Piccoli fiori

Sono sempre in ritardo con le foto, ma prenderle da pc di mia sorella dove sono archiviate, e portarle qui è un’operazione lenta e un po’ noiosa.
Sono foto di un paio di settimane fa.

Il primo fiore di Aloygyne, l’ho fotografato un po’ sfiorito perchè mi piace come accartoccia i petali.

I fiori in boccio di una Lavandula stoechas, serrati serrati come i lacci delle scarpe dei bimbi.

Una fantastica camelia rossa a fiore semplice, del tipo più diffuso nelle nostre zone, in una fascia di cortile davanti ad una casa anonima. Che direbbe un cinese?

Mi piace la zona sotto il glicine, è molto scomposta, ci sono calendule, lunarie abrotano, e un sacco di erbacce. Lì sono seppelliti i miei adorati animali.

Piccoli fiori, lunaria e calendule

Mi piace sempre fotografare la Lunaria. E’ una pianta così alla buona e dall’aspetto sobri e delicato. Una crucifera, ovviamente. Certe crucifere possiedono un fascino che vincola per la vita. La delicatezza del colore, le silique appena formate, simili nel colore alle taccole più tenere, unite al grezzo fogliame, ne fanno una pianta onesta, non leziosa e “simpatica”.

Moraea sisyrinchium e altro

Questa strana primavera mi ha messo in agitazione per le moree. In un paesino della costa, di cui non faccio il nome per prudenza, c’è una zona che un tempo era protetta per la fauna e la flora insolite. In quel punto c’è una vera prateria di Moraea sisyrinchium, che ha un numero di sinonimi enne elevato a infinito.
Sono delle bulbose minute, slanciate, che portano piccolissimi fiori simili ad iris azzurri in miniatura, hanno l’aspetto di un gioiello fatato. Si schiudono solo nei giorni di vero caldo, e nell’orario di massima temperatura. Fotografarle con la luce cruda delle due di pomeriggio è dura.
Beccarle non è stato facile, ma volevo proprio fotografarle da vicino con l’obiettivo micro.
Quest’anno ci sono andata due volte, la prima quasi a vuoto.
Purtroppo ho notato che in quella zona vengono portate le greggi al pascolo, e dunque non credo che le moree avranno vita lunghissima. Eppure un tempo la zona era dichiarata protetta. Si vede che ora non interessa più a nessuno.
Dovrò scrivere un articolo. Anzi, meglio, al comune di XY.

Su Acta Plantarum da cui apprendo che si chiama “Giaggiolo dei poveretti”, forse perchè ampiamente distribuito nelle zone meridionali di Puglia, Basilicata e Calabria. Le considerazioni al lettore. Ne parla molto anche Norman Douglas in Vecchia Calabria (con l’accortezza di ricordare che le Calabrie erano due e molto più estese di oggi).
Oltre alle moree ci sono anche degli asfodeli.

qui giù la slideshow

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Il tuo mercatino, a Locri, ogni terza domenica del mese (questo è vero)

E visto che non avete riso con quelli falsi, vi metto un appuntamento “verdino” vero, domenica prossima a Locri, e ogni terza domenica del mese.

Locandina (purtroppo non ho trovato una foto migliore)

IL TUO MERCATINO”
Locri in Piazza dei Martiri tutte le Terze Domeniche del mese.
L’Associazione Socio-Culturale ANTHESTERIE in collaborazione con l’Assessore alle Attività Produttive del Comune di Locri Michele Ratuis, organizza a Locri in Piazza dei Martiri “ IL TUO MERCATINO”, tutte le Terze Domeniche del mese.
Un mercatino dell’Artigianato, Sapori ed Arti della Nostra Terra.
Un occasione stabile per artigiani, artisti e produttori di poter esporre i loro manufatti al pubblico. Ogni Terza Domenica del mese esporranno i loro prodotti e mostreranno le loro arti, Artigiani, Artisti, produttori di miele, vino, gastronomia, dolci tipici, e molto altro. In Piazza dei Martiri verranno a farci compagnia, con un loro punto espositivo, anche alcune associazioni impegnate nel volontariato e non, presenti nel territorio, per comunicare la loro presenza, per divulgare il loro materiale promozionale ed i loro prodotti.
L’iniziativa nasce dall’esigenza riscontrata sul territorio di maggiori appuntamenti fieristici e di momenti d’incontro con il grande pubblico al fine di riscoprire, per entrambi le parti, venditori e clienti, le potenzialità e le risorse autoctone della regione.
Chiunque voglia esprimere e comunicare la propria maestria, o un associazione o ente che voglia comunicare la propri esistenza è il benvenuto tutte le terze Domeniche del Mese a Locri in Piazza dei Martiri.
L’Associazione Socio-Culturale ANTHESTERIE ringrazia in modo particolare l’Assessore Ratuis per la disponibilità e l’entusiasmo dimostrati in merito l’iniziativa. L’Assessore ha messo a disposizione quello che è nelle sue possibilità, in rappresentanza dell’Amministrazione comunale, per la riuscita dell’evento. Naturalmente sono l’Associazione ringrazia tutti gli Espositori ed Amici che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento e che contribuiranno alla sua crescita.
Prima appuntamento di “IL TUO MERCATINO” è Domenica 15 Aprile 2012 in Piazza dei Martiri dalle ore 9,00 alle ore 13,00. Questo mese l’appuntamento sarà ripetuto anche Domenica 22 Aprile 2012.
Per info: email: anthesterie@yahoo.it; rec.tel. della Presidente dell’Associazione Dott.ssa Stefania Fiumanò 3468500775; Contatto fb: Anthesterie Locri;

Elenco fiere ed eventi di primavera

Ehi gente! Ho visto che su tutti i blog “verdi” impazzano le date degli eventi di primavera! Eh sì, la voglia di mettere le mani nella terra è tanta, giocherellare con le piante, zappettare, strappare le erbaccette e poi rimirare i fiorellini. Prudon le mani, dunque bisogna grattarsi.

Naturalmente SOLO su questo blog potrete trovare gli eventi più imperdibili, quelli a cui non si può mancare per nessuna ragione al mondo, dove ogni sfizio e ogni capriccio sarà esaudito. Perciò prendete carta e penna, ooops, mouse e tastiera e copiate la lista per non perdervi nessuno di questi strepitosi appuntamenti! (blink, blink, blink!!!!!!!!!!!!!!!)

Non so se farete in tempo ma per il 13, il 14 e il 15 aprile c’è la famosa Fiera di Casino, sì, la Fiera di Casino Eramo a Marzagaglia, appuntamento ormai consolidato e imperdibile per ogni appassionato di verde. Come lo stesso nome dice, la Fiera di Casino è molto allegra e movimentata, e quest’anno c’è una novità in più: i cartellini delle piante saranno tutti confusi tra loro e i partecipanti, dietro modico compenso, possono partecipare ad una riffa rimettendo a posto i cartellini. Chi ha rimesso a posto più cartellini vince un biglietto per entrare gratis l’anno successivo con dei cartellini contraffatti, in modo che la ricerca sia ancora più incasinata.

Il 27, il 28 e il 29 aprile invece la ormai sterminata kermesse milanese della Morticola. Durante la manifestazione, riservata solo ai periti agrari, verranno proiettati dei documentari specialistici. A partire da Cosa ci fa un morto in un campo di grano, passando per Il perito non si perita e finendo con Non è la rosa non è il tulipano, quest’ultimo menzionato nella sezione speciale “corti-m-orti” al Festival Di Berlino.

A maggio l’attesissimo evento della Fiera della Mandriana, in cui le signore della high society italiana indossano per l’occasione stivali con speroni (le più gentili usano la speronella), cappelli stetson e lazo per agguantare le piante vagabonde. A giudicare la migliore esibizione rodeistica sarà Gilles Clément.

diritti riservati Luca+10- Flickr

Infine l’1, il 2 e i 3 maggio ci sarà “Giardini del Distributore”, rigorosamente tenuta in giorni feriali per mantenere alto il livello del prezzo di ingresso, equivalente a quello di un pieno di benzina su una Polo del 1994.
“Giardini del Distributore” già da molti anni conduce una lotta infaticabile per l’innalzamento del prezzo dei carburanti a base di petrolio e l’introduzione di quelli a base di biogas o di alcoli fermentati dalle piante. Ovviamente il prezzo di questi carburanti “alternativi” sarà ancora più alto di quello della benzina normale, il che va a tutto vantaggio di chi paga un biglietto d’ingresso “benzina”. E poi, ricordiamoci che anche la benzina è verde, come i nostri blog.

Allora, signore e signori, ne avete per tutti i gusti e se non partecipate ad almeno uno di questi interessantissimi eventi, giuro che vengo lì a picchiarvi!
Mi raccomando che le vostre mise siano adeguate al tenore delle fiere, fatevi pure trascinare da acquisti compulsivi di piante che poi getterete o che moriranno: per un giorno ve la sarete goduta, no? E se non si gode oggi, domani chissà? Chi vuol esser lieto sia!
Carpe diem, dice il poeta!

See similar? Che è ‘sta porcheria?

Aiuto, aiuto! vedete anche voi quello che vedo io? Se passo il cursore su una foto (di quelle scaricate da internet, non le mie), mi compare una scritta “see similar”, poi passa una lucetta verde come se i Borg ti stessero scansionando, e infine appare finestra azzurra con sopra scritto “fastest fox” con offerte di prodotti tipo profumi, roba per dimagrire, scarpe, aspirapolvere.
L’ho messa io, l’ha messa wordpress, che cacchio succede? Ma voi la vedete, o la vedo solo io?
Aiuto!

Saverio Macrì

Saverio Macrì

Saverio Macrì fu un personaggio estremamente poliedrico e versatile, e per tutta la sua vita nutrì interesse per un gran numero di materie.
Come molti, seppur notevoli, studiosi del Settecento illuminista, la sua figura è purtroppo poco conosciuta a livello nazionale. Drammaticamente, però, questa ignoranza si estende anche al suo paese di origine, Siderno,, che non gli dedica neanche una strada.

Saverio Macrì nacque nel 1754 da una famiglia votata alla cultura, specialmente alle scienze mediche ed alla filosofia teologica. Come la maggior parte dei giovani di qualche secolo addietro, ebbe la prima formazione presso un convento domenicano, poi si trasferì a Napoli dove studiò presso i Padri Gesuiti.
Si laureò in medicina all’Università di Napoli, allora capitale del glorioso Regno delle Due Sicilie, e qualche anno dopo anche in filosofia.

Si specializzò in botanica ed altre branche delle scienze naturali, ebbe la cattedra di zoologia degli insetti e di zoologia dei quadrupedi. Pubblicò numerosi studi su diverse specie animali e vegetali, fu in stretta corrispondenza con Carlo Linneo, divenne socio della Regia Accademia delle Scienze e Belle Arti fondata a Napoli nel 1778.
Fu anche tra i soci fondatori del Museo Zoologico Napoletano.
Nel 1838, all’età di 84 anni, fu nominato Rettore della regia Università di Napoli, che in epoca pre-unitaria produceva da sola tanti laureati quanti tutto il futuro regno d’italia.

Seppur molto vecchio fu operosissimo fino alla fine dei suoi giorni: morì a Napoli il 3 gennaio 1848, ormai novantaquattrenne.
Sebbene i suoi interessi abbracciassero tutte le scienze, si occupò anche di botanica. Fu inviato dal professor Domenico Cirillo in vari luoghi del Regno di Napoli per reperire alcune piante rare per il suo orto botanico e da inserire nel suo volume Flora Napoletana
.
Spinto dall’amore per il suo paese natale, nel 1823 volle compiere uno studio statistico su Siderno, descrivendone le condizione dell’acqua, del terreno e dei minerali, dell’agricoltura, della flora, della fauna, delle coltivazioni e del commercio.
Il titolo di questa opera è Saggio sull’istoria naturale sidernate, che fu pubblicata un anno dopo dal fratello Michelangelo, storico, filologo e letterato, accademico dell’Università di Napoli, sotto il lunghissimo titolo di: Memorie istorico critiche intorno alla vita e alle opere di Monsignor Fra’ Paolo Piromalli, Domenicano, Arcivescovo di Nassivan, aggiuntavi la Sidernografia.

Nella sezione riguardante la flora, Macrì elenca le specie spontanee e quelle coltivate, usando la nomenclatura binomiale linneana, ed usando i termini botanici di Bahuin, spesso affiancando al termine latino quello volgare o aggiungendo qualche breve nota sulla diffusione delle specie .
Particolare attenzione è stata dedicata ad alcune piante. Gran parte della sezione botanica è occupata dalla spiegazione della tecnica della caprificazione e da note sulla qualità degli agrumi sidernesi.
Si citano piante utili come l’ “Ampelodesmus Plinii”, descritta come una specie di Arundo con cui a Napoli si facevano stuoie e funi. In Sicilia invece veniva usata per costruire reti da pesca e a Siderno per la realizzazione di crivelli detti “cerniglie” che servivano a cernere il grano.

Del “Cactus opuntia” si dice che i contadini lo piantano là dove altre piante non avrebbero attecchito per via della siccità. Il frutto non era considerato pregiato, e veniva consumato solo dai poveri o dato ai maiali. Oggi invece è molto ricercato e costoso. Sulla foglia (detta “pitta”) era possibile dipingere (“pittare”), e se i frutti venivano raccolti ancora non maturi con la foglia attaccata, si conservavano fino all’inverno.

Oggi un rinnovato interesse per gli antichi mestieri e tradizioni vede la produzione di piccoli oggetti ricavati dalla struttura fibrosa e resistente della foglia.
Le foglie del fico d’india sono un ottimo concime.

Si parla anche del “Sesamum orientale”, sesamo o giuggiolena, con cui a Siderno si faceva la “copeta”, cioè il torrone siciliano, e dell’ormai sempre più raro Pistacia lentiscus , dai cui frutti si ricavava un olio per friggere dolci.

Per maggiori informazioni su Saverio Macrì cfr. “Elogio di Saverio Macrì” pubblicato negli Atti dell’Accademia Pontiniana, vol. V, anno 1846, oppure il volume di agevole reperibilità “Siderno nel Settecento” di Domenico Romeo, AGE edizioni, Ardore 1997

Saverio Macrì su Google Books

Il blog di Daniele Mongera

Per caso sono incappata nel blog di Daniele Mongera. A dire il vero è un po’ difficile capitarci, sembra che Daniele lo tenga ben nascosto.
Perciò ve lo segnalo e lo aggiungo nel blog roll.
Avviso: c’è da perdersi dentro.

Articoli, agenda e mumblebees

Andando verso Contrada Ferraro

Da Siderno verso Pirgo, si passa, volendo anche da qui. La strada è una sfida alle auto normali, le formazioni calcaree hanno un aspetto lunare. Ho idea che non tutte siano naturali.

Le profezie Maya, l’antico vaso cinese e l’ asteroide del Giudizio travolti in un turbine di distruzione e fine del mondo

Qualche giorno fa mi stavo anestetizzando il cervello davanti a 2012, quello in cui i neutrini, che non si sa se sono quelli normali o quelli velocizzati dal gossip scientifico, per motivi del tutto loro personali, si mettono a riscaldare il mantello terrestre causando terremoti, eruzioni, maremoti, placche tettoniche che si staccano, laghi che spariscono, geyser in ebollizione, intere isole che affondano nel magma, pareti che sudano sangue, evasori fiscali che si ravvedono, cani e gatti che vivono insieme…e altre strane cose.

Come in ogni film catastrofista che si rispetti c’è sempre un monumento di valore mondiale o un landmark, che viene distrutto.
Dopo Colosseo, Altare della Patria, Torre Eiffel, Ruota di Londra, ponte Golden Gate, e non mi ricordo cos’altro in non mi ricordo quali film, stavolta è toccato alla statua del Cristo Redentore a Rio. Zac, crac, cric, e la statua va in pezzi.

Confessate: è piaciuta anche a voi quella scena. Il Colosseo che esplode, un meteorite che piomba sul vaticano (ce ne vorrebbe più d’uno, a dire il vero), la Torre Eiffel spezzata come un fuscello, la Statua della Libertà sommersa dalle acque con quella sola manina a tenere la fiaccola della speranza che emerge dalla neve (L’alba del giorno dopo) o dalla sabbia (Il pianeta delle scimmie).

Oltre al cliché cinematografico c’è altro. Dicono che ci piacciono le patatine perchè fanno “croc” come le ossa che mangiavamo quando eravamo carnivori.
Io dico che l’Uomo è attratto dalla distruzione. Elvis ha sparato al televisore. I bambini piccoli amano rompere le cose per sentire il rumore del vetro o della porcellana che va in frantumi. E’ qualcosa di atavico, di primordiale, ci piace distruggere.

E non c’entra niente il cosiddetto “comportamento distruttivo” di quel mezzo imbucato della filosofia che è Walter Benjamin. Quello, nonostante Benjamin ce la metta tutta per non farsi capire, è un atteggiamento positivo, volto al futuro e alla modernità, che richiede che il passato sia “distrutto” metafisicamente, cioè, superato.

Allora perchè saremmo attratti dai film di guerra, e alcuni, dalla guerra stessa? Ai soldati in Full Metal Jackets non dispiaceva poi tanto ammazzare i vietcong e se ne tornavano al campo canterellando come i sette nani. Gli avieri della Raf andavano in continente a buttare un paio di bombe e poi se ne tornavano la sera al pub a farsi una birretta.

E perchè io voglio a tutti i costi distruggere un antico vaso cinese?

Dal punto di vista strettamente artistico, la distruzione si spiega abbastanza facilmente con la filosofia del sublime teorizzata alla fine del 1700. Come quando vediamo una violenta mareggiata da un posto vicino ma sicuro. Ne siamo affascinati, abbiamo paura, ci piace provare paura (a proposito: perchè ci piace provare paura?), quasi vorremmo essere trascinati via e cavalcare quelle onde, ma poi essere deposti con dolcezza nel nostro lettino.

Confesso di non capire e non avere una spiegazione per tutto ciò che riguarda il resto: perchè ci piace rompere le cose? Perchè gli oggetti rotti, martoriati, spezzati, hanno su di noi un fascino particolare? Una bambola col collo spezzato e un occhio con la molla di fuori ci dà l’idea della transitorietà della vita, della fragilità del nostro stesso corpo. Quella bambola è un simulacro…vedete quanto è primordiale questo sentimento?
Siamo ancora nell’infanzia della nostra evoluzione.
Una tela tagliata ci affascina, un sacco bruciato e cucito ci spezza il cuore, i bambini impiccati ci lasciano senza fiato, lo squalo in formalina ci nausea.

Deve esserci una risposta facile dietro l’angolo, e vorrei proprio sapere qual è.

My own private prairie