Per pulire un cane ci vuole lo Xanthium



ecballion aloisius lilius

Inserito originariamente da Lidia Zitara

Moraea sisyrinchium



Moree e mare

Inserito originariamente da Lidia Zitara

La Moraea è una bulbosa molto diffusa da Davoli a Guardavalle, sui greti sabbiosi e sassori. Norman Douglas, in Old Calabria raccontava che la zona del Pugliese ne era piena (all’epoca le Calabrie erano molto più estese). Un giorno ero andata a Davoli dove c’è un vivaio decente e al ritorno vedevo questi continui lampi cobalto. Un azzurro più bello e luminoso della borragine , che di solito fa questo effetto ottico quando si guida.
Appena ho visto la strada libera mi sono buttata di lato e ho iniziato a fotografare. All’epoca avevo una piccola Mustek, che però prendeva magnificamente i colori.
E’ stata una bellissima giornata.

Lupini



Lupini

Inserito originariamente da Lidia Zitara

Questi sono i lupini spontanei che da noi crescono sulla costa. L. angustifolius. Credo siano molto diffusi anche in California, comunque c’è uno stato americano dove li considerano un’erbaccia. Se si va un po’ più su o meglio nell’entroterra, si vede quello giallo, bassino, e anche quello bianco. Quelli non so che specie siano. Invece quello che vorrei sapere, e che non riesco ad appurare, è da quale specie si ottenga il lupino commestibile, che a me piace da morire.

Ode estemporanea al lupino

Lupino, lupino,
sei blu come un delfinio.
Sei buono da mangiare,
anche se ti devo dissalare.
Qualcuno ti chiama erbaccia
faremo in modo che taccia.

Pozzine d’erba e fiori blu



Erba fine

Inserito originariamente da Lidia Zitara

Filo spinato



Filo spinato

Inserito originariamente da Lidia Zitara

Il rosa delicato dell’inverno mediterraneo



lychnis aloysius lilius

Inserito originariamente da Lidia Zitara

“Quanto mi piacciono i gatti”, dramma di Lidia Zitara in una sola scena di un unico atto

Dramatis personae:
Donna anziana
Donna giovane

Il sipario si apre su un interno di una comune abitazione, con molte scaffalature contenenti libri accatastati, quadri alle pareti, un divano arancione e un tavolino da tè anche questo ingombro di libri e di portacenere. Nella stanza c’è poco spazio perchè ci sono tre scrivanie, ognuna con un computer, uno è portatile.
Luce artificiale. Su una scaffalatura c’è un gatto acciambellato (usare un pelouche). La Donna Anziana siede su una poltrona relax di quelle motorizzate per persone allettate. La donna giovane siede su una sedia verde di fronte al computer portatile. E’ vestita in modo ordinario: per tutta la scena guarda la Donna Anziana.
La Donna Anziana è vestita con un tailleur color castoro, pettinata con il solito taglio delle donne anziane, tipo Lady di Ferro, ma non ha i capelli tinti. Sta seduta compunta con le gambe strette, occasionalmente si porta la mano al collo di pizzo o alla collana di perle. Parla a voce alta ma in tono suadente.

Donna anziana: Uhuuuh! me ne sono accorta adesso, ma c’è un gatto lì, sopra lo scaffale! e che fa? Dorme lì? Tra i libri! Si vede che è un gatto amante della cultura! AH! ma quanto amo i gatti io, quanto li amo! Credimi, più dei cristiani, li amo. Pensa che – ti racconto questa storia- avevo una gattina bellissima, bianca, che era incinta. Siccome aveva fatto troppi cuccioli li ho buttati, quindi lei non allattava, ma io la trovavo sempre smunta, sempre magra. Allora, siccome io i gatti li amo proprio, l’ho seguita, e ho visto che andava ad allattare un cagnolino dal vicino. Alche, siccome io la mia gatta la tengo in un certo modo, sono andata dal vicino e gli ho detto che non doveva permettere alla mia gatta di entrare nella sua proprietà per allattare il cagnolino, e il mio vicino ha fatto mettere una barriera di legno tra la mia e la sua proprietà. E guarda, non mi crederai se te lo dico, pur di stare vicini si tenevano zampetta nella zampetta sotto questa parete di legno. Poi dicono che non hanno un’anima…

L’uomo e gli animali: un rapporto senza tempo

Giovedì 2 dicembre a S. Ilario dello Ionio (RC) si terrà l’inaugurazione della mostra curata dalla Soprintendenza per i Beni archeologici della Calabria:
L’uomo e gli animali, un rapporto senza tempo

L’inaugurazione partirà alle ore 17, e si terrà nelle sale di Palazzo Carbone-Speziale.
La mostra L’uomo e gli animali: un rapporto senza tempo è una collaborazione tra la Soprintendenza per i Beni archeologici della Calabria e il comune di S. Ilario dello Ionio.

La mostra itinerante è curata da Rossella Agostino, funzionario della Soprintendenza per i Beni archeologici della Calabria e direttrice del Museo nazionale di Locri, è partita da Reggio Calabria nel 2002 e, di recente, ammirata pure ad Atene.
Dodici pannelli illustrativi e preziosi reperti provenienti dal territorio della Locride illustrano il millenario rapporto tra l’uomo e l’animale che, nei secoli, è stato di volta in volta compagno di giochi, amico fedele, mezzo di trasporto, vittima sacrificale, fonte di sostentamento.

Leda e il Cigno in un'antica pittura vascolare

Attraverso rinvenimenti da scavo e testimonianze letterarie, abbiamo potuto appurare la ricchezza di documentazioni sul tema – spiega Rossella Agostino – L’animale, che è sempre stato, a vario titolo, parte integrante della vita dell’uomo, ha pure ispirato opere di alto pregio artistico e piccoli prodotti artigianali, come i numerosi ex voto fittili e bronzei esposti nelle sale dei musei italiani e non solo.

Un’apposita sezione, curata in collaborazione con università, enti ed associazioni ambientaliste, è inoltre dedicata al mondo contemporaneo e ad alcune problematiche legate al rapporto tra uomo e animali.

Vogliamo ringraziare la Soprintendenza per i Beni archeologici della Calabria e, in particolare, la dott.ssa Rossella Agostino, per avere scelto la nostra cittadina quale tappa di questa interessante e originale mostra itinerante – dichiara il sindaco Pasquale Brizzi -.E’ l’occasione per tornare a parlare delle nostre radici, delle testimonianze storiche presenti sul territorio e, al tempo stesso, per rilanciare sull’attualità i temi ambientalisti e del vivere armonico con tutti gli esseri viventi. Un importante momento di crescita per la nostra cittadina di cui siamo davvero grati alla Soprintendenza e da cui ci si augura possa avviarsi una proficua collaborazione nel tempo.

All’inaugurazione, curata in collaborazione con la Pro Loco presieduta da Ugo Mollica, interverranno la direttrice del museo nazionale di Locri, Rossella Agostino, il sindaco Pasquale Brizzi, il consigliere provinciale Omar Minniti, il coordinatore della Lav Calabria Roberto Vecchio Ruggeri e numerosi rappresentanti istituzionali e di associazioni ambientaliste.

Per informazioni – Ufficio Stampa Comune S. Ilario dello Ionio – 349/2682277

Il setter Cayenne

Confesso un non ben specificabile fastidio, una sorta di unghiata sulla lavagna, un acufene stridulo, diciamo pure un attacco di cinetosi, nel leggere Diario di campagna e di città , due “Gardenie” fa.
Pensare che era da poco che avevo scoperto che questa bustina di paesaggio cittadino era piacevole e ben scritta.
La marchesa Caterina Gromis di Trana è una che coi cani ci ha sempre vissuto. Ma mica canetti di quelli comuni, di quelli che trovi l’annuncio dal veterinario “regalasi cuccioli”. La sua è roba raffinata, costosa, di marca.

Boh, comunque sia, un cane è un cane, di marca o no, e tanto mi piaceva questo Diario di campagna e di città, che mi sono comprata Vita da cane. Confessioni di un capobranco, della piccola ma interessante Blu Edizioni, il cui catalogo vi consiglio di richiedere e sfogliare diligentemente.
Il libro è scritto con la degnazione di chi ha gli allevamenti di cani di marca e chiama i bastardini “cani da pagliaio”, elogiandoli pure ma con condiscendenza, trovando persino qualche parola di democrazia canina di risulta in una attrezzatura linguistica disciplinata e forbita.

Infatti il libro è finito sulla cassapanca in bagno, insieme a “Gardenia”. Ma questo va per conto suo.

La marchesa ci fa sapere che in quel momento ha dei setter adulti. Ma voleva una cucciolata. La sua cana però non ci stava col fidanzato che le avevano procurato e la cucciolata è andata a carte quarantotto. Allora la signora pensa “quasi quasi mi prendo un bovaro: non l’ho mai provato”. Anche io non ho mai provato un bovaro, né un setter, né un Cayenne. Vado in giro con i miei due bastardini e una Polo scassata che si ricorda i tempi dell’arca di Noè. “Un bovaro –continua imperterrita la signora- prende lo spazio di tre o quattro setter”. Anche una Volvo prende lo spazio di tre Twingo, penso io.
Mossa da ardore etologico e biologico, la signora vuole conoscere le attitudini di tutte le razze di cani (a quanto pare la razza per eccellenza, quella dei “cani da pagliaio”, però non le interessa), ed è pronta a disfarsi dei suoi quando se li è stufati. Ma non preoccupatevi: quei cani lì c’è chi li compra a peso d’oro, mica vanno a finire al canile di Sant’Ilario.
Posso anche capire questo zelo scientifico con cui si muove la signora (quello zelo che è appena ad un passo dalla vivisezione e dal trapianto di cervello sulle scimmie?). Ma mi chiedo: con che criterio e secondo quale impulso si sceglie, o meglio, si accoglie un cane? Per vedere come fa la punta o quante quaglie riesce a riportare? Per sapere come azzanna o quante medaglie si porta a casa ai concorsi? Per calcolarne la velocità e la resistenza? Per valutarne forma, dimensioni, peso, corporatura? Criteri legittimi, per quanto discutibili, per un cacciatore, un espositore, un allevatore o per chi i cani li compra o li alleva per rivenderli, come tacchini da ingrasso. Una filosofia un po’ meno gradita per chi scrive libri e articoli che dovrebbero illuminare l’umanità sulla “caninità”.

A mio modo di vedere, che sarà certamente opinabile e forse da poveraccia miserabile agli occhi della marchesa/duchessa/ochessòio, questa non è “caninità”, ma una parte di “caninità” scelta con criteri umani (e non canini). Non è generale, non è la cavallinità del cavallo o la cosità della cosa, ma solo un pretesto per l’esaltazione egocentrica e inammissibilmente inconsapevole del proprio ego.

Cara signora, un cane non si sceglie, ma un cane CAPITA nella vita. Non lo scegli tu, ma il tuo destino. E il cane si accoglie e si cura come un membro della famiglia non perché è bello, intelligente, fa la punta così e cosà, ha la testa al tot per cento di distanza dalla coda e fesserie simili. Con un po’ di rabbia le dico: se le tenga per sé, queste cazzate.
Negli occhi di un cane –se si è proprio molto bravi- si riesce a vedere ciò che il cane vede in noi: la nostra umanità (non intesa nel senso di pietà e misericordia, ma di “ciò che di umano v’è nell’uomo”).
Il cane ci mostra ciò che siamo, a prescindere dalla lunghezza delle sue zampe o dalla distribuzione delle sue macchie.
Io non cambierei i miei due “cani da pagliaio” neanche con Lassie e Rin Tin Tin.
Se la signora rinnova il suo branco come rinnova il guardaroba, l’automobile il taglio dei capelli, per favore, non lo proclami come atto di amore per la stirpe canina e men che mai se ne vanti. Vorrei anche sapere se a lei piacerebbe essere “rinnovata” da un alieno grande e grosso che le misura la distanza dell’attaccatura del collo da quella del bacino, o se sarebbe contenta di essere “rinnovata” da suo marito e dai suoi figli.

Un sms può salvare un cane abbandonato sull’autostrada

Ricevo e pubblico:

Dal 23 luglio un sms può salvare i cani
Parte il servizio ‘Io l’ho visto’ con il numero 334.1051030
(ANSA) – ROMA, 19 LUG
Per combattere l’abbandono estivo dei cani in autostrada, dal 23 luglio al 31 agosto sarà attivo il servizio ‘Io l’ho visto’. Basterà mandare un sms al 334.1051030 indicando le coordinate del cane nel modo più preciso possibile (ad esempio MI-BO, km 150, cane nero) per fare intervenire i team antiabbandono.
Il progetto è’ stato promosso da Prontofido con Radio 105, Radio Monte Carlo, Virgin Radio, Radio Bau e l’Associazione Aidaa. Nel 2009 ‘Io l’ho visto’ ha salvato 353 cani.