Coltiviamo la città, di Massimo Acanfora, ed. Ponte alle Grazie. Seconda candidatura ufficiale per il prestigioso premio “Amore al Riasciacquo”


Una volta lessi una recensione che così diceva: “A che serve una recensione?”.

Le stesse parole si potrebbero applicare a questo libro, capitatomi tra le mani per la curiosità di approfondire la moda degli orti sul balcone, della città verde, dell’orto diffuso, ecc.
Eppur mi tocca, dato che questo libro è il secondo candidato ufficiale al prestigioso premio Amore al risciacquo, quindi devo pur dare motivazione della sua candidatura.

Da sempre mi interessa l’argomento dell’orto senza casa, l’orto comune, l’orto operaio, e come sapete, quello che chiamo giardino povero.
Non dico che mi aspettassi un’opera monumentale e quasi definitiva, come l’eccellente Voglia di campagna di Valerio Merlo, e neanche una esposizione lucida dei fatti, come il volume di Michela Pasquali sui “green guerrilas” di Manhattan o un testo documentario, come quello della Ligue du coin de terre et du foyer, ma certo vedere ridurre l’argomento ad una sequela di…di…di…di nullità, mi ha a dir poco annichilita.

Oltre la bella copertina con due bandelle graziose e vivacemente colorate, c’è proprio poco da dire.
Le illustrazioni in bianco e nero dell’interno non sono neanche passabili, più brutte e amorfe delle vecchie illustrazioni copy-free per visual di cui nei Novanta compravamo gli album per imparare a fare le pubblicità del pesce in scatola o del detersivo. Oggi c’è poca gente che sa lavorare bene a mano per la pubblicità, e ancor meno persone che lavorano bene il bianco e nero per la stampa sulla carta uso mano grezza (che però non è specificato se essere riciclata o meno).
La china è per molti una bestia nera.
Tra l’altro la differenza tra l’esterno lucido e vivace e l’interno in bianco e nero poco curato sarebbe troppo anche per una piccola casa editrice, figuriamoci per un marchio Salani.

Quello che sorprende è l’autorevolezza della casa editrice , Ponte alle Grazie con Altreconomia, che dovrebbe aver partecipato alla pubblicazione di un libro davvero innovativo Rose & Lavoro. Dal Kenya all’Italia l’incredibile viaggio dei fiori. Controllando su entrambi i testi i marchi sembrano differenti, e a questo punto non saprei più dire se l’editore è il medesimo.
Insomma, in un libro su cui si sono concentrati tre marchi editoriali si spererebbe di trovare qualcosa di buono.
Invece nisba.
Il testo di Massimo Acanfora non tratta neanche in minima parte di una economia nuova o “rinnovata” che possa vedere in una parziale autonomia alimentare un punto di svolta. A questo punto non si capisce che cosa ci stia a fare questo marchio.

Il volume non è neanche strutturato solidamente come un manuale per apprendisti, ma affronta gli argomenti tecnici in maniera non certo erronea, ma quantomeno superficiale e vaga, tale che risulti superflua per chi possieda già informazioni orticolturali e insufficiente per chi non le possiede. In definitiva un libro assolutamente inutile dal punto di vista delle nozioni di base. Tra l’altro tutti preferiamo un orto-giardino bello anziché un orto-giardino brutto. I consigli elargiti con tanta generosità non riescono a penetrare il difficile argomento della bellezza dell’orto, più complessa da ottenere su un balcone. Un orto funzionale sarà certamente bello, un orto brutto non sarà mai funzionale, poichè è dalla funzionalità che trae la sua bellezza. Il risultato dell’applicazione pedissequa dei consigli di Acanfora è difficile da immaginare se non come un’accozzaglia di vasi e vaschette, bottiglie di plastica, grigliati, bidoni.

Lo stile è da settimanale “facile”, con giochi di parole, battutine da far allegare i denti, richiami a contesti esterni al giardino solo per rendere la lettura familiare, cioè per far esclamare nella testa di chi lo legge “Ah, sì! Questo film l’ho visto, era bellissimo!”. E varie amenità. Qualche strafalcione qua e là a dimostrare che gli editor non sono gli evangelisti del Perfetto Italiano, e un po’ di scopiazzature tanto per allungare il brodetto.

A partire dalla quarta di copertina, con una frase copiata quasi di peso da un mio articolo, si fa fatica a non immaginare che altro materiale non sia stato attinto dalla rete e poi confezionato con opportuni interventi di editing.
Le citazioni delle fonti web sono tante, e questo è uno dei pochi pregi del libro, ma sono anche poco selettive, per quanto CdG sia citata due volte.

In conclusione Coltiviamo la città, di Massimo Acanfora, edizioni Ponte alle Grazie, si candida per il prestigioso premio Amore al Risciacquo nelle seguenti categorie:

Elettroencefalogramma piatto
Rocco Tarocco
Orchite
Green Guignol

Un pensiero su “Coltiviamo la città, di Massimo Acanfora, ed. Ponte alle Grazie. Seconda candidatura ufficiale per il prestigioso premio “Amore al Riasciacquo”

  1. Pingback: Le attese premiazioni del prestigioso Premio “Amore al risciacquo” « Giardinaggio Irregolare

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...