Rose d'autunno, di Enza Torrenti, La Campanella EdizioniI desideri sono desideri: quando li si prova sembrano unici e personalissimi, fino a scoprire che c’è un mucchio di persone che desidera esattamente le stesse cose: una casetta in campagna, un viaggio per un’isola sconosciuta, un pic-nic sul prato. Ci si sente molto stupidi, infine, a desiderare le stesse cose degli altri, è come venire a scoprire di non essere poi tanto speciali e insostituibili. Uno dei miei desideri di sempre –di certo condiviso dalla maggior parte di noi- è un autentico Natale vittoriano, con l’albero ben addobbato con palline e lumini, i bambini che giocano nella nursery, il gatto acciambellato davanti al fuoco, i giacinti forzati nella credenza del salotto, tè, biscotti, il punch caldo, qualcuno che suona una carola al pianoforte.
Il Natale arriva, ma poi delude sempre, gli auguri di pace e felicità si sprecano, ma il nuovo anno raramente ci porta buone notizie. L’inverno, poi, per noi mediterranei che viviamo in zona climatica quasi subtropicale, non ha quelle piacevolezze estetiche come la neve che imbianca le colline (ma non tanto da impedire la circolazione del traffico), il ghiaccio che forma stalattiti sulle grondaie (ma senza causare danni all’impianto di scolo), il vento che inviti a rimanere in casa davanti al camino (ma non tanto forte da far rientrare il fumo all’interno della canna, trasformando il salotto in una camera per l’affumicatura delle provole).
Uno dei miei desideri è un inverno con la neve e con piante tipiche della stagione. Non so se –a tal proposito- si potrebbe scegliere meglio delle rose da bacca. Le bacche delle rose fanno venire in mente i delicatissimi acquerelli di Marjiolein Bastin, soprattutto quando un uccellino ci si posa sopra per beccarle. Le bacche delle rose sono buone per farci la marmellata e gli sciroppi, e tante di quelle cose che stanno attorno al mondo del giardino e gravitano nella sfera della domesticità, del mondo familiare e di una volta, del tempo delle stufe a legna e dei dolcetti fritti in padella. Si possono portare in casa, recise, e mettere in un vaso di terracotta smaltata, sulla credenza della cucina, magari in compagnia di un rametto di mandorlo, di un fiore randagio.
Per ottenere le bacche, ovviamente, non va fatta l’ultima rimonda dopo la fioritura autunnale, ma va lasciata maturare la capsula dei semi. Le varietà più adatte sono le specie selvatiche, ma anche molte varietà ibride hanno bellissimi mazzetti di bacche che durano buona parte dell’inverno.
In provincia di Padova c’è un ottimo e famoso vivaio che delle rose da bacca ha fatto uno dei suoi punti di forza La Campanella
via Campanella 3, 35030 Cervarese S. Croce (PD)
Tel. 049 9910905 – Fax 049 9913042 – info@vivaiolacampanella.com
Una delle molte composizioni di rose autunnali realizzate da Enza Torrenti e illustrate nel volume
Il vivaio, molto noto in Italia, ha fatto un passo importante diventando anche casa editrice. Il primo libro pubblicato è quello di Enza Torrenti, Rose d’autunno. Fra notazioni botaniche e citazioni d’autore. Un volume di cui si sentiva davvero la mancanza, e di cui non se ne avrebbe mai abbastanza, che si legge e si rilegge in cerca di informazioni, dettagli, suggestioni, per capire se quella rosa che cerchiamo è la “nostra” rosa. I libri sulle rose non mancano in Italia, ma hanno il difetto di essere a)traduzioni da testi inglesi che necessariamente per questioni climatiche, non possono dare informazioni del tutto valide anche per l’Italia, b) libri spesso fotografici, tesi a sottolineare la bellezza e la suggestione del fiore piuttosto che le sue caratteristiche di coltivazione.
Questo volume, non grande ma nemmeno riduttivo, colma almeno in parte questa grave lacuna, descrivendo rosai che fioriscono in autunno. Esistono infatti rose ad unica fioritura primaverile, rosai a fioritura rada ma quasi continua, e rose che hanno una doppia fioritura, in primavera e in estate. E’ di quelle che fioriscono dopo la grande arsura dell’estate, principalmente rose orientali, che questo libro parla. Rose dal grande fascino, con colori spesso mutevoli e cangianti, che hanno delle forme così squisite che si prestano magnificamente ad essere osservate alla luce tenera e dorata del sole autunnale.
Questo libro è come quel dono di Natale che non avete mai ricevuto, quella carezza sognata, quella dolcezza per sè di cui non possiamo fare a meno, e che ci rende intensamente leggeri eppur dolorosi alcuni momenti del quotidiano.
La rosa, solo la rosa, creatura femminea vellutata e sensuale, che in sè riunisce castità e carnalità, è capace di rimandare entrambi gli opposti: la felicità e l’immensa desolazione del pensiero che questa felicità un giorno non esisterà più.
Voglio essere romantica, perché no, terribilmente romantica, perchè questo è un libro che seppur non indulgendo a smancerie e poetismi, fa diventare romantici, fa sognare.
SissinghurstOggi fa ho controllato le mie statistiche e tra le chiavi di accesso al mio blog c’era questa frase: “I parterre fioriti sono tipici del giardino Sissinghurst?”.
Non so perchè Google metta tra i primi risultati il mio blog, che di informazioni riguardo ai parterre di Sissinghurst non ha mai parlato.
Non so se la persona ha poi trovato quel che cercava, ma la risposta è “no”.
I parterre non sono per niente tipici di Sissinghurst, Sissinghurst è la negazione del parterre. Credo che Vita si sarebbe fatta tagliare le mani prima di metterrsi un parterre in giardino.
Intanto tutti i parterre sono fioriti, o perlomeno colorati, si eseguono con fiori tutti della stessa cultivar o con piante dal fogliame colorato (Come ad esempio le verdure nei parterre dei jardin-potager). Sono porzioni del terreno relativamente grandi, racchiuse da una bassa siepe di bosso sagomata. L’effetto era quello della mattonella o dell’intarsio. Erano molto di moda nel periodo Barocco.
Vita Sackville-West visse in un’epoca ben più recente, in cui nessuno avrebbe più potuto permettersi un giardino delle dimensioni dei grandi giardini barocchi del continente, e ricordiamoci che il Barocco in Inghilterra si chiamava “stile Tudor” ed era infinitamente più semplice di quanto non lo fosse a Roma o in Sicilia. Le testimonianze che abbiamo dello stile Tudor in giardino non sono numerose e sono anche parziali, poichè i giardinieri paesaggisti come Kent, Brown, Repton e compagnia, nel secolo successivo distrussero i vecchi giardini per farne di nuovi.
Vita aveva sì un giardino ripartito in numerose sezioni, che i giardinieri chiamano “stanze” ( e in questo il Barocco e lo stile Rinascimentale ebbero influenza sull’Inghilterra del periodo Edoardiano), ma erano molto più piccole e all’interno si svolgevano composizioni isolate, ma non realizzate tutte dalla stessa pianta, anche se talvolta poteva essere che alcune varietà fossero piantate -si dice così- en masse, in massa, cioè in gruppi numerosi per costituire un blocco cromatico.
Un altro esempio che mi viene in mente è il “Parterre delle fucsie” di Hidcote Manor. Lì, sempre all’interno di una bassa siepe di bosso topiato, Johnston piantò delle scille a cui aggiungeva delle fucsie in estate (le fucsie vanno tenute in serra in Inghilterra in inverno). Da un punto di vista formale è un parterre, ma dal punto di vista artistico non vuole suscitare quell’effetto di meraviglia e di ricchezza dei parterre barocchi, ma solo evidenziare che -con una tecnica orticola adeguata- lo stesso spazio può essere diviso da più specie che si avvicendino e sottolineino il susseguirsi delle stagioni.
Il parterre a cui ti riferivi era forse quello dello stile detto “gardenesque” di Lutyens, che andava molto di moda nel periodo vittoriano. Si trattava di aiuole, spesso rialzate (ma non necessariamente bordate da bosso) in cui venivano sistemati dei fiori tipicamente stagionali (estivi) in composizioni a volte anche elaborate, ma più spesso in fasce ravvicinate, con le piante disposte a secondo dell’altezza.
Qualche tempo fa mi ha scritto un giovane giardiniere. Purtroppo non ricordo il nome e non ho più la sua lettera, perchè il mio pc ha preso un virus di quelli bomba e la posta in arrivo è stata smaterializzata.
Questo è successo almeno un paio di settimane fa, e quella lettera l’ho letta una sola volta velocemente, quindi non so se sarò fedele nel riproporne il contenuto.
Più o meno era questo: cara Lidia, io di lavoro faccio il giardiniere, ma con i tempi duri della crisi e il fatto che il giardino è sempre più monopolizzato dalla ditte che offrono sconti e meno qualità, io mi trovo a fare i salti mortali per avere una ricompensa materiale e professionale. Confesso di essere sfiduciato. Puoi darmi un consiglio?
Che risposta dare? magari ne avessi una! Ultimamente mi guardo intorno e mi sento attorniata dalla miseria e dallo squallore, sia dentro che fuori i giardini. Ci vuole davvero spirito per riuscire a trovare la bellezza in questo susseguirsi uguale ed amorfo di paesaggi urbani di provincia.
Credo che l’arte sia la nostra sola ancora di salvezza. Se non puoi praticarla in giardino, praticala fuori, secondo le tue inclinazioni.
Essere giardinieri di professione in questo mondo di idee estetiche omologate non dà molte soddisfazioni, e non è che ci sia molto da fare a tal proposito. Solo con la nostra individualità possiamo resistere all’attacco corrosivo dell’apatia.
Non voglio darti consigli “tecnici” e di marketing. Spero che tu sia ancora qui a leggere, in questo caso fatti sentire, ci sono molte persone come noi, sicuramente non illuse, sfiduciate forse, ma ancora testarde e impegnate nel cercare una propria risposta alla domanda: cos’è la bellezza?
A cosa serve un prato se non per farci cadere i petali? 18 V di potenza per qualsiasi tipo di lavoro, nessuna restrizione della presenza del cavo, soffio a 190 km/h per il soffiaggio efficace su ogni tipo di superficie, 2.3 kg di peso per la massima facilità d‘uso, interrutore a pulsante facile da usare, massimo controllo, fornito di raschietto per rimuovere le foglie umide del terreno, batteria a slitta 18 V intercambiabile, barra e catena, impugnatura antiscivolo, interruttore di spegnimento di sicurezza, doppia impugnatura, lubrificazione automatica, testa orientabile
"Quando guardiamo il cielo di notte ci soffermiamo ad ammirare le stelle a caso senza seguire uno schema.. lasciamo che la nostra fantasia si perda in questo immenso soffitto brulicante di luci... una stella grande.. qualcuna piccola.. un'altra azzurra ed una rossa! Luci lontane che forse ora non esistono neanche più.. eppure sono lì le guardiamo ogni sera quando le nuvole ce lo permettono.. luci che continuano a brillare .. a vivere.. che continuano a farci sognare! Questo BLOG vuole essere uno spazio semplice, senza pretese, uno spazio dove antichi sorrisi e sguardi continuano a brillare come stelle... semplicemente continuano a vivere nell'immenso cielo della rete." (Domenico Nardozza)