Agonia di una civiltà

Ho scoperto il ricco filone di Eugenio Turri attraverso un altro libro: Il grigio oltre le siepi.

Non mi è piaciuto granchè, Turri è lontanissimo da una scrittura brillante e icastica, come ad esempio quella di Vito Teti, o per citare esempi più famosi ma non per questo più profondi, Piovene, Rigoni Stern, Guareschi.

Mi sembra che il mondo sia strano: perchè io che studio il paesaggio devo studiare quello veneto e i veneti non studiano quello calabrese?
Mah.

E’ un libro per chi vuole riscoprire le proprie radici, va’, per usare una terminologia alla tg di costume, ma non è esente da speculazioni.

Io ad esempio ho imparato che negli anni ’40, nella collina veneta si stava quasi come sulle montagne calabresi, e che negli stessi anni, il mio paese, Siderno, era molto più ricco e florido delle ville venete descritte. Era un paese più bello, più grande, più commerciale, più aperto, più acculturato, più pulito, più accogliente e meno classista.

Poi dicono che noi siamo quelli “arretrati”.

6 pensieri su “Agonia di una civiltà

  1. mio suocero, veneto classe 1934, negli anni 40-50 viveva nelle campagne trevisane e faceva la fame. Tant’è che poi è emigrato a Milano a fare il muratore.
    Il Veneto e la Calabria in effetti non erano tanto diverse a pensarci bene….

    • mah, Milli, non è che io sia una storica, però sono sconfortata. Non viene riconosciuta la verità storica, la verità dei fatti. la Calabria è culturalmente ininfluente, a meno che un calabvrese non prenda e si sposti in USA, dove magari diventa il direttore delle CIA.
      In Veneto stavano male, molto male, è vero, è cosa risaputa. la prima emigrazione verso gli USA partì da lì. Si può dire -arrischiando un po’- che anche loro furono colonizzati.
      Ora hanno avuto un calo, ma dal “Grigio oltre le siepi” leggo che il reddito pro-capite negli anni di boom si avvicinava a quello di Dubai.
      penso che andrebbe riletto con più attenzione il libro di Trevisan “Tristissimi giardini”.
      Come vedi, c’è tanta letteratura sul Veneto, pochissima sulla gerografia sociale calabrese, e per nulla conosciuta. E’ una discrasia culturale per la quale non ho più tolleranza e sopportazione.
      Devi dire che ho una macchina che non arriva da qui a Reggio, se no lo facevo io un libro con le contropalle.

    • E’ possibile, Siderno ha una forte impostazione culturale (ora in caduta gravica verso il basso), una decisa preferenza per le materie umanistiche. La zona della Locride ha prodotto notevoli professionisti in questo settore, e a chiunque sia interessato, consiglio di leggere “I racconti di Bovalino” di Mario La cava. Dimenticatevi “gente in Aspromonte” di saverio Strati, che le nostre insegnanti ci inoculavano per via parenterale, o “Tibi e Tasha”, e altre amenità.
      leggete La Cava, se siete interessati alla Calabria.

      Noi abbiamo avuto un finissimo gegrafo, un tecnico, Luigi Laquaniti. Famosi e insuperati i suoi “Scritti Geografici”, ormai purtroppo introvabili.
      Descrive il paesaggio e la geologia calabrese con la precisione di “tennico” ma con la poesia di un Giubbini.
      E ditemi se è poco.

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