Sulla spiaggia

Moraea sisyrinchium e altro

Questa strana primavera mi ha messo in agitazione per le moree. In un paesino della costa, di cui non faccio il nome per prudenza, c’è una zona che un tempo era protetta per la fauna e la flora insolite. In quel punto c’è una vera prateria di Moraea sisyrinchium, che ha un numero di sinonimi enne elevato a infinito.
Sono delle bulbose minute, slanciate, che portano piccolissimi fiori simili ad iris azzurri in miniatura, hanno l’aspetto di un gioiello fatato. Si schiudono solo nei giorni di vero caldo, e nell’orario di massima temperatura. Fotografarle con la luce cruda delle due di pomeriggio è dura.
Beccarle non è stato facile, ma volevo proprio fotografarle da vicino con l’obiettivo micro.
Quest’anno ci sono andata due volte, la prima quasi a vuoto.
Purtroppo ho notato che in quella zona vengono portate le greggi al pascolo, e dunque non credo che le moree avranno vita lunghissima. Eppure un tempo la zona era dichiarata protetta. Si vede che ora non interessa più a nessuno.
Dovrò scrivere un articolo. Anzi, meglio, al comune di XY.

Su Acta Plantarum da cui apprendo che si chiama “Giaggiolo dei poveretti”, forse perchè ampiamente distribuito nelle zone meridionali di Puglia, Basilicata e Calabria. Le considerazioni al lettore. Ne parla molto anche Norman Douglas in Vecchia Calabria (con l’accortezza di ricordare che le Calabrie erano due e molto più estese di oggi).
Oltre alle moree ci sono anche degli asfodeli.

qui giù la slideshow

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Lettera aperta al Commissario Prefettizio di Siderno

Giardinando 4 luglio 2010, dal titolo”Lettera aperta al Commissario Prefettizio”

Gentile Commissario Prefettizio,
non mi farò sfuggire un’opportunità come questa. Da anni scrivo una rubrica sui giardini e le piante per questa testata e nel tempo ho maturato una certa familiarità con le piante. Non avendo avuto opportunità di incontrarla personalmente, mi scuserà se mi rivolgo sfacciatamente a lei in maniera così diretta, ma sembra che i sidernesi di “buona volontà” siano stati colpiti dalla sua tenacia e dalla sua voglia di fare. Mi è stato anche detto che lei è una persona gentile che ascolta i consigli senza farsi trascinare nelle sue scelte da opportunismi e amicizie. Spero dunque che voglia ascoltare quanto ho da dire, che riguarda uno dei tanti problemi di gestione del verde pubblico che affliggono Siderno e comuni viciniori, e che in sé per sé sarebbero banali e di facile risoluzione, con un po’ di buona volontà e una maggiore consapevolezza di ciò che si fa.
Mi è giunta voce che si stia provvedendo a piantare degli oleandri sulla pista ciclabile per renderla un percorso fiorito e gradevole per pedoni e ciclisti. Lo sforzo è ammirevole e benemerito, sebbene io abbia sulla pista ciclabile idee ben diverse che ho avuto modo di esporre altrove.

Ma la pianta è sbagliata.

L’oleandro non è adatto ad un nastro così sottile come quello della pista ciclabile di Siderno, largo appena per due ciclisti. Si tratta infatti non di un albero (quindi con tronco unico e ramificazioni che partono da una certa altezza), ma di un grosso cespuglio a fusto multiplo, che per mantenere forma arborea nelle nostre strade comunali deve essere potato annualmente per eliminarne i numerosi polloni. Senza una adeguata manutenzione una siepe di oleandri invaderebbe la zona di transito. E sappiamo che la manutenzione costa. Inoltre è a pochi noto che l’oleandro è pianta amante non già dei luoghi aridi, ma dei luoghi caldi con suolo umido. Difatti è spontaneo nella conca della fiumara Ammendolea, dove cresce –appunto- come grosso cespuglio. Ho sentito che la scelta sarebbe ricaduta sull’oleandro poiché “resistente a tutto”.
Nulla di più errato. Come la maggior parte degli arbusti a fioritura estiva l’oleandro è vittima di afidi e ragnetto rosso. Questo implica l’inapertura dei fiori, la caduta di melata, il pericolo di invasione di formiche, attratte dagli afidi. Si renderebbero necessari dei trattamenti preventivi, aggravando le spese di manutenzione e inquinando seriamente un ecosistema delicatissimo già messo a grave rischio.

Se posso esprimere il mio giudizio – e penso che sarei giudicata dalla posterità se non lo facessi- l’oleandro non ci va proprio sulla pista ciclabile. A quanto mi è stato dato di dedurre, pare che i motivi di tale scelta siano due: la facile reperibilità e l’abbondante fioritura estiva. Dirò subito una cosa: l’abbondante fioritura estiva possiamo anche scordarcela in una zona battuta dai venti salsi e con un impianto di irrigazione inefficiente (so che lei vuole mettere mano anche a questo, e l’interessamento è molto gradito a tutta la cittadinanza).

Per quanto riguarda la reperibilità, ebbene, esistono molte altre piante adatte egualmente reperibili. Piante arboree che crescendo in verticale e non in orizzontale (come l’oleandro), darebbero ombra ai ciclisti e fornirebbero riparo per l’avifauna, i piccoli mammiferi delle zone psammofile e per la vegetazione litoranea.

Melia azedarach

La pianta più adatta è la Melia azedarach, che in questi anni sta letteralmente spopolando tra vivai e vivaisti perché è ricercatissima per la sua flessuosa bellezza. Pensi che al Nord si menano la testa al muro perché non è resistente al freddo e invece da noi è talmente naturalizzata da essere considerata addirittura una pianta selvatica!

Me lo lasci dire: la bellezza di una pianta non si conta dal numero dei suoi fiori (la Melia pure ne ha, numerosi, profumatissimi e di colore lillacino), ma dal ruolo botanico e biologico che può assumere.

Guardiamo in là con la mente del pianificatore: piantiamo per il futuro, non per una sola estate.

La pista ciclabile di Siderno

Non so se vi siete accorti del fiorire di piste ciclabili per ogni dove. Se i lettori saranno del centro-nord, è probabile che da voi le piste ciclabili ci siano già da tempo (a Pisa ce n’è una molto lunga), mentre da noi nel remoto sud, le biciclette hanno sempre dovuto condividere l’asfalto con le auto.
Da qualche anno a questa parte devono essere stati stanziati dei fondi o statali o europei per le piste ciclabili: non si spiega altrimenti l’interesse di sindaci, assessori e tirapiedi, per questa mezzo di comunicazione alternativo.
Sicuramente i fondi stanziati saranno stati tantissimi, e mi ci gioco quelle che non ho che sono europei e non statali. Mi chiedo quanto ci abbiano mangiato sopra comuni, regioni, province. Ogni assessore avrà preso come minimo dieci chili in un mese.

Anche Siderno ha fatto la sua bella speculazione, e siccome questa benedetta pista non si poteva costruire altrimenti che sulla spiaggia per non infastidire gli appaltatori mafiosi inciuciati con la politica, la povera spiaggia è stata trinciata per lungo, sacrificando la flora spontanea dei litorali sabbiosi, che tutti sanno che andrebbe protetta, tranne appunto, i sindaci, gli ingegneri, i responsabili dell’ufficio tecnico, gli assessori e i tirapiedi. O se lo sanno fanno finta di non saperlo.
Bene.
La nostra pista è stretta come un laccio da scarpe e non è mai stata “finita” (leggi: non c’è mai stata neanche l’intenzione di finirla o farla bene). E’ stata abbandonata a se stessa per anni e le violente mareggiate di dicembre e gennaio, che si sono mangiate le spiagge della Locride, l’hanno ricoperta di sabbia e detriti.

Ma la natura va avanti da sola, e proprio perchè è stata abbandonata, la pista ciclabile adesso è un bel percorso bordato di erba e fiori.
Pista ciclabile di siderno

pista ciclabile siderno

I pescatori hanno portato le barche all’asciutto per ripararle dopo la mareggiata, e le hanno lasciate in mezzo all’erba, che nei punti meno frequentati, si allarga molto lungo la spiaggia, verso la battigia.
barca pista ciclabile siderno

Adesso sembra che “aggiusteranno” la pista, che -poveretta- dopo essere stata lasciata in pace un po’ d’anni si stava facendo carina, anche se un po’ sporca. Una piacevole passeggiata tra le graminacee psammofile e i fiori spontanei.
Come ebbe a dire il buon Dottor McCoy: la mentalità burocratica è l’unica costante dell’universo.