sabato 18 febbraio, alle ore 17:00, presso la Sala degli Specchi
Presenta il libro di
Maury Dattilo Folli giardinieri. Storie d’amore e di verde
Edizioni Pendragon 2011
Introduce: Flora Salleo
Il prof. giacomo Tripodi conversa con l’autore
legge alcuni brani Anita Russo
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Lunedì 20 febbraio 2011, ore 17:30, presso la Libreria Cavallotto, in Corso Sicilia, 91 (CT)
Presentazione del libro di Maury Dattilo Folli giardinieri. Storie d’amore e di verde
Edizioni Pendragon 2011
Ne parla con l’autore la Prof.ssa Lisetta Giardina Fiamingo
Uno dei miei “polsi” più sensibili è il mercato del giovedì a Siderno.
Non è un grandissimo mercato dei fiori, ma è senza dubbio più variegato di quelli dei paesi immediatamente limitrofi.
Era da parecchio che non ci andavo perchè non compro più piante. Ma era forte la voglia di farci un giro, dare uno sguardo ai colori, alle novità, rincontrare vecchie facce (come il signor Natale), chiedere dei prezzi.
Che delusione. Sarà stata la neve che ha bloccato l’arrivo delle piante olandesi, la protesta dei forconi, lo sciopero dei camionisti e quello dei benzinai, il Burian Siberiano, il Blizzard di non so so dove, ma al mercato di Siderno, due giovedì fa, le piante erano davvero scarsamente interessanti, anzi, direi che se la vista delle piante può essere deprimente, questa lo era.
E’ vero che il signor Pasquale, fratello di Natale, non lavora più da anni, è vero che Rocco è un po’ caro, che qualcuno ha ridotto considerevolmente il suo spazio espositivo, ma fatti tutti i conti a noi mancano un paio di settimane per entrare nel pieno delle fioriture primaverili, e tutti amiamo andare a curiosare se sulle bancarelle ci sia qualche fiore con cui possiamo anticipare l’evento naturale.
Torno a dire: è vero, quel giovedì faceva freddo, ma l’impoverimento non era relativo solo all’offerta dei fiori: tutto il resto del mercato era contratto, diminuito in numero e varietà. Sedie, canestri di vimini, secchi, scarpe, tovaglie, e tutto quel che di solito si trova al mercato. Per non parlare del settore verdura e sott’olio, praticamente sparito, il che è un dato strano, perchè di solito, quando mancano i soldi, si tende a vendere anche ciò che servirebbe per la propria alimentazione.
Il giorno stesso ho sentito la notizia dei prezzi alle stelle per le verdure. Come mai c’era così poca verdura al mercato? I contadini preferiscono venderla sottocosto ai negozianti per risparmiare sull’affitto del suolo comunale?
Mi riprometto di tornarci fra qualche settimana, sperando in qualche novità positiva.
Al mercato dei fiori c’era quanto lecito aspettarsi: Bulbi forzati
La solita parata di bulbi in vasetto di forzatura, di produzione olandese, con relativo cartellino. Giacinti e narcisi non possono mai mancare, specie i ‘Tète à Téte’, particolarmente usati a questo scopo. Anche i muscari non sono proprio una novità, dato che sono parecchi anni che circolano nei sacchettini ai supermarket: le signore ormai li conoscono. Insolita l’Iris reticulata, qui poco conosciuta, e comunque non nella sua varietà più bella e venduta, la ‘Katharine Hodgkin’, ma una cultivar più scura e meno pregevole, o forse proprio la specie reticulata e basta. Se qualcosa si può dire, è che senza dubbio è migliorata la stabilità della tecnica di forzatura, lo si vede dalla robustezza e dal colore degli steli, ma credo anche che ormai il bulbo forzato sia entrato anche da noi nel “paniere” degli acquisti sicuri, e capita spesso di vedere i vasetti etichettati con la testolina del fiore appena fuori ben esposti sui banchi dei market. Poi gli scapi si allungano, i fiori fioriscono e muoiono, e i vasetti rimangono lì perchè nessuno li ha comprati. Che schifo di vita: fiorire sul bancone di un market, tra lampadine a basso consumo e torroni ancora in offerta. Mal comune: almeno avete sofferto insieme, avete fatto una meravigliosa fioritura su quel ripiano: eravate bellissimi, vi avrei presi tutti con me.
Al mercato capita meno spesso questo “invenduto di massa”, i prezzi sono più ragionevoli,trattabili, le piante meglio curate e meglio esposte, con un aria più allegra, meno da oggetto. Questi hanno un'aria allegra: vien subito voglia di portarli a casa
Magari da mescolare ai Muscari, così delicati, così azzurri e “inglesi”!
Certo, non mancavano le solite cose, gerani rossi e rosa, e i ciclamoni. Mi ha stupito invece l’ampia distesa di vasi di ciclamini medi…insomma, quasi normali. Che la gente stia riscoprendo il fascino della naturalezza? Dio mio, i colori però paiono passati con la bomboletta spray.
Oltre ai ciclamini la margheritina doppia, rosa o rossa, tipo Pomponetta. Anche quella dai colori rudi e polarizzati verso due opposti (bianco o rosso, senza mezze misure), ma con quell’aria di rustico, di campagna. Le violette invece sono sempre quelle enormi, a orecchio d’elefante. Le tricolor semplici non si trovano.
Più insolita la presenza degli anemoni, serie De Caen, la meno problematica, che da noi vengono considerati piante selvatiche, tipo “papavero”. Anche se spessissimo si trovano nei sacchetti ai supermarket, la gente si confonde quando li deve piantare, li mette sottosopra, li spezza, o sbaglia terreno e profondità.
Una signora ne ha presi un paio, di colore azzurro, assieme a dei gerani.
Da noi le violette sono gli umili fiori che si coltivano nei giardinetti di periferia, i cui fiori si mettono in vasetti sfaccettati dinanzi alle foto di chi non c’è più. mazzolino di viole di parma
Altrove le violette hanno storie diverse. Ad esempio in Francia sono famose per essere state il simbolo della casata dei Bonaparte. Prima di essere esiliato all’Elba, Napoleone promise di ritornare “quando le violette fossero state nuovamente in fiore”, e dopo la sua morte, nel suo medaglione furono trovate delle violette raccolte dalla tomba di Giuseppina, la sola donna che forse avesse davvero amato. Nel suo medaglione furono anche trovate delle viole di Parma, che Giuseppina coltivava alla Malmaison, raccolte dalla tomba dell’ex moglie. L'Imperatrice Giuseppina
Sebbene questo possa sciogliere in lacrime anche il cuore meno sensibile, non si può non sottolineare il curioso fatto che due tra le violette di Parma più famose, la ‘Marie Louise’ e la ‘Duchesse de Parme’, portano il nome della seconda moglie di Napoleone, Maria Luisa d’Asburgo. La giovane Maria Luisa d'Asburgo
ventaglio in avorio, seta e madreperla, appartenuto a Maria Luisa d'Asburgo, decorato con violette
Con la Restaurazione le violette furono messe al bando, portate all’occhiello solo dai fedelissimi dei Bonaparte, ma ritornarono velocemente di moda con Luigi Napoleone e la moglie Eugenia Montijo, che ne fece furbescamente uno dei suoi simboli. Eugenia Montijo tra le sue dame di corte, alcune delle quali indossano sul decolleté grandi mazzi di violette
Gli Inglesi le considerano in maniera molto più pragmatica, e hanno fatto con loro quello che fanno solitamente quando si ritrovano davanti ad un genere così ricco di specie e varietà: le hanno divise in categorie. “Fancy Pansy”, “Viola” e “Violetta”, sono le tre classi derivate dalla Viola tricolor, quelle che hanno “le bizzarre facce da gatto di velluto ciancicato”, come diceva Vita.
Ma a noi interessa di più la classe delle “Violet” che deriva dalla Viola odorata.
Alle “Violet” appartiene anche la sottoclasse delle famose violette di Parma. L’origine di tale denominazione è ormai sepolta sotto una gran confusione di nomi e di date, e si possono solo fare supposizioni, fermo restando che Parma non si è mai distinta nella storia dell’ibridizzazione della violetta, ma sembra piuttosto che in tale storia si sia introdotta in maniera elegantemente abusiva, collegando il suo nome all’estrazione del profumo. saponette fatte a mano(non da me)
E’ stato suggerito da alcuni che le violette di Parma siano nate tutte in Italia, oppure ottenute da una mutazione di uno stock portato dall’Italia in Inghilterra. Alcuni le danno per mediorientali, e sostengono che siano arrivate in Italia con le navi genovesi e veneziane. Altrove si dice che approdassero in Spagna, portatevi dagli Arabi, dal Nord Africa e dall’Asia Minore, e dalla Spagna a Napoli, su richiesta della potente famiglia dei Borbone.
Questa violetta era chiamata in Inghilterra “di Napoli”, ed era la Viola odorata pallida plena (sin. V. suavis pallida plena italica). A Napoli era chiamata “Violetta Portoghese” ed in Francia “Violetta di Parma”, forse per onorare l’Imperatrice Maria Luisa, Duchessa di Parma. Nell’arco di un cinquantennio il termine “Violetta di Napoli” era ormai scomparso, sostituito dalla denominazione “Violetta di Parma”. Filo color viola di Parma
Parma acquisisce così un merito che non ha mai realmente avuto, merito che spetterebbe più legittimamente alla città di Udine, dove il Conte Filippo Savorgnàn di Brazzà Sorreschian, giardiniere per diletto, compiva intorno al 1850 degli esperimenti di ibridazione sulle violette di Parma. Tra le mani di Filippo di Brazzà vide la luce la prima e unica viola di Parma doppia di color bianco puro. Conte di Brazzà
Brazzà ne vendette in Inghilterra e in Usa, ma fu solo dopo l’invenzione della luce elettrica che le violette bianche ebbero successo. Le violette scure, in voga fino all’inizio del Novecento, rispondevano cromaticamente molto bene alla luce a gas, ma apparivano quasi nere a quella elettrica, e furono messe da parte in favore di quelle chiare
Nonostante la parte avuta dall’Italia nella storia della violetta, tutto ciò rimane abbastanza oscuro nel nostro paese, e le violette di Parma proseguono rapidamente la loro strada verso l’oblio.
Silenzio. Dopo qualche secondo una voce femminile molto austera mi dice seccata: -Si?
-Salve, sono Lidia Zitara. Mi ha dato il suo numero il nosto amico comune a l’Havana.
Silenzio.
-Il nostro comune amico a l’Havana? Ha presente? Il suo numero me l’ha dato lui, per l’articolo suoi suoi campi di tabacco!
-Sì, sì, ho capito, ho capito benissimo chi è lei ma io non voglio che lei abbia niente a che fare con me! Nel suo libro lei ha paragonato la Carmen di Bizet a Berlusconi, beeene lo sapeva che mestiere faceva la Carmen? Era una sigaraia! Lei non si può permettere tali paragoni, io detesto Berlusconi, vedervelo accostato ad una sigaraia, al mio tabacco! L’ho trovato ingiurioso e sono molto offesa con lei!
-Ma signora, forse non avrà colto la sfumatura ironica del mio scritto. Vuol sapere qual era il mio nikname quando bazzicavo i forum i primi tempi? Carmencita!
– Ma quale Carmecita e Carmencita,la Carmencita fa il caffè, non le sigarette!
– Vabbè sono due vizi lo stesso, non è che magari adesso me la concede l’intervista?
-No!
zzzz…tzz….pronto, pronto, mi sentite? Pronto? zzzzz….la comunicazione è disturbata. Tzzvvrrr…Qui astronauta Pappadopoulos che comunica con la Terra….zzz….Ho avvistato un corpo volante non identificato, anzi, identificabilissimo! Si tratta della Grande Astronave Madre del Pianeta Gatto. Vedendola mi sono anche reso conto perchè la mia Briciola ama tanto stare vicino al termosifone. Credo che ci sia un’invasione in atto, prendete tutte le contromisure necessarie.
Qui Pappadopoulos,passo e chiudo!
Risposta dalla Terra: mon cher, qui è Brisciola che parla: l’invasiòn è jià completée! Il y a beaucoup de temp!
Giardinaggio Irregolare ha con fatica prodotto un verdetto sul concorso “Autunno nelle regioni mediterranee”.
Il primo e il secondo premio non vengono assegnati.
Il terzo premio ex aequo viene dato alla foto “A lapa dei tarocchi di Paternò” e alla foto “Gatto con Allium tuberosum”.
Il voto del pubblico è stato vinto dalla foto “Amaca”.
A tutti i partecipanti verrà inviato un piccolo omaggio (un libro, non facciamola lunga), come segno tangibile di ringraziamento nei confronti del loro entusiasmo per una iniziativa di portata così ridotta. Spero che altri si aggiungano l’anno prossimo o ad altre iniziative.
A tutti, partecipanti e votanti, dico grazie.
Breve punto sulla situazione climatica di questo freddissimo inverno. Non ho termometri, barometri e non seguo molto le previsioni meteo, perciò non so darvi le misure precise delle minime e delle massime toccate qui a Siderno. Posso dire che ho dovuto comprare due cappottini per i miei due cuccioli, e che non glieli tolgo neanche di giorno. Il bassotto lo porto in casa quando fa freddo, perchè non ha sottopelo.
Questo inverno ho dormito in casa, al contrario degli altri anni, per lasciare spazio ai cani e agli stendini dei panni, perciò mi manca l’impatto col freddo di mattina, a crudo, appena alzata.
Fatto questo preambolo all’unico scopo di far capire che quanto scrivo è frutto unicamente di osservazione e non di studio, ho notato tante cose che mi hanno indotta a pensare che nonostante il freddo molte piante abbiano subito meno danni dell’inverno precedente, decisamente meno rigido. Uno dei miei barometri sono le foglie del nasturzio: quando anneriscono e si afflosciano è segno che c’è stato un brusco abbassamento della temperatura. Quest’anno non è avvenuto, forse a causa dell’escursione termica non elevatissima. Probabilmente la temperatura è diminuita gradualmente nel corso delle settimane consentendo alle piante di “abituarsi”.
Secondo: le foglie dell’hibiscus. Stanno benone, seppure in altri giardini, ma soprattutto per la specie syriacus, più rustica, e per esemplari piantati in zone esposte, il fogliame abbia subito un forte appassimento e un ingiallimento, con bruciature diffuse.
"Quando guardiamo il cielo di notte ci soffermiamo ad ammirare le stelle a caso senza seguire uno schema.. lasciamo che la nostra fantasia si perda in questo immenso soffitto brulicante di luci... una stella grande.. qualcuna piccola.. un'altra azzurra ed una rossa! Luci lontane che forse ora non esistono neanche più.. eppure sono lì le guardiamo ogni sera quando le nuvole ce lo permettono.. luci che continuano a brillare .. a vivere.. che continuano a farci sognare! Questo BLOG vuole essere uno spazio semplice, senza pretese, uno spazio dove antichi sorrisi e sguardi continuano a brillare come stelle... semplicemente continuano a vivere nell'immenso cielo della rete." (Domenico Nardozza)