi.
Per l’intero mese di Maggio, il mese delle rose, si potranno ammirare migliaia di varietà di rose fiorite a Castello Quistini, visitabile fino a fine Luglio.
Lo spettacolo del fiore più amato si ripete ogni anno ma stupisce sempre come se fosse la prima fioritura, ma mai come quest’anno i colori e i profumi invadono l’intero spazio dei bellissimi giardini realizzati dalla famiglia
Mazza, e dell’imponente palazzo risalente al 1500.
Il percorso, reso unico dall’affascinante abbinamento tra storia e botanica, leggende e misteri, è un intenso viaggio in natura ed è visitabile tutte le domeniche e festivi dalle 10,00 alle 12,00 e dalle 15,00 alle 18,00 fino agli ultimi di Luglio.
Mme Alfred CarriereE’ difficile immaginare un mondo senza rose. E’ senz’altro il fiore più amato e romantico che si possa trovare in giardino e a Castello Quistini si possono vedere e ammirare varietà splendide come ‘Mme Alfred Carrière’, una magnifica rosa rampicante dai grandi fiori profumati color bianco setato leggermente sfumati di rosa, adatta per ricoprire un gazebo.
‘Lady Hillingdon’, altra bellissima rampicante dal colore giallo oro antico e dai fiori ricadenti dal profumo fruttato.
‘Gertrude Jekyll’, rosa a cespuglio dal colore rosa intenso e tra le più profumate che ha fatto riscoprire agli inglesi la vera essenza di rosa.
Tra centinaia di aiuole di rose presenti tra i giardini spicca il labirinto di rose, che intende rappresentare la storia della rosa, dalle antiche fino alle moderne. Gertrude Jekyll
La prima distinzione tra rose antiche e moderne risale al 1700, periodo in cui nacquero i primi ibridi di rosa tea, che segnano l’inizio del procedimento di ibridazione e la nascita di tutte le specie create successivamente. La rosa tea
dà infatti alle rose la particolare forma. Le rose antiche sono caratterizzate dal colore pastello e dal forte profumo.
Apertura tutte le domeniche e festivi dalle 10,00 alle 12,00 e dalle 15,00 alle 18,00 fino a fine Luglio.
Per informazioni: Castello QuistiniQuistini
e castello Quistini su Facebook (per leggere occorre essere registrati)
E’ da molto tempo che sto alla larga dai mercati, per non essere indotta in tentazione, ma qualche capatina ai vivai si fa sempre: c’è sempre un’occasione per fermarsi a guardare.
Così abbiamo visto l’introduzione di molte piante nuove, l’arrivo dei rampicanti esotici, delle rose cartellinate Meilland o Austin, della ‘Pierre de Ronsard’.
sfocato perchè scattata di nascostoQuest’anno è l’anno del Convolvolus cneorum. Ne avevo avvistati tre o quattro esemplari nella “zona piante” di un centro commerciale, tra i vini e la frutta sciroppata. Erano malmessi, strappazzati e schiacciati, infilati in vasetti col cellophane intorno e una bella etichettona in plastica. Una cosa da far piangere. Io che di solito in giardino sono razionale e metodica, immune alle emozioni e alle intemperanze come l’inverno artico, mi sono commossa. E ne ho comprato uno. E mal me ne incolse.
Il Convolvolus cneorum è una pianta di cui non ne posso più. Bianco e grigio, gola leggermente gialla, ah ahaaahhh, il tripudio di quando andavano di moda le piante a foglia grigia, di quando eravamo pischelletti influenzati dalla Jekyll e dalla Hobhouse! Comprato due volte alla Landriana, due volte morto. Adesso sta benone, una pasqua, bello felice nel suo vaso-pentolaccia. Insipido come la pasta scondita, bisogna assolutamente metterci qualcosa vicino.
E lì iniziano i problemi: mica ho Priola sotto casa. Per ora ho risolto con un po’ di bocche di leone color giallo ramato, e cercavo una Callibrachoa con delle tinte simili. “Roba da ragazzi”, pensavo, di callibrachoe è pieno il mondo.
E invece niente. dalie a tutto andare, gerani, surfinie quasi zero, lavande a dieci euro, hippeastrum e altra roba andanteNon solo Callibracoa, ma anche petunie e surfinie sono diminuite. Al più ci sono quelle minuscole, nel vaso da 8 cm, col fiorone grande quanto un piattino da dolci, che starebbero bene solo su un davanzale messe in scatole da tè.
Dopo essermi autocongratulata per quello che immaginavo il salvataggio di una pianta che sarebbe stata ignorata da tutti, me ne trovo ettari nei vivai. Una marea di gerani, e non dei soliti colori! Ma soprattutto, e dico, soprattutto, le perenni arbustive o semi-arbustive. Roba andante, non crediate, ma fino a qualche anno fa c’erano solo gli Hibiscus.
E’ una grande novità e un passo importante.La diminuzione delle annuali e l’aumento delle perenni implica una maggiore coscienza di ciò che è la struttura di un giardino, la sua impalcatura. E’ evidente che questo si deve alla gran mole di informazioni gratuite reperibili su internet, alla velocità con cui si scambiano e all’immenso numero di manuali pubblicati negli ultimi anni, alcuni anche buoni. Le riviste sono ancora ferme sulla linea di partenza, ma questa non è una novità.
Occorrerà fare attenzione all’evoluzione dei giardinetti pavillionaires, questa primavera, e a fine estate fare un bel po’ di ispezioni alla Fiera di Portosalvo.
Quindi niente zinnie,ma convolvoli.
Chissà quanto tocca aspettare per avere le graminacee.
Qualche giorno fa sono andata a Gerace per la Fiera del Libro, e con l’occasione mi sono portata dietro la fotocamera. Per una maggiore comodità avevo montato l’obiettivo corto, perchè volevo fotografare edifici e panorami. Ma non vi dico: quando ho visto questa bellissima rosa affacciarsi dalla balaustra delicatamente come una Giulietta innamorata, mi sono auto-lanciata qualche maledizione.
E’ il massimo ingrandimento che sono riuscita ad ottenere con il 18-55. A me sembra una Bourbon, sarà ‘La Reine Victoria’?
Tra di voi c’è sicuramente chi mi può aiutare.
Confesso di esserne rimasta affascinata.
"Quando guardiamo il cielo di notte ci soffermiamo ad ammirare le stelle a caso senza seguire uno schema.. lasciamo che la nostra fantasia si perda in questo immenso soffitto brulicante di luci... una stella grande.. qualcuna piccola.. un'altra azzurra ed una rossa! Luci lontane che forse ora non esistono neanche più.. eppure sono lì le guardiamo ogni sera quando le nuvole ce lo permettono.. luci che continuano a brillare .. a vivere.. che continuano a farci sognare! Questo BLOG vuole essere uno spazio semplice, senza pretese, uno spazio dove antichi sorrisi e sguardi continuano a brillare come stelle... semplicemente continuano a vivere nell'immenso cielo della rete." (Domenico Nardozza)