I miss you Mimma

Aspetto Cittanova Floreale come l’acqua nel deserto, non tanto per le piante, quanto per poter parlare di giardini e del mondo dei giardinieri. Domenica 1 è stata una giornata indimenticabile (in senso negativo). Sicuramente una delle giornate più significative della mia vita.
Sono uscita di casa con pochi spiccioli, nella speranza di un po’ di brodo caldo per l’anima, la speranza di ritagliarmi uno spazio per me, in cui poter essere me stessa.
Più che l’idea consolatoria di portarmi a casa qualche creatura di selvaggia o domestica bellezza, cercavo Mimma Pallavicini.
Quando mi hanno detto che non c’era per “un problema” mi è subito venuta in mente la celebre frase di Senna “I miss you, Alain”.
In effetti quel che volevo da Cittanova Floreale quest’anno sarebbe stato monopolizzare Mimma per lamentarmi sullo stato della cultura giardinicola attuale.
Forse volevo vedere quante volte sarei riuscita a ripetere “che schifo, che schifo”. Mi immaginavo abbandonata su una panchina, seduta con Mimma, a ripetere “che schifo, che schifo”.
I giardini di oggi fanno schifo, ma veramente. I libri tutti da buttare, anche i miei. L’establishment diventato sempre più aggressivo, prescrittivo. La fotografia che sta sbranando il giardino. L’aridità, la falsità, l’ottusità, la pubblicità.

Che schifo, che schifo. L’orrore, l’orrore.

I miss you, Mimma.
Forse avresti trovato qualcosa da dirmi. Peccato che non c’eri.

Affermazione del sè tramite la negazione dell’altro

Una guerra con le parole, consumata a distanza, vendetta fredda o calda, tanto violenta quanto immateriale.
E’ l’affermazione del sè attraverso la negazione dell’altro.
Sempre esistita, ma non dappertutto. In Africa alcune popolazioni segregano i litiganti perchè non infastidiscano la tribù.

Ma è la grossolana strategia mediatica ad essere la novità: la perpetrazione dell’atto, immorale, violento, antietico, disumano, avviene attraverso dei giganteschi monumenti all’ego creati sui social-network, su forum, sui blog. Monumenti sgraziati, fragili e imperiosi, senza potere e onnipotenti, bidimensionali e pericolosi.
Non è un’allusione a Grillo, qui parliamo di roba molto più piccola, e neanche agli scacchi. Non tiriamo fuori gli scacchi per favore. E’ un disonore ad una spettacolare tenzone di intelligenza e furbizia. Sì, gli scacchi sono il gioco più violento che esista, ma pochi lo sanno giocare.

Ho un amico, che amo molto, con cui spesso facciamo lunghe chiacchierate telefoniche. Amo quest’amico perchè mi ha aiutata in molti modi. Mi ha curata, si è preso la responsabilità, per quello che poteva, del mio benessere, e della mia felicità. Dove lo trovi un amico così?
Entrambi condividiamo l’idea che il valore del sè non è una negazione dell’altro. Anzi, negare l’altro è la peggiore cosa che si possa fare a se stessi, poichè equivale a togliere valore a se stessi.

Valgo anche perchè ho buoni amici. Il tuo valore diventa il mio.

La guerra noi la combattiamo ogni giorno, e questo non ci fa onore, deprezzando non già le idee degli altri, non già la loro libertà d’espressione o di giudizio (questo è il meno), ma il loro status di esistenza. Negando l’esistenza, fisica o virtuale.
E la rete virtuale che ci collega tutti e che secondo alcuni ha liberato il mondo, nel liberarlo lo ha posto in catene. Queste inimmaginabili possibilità che ci hanno messo a disposizione le multinazionali del digitale, che ci consentono di espanderci come mongolfiere, di sentirci dei tra gli uomini, non son altro che le nuove asce, le picche, le zagaglie con cui combattiamo una guerra borghese.

La norma sulla rettifica ancora in piedi

Leggo sulla rete e cito da Byoblu:
http://www.byoblu.com/post/2012/10/25/ABBIAMO-MENO-DI-24-ORE.aspx

«Tutte le “testate giornalistiche diffuse per via telematica” – definizione tanto ambigua da abbracciare l’intero universo dell’informazione online o nessuno dei prodotti editoriali telematici – saranno obbligate a procedere alla pubblicazione delle rettifiche ricevute da chi assuma di essere stato ingiustamente offeso o che i fatti narrati sul suo conto non siano veritieri.

In caso di mancata pubblicazione della rettifica entro quarantotto ore, si incapperà in una sanzione pecuniaria elevata fino a 25 mila euro ma, prima di allora, si correrà il rischio di essere ripetutamente trascinati in Tribunale ingolfando la giustizia e facendo lievitare i costi per difendere il proprio diritto a fare libera informazione.

Proprio mentre la Cassazione prova a mettere un punto all’annosa questione dell’applicabilità della vecchia legge sulla stampa all’informazione online, escludendola, il Senato, la riapre stabilendo esattamente il contrario: la legge scritta per stampati e manifesti murari si applica anche ad Internet.

Ce ne sarebbe abbastanza per definire anacronistica e liberticida la disposizione appena approvata dalla Commissione Giustizia del Senato ma non basta.

La portata censorea di questa norma è nulla rispetto a quella di un’altra disposizione contenuta nello stesso provvedimento appena licenziato dal Senato: l’art. 3, infatti, stabilisce che “fermo restando il diritto di ottenere la rettifica o l’aggiornamento delle informazioni contenute nell’articolo ritenuto lesivo dei propri diritti, l’interessato può chiedere ai siti internet e ai motori di ricerca l’eliminazione dei contenuti diffamatori o dei dati personali trattati in violazione della presente legge”.

E’ una delle disposizioni di legge più ambigue ed insidiose contro la Rete che abbia sin qui visto la luce perché è scritta male e può significare tutto o niente.

Una previsione inutile se la si leggesse nel senso che chiunque può chiedere ciò che vuole a chi vuole, senza, tuttavia, che il destinatario della richiesta sia tenuto ad accoglierla.

Una previsione liberticida se, invece – come appare verosimile – finirà con l’essere interpretata, specie da blogger e non addetti alle cose del diritto, nel senso che, a fronte della richiesta, sussiste un obbligo di rimozione.

In questo caso, infatti, assisteremo ad una progressiva cancellazione dell’informazione libera e scomoda online, giacché, pur di sottrarsi alle conseguenze della violazione della norma o, almeno, non trovarsi trascinati in tribunale, blogger, gestori di forum di discussione, piccoli editori e motori di ricerca, finiranno con l’assecondare ogni richiesta di rimozione.

Sarebbe la fine della Rete che conosciamo e la definitiva prevaricazione della voce del più forte sul più debole.
Esattamente il contrario di ciò di cui avremmo un disperato bisogno in un Paese come il nostro che vive, da anni, il problema della mancanza di informazione libera: una norma che punisca chiunque provi a censurare, imbavagliare o mettere a tacere un blogger o chiunque faccia informazione.

Domani il testo approda all’assemblea di Palazzo Madama per la discussione ed il voto definitivo: ci sono meno di 24 ore per salvare quell’informazione online che, ovunque nel mondo, sta dando prova di rappresentare la più efficace alleata di ogni società democratica contro i soprusi e le angherie di ogni regime palese od occulto».

Ringraziamo quindi tutta la Commissione, in particolare il senatore Filippo Berselli (PdL: berselli_f – chiocciola – posta.senato.it oppure on.filippo.berselli – chiocciola – studioberselli.com) e la senatrice Silvia Della Monica (Pd: dellamonica_s – chiocciola – posta.senato.it).

Sono ovviamente indirizzi mail pubblici, presenti nelle pagine ufficiali sul sito del Senato.

Per leggere ancora:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/24/senato-vuole-chiudere-internet/391519/
http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/10/24/la-vendetta-della-politica-sulla-rete/

La legge è uguale per tutti, ma per alcuni è ancora più uguale

DISEGNO DI LEGGE APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
l’11 giugno 2009 (v. stampato Senato n. 1611)

il testo approvato dal Senato reca modifiche al comma 29 dell’articolo 1, in base alle quali si precisa che i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica sono compresi nell’ambito dei siti informatici ai quali è esteso l’obbligo di rettifica delle informazioni ritenute non veritiere o lesive della reputazione dei soggetti coinvolti, mediante la pubblicazione, entro quarantotto ore dalla richiesta, delle dichiarazioni o rettifiche con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono;

la formulazione del testo, come modificato dal Senato, non esclude il rischio, già evidenziato nel parere espresso dalla Commissione sul disegno di legge in prima lettura presso la Camera dei deputati, che l’obbligo di rettifica ricada, per la generalità dei siti informatici, piuttosto che sugli autori dei contenuti diffamatori, sui gestori di piattaforme che ospitano contenuti realizzati da terzi, i quali, in considerazione del volume dei contenuti ospitati dalla piattaforma, non sarebbero in grado di far fronte a tale obbligo;

occorre invece ribadire l’esigenza che l’obbligo di rettifica, di cui all’articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, come modificato dal comma 29 dell’articolo 1 del disegno di legge in esame, sia riferito esclusivamente ai giornali e periodici diffusi per via telematica e soggetti all’obbligo di registrazione di cui all’articolo 5 della citata legge n, 47 del 1948;

Per la stampa non periodica l’autore dello scritto, ovvero i soggetti di cui all’articolo 57-bis del codice penale, provvedono, su richiesta della persona offesa, alla pubblicazione, a proprie cura e spese su non più di due quotidiani a tiratura nazionale indicati dalla stessa, delle dichiarazioni o delle rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro reputazione o contrari a verità, purché le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto di rilievo penale. La pubblicazione in rettifica deve essere effettuata, entro sette giorni dalla richiesta, con idonea collocazione e caratteristica grafica e deve inoltre fare chiaro riferimento allo scritto che l’ha determinata»

Camera.it

I Liebster blog, ma senza Sant’Antonio

Ringrazio Giulia per la sua citazione nei suoi Liebster blog (io però ho neanche 210 utenti fissi, di cui una buona percentuale se ne sbatte le palle di quel che scrivo, che penso, che faccio e di me come persona. Quindi possiamo scendere tranquillamente ai 100).

E’ uscita fuori un’altra catena di sant’Antonio con questa benedetta blogosfera giardinicola, mamma mia, non ce la faccio più.
Sul Blog di Giulia Capotorto trovate tutte le informazioni.
Io lo dico in anteprima: ma neanche se mi ammazzate metto un’icona con un cuoricino.

Ora -duramente e crudamente- elencherò i 5 blog che in questo periodo leggo ogni giorno o quasi, con meno di 200 lettori fissi.
Mi sembra di aver capito che si tratta di elencare blog “verdi” o di lifestyle (una parola per la quale scaverei una buca profonda due metri per seppellircela dentro), al massimo di libri. Mi perdonerete se elencherò qualcos’altro.

Sono particolarmente affezionata a Giardinaggio Sentimentale, che seguo prima per email e poi mi leggo d’un fiato una volta a settimana.
Ogni giorno controllo Sunset Boulevard, con apprensione.
Per puro caso ho scoperto Un paio d’uova fritte che mi fa morire dal ridere.
Sempre via mail, ma poi appena possibile on-line per vedere le bellissime foto, Verde Insieme web di Marcella, che ammiro per le sue conoscenze in materia di piante, e da cui imparo sempre un sacco di cose.
E per ultimo Keplero, un blog scientifico di Amedeo Balbi, uno scienziato divulgatore che si è fatto anche un certo nome nell’establishment radio-televisivo della falsa high-culture dello spettacolo italiano. Anche se non ha voluto rispondere alla mia domanda:”Ma allora, chi se li è mangiati i soldi dei super-neutrini?”, continuo a seguirlo. La risposta me la troverò da sola.

Ne seguo molti altri, non solo blog ma anche siti. Alcuni per il piacere di informarmi, altri per capire a che livello di miseria culturale si è giunti in italia.
Anzi, rilancio: perchè non un bannerino di “what a schifo blog” da donare ai blog che troviamo più ripugnanti? O tutta la blogosfera è bella, candida, intelligente, ricca di idee, propositiva, eccezionale, strepitosa, originale, libera e sincera?

Permettetemi di contribuire sanamente a questa catena di sant’Antonietto, senza dover mettere loghi, link, post cicì e cocò.

Mi prendo un sacco di cose da voi e da tanta altra gente, imparo moltissimo in rete e la mente mi si tiene sveglia. Mi basta questo. Le attestazioni di stima le faccio per mio conto, senza sant’Antonio.

A Wikipedia non piacciono i blog

Qualche giorno fa ho provato a linkare un blog (non il mio) ad una pagina di Wikipedia. Con sorpresa ho visto che il collegamento era stato rimosso dopo poche ore. Mi sono informata ed è emerso che il regolamento di Wikipedia non consente collegamenti esterni ai blog, a meno che non siano strettamente collegati alla voce in oggetto (ad esempio Beppe Grillo).
Devo confessare una certa sorpresa. I blog ormai non sono più da tempo dei diari personali pieni di banalità quotidiani ed insignificanti del tipo “sto facendo le polpette”.
Il link che volevo inserire era “pulito”, nel senso che trattava esattamente di quell’argomento, che era affrontato con professionalità e competenza.
In buona sostanza Wikipedia mi dice che non posso linkare blog, ma che al più posso integrare il contenuto nella pagina. Già, ma se il contenuto non è mio? Sarebbe più opportuno un collegamento esterno.
Senza contare i vari “blog d’autore” e che una buonissima quantità di siti sono meno seri di tanti blog e che tra siti e blog, ora come ora, c’è pochissima differenza, soprattutto su certe piattaforme come questa di wordpress che consente di creare anche un sito, volendo.
Non mi sembra granché giusto.

Voi che ne pensate?