Chi ha paura dell’avverbio cattivo?

L’avverbio cattivo

Esiste una norma di scrittura, ripetuta in manuali di auto-aiuto, testi letterari, biografie di autori e giornalisti, ecc, che se ascoltata e fedelmente messa in opera, come credo sarà, vedrà la scomparsa dell’avverbio da tutti i romanzi.

Gli avverbi sono la particella grammaticale più odiata dagli editor, appena ne vedono uno, zac, lo cancellano con un tratto di rosso come si spiaccica una mosca con la paletta.
Sono diventati il lupo cattivo dei romanzi, degli articoli di giornale, dei comunicati stampa, di ogni cosa scritta. Tra un po’ spariranno anche dalle etichette e dai cartelli.
Viuuulentemente mia diverrà “Ti farò mia con la violenza”.

…ma roba da pazzi.

La norma di evitare avverbi è saggia e quasi santa nell’articolo di giornale, ma è tutta da rivedere nel romanzo. Prima d’ogni cosa è una norma che ci viene dagli anglofoni, che hanno moltissimi avverbi con la desinenza -ly.
Killing me softly.
Certo, direte voi, noi abbiamo quella stupida desinenza: -mente che tra l’altro si presta a mille giochi di parole e fraintendimenti.
Qual è il contrario di “abbondantemente”? “A Berlino Petrarca dice la verità”.

Ma non tutti gli avverbi inglesi finiscono in -ly nè tutti quelli italiani in -mente. Quelli sono gli avverbi cattivi, gli altri sono avverbi buoni, che possono essere usati come parole normali.
Vado spesso al mercatoVado al mercato frequentemente.

Ecco un editor terrorizzato dall’entrata nella frase di un avverbio cattivo:

Wendy, sono a casa amore-volmente!

L’avverbio buono, che non finisce in -mente, ha un aspetto piuttosto anonimo, impersonale, non minaccioso e quasi professionale.

L’avverbio buono

Un altro terrore degli editor sono le ripetizioni, che cancellano ossessivaMENTE con tratti di penna rossa, sostituendole con i sinonimi più assurdi pescati nel Grande dizionario dei sinonimi e dei contrari per l’editor di case editrici di provincia, edizioni WhallaWhalla, oppure col Thesaurus di Word.

…in effetti fanno paura anche a me

L’avverbio in sè per sè non è nè buono nè cattivo, ma è quello che gli sta intorno a renderlo pericoloso.

contesto pericoloso

Così gli editor si aggirano per le pagine dei libri e cancellano tutti gli avverbi cattivi e le ripetizioni, mettono gli aggettivi dietro ai sostantivi, come in un dettato per le elementari, e sono sospettosi nei confronti anche degli avverbi buoni, quelli che non finiscono con -mente. Zio Steve chiama swifty il verbo seguito da un avverbio cattivo.
Disse lui rudemente.
“Non fatelo, oh, vi prego, non fatelo! – La cosa migliore è scrivere ‘Disse George, disse Helen’ “, prescrive il Vecchio Steve.
Ergo Lo salutarono amichevolmente è uno swifty, va eliminato. Lo salutarono con amicizia.
A me sembrano due concetti diversi, ma evidentemente la Leggibilità è la divinità dell’editor. A furia di cancellare i cattivi swifty, gli editor perdono la vista, e iniziano a cancellare qualsiasi cosa che non sia un sostantivo o un verbo, pertanto un romanzo per loro dovrebbe essere più o meno così composto. Egli andò, lei tornava, il cane esiste, Dio c’è. Con un punto interrogativo sulla particella pronominale “ci” di “c’è” che trasformerebbero volentieri in “è”.

E così si perde mezzo romanzo e una buona quantità di sfumature stilistiche e narrative. Sull’altare della Leggibilità (che significa solo Vendibilità), muoiono avverbi cattivi, avverbi buoni, aggettivi e particelle pronominali, il registro parlato, i corsivi, le interiezioni, i puntini di sospensione, la punteggiatura insolita, trattini, gli a capo, e tutto ciò che richiede un minimo sforzo al lettore. Insomma, un’ecatombe

…te l’avevo detto che facevi una brutta fine


Perchè il romanzo deve essere ingollato come uno sciroppo, a cucchiaiate, liscio, rosato e dolce, altrimenti l’editor s’incazza

l’editor mentre corregge il tuo libro


Tutto deve avere un’apparenza discreta, ci devono essere solo sostantivi, verbi e aggettivi, come in una famiglia normale.

Una frase tipo: egli andava in albergo


Insomma, la strada per scrivere un libro senza avverbi cattivi e molto dura e lunga, a volte confusa

taglio, non taglio, cambio verbo, fammi prendere il grande dizionario, aspetta, tolgo la frase, la pospongo, la anticipo, no, la tolgo…

Non è un caso che libri di pessima qualità, da elettroencefalogramma piatto, passino per essere “stilisticamente raffinati” perchè gli editor hanno cancellato tutti gli avverbi cattivi e messo gli aggettivi davanti ai sostantivi.
Un miserabile esperimento di scrittura – Un esperimento di scrittura miserabile. Ma cos’è miserabile, l’esperimento o la scrittura, editor, fammi capire. Ma soprattutto, editor, non avere paura. Il peggio che può succedere è che quel libro non venga pubblicato.
E forse è un bene.

ma editor non aver paura di lasciare un avverbio cattivo, non è mica da questi particolari che si giudica uno scrittore…

8 pensieri su “Chi ha paura dell’avverbio cattivo?

  1. Pingback: Il linguaggio segreto dei fiori, di Vanessa Diffenbaugh, prima candidatura ufficiale del premio “Amore al risciacquo” « Giardinaggio Irregolare

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