Giardini d’autore mette un cagnino in home page

Piace agli animalisti la homepage di Giardini d’autore che posiziona tra le sue foto di testata quella di un cagnino con una scritta ben visibile: io posso entrare!
Gradito l’invito ai “possessori” di cani, che spesso si sentono in imbarazzo se “gioia di mamma” rovescia qualche vaso (chissà perchè gli strillanti bimbi in passeggino godono di tutti gli accessi possibili e immaginabili).

Io posso entrare!

Se è vero che agli animali domestici non è vietato l’ingresso alle mostre florovivaistiche, l’invito non era mai stato tanto esplicito e reso gradevole.

Il programma, come al solito offre una buona qualità delle attività e voglio segnalare con piacere il primo incontro “Parlare verde” proposto dall’ Associazione Maestri di Giardino.
La prossima volta, per favore, un titolo meno scontato, e togliamoci dai piedi questa parola: “verde”, che ci accomuna a blogger arruffoni, scalvatori comunali, geometri delle piazzette di provincia, progettisti Laqualunque e rivenditori di orchidee made in Olanda.

Il programma:

Sabato 22 settembre
-ore 11:30 Parlare Verde. Incontro tra vivaisti e progettisti su piante e giardino. A cura dell’Associazione Maestri di Giardino. Stand n° 68 “Incontri in Giardino”.

-ore 16:00 Piante a Colori. Laboratorio dedicato alle piante tessili e tintorie a cura del Vivaio Fratelli Gramaglia in collaborazione con Mani in Gioco di Erica Angelini.
Durante il laboratorio si sperimenteranno tecniche di tintura naturale

-ore 17:00 Laboratorio di composizione floreale a cura di Anna Conti.

Domenica 23 settembre
-ore 10:00 Piante a Colori. Laboratorio dedicato alle piante tessili e tintorie a cura del Vivaio Fratelli Gramaglia in collaborazione con Mani in Gioco di Erica Angelini.
Durante il laboratorio si sperimenteranno tecniche di tintura naturale.

-ore 11:00 Laboratorio di composizione floreale a cura di Anna Conti. ore 15:30 Laboratorio Bombe di Semi!!! A cura di Ofelia Tuttotorna

Durante le due giornate
-L’arte dell’intreccio presso lo stand “Stampi e sculture d’erba” Dino Davanzo sarà possibile conoscere antiche tecniche di intreccio e lavorazione del giunco.

-Bombe di Semi!!! “Ofelia Tuttotorna” presenta Piera la giardiniera che vi mostrerà come realizzare polpette di terra e semi per far esplodere fiori e piante nella nostra città.
Il laboratorio è realizzato in collaborazione con l’associazione Paradiso Ritrovato e con Ortiurbani

-La distillazione della Lavanda Laboratorio a cura degli studenti dell’Istituto Tecnico Luigi Einaudi di Novafeltria coordinati dalla professoressa Luciana Sartini. Durante le due giornate sarà possibile assistere al processo di distillazione della lavanda.

Per info: Giardini d’autore

Prometheus di Ridley Scott e una riflessione sulla contemporaneità

SPOILER: il testo che segue contiene informazioni sulla trama e il finale del film Prometheus.

Che sensazione strana andare al cinema per vedere un film di fantascienza e uscirne scoprendo di aver visto il prequel di Alien.
Neanche nei miei sogni più sfrenati ho mai immaginato che di Alien si potesse fare un prequel, eppure pare che il progetto fosse nell’aria da tempo: si vede che sono proprio fuori da certe dinamiche di pensiero.
Sono perplessa: ci sono un paio di cose che non tornano. No, perchè dovete sapere che io Alien e Aliens li ho mandati a memoria, altro che Pignatti.

Considerando le scarse informazioni date in Alien era difficile sbagliare, non far combaciare le cose, eppure ci sono riusciti.
Certo, se di un filmone così mostruosamente pubblicizzato e sceneggiato di fretta, si può dire che “ci sono appena un paio di cosette che non vanno”, già non è poco.
A quali livelli di logica immaginativa si devono librare le nostre menti per far combaciare pezzi apparentemente buttati a caso in serie televisive, saghe di film, personaggi morti e resuscitati? Una telenovela anni ’80 avrebbe avuto maggiore consequenzialità di certe puntate di Dr. Who o di Star Trek, per non parlare di Lost.

In ordine cronologico, perplessità numero uno: il satellite su cui atterra la Prometheus è l’LV223, non l’LV426. Durante l’arco del film ho pensato che l’ “astronave abbandonata, il veicolo alieno”, nonostante lo scontro con la Prometheus, riuscisse comunque a prendere velocità di fuga, uscire dall’atmosfera e compiere un piccolo tratto prima di abbattersi su un altro satellite del gigante gassoso. Un satellite più esterno che sarebbe potuto essere l’LV426.
Invece l’astronave aliena cade quasi nel punto di decollo.
ORA: filmicamente, se il satellite-meta fosse stato indicato con la sigla LV426 i più attenti avrebbero capito sin da subito di essere di fronte al prequel (o al reboot, come è stato definito) di Alien.
D’altra parte è possibilissimo che nel futuro (cioè nel segmento di tempo compreso tra Prometheus e Alien), attorno al gigante gassoso siano stati individuati altri corpi e quello che era stato nominato LV223, diventi LV426. Succede nella nomenclatura botanica, succede anche in quella astronomica.

Seconda, e più grave, perplessità. Come ha fatto l’Ingegnere supersitite, attaccato e ucciso dall’alieno nel modulo di salvataggio di Vickers, a raggiungere -da morto- la postazione dove è stato trovato in Alien, cioè al posto di pilotaggio, con la pancia spaccata?
Diciamo che è una bella incongruenza per la quale ci sarebbe stata una soluzione facile, teatrale e citazionista (per non tradire lo stile autoreferenziale del film): sarebbe stato sufficiente che l’Ingegnere, dopo aver fatto lo shampoo di schiaffi agli umani, decapitato David-Ash-Bishop-Hal 9000-Lawrence d’Arabia-Peter O’Toole, venisse attaccatto da ‘sta benedetta piovra (mai vista prima) mentre era già seduto al posto di pilotaggio. La morte dell’Ingegnere sopravvisuto alla criostasi si sarebbe potuta vedere negli occhi glaciali di David, come la morte di Brett in quella del gatto Jones (l’unico vero superstite della Nostromo). Il tempo di incubazione avrebbe lasciato la possibilità a Cosa-lì-come-si-chiama (la finta Ripley) di prendere i resti immortali dell’organismo cibernetico e portarseli a zonzo per l’universo.

Terza perplessità: Cosa-lì-come-si-chiama torna sulla nave aliena DOPO che questa è stata colpita dalla Prometheus, tra mille schianti, botte e capitomboli sulla superficie. Ora, dico io…ehm, ma i personaggi che erano nella sala controllo non dovevano essere rotolati tutti via, essendo morti? Uno di qua, uno di là? E David-Ash-Bishop-Hal 9000-Lawrence d’Arabia-Peter O’Toole, essendo per giunta diviso in due e non potendosi aggrappare ad un accidente di niente se non con la lingua, come ha fatto a rimanere nella stessa identica posizione al centro della sala comando, esattamente dove la Salomè degli alieni l’ha decollato?

O sono le leggi della fisica e della logica che cessano di esistere tra i fornelli della Sci-fi?

Prendiamone atto e mettiamoci l’anima in pace. Ma certo qualche volta viene proprio la voglia di trasformarsi in Anne e sequestrarli finchè non scrivono qualcosa di buono, azzoppandoli pure se è del caso.
Porcaccia, ma perchè bisogna mandare tutto a puttane?

E abbiate pazienza, ma io queste cose le devo scrivere. Come non digerisco la misteriosa cuffia di Arwen e il dilitio come propellente dell’Enterprise, non digerisco neanche questi errori di continuità che avrebbero trovato facile soluzione con appena un po’ d’attenzione in più.

E con questo chiudo la parte di nerd carognosa, e mi avvio verso una riflessione sociale che mi sembra impossibile evitare.
E’ da anni che nella letteratura, nel cinema, nell’industria dell’intrattenimento televisivo, è pienamente visibile una involuzione non solo stilistica ed estetica, di gusto e di contenuti. Di quella ne hanno discusso persone ben più grandi di me e io ho poco da aggiungere e solo sporadicamente.
Ciò che mi appare grave, una vera e propria ferita nel tessuto della società umana, è l’involuzione della fantasia, il ripiegamento su se stessi.
Letteralmente un’implosione di speranza.
Questo mi addolora, e mi preoccupa, e mi spaventa, molto di più di quanto non possa fare un alieno divoratore di cervelli.

Cosa ci aspettavamo negli anni ’70? Cosa ci mostravano Star Trek e Spazio 1999? Alieni completamente diversi da noi, per conformazione fisica soprattutto. Ne hanno fatte di tutti i colori con i mezzi che avevano all’epoca, mutaforma, rettiloidi, poliponi, meduse, fasce di luce, plasma-energia, alieni senza corpo rivelati solo da suoni, pietre viventi, macchine pensanti.
Ora cosa succede? Cosa ci mostrano le serie Sci-fi più gettonate?
La Terra.
La Terra, la Terra, la Terra. Gli umani, gli umani, gli umani.

Ditemi, dov’è la Terra in Guerre Stellari? Dov’è? Eh? Non c’è. Non c’è proprio. Siamo “in una galassia lontana lontana”.

Ci aspettavamo qualcosa dal futuro, dallo spazio, una rivoluzione scientifica. Ora stiamo facendo i conti con la crisi energetica globale e la crisi economica internazionale. E cosa troviamo sugli altri pianeti, nei tempi futuri e passati? Noi stessi. Siamo diventati l’unico oggetto di una riflessione che ha smesso di ricercare l’altro da sè, che non accetta il diverso, che implode su se stessa in una sorta di circolo chiuso di cui l’uomo è inizio e fine di ogni cosa, in cui si pensa di andare avanti invece si continua a rutore inconsapevoli sullo stesso binario.
E’ l’inizio della fine.
Quando cede la fantasia gli imperi tramontano.

Gli States sono stati il traino della nostra economia e della nostra cultura per oltre cento anni, la “Terra Promessa” cantata da Ramazzotti.
Se crolla la loro fantasia è perchè è già crollata la loro economia. Ora stiamo mangiando gli avanzi ammuffiti del consumismo neo-liberista. E poi?
E poi la fame, i ghetti, la guerra tra poveri.
Non se ne parla più, nei film, perchè se ne ha paura, troppa paura che diventi realtà.
Non c’è mai stata la guerra in America, l’America non ha mai avuto la fase difficile dell’adolescenza che diventa una giovinezza già stanca. L’attacco alle Torri Gemelle l’ha portata alla scabra realtà dell’evoluzione delle nazioni. Solo da allora per il popolo USA si è concretizzata la paura, che prima era un pizzicorino sotto la schiena, ora è un brivido che raggela il sangue.
Film come I figli degli uomini, la Strada, non hanno avuto nè successo nè grande distribuzione, perchè materilizzavano un pericolo troppo imminente perchè potesse essere concepito come prodotto di fantasia.

Allora meglio tornare sulle cose che conosciamo, che non ci fanno paura, che ci hanno fatto paura (quando eravamo giovani) ma che ora non ci fanno più paura perchè le conosciamo (siamo cresciuti). Prometheus che in greco dovrebbe significare “prevedo, vedo oltre, vado avanti”, rappresenta invece un ritorno indietro, e non solo cinematografico, ma soprattutto sociale. Un epi-film, se vogliamo.

Non c’è più spazio per cercare chi è diverso da noi: chi è diverso potrebbe volerci come cena. La paura si è trasformata in xenofobia. Allora non troveremo alieni sugli altri mondi, ma sempre noi stessi, un po’ diversi, più alti, più bianchi, magari azzurri e dai tratti amerindi (mai nergroidi: la titolarità di qualche ambizione possono avanzarla a mala pena gli oriundi, non gli “importati”), ma sempre umani.
Siamo lontanissimi da Solaris, dalla fantascienza di Urania, da Asimov, persino Marty McFly ha l’Alzheimer.

Guardate Prometheus per quel che è: non il prequel di Alien, non un reboot di un film miliare, non un prodotto dell’industria dell’intrattenimento, ma un altro tassello del mosaico della nostra inevitabile decadenza.

Fiori d’autunno al giardino di Palazzo Madama (tutte le date)

Ricevo e pubblico:

DOMENICHE AL CASTELLO
Fiori d’autunno nel giardino di Palazzo Madama
Piazza Castello – Torino

16 settembre e 21 ottobre 2012, ore 14-18
18 novembre e 16 dicembre ore 11-16

1 euro per il giardino: è questo l’invito che Palazzo Madama fa ai torinesi.

A poco più di un anno dall’inaugurazione, il Giardino del Castello apre le porte al pubblico la terza domenica del mese (da settembre e dicembre) e offre ai visitatori la possibilità di avvicinarsi al giardino e alle piante coltivate
proprio nel cuore della città.

Insieme ai volontari del progetto Senior Civico della Città di Torino il pubblico può acquistare piante aromatiche e ornamentali prodotte nel vivaio del Borgo Medievale, partecipare ad attività pratiche di giardinaggio e conoscere meglio le aiuole tematiche dell’orto con piante medicinali, utili, magiche, alimentari.

Per l’occasione il giardino è accessibile dal cancello di Piazza Castello sul lato di via Roma; l’ingresso costa 1 euro per gli adulti e i fondi raccolti serviranno per la cura e la gestione del giardino.

Il giardino di Palazzo Madama è una ricostruzione del giardino medievale del castello di Torino: le tre zone in cui è articolato – giardino del principe, orto e boschetto – riprendono fedelmente la partizione che aveva il giardino nel XV secolo, a noi nota grazie a preziosi documenti d’archivio che descrivono il cantiere del castello e la realizzazione del giardino (1402-1415).

Calendario degli appuntamenti:

Domenica 16 settembre dalle 14 alle 18
Semina di piante ornamentali perenni a fioritura primaverile

Domenica 21 ottobre dalle 14 alle 18
Piantagione dei bulbi a fioritura primaverile e dello zafferano

Domenica 18 novembre dalle 11 alle 16
Potatura autunnale di rose e arbusti

Domenica 16 dicembre dalle 11 alle 16
Raccolta di bacche, fiori ed elementi naturali per ghirlande e decori natalizi

Per tutte le domeniche esposizione di piante aromatiche e medicinali del Vivaio Gramaglia di Collegno (To) e presenza di guide botaniche ed esperti per la visita al giardino.
Per la partecipazione alle attività di giardinaggio è gradita la prenotazione

→Informazioni e prenotazioni: (dal lunedì al venerdì ore 9-16): tel. 011 4429911
e-mail: madamadidattica@fondazionetorinomusei.it

FONDAZIONE TORINO MUSEI
GAM – Palazzo Madama – Borgo Medievale – MAO Museo d’Arte Orientale – Artissima
Via Magenta, 31 10128 Torino
tel. 011 4429523 fax. 011 4429550
daniela.matteu@fondazionetorinomusei.it
ufficio.stampa@fondazionetorinomusei.it
tanja.gentilini@fondazionetorinomusei.it

IL TUO 5 PER MILLE ALLA FONDAZIONE TORINO MUSEI
http://www.fondazionetorinomusei.it
Indica nei modelli per la dichiarazione dei redditi CUD, 730, UNICO il codice fiscale: 97629700010

Pomarium, edizione 2012 sospesa

Ricevo e pubblico:

06-09-2012

POMARIUM 2012 – EDIZIONE SOSPESA

http://www.corrierenazionale.it/tempo-libero/appuntamenti/26369-pomarium-e-la-frutta-antica-ritorna-sulle-nostre-tavoleI Vivai Belfiore e l’Associazione L’Ape Latina comunicano che, per problemi tecnici di varia natura, l’edizione 2012 di Pomarium non avrà luogo.

Il parco dell’azienda è comunque aperto sempre, anche sabato e domenica ed è possibile acquistare piante da frutto in varietà antiche e rare e ricevere consulenze.
Presso il parco si terrà inoltre un ricco programma di corsi di potatura, innesto, coltivazione e difesa per piante da frutto e olivo.

Per ulteriori informazioni e chiarimenti telefonare al 3283847235 o scrivere a:
info@pomarium.net – corsi@vivaibelfiore.it

Vivai Belfiore

Un articolo da Corriere Nazionale.it
(da cui è tratta anche la foto).

“Meridiano di Sangue”, di Cormac McCarthy, terza candidatura ufficiale per il prestigioso Premio “Amore al Risciacquo”


McCarthy è un mostro sacro contemporaneo e su Meridiano di sangue c’è già una sceneggiatura, forse più d’una, anche se non si sa chi-dove-come-quando-e-perché.
Dopo l’Oscar dei Coen per Non è un paese per vecchi, le attese sono altissime.
Di Meridiano di sangue si dice che sia il “western definitivo”, un’opera che riporta il genere alla sua origine.
Si dice che sia il più grande libro di McCarthy, dopo, o forse prima, di Suttree.

Ho incontrato McCarthy come credo sia successo a molti, leggendo La strada. Dopo ho scoperto che aveva scritto un mattone micidiale sulle praterie tra il Texas e il Messico, la cosiddetta “Trilogia della Frontiera”. Capirete che dove sento parlare di praterie mi scatta l’acquisto compulsivo ed è finita che ho letto tutti i libri di McCarty, ma proprio tutti.

Ebbene, questo è di un genere differente, più affine come natura stilistica a La Strada, che pure è minimale nelle descrizioni e nei dialoghi, quanto questo è invece barocco, addirittura ostentatamente “anticheggiante”, rispetto ad altri romanzi più strutturati, sia da un punto di vista del linguaggio che del contenuto, come Il buio fuori, Oltre il Confine, Città della Pianura e -appunto- Suttree , il suo vero capolavoro.
Ciò che accomuna La strada a Meridiano di sangue è l’innaturalezza dello stile, forzatamente scarno per il primo, quasi epico il secondo. In poche parole, mi sono apparsi volumi scritti a tavolino, quale meglio, quale peggio riuscito.

Meridiano di sangue vorrebbe essere ma non riesce. E questo non si può perdonare ad un autore (prolifico) come McCarthy che è “riuscito” tante volte.
E per citare un commento letto su IBS sì, bah, buh, bello, ma…magari qualche deserto in meno ci sarebbe stato.
I personaggi sopra le righe, assolutamente surreali, non convincono proprio, neanche esercitando brutalmente la volontaria “sospensione dell’incredulità”. Siamo davvero lontani da Harrogate in Suttree.
La figura del Giudice Holden appare caricaturale, le descrizioni, seppur magistrali, ripetitive e praticamente identiche tra loro, i toni sono ricercatamente debordanti in similitudini fantasiose che risultano quasi da sculoetta di scrittura creativa, da licealino pensoso, amante del cosmo e della geologia.

La trama è un succedersi di eventi -il che è un tratto tipico di McCarty- non un intreccio vero e proprio, e questo può andare. Ma gli eventi sono sempre eguali con appena qualche variazione un po’ bislacca.

La violenza, il sangue che letteralmente scorre tra le pagine di questo libro, non ha il sapore metallico del ferro, ma quello artefatto dello sciroppo di cioccolato che usò Hitchcock per Psyco.
Molto, molto più crudele, annichilente, violento, devastante è un romanzo breve, come Il buio fuori, rispetto a questa sequela infinita di morti ammazzati, teste mozzate, violenze su donne cadaveri o morenti, scorribande, attentati, fughe, trappole, uomini nudi o indiani alla carica vestiti da clown in un’atmosfera da giudizio universale, e appunto, deserti, deserti, deserti.
McCarty qui non può o non vuole trovare l’autenticità narrativa, e compone quello che a me sembra una triste caricatura di se stesso, dei suoi libri, del suo stile.

Decisamente patetico nell’uso paratattico dei verbi, legati dalla congiunzione “e” che ricorda l’Hemingway di Il vecchio e il mare, cioè il perggior Hemingway della storia, e un vero classico del Midcult americano.
I verbi usati al passato remoto o all’imperfetto, correlati dalla congiunzione “e”, hanno sempre un che di “bibbieggiante” (E Abramo andò sul monte e Dio gli disse bla bla. E Abramo scese dal monte e parlò al suo popolo e lo ammonì…).
McCarthy è un credente e io immagino abbia studiato la Bibbia a fondo, non a caso Montanari, che lo traduce in Italia, è un conoscitore dei Vangeli.
Anche Tolkien fu accusato di accennare troppo da vicino alla Bibbia con l’incipit del Silmarillion e di usare parole obsolete per definire una realtà storica passata.

In conclusione non Kitsch, ma davvero Midcult questo deludentissimo Merdiano di sangue, che per l’altezza da cui piomba fa un botto assordante.
Se il prestigioso Premio Amore al Riasciacquo avesse la categoria “delusione del decennio”, si sarebbero potute aprire le scommesse al botteghino.

Stanti così le cose il libro Meridiano di sangue, di Cormac McCarthy, ed. Einaudi, si candida al prestigioso premio Amore al Riasciacquo nelle Categorie:
Orchite e
Potemkin

The film on the Bosco della Ragnaia

Avatar di jardinsgardensjardinsgardens

The short documentary on the Bosco della Ragnaia I shot in May is online. The film was commissioned by Sheppard Craige, the artist making  this incredible garden, to keep the record of the place as it was in spring 2012. It was really nice to work with him as he gave me full freedom to shoot the documentary.  He didn’t want to be in the film, but I finally managed to convince him to record his voice and to appear very briefly in a sequence.

I have done radio documentaries for France-Culture and BBC Radio4 and this is my first try at doing a documentary film on a garden. It is not an easy thing as a garden is very quiet, doesn’t move much. It is all about contemplation and slow movement. I wanted the film to be also a portrait of an artist.

My friends Bernadette Dupont in Belgium…

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Murabilia 2012 nei giorni 7, 8 e 9 settembre

Ricevo e pubblico:

Dall’Europa, appuntamento a Murabilia, 7-8-9 settembre 2012

Confermandosi manifestazione vocata all’internazionalità a al giardinaggio europeo, anche quest’anno Murabilia propone incontri prestigiosi, un’esperienza unica per chi – professionisti e semplici amatori- crede che con lo scambio e l’esperienza si possa crescere nell’arte di pensare, progettare e coltivare il giardino.

Ecco una breve scheda di alcuni dei protagonisti della dodicesima edizione di Murabilia.

Christopher Brickell botanico inglese, esperto di orticoltura internazionale e di nomenclatura delle piante, è stato direttore della mitica Royal Horticultural Society inglese dal 1985 al 1993, oltre che collaboratore dei Kew Gardens e dell’orto botanico di Edimburgo e aver svolto incarichi in numerose commissioni internazionali. Ha partecipato a spedizioni botaniche in Cina, Georgia, Asia Centrale, Sikkim, Turchia, Grecia e Patagonia. Per la divulgazione ha curato una monumentale enciclopedia di 750 pagine che consta della descrizione di 8000 piante con 5000 fotografie a colori, di cui il quotidiano “Guardian” ha detto Non se ne può fare a meno. È un libro ineguagliabile. A Murabilia presiederà le giurie e parteciperà ad una attesissima conversazione a più voci.

Roy Lancaster è forse il più celebre giardiniere inglese contemporaneo, la cui fama è supportata da una lunghissima collaborazione televisiva con la BBC, trasmissioni radiofoniche, corsi e conferenze tenute ovunque nel mondo e tanti libri, alcuni dei quali diari di viaggi botanici. Ha un ruolo istituzionale in numerose associazioni inglesi di giardinaggio, oltre che presidente della Società delle Erbacee Perenni. Nato nel Lancashire nel 1937, a inizio carriera ha lavorato 18 anni all’arboreto Hillier, per il quale ha compilato un famoso manuale di riconoscimento di alberi e arbusti. All’attivo ha importanti viaggi come cacciatore di piante in Cile, Iran, Turchia, Nepal, Nuova Zelanda, Brasile, Ecuador, Giappone, Nord America, Sud Africa, Malesia e Cina. A Murabilia incontrerà per la seconda volta il maestro giardiniere Carlo Pagani con cui condivide l’entusiastica passione per le piante e l’impegno nella divulgazione.

Jim Jermyn agronomo scozzese, è diventato esperto di flora alpina a partire dagli anni Settanta, viaggiando sulle montagne di Germania, Italia e Regno Unito, e poi gestendo per vent’anni un famoso vivaio fondato nel 1930. Ha scritto libri sui fiori delle nostre Alpi (è riconosciuto come autorità per la flora delle Dolomiti), una guida al giardino roccioso con le piante europee di montagna e un libro sul Giardino dell’Himalaya con scenografiche fotografie a corredo del testo. Manager della famosa mostra di giardinaggio Gardening Scotland che si svolge ogni anno in giugno a Edimburgo, sfoggia le proprie raffinate competenze di bon viveur sul suo sito jimjermynalpines in cui non manca mai di aggiungere alla pianta del mese le indicazioni per accompagnarla con la musica e il vino giusti.

Marco Martella è uno scrittore e traduttore romano cinquantenne che ha scelto di vivere a Parigi, occupandosi di storia e critica del giardino. Ha fondato la rivista Jardins e tra i suoi scritti recenti annovera un piccolo libro intitolato E il giardino creò l’uomo appena uscito in Italia per Ponte alle Grazie e già diventato un cult. Martella ha accettato l’invito a Murabilia, dove venerdì 7 settembre presenterà il libro, con il supporto delle letture di brani a cura di un giovane attore pistoiese, Henry Bartolini. Subito dopo è atteso al Festival della Letteratura di Mantova.

Gerard Werner è il titolare del vivaio francese Pepinière Botanique des Vaugines, aperto nel 1991 a 400 m di altitudine sulle colline della Provenza. Definisce se stesso “vivaista viaggiatore: vado a vedere le piante là dove crescono spontanee e ne raccolgo i semi per provarle in ambienti diversi dal loro”. Specializzato in specie da ambienti asciutti e per zone marine salmastre, non nasconde di lavorare da molti anni per liberare il giardiniere mediterraneo dalla schiavitù del giardino da bagnare, concimare, trattare. In modo poetico, dice che il suo obiettivo sono “piante che ridanno le giuste prospettive alla nostra libertà e che annullano le frontiere tra giardino e natura”.

Matthias Uhlig ha raccolto nel 1991 l’eredità di Karlheinz Uhlig, un tedesco considerato a livello mondiale un’autorità riguardo la propagazione e la coltivazione delle piante succulente, comprese quelle strettamente protette perché rarissime e in via di estinzione in natura. Nato a Chemnitz nella Germania dell’Est nel 1930, Karlheinz ha cominciato da bambino a coltivare cactus e, quando la sua famiglia riuscì a trasferirsi nell’altra Germania, vicino a Stoccarda, nel 1959 la collezione diventò l’inizio di un vivaio. Oggi vi si coltivano oltre 3000 tra specie e forme diverse, vendute in 60 diversi Paesi. Murabilia e la sua la ampia comunità di esperti e amatori di piante grasse riconoscono a questo vivaio la supremazia in termini di competenze e abilità e al silenzioso Matthias una serietà professionale non disgiunta dall’impegno a preservare l’ambiente naturale.

Albert Plapp
del vivaio Kakteen Plapp. Ha base a Jesendorf-Niederbayern, in Baviera, dove ha costruito da sé serre e abitazione. Per il suo aspetto da vichingo, la socievolezza, la passione per l’Itaia e per il vino di casa nostra è conosciuto ovunque nonostante le piccole dimensioni del vivaio: quattro serre per totali 1000 metri quadrati e una zona riproduzione di altri 320 mq. Vende anche tramite Internet kakteen-plapp. A Lucca richiama moltissimi collezionisti che, anziché farsi spedire gli esemplari rari e preziosi, vengono a ritirarli direttamente dalle sue mani. Ma ad attendere lui e la moglie-collaboratrice Johanna ci sono anche i bambini, ammaliati dalle minuscole piante grasse con gli innesti colorati “Hibotan”.

Murabilia – Mura in fiore 2012
Segreteria c/o Opera delle Mura
Castello Porta San Donato Nuova – 55100 Lucca
tel 0583-583086, fax 0583-56738
http://www.murabilia.com murabilia@murabilia.com

Per informazioni stampa:
http://www.murabilia.com
Mimma Pallavicini, tel 015-641700 cell. 328-4760791
mimma.pallavicini@gmail.com

Orari di Murabilia
venerdì dalle ore 12.00 alle ore 19.30
sabato e domenica dalle ore 9.30 alle ore 19.30
la vendita dei biglietti termina alle ore 18.30 di ciascun giorno

Prezzo dei biglietti
– Intero € 7,00
– Ridotto € 3,00 over 65, minori tra gli 8 e i 14 anni, diversamente abili e accompagnatori.
– Gratuito per i minori di 8 anni
– Abbonamento per due giorni € 11,00
– Abbonamento per tre giorni € 15,00
– Ingresso a Murabilia, Orto Botanico, Torre Guinigi € 11,00
– Acquisto cumulativo 20 ingressi € 140,00 più due biglietti omaggio.
– Gruppi con bus con acquisto di oltre 25 biglietti, 10% biglietti omaggio.

Coltiviamo la città, di Massimo Acanfora, ed. Ponte alle Grazie. Seconda candidatura ufficiale per il prestigioso premio “Amore al Riasciacquo”


Una volta lessi una recensione che così diceva: “A che serve una recensione?”.

Le stesse parole si potrebbero applicare a questo libro, capitatomi tra le mani per la curiosità di approfondire la moda degli orti sul balcone, della città verde, dell’orto diffuso, ecc.
Eppur mi tocca, dato che questo libro è il secondo candidato ufficiale al prestigioso premio Amore al risciacquo, quindi devo pur dare motivazione della sua candidatura.

Da sempre mi interessa l’argomento dell’orto senza casa, l’orto comune, l’orto operaio, e come sapete, quello che chiamo giardino povero.
Non dico che mi aspettassi un’opera monumentale e quasi definitiva, come l’eccellente Voglia di campagna di Valerio Merlo, e neanche una esposizione lucida dei fatti, come il volume di Michela Pasquali sui “green guerrilas” di Manhattan o un testo documentario, come quello della Ligue du coin de terre et du foyer, ma certo vedere ridurre l’argomento ad una sequela di…di…di…di nullità, mi ha a dir poco annichilita.

Oltre la bella copertina con due bandelle graziose e vivacemente colorate, c’è proprio poco da dire.
Le illustrazioni in bianco e nero dell’interno non sono neanche passabili, più brutte e amorfe delle vecchie illustrazioni copy-free per visual di cui nei Novanta compravamo gli album per imparare a fare le pubblicità del pesce in scatola o del detersivo. Oggi c’è poca gente che sa lavorare bene a mano per la pubblicità, e ancor meno persone che lavorano bene il bianco e nero per la stampa sulla carta uso mano grezza (che però non è specificato se essere riciclata o meno).
La china è per molti una bestia nera.
Tra l’altro la differenza tra l’esterno lucido e vivace e l’interno in bianco e nero poco curato sarebbe troppo anche per una piccola casa editrice, figuriamoci per un marchio Salani.

Quello che sorprende è l’autorevolezza della casa editrice , Ponte alle Grazie con Altreconomia, che dovrebbe aver partecipato alla pubblicazione di un libro davvero innovativo Rose & Lavoro. Dal Kenya all’Italia l’incredibile viaggio dei fiori. Controllando su entrambi i testi i marchi sembrano differenti, e a questo punto non saprei più dire se l’editore è il medesimo.
Insomma, in un libro su cui si sono concentrati tre marchi editoriali si spererebbe di trovare qualcosa di buono.
Invece nisba.
Il testo di Massimo Acanfora non tratta neanche in minima parte di una economia nuova o “rinnovata” che possa vedere in una parziale autonomia alimentare un punto di svolta. A questo punto non si capisce che cosa ci stia a fare questo marchio.

Il volume non è neanche strutturato solidamente come un manuale per apprendisti, ma affronta gli argomenti tecnici in maniera non certo erronea, ma quantomeno superficiale e vaga, tale che risulti superflua per chi possieda già informazioni orticolturali e insufficiente per chi non le possiede. In definitiva un libro assolutamente inutile dal punto di vista delle nozioni di base. Tra l’altro tutti preferiamo un orto-giardino bello anziché un orto-giardino brutto. I consigli elargiti con tanta generosità non riescono a penetrare il difficile argomento della bellezza dell’orto, più complessa da ottenere su un balcone. Un orto funzionale sarà certamente bello, un orto brutto non sarà mai funzionale, poichè è dalla funzionalità che trae la sua bellezza. Il risultato dell’applicazione pedissequa dei consigli di Acanfora è difficile da immaginare se non come un’accozzaglia di vasi e vaschette, bottiglie di plastica, grigliati, bidoni.

Lo stile è da settimanale “facile”, con giochi di parole, battutine da far allegare i denti, richiami a contesti esterni al giardino solo per rendere la lettura familiare, cioè per far esclamare nella testa di chi lo legge “Ah, sì! Questo film l’ho visto, era bellissimo!”. E varie amenità. Qualche strafalcione qua e là a dimostrare che gli editor non sono gli evangelisti del Perfetto Italiano, e un po’ di scopiazzature tanto per allungare il brodetto.

A partire dalla quarta di copertina, con una frase copiata quasi di peso da un mio articolo, si fa fatica a non immaginare che altro materiale non sia stato attinto dalla rete e poi confezionato con opportuni interventi di editing.
Le citazioni delle fonti web sono tante, e questo è uno dei pochi pregi del libro, ma sono anche poco selettive, per quanto CdG sia citata due volte.

In conclusione Coltiviamo la città, di Massimo Acanfora, edizioni Ponte alle Grazie, si candida per il prestigioso premio Amore al Risciacquo nelle seguenti categorie:

Elettroencefalogramma piatto
Rocco Tarocco
Orchite
Green Guignol