I narcisi tazetta sono quelli spontanei qui, e quest’anno hanno preso un paio di settimane di vantaggio sul calendario.
Dopo Siderno Superiore c’è un paesino che si chiama Salvi, dove spesso vado a fotografare i narcisi.
Tutto il versante est della collina è pieno di narcisi e romulee, che si trovano però anche in molti altri punti delle zone pedecollinari.
Non so se sia il Narcissus tazetta var. tazetta o il N. canalyculatus var. canalyculatus, o Il N. tazetta canalyculatus, o il N. canalyculatus tazetta o una combinazione di questi termini, o oltro ancora. Conosco un tale che lo saprebbe.
Scommetto che sul radicchio di Treviso non sbagliavi, o ti facevano il culo
“Cinese”, nel linguaggio contemporaneo, ha assunto il significato di “falso, taroccato”. E così giornali e blog titolano “Ecco che arriva il bergamotto cinese”, in commento alla frase, buttata là per ignoranza o non si sa cosa, da Massimiliano Ossini, che insieme a Elisa Isoardi conduce “Uno Mattina”.
Ossini, una vecchia conoscenza per chi segue “Geo&Geo” su Rai 3, non è mai stato una cima –diciamocelo. Le sue carciofate grammaticali sono note, e forse l’unica qualità che gli si può riconoscere è una curriculare bella presenza. Continua a leggere “Quando il bergamotto diventò cinese per volere dell’Itaglia”
Non mi è piaciuto granchè, Turri è lontanissimo da una scrittura brillante e icastica, come ad esempio quella di Vito Teti, o per citare esempi più famosi ma non per questo più profondi, Piovene, Rigoni Stern, Guareschi.
Mi sembra che il mondo sia strano: perchè io che studio il paesaggio devo studiare quello veneto e i veneti non studiano quello calabrese?
Mah.
E’ un libro per chi vuole riscoprire le proprie radici, va’, per usare una terminologia alla tg di costume, ma non è esente da speculazioni.
Io ad esempio ho imparato che negli anni ’40, nella collina veneta si stava quasi come sulle montagne calabresi, e che negli stessi anni, il mio paese, Siderno, era molto più ricco e florido delle ville venete descritte. Era un paese più bello, più grande, più commerciale, più aperto, più acculturato, più pulito, più accogliente e meno classista.
Sabato scorso sono andata a Cittanova Floreale. E’ stato molto stancante perchè mi ci hanno accompagnata le colleghe di Fimmina Tv, e portare per tutta la villa cavalletti, teloni e sacche ormai è un compito troppo gravoso per il mio fragile, ippopotamico corpo.
Devo dire che mi è sembrato che il numero degli espositori sia diminuito rispetto all’anno scorso, e che ci siano soprattutto state meno cacatelle, meno ogettistica. L’offerta di fiori è però rimasta sostanzialmente immutata, il che non so dire se sia un bene o un male. Nel senso che se non sei riuscita a comprare una pianta l’anno passato, è possibile che la ritrovi l’anno a venire. In questo modo si “fidelizzano” i clienti, per usare un termine del marketing.
Come dice Mimma nell’intervista sotto, bisogna dapprima creare uno zoccolo (magari duro) d’acquirenti, e poi iniziare a far arrivare piante un po’ più insolite.
Felice anche il ritrovare la vivaista Ester Cappadonna, del vivaio Valverde, autrice di Ritorno a Valverde, pubblicato dall’associazione Maestri di Giardino.
Io, per me, posso dire che se per miracolo mi fossi soffiata il naso e un paio di carte da cento mi fossero uscite dalle orecchie, avrei portato a casa tante belle cose. Ma sono stata molto sobria e ho preso due graminacee e un po’ di bulbi di tuberosa.
Le graminacee sono state la “piccola novità” portate da un vivaio di Latina. Ho preso una Stipa tenuissima e un Carex buchananii.
Le colleghe non capivano che razza di piante avessi acquistato. Qualcuno ha detto: ché sono piante ornamentali? Sembrano ebacce! Altre: accidenti, paiono peli di pube biondi! (quest’ultima ingiuria riguardava la Stipa), altre ancora, molto stupite: che cazz’i piante hai comprato? ma so’ piante mo’?
Vita ancora dura per le graminacee! Ehssì che altrove non si può far senza!
viali amici delle carrozzine
Ho filmato due interviste, una a Mimma Pallavicini e una a un vivaista di Palizzi mezzo matto, Tommaso Mangiola.
Sono due interviste complementari, e se avete pazienza, guardatele entrambe, perchè la seconda è la risposta alla prima.
Non mi esimerò da un breve commento: la Calabria è una terra forse difficile da comprendere, ma ciò che si avverte nella prima intervista è che forse non ci sia nè voglia nè -soprattutto- la capacità di comprenderla, e che “comprensione” venga forse confusa con “assimilazione”, in questo senso.
Le incomprensioni in questo filmino sono infatti sono tante, e l’unica versione valida sembra quella proveniente dall’esterno. Il mio riferimento all’essere sprezzanti era rivolto proprio a quelle dinamiche che ci vengono imposte dalla politica, locale e nazionale. Mimma invece ha proferito un vaticinio sull’essere ‘ndranghetisti che si commenta da solo.
La seconda intervista -non fate caso al personaggio un po’ matto, ma ascoltate ciò che dice- tratta la tematica dell’arretratezza “floreale” della Calabria da un punto di vista economico. La Calabria è ricca di piante che potrebbero essere usate a scopi alimentari, officinali, profumieri, ma pochi le conoscono. Ecco il conio di un sintagma che farò mio: “esotico calabrese”. E’ calabrese, ma è tanto sconosciuto da sembrare di un altro mondo, esotico. Attorno a queste piante potrebbe nascere una rivoluzione non solo estetica, ma soprattutto economica.
Purtroppo non m’è riuscito di intervistare Carlo Pagani, sarà per il prossimo anno.
Musmi – Parco della Biodiversità – Sala Conferenze 6 giugno 2013
Ore 17.30
Filippo de Pisis, botanico flâneur, un giovane tra erbe, ville, poesia
Relatori: Salvatore Ragusa e Paola Roncarati
Paola Roncarati, ferrarese, già docente di lettere negli Istituti di Istruzione Secondaria, ha redatto progetti di
sperimentazione e pubblicato lavori interdisciplinari, oltre a un saggio a due mani sui parchi letterari. Impegnata da
anni in corsi ed iniziative sulla tutela dei paesaggi culturali è oggi membro effettivo dell’Associazione per il patrocinio
e lo studio della figura e dell’opera di Filippo de Pisis.
Salvatore Ragusa, messinese, è professore ordinario di Botanica farmaceutica presso il Dipartimento di Scienze
della Salute e della Scuola di Farmacia e Nutraceutica dell’Università degli Studi Magna Graecia di Catanzaro.
E’ componente del Consiglio direttivo del gruppo Piante Officinali della Società Botanica Italiana e del Consiglio
direttivo della Società Italiana di Farmacognosia.
"Quando guardiamo il cielo di notte ci soffermiamo ad ammirare le stelle a caso senza seguire uno schema.. lasciamo che la nostra fantasia si perda in questo immenso soffitto brulicante di luci... una stella grande.. qualcuna piccola.. un'altra azzurra ed una rossa! Luci lontane che forse ora non esistono neanche più.. eppure sono lì le guardiamo ogni sera quando le nuvole ce lo permettono.. luci che continuano a brillare .. a vivere.. che continuano a farci sognare! Questo BLOG vuole essere uno spazio semplice, senza pretese, uno spazio dove antichi sorrisi e sguardi continuano a brillare come stelle... semplicemente continuano a vivere nell'immenso cielo della rete." (Domenico Nardozza)