“Meridiano di Sangue”, di Cormac McCarthy, terza candidatura ufficiale per il prestigioso Premio “Amore al Risciacquo”


McCarthy è un mostro sacro contemporaneo e su Meridiano di sangue c’è già una sceneggiatura, forse più d’una, anche se non si sa chi-dove-come-quando-e-perché.
Dopo l’Oscar dei Coen per Non è un paese per vecchi, le attese sono altissime.
Di Meridiano di sangue si dice che sia il “western definitivo”, un’opera che riporta il genere alla sua origine.
Si dice che sia il più grande libro di McCarthy, dopo, o forse prima, di Suttree.

Ho incontrato McCarthy come credo sia successo a molti, leggendo La strada. Dopo ho scoperto che aveva scritto un mattone micidiale sulle praterie tra il Texas e il Messico, la cosiddetta “Trilogia della Frontiera”. Capirete che dove sento parlare di praterie mi scatta l’acquisto compulsivo ed è finita che ho letto tutti i libri di McCarty, ma proprio tutti.

Ebbene, questo è di un genere differente, più affine come natura stilistica a La Strada, che pure è minimale nelle descrizioni e nei dialoghi, quanto questo è invece barocco, addirittura ostentatamente “anticheggiante”, rispetto ad altri romanzi più strutturati, sia da un punto di vista del linguaggio che del contenuto, come Il buio fuori, Oltre il Confine, Città della Pianura e -appunto- Suttree , il suo vero capolavoro.
Ciò che accomuna La strada a Meridiano di sangue è l’innaturalezza dello stile, forzatamente scarno per il primo, quasi epico il secondo. In poche parole, mi sono apparsi volumi scritti a tavolino, quale meglio, quale peggio riuscito.

Meridiano di sangue vorrebbe essere ma non riesce. E questo non si può perdonare ad un autore (prolifico) come McCarthy che è “riuscito” tante volte.
E per citare un commento letto su IBS sì, bah, buh, bello, ma…magari qualche deserto in meno ci sarebbe stato.
I personaggi sopra le righe, assolutamente surreali, non convincono proprio, neanche esercitando brutalmente la volontaria “sospensione dell’incredulità”. Siamo davvero lontani da Harrogate in Suttree.
La figura del Giudice Holden appare caricaturale, le descrizioni, seppur magistrali, ripetitive e praticamente identiche tra loro, i toni sono ricercatamente debordanti in similitudini fantasiose che risultano quasi da sculoetta di scrittura creativa, da licealino pensoso, amante del cosmo e della geologia.

La trama è un succedersi di eventi -il che è un tratto tipico di McCarty- non un intreccio vero e proprio, e questo può andare. Ma gli eventi sono sempre eguali con appena qualche variazione un po’ bislacca.

La violenza, il sangue che letteralmente scorre tra le pagine di questo libro, non ha il sapore metallico del ferro, ma quello artefatto dello sciroppo di cioccolato che usò Hitchcock per Psyco.
Molto, molto più crudele, annichilente, violento, devastante è un romanzo breve, come Il buio fuori, rispetto a questa sequela infinita di morti ammazzati, teste mozzate, violenze su donne cadaveri o morenti, scorribande, attentati, fughe, trappole, uomini nudi o indiani alla carica vestiti da clown in un’atmosfera da giudizio universale, e appunto, deserti, deserti, deserti.
McCarty qui non può o non vuole trovare l’autenticità narrativa, e compone quello che a me sembra una triste caricatura di se stesso, dei suoi libri, del suo stile.

Decisamente patetico nell’uso paratattico dei verbi, legati dalla congiunzione “e” che ricorda l’Hemingway di Il vecchio e il mare, cioè il perggior Hemingway della storia, e un vero classico del Midcult americano.
I verbi usati al passato remoto o all’imperfetto, correlati dalla congiunzione “e”, hanno sempre un che di “bibbieggiante” (E Abramo andò sul monte e Dio gli disse bla bla. E Abramo scese dal monte e parlò al suo popolo e lo ammonì…).
McCarthy è un credente e io immagino abbia studiato la Bibbia a fondo, non a caso Montanari, che lo traduce in Italia, è un conoscitore dei Vangeli.
Anche Tolkien fu accusato di accennare troppo da vicino alla Bibbia con l’incipit del Silmarillion e di usare parole obsolete per definire una realtà storica passata.

In conclusione non Kitsch, ma davvero Midcult questo deludentissimo Merdiano di sangue, che per l’altezza da cui piomba fa un botto assordante.
Se il prestigioso Premio Amore al Riasciacquo avesse la categoria “delusione del decennio”, si sarebbero potute aprire le scommesse al botteghino.

Stanti così le cose il libro Meridiano di sangue, di Cormac McCarthy, ed. Einaudi, si candida al prestigioso premio Amore al Riasciacquo nelle Categorie:
Orchite e
Potemkin

10 pensieri su ““Meridiano di Sangue”, di Cormac McCarthy, terza candidatura ufficiale per il prestigioso Premio “Amore al Risciacquo”

  1. Dio santo!!! Quanta rabbia… ma chi lo ha candidato?? E davvero si può considerare candidato alla categoria “Amore al Risciacquo”?? Con i libri che ci sono adesso in libreria? E i libri di Federico Moccia?? A parte che poi il libro è del 1985… Mah??? Bisogna anche andare un po’ oltre i luoghi comuni… tanto banale vi sembra la prosa senza punteggiatura di questo libro? Ci hanno provato in tanti, ma Cormac è stato l’unico a darle un senso. Non so.. qualche settimana fa ero stato tentato dal partecipare al concorso, ma poi mi è venuto in mente un detto di Plinio il Giovane (scovato nel libro di sabbia di Borges) che diceva all’incirca che non c’è un libro così inutile da non albergare qualcosa di buono, vabbè ai quei tempi ancora non c’erano i best sellers… però ahyyy…. Cormac McCarthy???

    • Taro, scusa, mi viene il dubbio che tu abbia letto l’articolo con superficialità. Il prestigioso premio “Amore al Risciacquo” è un premio per il peggior libro “letto” nel 2012, come da regolamento formulato nell’apposito post.
      Io di rabbia non ne ho messa, forse ce la metti tu? E non so perchè parli al plurale, essendo io l’unica autrice del blog, quindi se colpe arcane e letterarie devono cadere su qualcuno, non mitighiamole con un generico “voi”, ma usiamo pure un bel “tu”.
      Il prestigioso premio “Amore al Risciacquo” ha carattere ludico, mi sorprende come possa essere stato confuso con un reale “Razzie Award”, che avrebbe avuto regole ben diverse.
      Io non leggo Moccia, non leggo Kinsella, Rowlings, non leggo Casagnati Modignani, Mazzantini, non leggo Claudia Gamberale, non leggo le svariate sfumature di grigio rosso, verde e blu al momento andanti per la maggiore. Quindi è evidente che questi papabili “Razzie” non entreranno mai a far parte del premio “Amore al Risciacquo”, diciamo che un elemento in più che lo rende “prestigioso”.

      Per quanto riguarda McCarthy…ecco, faccio fatica a seguirti. Hai letto ciò che ho scritto? Cioè che presa da una sorta di delirio ho letto tutti, ma tutti i libri di McCarthy? Ora che li ho finiti mi sento un’orfana come fu per W. Least Heat-Moon. Tu leggeresti tutti i libri di un autore che non ami fino a svenire? Amo McCarthy immensamente, proprio per questo “Meridiano di sangue”, da tanti osannato come secondo capolavoro, mi ha delusa in maniera così ineguagliabile. Il fatto poi che una persona riesca ad essere lucida nel criticare (cioè eseguire una critica valutativa) di un autore che ama, a me pare una buona cosa. E sarà pur vero quanto detto da Plinio, ma questo non implica che per apatia si debba abdicare ab origine ad esprimere una valutazione su ciò che si legge solo perchè è scritta in un libro. Lo stesso si potrebbe dire per molte opere d’arte portando ad un’aporia generale.

      La prosa senza punteggiatura di McCarthy mi piace molto, soprattutto in “La Strada”, libro che comunque non ritengo efficace come “Città della pianura” o “Il buio fuori”. Non ho nulla contro questo tipo di punteggiatura, non ne ho infatti neanche parlato.

      Riguardo ai luoghi comuni, tu dici che bisogna andar oltre. Ebbene, NON toccare MacCarthy, anche quando ti ha deluso, solo perchè un mostro sacro della letteratura non sarebbe proprio il luogo comune di cui tu parli?
      Se pensi che “Giardinaggio Irregolare” sia un blog di luoghi comuni non so davvero cosa potrebbe sembrarti “poco comune”.

      Non so, forse ho frainteso, da te ho sempre avuto commenti interessanti ed attenti, questo non sembra neanche scritto dal Taro che conosco.

      • Riletto il post (nel caso avessi ravanato…) e ribadisco. Continuo a non capire come il Meridiano possa aspirare al premio Risciacquo, o per lo meno se vuoi capisco che (eventualmente) rispetto ad altri libri che hai letto nel 2012 possa anche averti deluso (…il confronto con altri testi non lo esclude).
        Non sono sicuro di preferirlo alla Strada, che mi è piaciuto molto, ma l’ambientazione l’ho trovata già letta.
        E per il “plurale” 😀 … mi riferivo ai tuoi lettori, perchè in realtà tempo fa avevo capito che i libri nelle varie categorie venivano proposti da loro…
        Vabbè opinioni e punti di vista …e per esempio a me le “e” sono piaciute. …e sarà che non l’ho letto in italiano e che le “y” suonavano meglio e che parlando di uno scrittore americano bisognerebbe poter mettere le mani su di una copia in inglese e finalmente tirare le somme (…8 per me nell’ultimo periodo compresa quella in spagnolo).

  2. Bi, ba, be, bu, non saprei che rispondere. A me questo libro, come anche “Sunset Limited” appare un vero capolavoro del Midcult contemporaneo, e credo che i contenuti non cambino se letti in lingua. McCarty comunque è sempre ad un passo dal Midcult, come in “Non è un paese per vecchi”, o addirittura dentro con una o entrambe le scarpe, come in “La strada”. Anche Hemingway fu un profeta del Midcult, ma se uno dice “Hemingway” oggi, boh, è come dire il padreterno degli scrittori.
    Riuscire a collocare letterariamente i propri “miti” senza lasciarsi intimorire dalla loro grandezza, e magari prenderli anche un po’ in giro, candidandoli ad un premio farlocco al quale partecipano tipi come Acanfora o Scanzi, ha due aspetti positivi (io credo) che si fondono tra loro. Il primo è l’aspetto ludico, come voler mettere i baffi alla Monna Lisa. Quando si riesce a giocare a “sfottere” ciò che si ama, significa avere autoconsapevolezza sufficiente (secondo punto) e -mi sembra di poter dire- un ego non ipertrofico come molti (alcuni anche passati da queste parti).

  3. Per quanto riguarda Shakespeare, «nonostante rivali come Omero, Dante e Cervantes, egli è l’unico che trascende davvero i limiti linguistici, storici e geografici» . «Non è solo un poeta della lingua inglese e neppure solo il poeta della tradizione occidentale – incalza Bloom – ma è il poeta e il drammaturgo di tutto il mondo e di ogni era: una presenza nel pensiero universale. Lo si potrebbe chiamare l’autore della terra ed è per questo che lo considero come Dio».

    • Lo voglio ben credere, Shakespeare era in realtà messinese, mica inglese! Si chiamava Florio. E comunque Dante e Shakespeare sono proprio due galassie differenti. E Omero non è mai esistito.

  4. E’ stato il primo libro in cui ho preso coscienza del mio amore per la natura e l’inizio di quello per Capote. Era il 1957
    Truman ed io, quando eravamo giovani, abbiamo sentito sentito insieme. Spesso.

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