Un giardino color “maglione ceruleo”

Vi chiederete: cosa c’entra il giardinaggio con il maglione color ceruleo del Diavolo veste Prada?
Questa scena, in una manciata di secondi e con un’arguzia non raggiunta dal resto del film, spiega piuttosto bene il ciclo di vita dei prodotti del mercato, e quindi anche delle piante.

Siete quel genere di persona che si rifiuta di accettare che le piante siano -come ogni cosa venduta, acquistata o scambiata- soggette alle regole del mercato? Allora probabilmente vivete in una dimensione illusoria in cui l’uomo è padrone del suo destino, in cui ogni scelta è autonoma, assolutamente privata e personale, non influenzata dalla società e dalle pressioni del mercato.
Come ho scritto qui nessun giardino è neutrale. Il giardino è una posizione estetica che esterniamo nei confronti del mondo. La vera apragmosyne (in origine disinteresse alla vita politica, sanzionato con la morte) nel giardinaggio è non fare un giardino.

Le piante, nè più nè meno che gli oggetti di moda, hanno un loro ciclo di vita. Dapprima vengono acquisite dai consumatori “pionieristici” o élite intellettuali (come ad esempio lo sono stati i cibi poveri e la cucina tradizionale qualche anno fa), poi si estendono ad una fascia molto più larga di consumatori che li acquista dopo aver constatato che sono stati adottati dalle élite culturali. Successivamente si estendono ad una fascia ancora più estesa di persone che le acquisiscono semplicemente perchè se le trovano un po’ dappertutto, sulle riviste, nei vivai, sui cataloghi. Infine vengono più o meno abbandonate: un maglione basta gettarlo, ma con una pianta è più difficile, data la sua longevità e lentezza nel crescere, ecco perchè la mia antipatia per la bordura inglese, che meglio si presta allo shopping sfrenato, al cambio e ricambio stagionale, alla conformazione con il nuovo colore dell’intonaco.
A volte può accadere che vengano riscoperte dalle avanguardie artistiche, dagli arbiter elegantiarum e dalle fasce più alte di consumatori colti (e ricchi). E’ successo ad un milione di cose: ai film di Lino Banfi e Fantozzi, ai nani da giardino, al design degli anni ’50.

Siamo dunque al “limite del comico” quando compriamo questa o quella pianta pensando di aver compiuto una scelta “al di fuori delle proposte della moda”.
Quindi in effetti ognuno di noi indossa un giardino che è stato per lui selezionato da un gruppo esclusivo di persone… in mezzo ad una pila di piante.

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