Il giardino mediterraneo

09/10/08
Il giardino mediterraneo
Filed under: Giardinaggio e natura, Arte ed Estetica
Posted by: Lidia @ 11:07 pm

Sono meridionale. Tutto il mio “fare” si appunta, si lega, si sostiene alla meridionalità.
A maggior ragione il giardino e il giardinaggio sono legati alla mia meridionalità, per il loro legame culturale col paesaggio.
Cito una parte di un articolo di Guido Giubbini, in n°5, luglio 2006, Il giardino di Rosetta. Sulle tracce del Giardino Italiano :
“Vincenzo Cazzato ha dimostrato una volta per tutte che il giardino all’italiana, questo pomposo tabù della storia ufficiale del giardino, è innanzitutto (quantomeno nella maggioranza dei casi) un’invenzione dei ricchi inglesi e americani in vacanza o trasferitisi in Italia a fine ‘800 o nel primo ‘900, e successivamente, e per imitazione, acquisizione riflessa dell’aristocrazia e della grande borghesia del Fascismo, che sciovinisticamente non voleva essere da meno degli stranieri.”
Il giardino all’italiana è, insomma, una pallida immagine di ciò che è stato, riflessa attraverso lo specchio della cultura inglese di fine ‘800, che era alla continua e bramosa ricerca di qualcosa di nuovo-vecchio, di qualche novità che venisse dal passato o da qualche cultura straniera.
Questo è vero, è un dato acquisito, anzi, si stenta a credere che sia stato acquisito così tardi, e questo la dice lunga su come si fanno le cose da noi in Italia.
Ma se questo dato è stato finalmente messo agli atti per il giardino all’italiana ( cioè fiorentino), niente di questo viene lontanamente neanche pensato per il giardino mediterraneo, che ha subito la stessa identica sorte, ma senza che ciò venga detto, semplicemente perché non viene neanche sentito.
Vergogna a tutti i giardinieri meridionali che lo sanno e non lo dicono.
Il giardino mediterraneo, non diversamente da quello fiorentino, è una invenzione dei ricchi inglesi che venivano al Sud a trascorrere le vacanze o per passare il resto della loro vita. Si vedano i due esempi più importanti, Villa Hanbury ad Imperia e La Mortella ad Ischia.


Questa è una foto di Villa Hanbury, scattata da Trem.


E questa è la Mortella, vista dalla terrazza della casa.

Senza nulla togliere alla loro bellezza ed al loro sconfinato fascino (specialmente alla Mortella, un giardino “felice”), questi due giardini “mediterranei” ed italiani hanno poco a che vedere con il vero giardino mediterraneo, che è in buona sostanza un agrumeto.
La parola stessa “jardinu” significa in molti dialetti meridionali, semplicemente “agrumeto”, o meglio “aranceto”.
Che cosa si vuole da un giardino mediterraneo? Che richieda poca acqua e sia di forte impatto visivo, che sia motlo spiritoso, insomma, molto colorato, con forme molto definite…una cosa del genere

Un cortile alla Barragàn, con colori decisi, forme marcate, grande differenza di tessiture e trame, piante esotiche. Molto bello. Davvero.
Ma il giardino mediterraneo autentico, la cui rivendicazione di autenticità non è meno importante di quello all’italiana, è una suggestione più che uno schema, una suggestione di passeggiate con i cani, cani con nomi eleganti, da cacciatori, come Bendicò, in giornate sonnolente, col mare in lontananza. Passare tra una chiazza di ombra e l’altra, gettata da muri scalcinati di cascine coperte da pinnate di tegole, attraversare veloci la luce del sole, facendosi scudo agli occhi con a mano, con ai lati estensioni sterminate di aranci che accennano appena ad arrossare i frutti. Passare attraverso i campi comuni, accanto alle case degli altri, spiare velocemente da una finestra del piano terra, senza vedere niente o cogliendo appena la presenza di una cassettiera, di un vaso da fiori.
Saltare con un piccolo balzo le canalette per l’irrigazione, salutare la gente al lavoro.
Portare il vino ai vicini, andare a controllare la rete del pollaio. Sono queste le suggestioni del giardino mediterraneo, dell’agrumeto.
Campagna, ma quella campagna che implica il lavoro dell’uomo.
Vita comune, vita in comune.

Ci vuole molto spazio, ma non è solo questo. Ci vuole uno spazio che oggi è solo agricolo e non appartiene più al giardino, perché oggi bisogna consumare anche i luoghi come è prescritto dalla società, e la campagna è fatta per essere coltivata e lavorata, non per essere goduta.

2 Responses to “Il giardino mediterraneo”
1.Paolo Tasini Says:
September 11th, 2008 at 10:16 pm e
Bella, veramente bella, questa descrizione del giardino mediterraneo… qualcosa di simile si potrebbe dire per altre parti della nostra scalcinata terra che un tempo qualcuno chiamava giardino d’Europa… Nella nostra tradizione c’è un sentimento, uno sguardo, che contiene paesaggi antichi e ricchi: una sensibilità che ci fa, nonostante tutto, orgogliosi della nostra storia… Ciao Lidia 🙂 Scopro ora questo blog e voglio proprio godermelo!!! A proposito, perdona l’ignoranza: che cosa è un cortile alla Barragàn?
2.Lidia Says:
September 12th, 2008 at 12:28 am e
Ciao Paolo, fa sempre piacere leggerti. Per “cortile alla Barragàn” intendo quello che per molti scalcinati epigoni e mediocri imitatori del grande architetto (grande, grandissimo) è un cortile “moderno”, con ambizioni minimaliste, se non fosse per la vistosità delle piante e i colori accesi. In buona sostanza intonaci ruvidi e pigmenti primari, architetture squadrate, una fontana, comunque essa sia, piante tropicali o tropicaleggianti, magari una piscina.

A che serve un giardino?

09/10/08
A che serve un giardino?
Filed under: Arte ed Estetica
Posted by: Lidia @ 8:24 pm

A che serve un giardino? Da cosa nasce l’idea di giardino?
Oltre che dalla non tanto ovvia necessità di collocare l’edificio in uno spazio delimitato, separato dal “resto”, nasce anche dal nostro innato desiderio di avere un continuo rapporto con la natura.
Tuttavia il giardino si configura, come l’arte e il gusto, come una scelta di stile di vita. E badate che lo “stile di vita” non si limita alla scelta delle tendine del bagno o dei parati del salotto: in questa espressione è incluso ogni guizzo di individuale personalità che abbiamo, e che crediamo unico ed assoluto.
Ognuno crea un romanzo, un mito ed una mitologia attorno a sé, il giardino serve ad esternarla. Ogni giardino serve allo scopo per il quale il giardiniere lo crea.
Il giardino è una dichiarazione sociale, di ideali, di stile di vita, di etica, di gusto.

Arte e felicità

09/05/08
Arte e felicità
Filed under: Giardinaggio e natura, Arte ed Estetica
Posted by: Lidia @ 3:08 pm

“La felicità conta più dell’Arte” è una frase che diceva il maestro Guardi a Ingrid Bergman nel mitico Angoscia del ‘44.
Ai posters l’ardua sentenza, ma fateci caso: se siete allegri e di buonumore, vi viene mai voglia di scrivere qualcosa, di dipingere, di comporre poesie?
Perché i quadri, soprattutto moderni e contemporanei, fanno perlopiù tristezza?Perché le poesie più belle sono quelle che sdirenano il cuore?
E’ come se l’Arte risiedesse a buon titolo solo nel dolore, nell’infelicità. A nessuno interessa la storia di un bambino felice e ben pasciuto, ma di un Remi o di un Oliver Twist, sì.
Perché?
I bei giardini con esplosioni di fiori mi piacciono, sì, mi piacciono. Fanno impressione, rilassano anche, ti sembra di volare perfino.
Ma un giardino povero, fatto con assi inchiodate, vaschette di plastica, mattoni smozzicati, piante sofferenti, tenute insieme solo con lo spago di un sentimento sottile e non ben descrivibile, quelli, quelli, quei miseri giardini della gente povera di soldi, povera di cultura, spesso povera anche nello spirito, quei tristi giardini che esprimono solo male di vivere, quelli sì, sono un marchio a fuoco nel mio cuore.

E’ scattato il rosso

09/04/08
E’ scattato il rosso
Filed under: Arte ed Estetica
Posted by: Lidia @ 4:41 pm

Il rosso è un colore ambivalente, sia da un punto di vista simbolico che estetico.
Sin dall’antichità è stato uno dei pigmenti più semplici da ottenere, ed era anche molto stabile. La triade bianco-nero-rosso si instaurò praticamente sin da subito. Il bianco simboleggiava il non colore, la neutralità. Il nero lo sporco o la tenebra, il rosso era IL colore per eccellenza. Ad esempio la parola colorado in spagnolo significa sia “colorato” che “rosso”. In russo, la Piazza Rossa è etimologicamente la “Bella Piazza”.
La religione ben presto si impadronì dei cromatismi, e il rosso divenne simbolo di potere (rosso cardinale), anche perché le tinture rosse più brillanti e splendide (porpora di Tiro) erano molto costose, e quindi segno di ricchezza e potere.
Tuttavia il rosso simboleggiava anche le fiamme dell’Inferno, il potere del Demonio e il fuoco del peccato.
Anche oggi simbolo si pericolo (allarme rosso), di divieto (semaforo rosso). Tutta la segnaletica stradale fa del rosso il colore di ciò che non è consentito, anche il cartellino dell’espulsione, nel calcio, è rosso. Il telefono rosso è la linea calda, per simboleggiare un film porno si dice “a luci rosse”, le lanterne rosse illuminano le strade delle prostitute.
Da sempre il rosso è stato ambivalente: segno di potere, nobiltà, ricchezza, ma anche di perdizione, di ribellione (bandiera rossa), persino di perdizione e di peccato.
Anche nell’estetica, e soprattutto nel giardinaggio, il rosso è ambivalente. Da un lato è il più amato dalle multinazionali che producono fiori, perché è il colore più acquistato. Dall’altra è il colore più evitato dai giardinieri amanti della raffinatezza, che usano -consciamente o no- il colore come un simbolo gerarchico-sociale.
Il rosso è un colore fortemente “materico”, è il diretto complementare del verde, e sembra più pesante. A molti sembra di risparmiare, di avere qualcosa in più acquistando una pianta con i fiori rossi rispetto ad una coi fiori, ad esempio, bianchi.
Proprio contro questo genere di uso sociale del colore molti giardinieri bandiscono il rosso dai loro giardini (senza contare che è un colore un po’ più complicatuccio da usare).
La fazione dei nemici del rosso è molto sentita e molto numerosa, soprattutto in Inghilterra e in America. Qui è ancora relativamente poco diffusa.
Il barone Rosso sfreccia sulle linee nemiche!

Il Vicario Gibbs

09/03/08
Il Vicario Gibbs
Filed under: Giardinaggio e natura
Posted by: Lidia @ 2:48 pm

Tra l’inizio e la metà del 1800 le associazioni di giardinaggio ed orticoltura ebbero un aumento esponenziale. Ray Desmond scrisse che nel 1804 c’era una sola associazione di giardinaggio (la RHS di oggi), mentre nel 1842 ce n’erano oltre 200.
Questo successe anche alle esposizioni ed ai concorsi, che erano molto sentiti anche nei piccoli centri delle contee più piccole. I concorsi floreali sono un classico dei buoni sentimenti, fanno da contorno a molta letteratura e a molto cinema (ricordate La Signora Miniver ?)
Alla fine del XIX secolo il Vicario Gibbs e il suo giardiniere Beckett facevano piazza pulita di ogni medaglia nei più importanti concorsi inglesi. Tra tutti e due vinsero più di 100 medaglie d’oro alla RHS, che è tutto dire!
Questo Gibbs era un riccone, aveva ereditato dal padre una tenuta e l’aveva ammodernata, diventando un ibridatore ed un collezionista di piante. Tra le altre cose aveva Eucharis, Croton, pesche, nettarine, uva, fichi, meloni, banane, Dracaena, Celosia e l’immancabile ananas. Molte erano creazioni sue o del suo giardiniere, la reputazione della tenuta di Aldenham in quegli anni era alle stelle.
Gibbs morì nel 1932 e il suo giardino morì con lui. La sua collezione di piante (circa 2000 lotti) fu messa all’asta, e già nel 1950 non c’era quasi più traccia della favolosa tenuta di Aldenham.
Sin da giovane giardiniera ho ravvisato un legame strettissimo tra il giardino e la morte, come tra la poesia e la morte. Rudolf Borchardt diceva che l’autentica poesia parla di “amore e morte”. Mi pare che questo valga anche per il giardinaggio.
Forse il giardinaggio, come la poesia, è una “ricompensa”, come diceva Montale, “una forma di vita di chi realmente non vive”.
Ho sempre pensato che se anche non fossi stata un bravo essere umano, avrei sempre potuto essere una brava giardiniera, e che dopo la morte avrei lasciato qualcosa, se non il ricordo, almeno un buon giardino.
Gibbs è morto, il suo giardino pure, ed io non mi sento troppo bene.

2 Responses to “Il Vicario Gibbs”
1.ezio Says:
October 18th, 2008 at 10:13 pm e
Lidia , non vuoi farmi dormire stass’era pensando a questi tuoi ultimi due scritti, ma ti sfido e andrò su goggle per vedere se hai publicato qualche cosa su qualsiasi argomento e lo leggerò.
2.Lidia Says:
October 20th, 2008 at 3:23 pm e
Qui trovi una mia vecchia discussione su G.it, allora il mio nik era Constance Spry http://forum.giardinaggio.it/incontri-ed-eventi-libri-mercatino/8521-avete-paura-morire.html. Qui c’è una discussione su CdG http://www.compagniadelgiardinaggio.it/phpBB2/viewtopic.php?t=8586. Come vedi il pensiero della morte e del giardino mi tormenta da molto tempo.

Puoi passare: è verde

09/02/08
Puoi passare: è verde
Filed under: Arte ed Estetica
Posted by: Lidia @ 12:50 pm

Il verde è il colore più diffuso in natura, eppure passarono secoli prima che fosse collegato alla vegetazione. Da sempre è stato considerato un colore riposante, soprattutto per gli arredi, mentre invece non è molto apprezzato nel campo dell’abbigliamento, tant’è che i verdi usati per i vestiti sono solitamente opachi e poco brillanti, riservati solitamente alle donne e non all’uomo (fateci caso: se escludiamo l’est Lombardia e il Veneto, quanti uomini adulti vedete vestiti di verde? ).

Nel giardinaggio il verde è un neutro, poiché è il colore del fogliame, tant’è che solo dopo qualche anno che si pratica giardinaggio si inizia ad interessarsi alle piante dai fiori verdini o alle tessiture del fogliame.
Nella società occidentale contemporanea il verde invece è fortemente connotato, è il simbolo della liceità, della natura, dell’ecocompatibilità, del rispetto per l’ambiente, della gratuità, della giovinezza, della salute.
Ecco perché treni verdi, numeri verdi, il partito dei Verdi, il semaforo verde, la croce verde.
Eppure un tempo non era così, da quand’è che il verde ha preso ha significare il permessivismo?
E’ accaduto relativamente tardi, dopo che furono messe a punto le teorie ottiche della Gestalt, che svilupparono una ben precisa teoria dei colori, dividendoli in caldi e freddi, in complementari e adiacenti, in armonici e contrastanti, ecc.
Sulla ruota dei colori il verde è alla parte opposta del rosso, quindi rosso e verde divennero contrario l’uno dell’altro…una cosa che avrebbe fatto schiattare dal ridere Aristotele e Lucrezio.
Il rosso divenne simbolo del divieto, dell’allerta, del pericolo, e il verde il suo opposto, quindi il permesso, la libertà, la sicurezza.

Un po’ come in giardino. Un giardino tutto verde, senza fiori, dà un’idea di totale libertà e totale naturalità, più di un giardino coi fiori, poiché è più selvaggio e meno artefatto, più “primitivo”, meglio conservato, più “antico”.
E la nostra società è a caccia del primitivo e dell’antico come i segugi la volpe.

Blu

09/01/08
Blu
Filed under: Arte ed Estetica
Posted by: Lidia @ 9:34 pm

La storia del giardinaggio italiano ha scarsa familiarità con il colore. Naturalmente quando si parla di giardino italiano si parla fondamentalmente di due tipologie di giardini, quello moresco, meridionale, e quello fiorentino, centro-settentrionale.
Soprattutto in quello fiorentino, che si configura come il “giardino all’italiana” par excellence, i colori dei fiori sono messi in secondo piano rispetto a quelli del fogliame e delle architetture. I fiori si coltivavano principalmente come materiale da taglio, oppure erano un accidente delle aromatiche e delle officinali.
Il colore più apprezzato in giardino è l’azzurro, credo a motivo della sua rarità. Colette, nel volumetto Per un erbario, sostiene che a parte l’iris e l’aconito, di fiori veramente blu, non ce ne fossero.
Tuttavia il blu non è amato solo dai giardinieri, ma da quasi tutte le persone di cultura occidentale. Fate la prova, chiedete a qualcuno qual’è il suo colore preferito: pare che 8 su 10 vi diranno che è il blu.
Michel Pastoureau ne ha ripercorso la vicenda nel librone Blu. Storia di un colore, edito da Ponte alle Grazie.
Il blu non era un colore importante, lo divenne pian piano nel corso del Medioevo, quando divenne il simbolo della Madonna.
Da quel momento in poi, però, il suo indice di gradimento non si è più fermato. Il blu è in cima a tutte le clssifiche di preferenza: è da molti anni il colore più venduto in abbigliamento.

Lentamente è stato associato alla neutralità, difatti oggi è il colore della giustizia, dell’equità, dell’odioso politically correct.
Le bandiere dell’ONU, dell’Unesco, dell’Unione Europea, sono azzurre. I Caschi Blu dell’ONU sono…blu.
Se ci fate caso in genere le confezioni di tranquillanti ed antidolorifici sono blu o azzurre. Il blu è il colore utilizzato nella segnaletica per stradale per indicare ciò che è concesso.
Il blu accontenta tutti , rassicura, insomma è un colore pacifico, praticamente neutro. Persino il bianco è simbolicamente più connotato.

La Mole Antonelliana è stata “tinta” di blu con la bandiera dell’ONU. Chi avrebbe mai pensato ad un altro colore?
Mole Antonelliana, blu, ONU

Yves Klein dipingeva tele solo blu, la sua Venere sarebbe stata un po’ meno elegante se fosse stata gialla, e se fosse stata bianca sarebbe sembrata una comune statua di gesso,di quelle che vendono in mezzo alla strada coi camioncini.
Yves Klein, Venere, Blu

E la Alfa Romeo “Brera”? Un color rosso sarebbe stato troppo ovvio, un giallo un pugno nell’occhio, un verde una stramberia…che colore è rimasto? Ah, il blu.

Non solo è il colore più amato, ma è anche in assoluto quello meno sgradito. Insomma, amare il blu è quasi come dire di non avere un gusto preciso, ma solo delle idee vaghe. Come dire di non voler mettere in discussione i propri principi estetici, di essere moderati nelle proprie scelte, magari un po’ convenzionali, insomma, di voler andare sul sicuro.

Giardini rocciosi

09/01/08
Giardini rocciosi
Filed under: Giardinaggio e natura
Posted by: Lidia @ 4:09 pm

Avviso: il tema è trattato solo da un punto di vista sociologico ed estetico: per una trattazione orticolturale leggere l’articolo Come costruire un vero giardino roccioso

I giardino roccioso è forse quell’elemento del giardino da cui con più facilità si possono dedurre il carattere e l’educazione di un giardiniere, la sfera sociale alla quale appartiene, il suo livello culturale (e orticolturale).
I rocciosi sono molto diffusi, hanno visto il loro acme proprio in questi recentissimi anni, anche se hanno perso un po’ di passo in favore dei laghetti.
Se ne vedono spesso nelle villette a schiera, nei cosiddetti quartieri pavillonaire, quelli “ad alto rischio nanetto”. Spesso ne fanno bella mostra le villone di primari ed ingegneri, mentre non mancano mai nei centri commerciali e nei grandi vivai o garden centre.
Ecco quello della “Gru”, il centro commerciale del mio paese, Siderno.
La Gru centro commerciale, Siderno
Lo squallore colpisce dritto al petto: una povera iucca, fallici cactini pelosi, sassi da deserto lunare, ghiaietto cimiteriale. Sullo sfondo un paesaggio cittadino da suicidio.

Il giardino roccioso comunque rimane una dimostrazione di status sociale ed economico. La gente vi elencherà tutte le sue piante, raccontandovi dettagliatamente come ne è entrata in possesso, e da quanti anni ce le ha, perché l’età -per un cactus- significa “soldi-soldi-soldi-soldi”.
Difatti quelli che vedete in foto sono piuttosto giovani. Mi chiedo quanto ci abbia mangiato sopra il vivaio che l’ha allestito.
Più piante ci sono, più vecchie sono, più il possessore del giardino roccioso si sentirà autorizzato a guardarvi dall’alto verso il basso, sentendosi molto “in”.
Non importa che il suo giardino roccioso sia una sorta di scempio estetico, l’importante è che ci sia, comunque sia, poiché “vale”.
Anche le villette più piccole cercano di non farne a meno, magari accatastando i sassi contro il muro perimetrale, dando al tutto un’aria da piramidina egizia in miniatura.
I sassi poi sono da mettersi le mani nei capelli. Non conosco le rocce, non so quindi dire che sorta di pietra si tratti, solo che è molto leggera e che i suoi pregi si fermano qui. Le usano gli acquaristi per dare agio ai pesci di nascondersi nei fori e negli incavi. E’ brutta anche negli acquari, dove ha comunque un senso ed una utilità, ma quando si vede nelle vetrine dei parrucchieri, con veli di tulle, bombolette di lacca spray, retine per pescatori, borsette e foulard, raggiunge la vetta della bruttezza. Quando è composta in questo modo diventa talmente brutta da commuovermi.

Il giardino roccioso con i cactus è un’invenzione recente, perché i veri rocciosi, quelli “originali”, si usavano per coltivare le piante di montagna, come potete vedere in questa foto scattata dai miei amici Lukus e Mex.
Giardino roccioso alpino, Lukus e Mex

Però si usa la roccia locale, mica i sassi da acquario!
Dove c’è poca acqua, nelle regioni mediterranee, i giardinieri si sono invece lanciati su piante a bassa richiesta d’acqua: guardate questo scorcio del giardino La Mortella ad Ischia

Piazzale del museo alla Mortella

E…ooops! Non c’è neanche un cactus!

Se volete coltivare i cactus, fatelo alla “vecchia maniera”: in vasi separati. Oppure, se avete un giardino in Marocco o in Egitto, su un declivio di sabbia rossastra, e lasciate i sassi da acquario ai parrucchieri, che è meglio.

Per un nuovo vocabolario del giardinaggio

08/30/08
Per un nuovo vocabolario del giardinaggio
Filed under: Giardinaggio e natura
Posted by: Lidia @ 5:44 pm

Sebbene io non ami molto il modo tradizionale inglese di usare i fiori, non si può negare che l’Inglese abbia un nutrito vocabolario di termini specifici.
Ovviamente noi li superiamo nei termini riguardanti la cucina…anche se non so perché questa vittoria non mi dà molto gusto.
Ad esempio la parola giardiniere. Se consultate il dizionario vedrete che si può usare anche al femminile. Ma giardiniera significa anche un miscuglio di verdure sott’aceto. Almeno fosse stata caponata, la condivisione sarebbe stata più felice.
Non c’è un termine che indichi colui che coltiva da sé il proprio giardino, né colui o colei che conosce bene le piante e le sa usare.
Non c’è neanche un verbo che definisca l’atto di praticare il giardinaggio.

Che miseria culturale!

Politicamente corretto

08/30/08
Politicamente corretto
Filed under: Giardinaggio e natura, Arte ed Estetica
Posted by: Lidia @ 5:26 pm

Questa locuzione, politicamente corretto nasce nei paesi anglofoni. Se fosse nata in Italia avrebbe più verosimilmente suonato come “eticamente corretto”, e probabilmente avrebbe avuto un significato più profondo che non il salvataggio delle apparenze.
Spesso chi è politicamente corretto (il che non vuol dire “eticamente corretto”) riesce ad essere una gran carogna e a rimanere impunito, solo per il fatto di avere salvato le apparenze, di essersi cioè comportato pubblicamente secondo modelli accettabili, o addirittura virtuosi.
Io diffido dei politicamente corretti, mi fanno orrore.

Politicamente corretto non equivale a “correttezza, giustizia, assennatezza”. Nel migliore dei casi è un modo supino, prono, ottuso, di vedere le cose, tipico delle persone che non sanno ragionare con la propria testa, e che hanno bisogno di regole e regolette alle quali attenersi. Se poi siano giuste o sbagliate poco importa, l’essenziale è che ci siano e che siano socialmente accettate. Il buon senso non conta, conta solo il “non passare dalla parte del torto”.

Nel caso peggiore “politicamente corretto” è il riuscire a metterla nel didietro agli altri, facendogli credere di avergli fatto un favore, ed aspettandosi altezzosamente riconoscenza per la propria generosità.
Vi viene in mente qualcuno?

Ma facciamo un esempio:
De gustibus non dispuntandum est è politicamente corretto e molto ottuso. Se da un lato l’arroganza intellettuale è fastidiosa, dall’altro il qualunquismo esagerato di altri lascia ancora più stupefatti.
Non sia mai criticare il cattivo gusto degli altri: si viene subito tacciati per snob, per quel tipo di giardiniere che vuole solo le rose inglesi, che odia il rosso e l’arancione, e che storce il naso appena sente parlare di gerani.
In Italia questo sciocco buonismo è la linfa stessa della cultura del giardinaggio, che per questo motivo difatti non esiste.

Alle riviste conviene: con una faccia fanno l’inchino al Principe Carlo e alla sua tenuta ecocompatibile di Poundbury, e con l’altra faccia ci insegnano come diradare le petunie. Così non si alienano la consistente fetta dei giardinieri dai gusti vaghi ed approssimativi.
Di scrittori e giornalisti non ne parliamo: sono come polvere negli occhi! Non esprimono giudizi per non ferire l’altrui mediocrità, e poi ci si aspetta che la cultura del giardinaggio cresca. E come? Per miracolo divino?
De gustibus un corno. A furia di non disputare si diventa supinamente acquiscenti a qualsiasi zozzeria o assurdità ci venga proposta: dai pratini con le ciotole di pansè, ai vari muri verdi, e a tutte le stronzate e stronzatine dei grandi progettisti internazionali.
In Italia si disputa di ogni stupidità: dalle gomme della Ferrari al lifting di Simona Ventura. Possibile che il giardinaggio non rientri tra le cose disputabili, solo per “paura di offendere”?


2 Responses to “Politicamente corretto”
1. Noor Says:
September 12th, 2008 at 9:34 am e
Lidiuzza… l’ho già detto che ti adoro, vero? :oD

2. Lidia Says:
September 12th, 2008 at 12:26 pm e
Tu? Mai abbastanza, vecchio mio…