Moongate, Shishi Odoshi e altre suggestioni dal Giardino Orientale (su Houzz)


L’arte del giardino orientale ha avuto un impatto incalcolabile sui giardini occidentali. Tante cose che diamo per scontate, come il giardino misto all’inglese, o i sentieri serpeggianti, devono la loro esistenza ai molti viaggi che giardinieri, esploratori, nobili e ambasciatori europei fecero in Cina e in Giappone.
Esattamente come per l’ukiyo-e diede l’avvio ad un’arte pittorica realmente moderna, anche il giardino occidentale ha subito il fascino di quello giapponese, le cui caratteristiche salienti sono la varietà e la ricchezza degli elementi e la capacità di ispirare lo stato meditativo.
Oltre ai noti sassi e il giardino di sabbia (Karesansui), moltissimi sono gli elementi a cui possiamo ricorrere per suggerire un’atmosfera nipponica in giardino. La cosa più importante è, ovviamente, rispettare il genius loci del vostro giardino, e non fare mai le “cose a caso”.
Lo stile giapponese non perdona errori.

Ho visto cose che voi umani… “Umanesimo e rivolta in Blade Runner. Ridley Scott vs Philip K. Dick” Rubbettino 2016

Blade runner4Alcuni libri capitano come spediti dall’alto, da necessità fatali e apparentemente indistricabili. Mi è accaduto con un saggio Rubbettino, della bella e preziosa collana “Cinema” diretta da Cristian Uva: Umanesimo e rivolta in Blade Runner. Ridley Scott vs Philip K. Dick.
Un libro che non mi aspettavo neanche per sogno, tanto i maledetti professori e patriarchi della cultura italiana hanno indottrinato il povero lettore su quanto miserevole sia la letteratura di fantascienza, e anzi, che tale letteratura sia di serie b, c, o d, e che il genere di fantascienza sia per ragazzini, secchioni, nerd e smanettoni.

Grazie e anatema su di voi, vecchie cariatidi scolorite e intelligenze nozionistiche!

Il blocco del lettore mi aveva colpita duramente, tanto che mi ero trascinata Tito di Gormenghast per tre mesi. Non che Mervyn Peake sia facile da leggere in una roboante traduzione Adelphi che restituisce dignità all’avverbio.
Per mesi ho aperto libri, fissato parole senza leggerle, mi sono addormentata con la luce accesa e la matita in mano, e richiuso il libro esattamente nel punto in cui l’avevo aperto la sera prima.

Revenant mi aveva quasi riportata in vita, nonostante non sia questa magnificenza che ne dicono, ma la “frontiera” per me è irresistibile, e ancora l’orrenda faccia di Leonardo Di Caprio non si era insinuata tra le pagine.

Ma per tirarmi fuori dal “blocco” ci voleva qualcosa che mi facesse sognare, e per me il viaggio tra le stelle è la dimensione narrativa più amata. Dopo la lettura di questo libro ho ripreso i romanzi, che considero meno avvincenti dei saggi, grazie all’aiuto dei validi amici del forum di Ten Forward , in particolare di capitan Siccardi, che mi ha spiegato  perché fa strano quando gli elfi sparano con la Beretta e perché devi sempre sempre sempre dire che fantascienza e fantasy sono due cose diverse, diversissime, pena l’essere banditi dalla galassia.
Così ne ho letti un po’ : Haldeman, Anderson, McMaster Bujold, Heinlein, e altri ancora ne voglio leggere. Mi è rinato l’entusiasmo.

Tutto è partito da questo libro: un confronto sapiente, dotto, speculativo, con punte di raffinata accademia filosofica, su uno dei film più amati nella storia del cinema e il suo padre letterario (Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, Fanucci), che mi ha convinta dell’inconsistenza degli indottrinamenti dei professori: balbuzie culturale e vertiginosa ignoranza su fatti che si fregiano di commentare.
Dentro questo saggio c’è un mondo intero, un modo che passa dall’architettura al design, dall’economia alla dimensione visiva, pittorica, scenica, a quella musicale e sonora, sofisticatissima e unica, di Vangelis, fino all’analisi introspettiva e spirituale (Dick era infatti un teista confuso ma fiducioso).
Non manca l’impatto più verosimilmente artistico, quello del Postmodern, concetto per molti ancora oscuro ma vivo e immersivo come l’aria che respiriamo.
Perciò grazie cari amici. Grazie amici androidi, amiche stelle, amica palta. Grazie ai Bastioni di Orione e ai raggi B.
Grazie amici libri, ora finalmente vi vedo.

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Le zinnie della nonna

zinnie della nonna

L’acqua come elemento di design nel giardino (su Houzz)


Si può dire che i giardini siano nati attorno all’acqua. Per evidenti necessità era considerata, assieme alla terra, il bene primario, quello da proteggere a ogni costo con alte mura. Se si pensa che in epoca moderna molte lotte contadine sono state condotte attorno al controllo dell’acqua, possiamo immaginarci quale potere avesse questo elemento usato al di fuori dell’agricoltura: lo “spreco” d’acqua da parte dei regnanti francesi, dei cardinali romani e dei principi olandesi lascia ancor oggi attoniti. La celebre Fontana di Apollo a Versailles viene aperta solo in particolari occasioni che diventano anche kermesse e festa.

Basta una rapida occhiata alla storia del giardino per rendersi conto di quale immensa capacità attrattiva abbia l’acqua. Qualsiasi elemento – anche piccolo – che abbia a che fare con l’acqua porta il giardino a un livello superiore. Questo potere aumenta se è copiosa ed è corrente, ma consumare molta acqua non sempre è possibile, e a volte non è né legale né etico, ma esistono molti modi per ottenere effetti meravigliosi con una quantità ridotta fatta circolare con piccole pompe, garantendo un consumo davvero minimo e sostenibile anche in giardini in zone calde o aride.

L’acqua è così suggestiva che anche una ciotola, una fontana o un piccolo abbeveratoio catturano l’attenzione, ma l’effetto è moltiplicato esponenzialmente quando viene usata per esaltare geometrie o piani visuali, punti focali, prospettive, per definire gli spazi e diventare elemento coeso della progettazione del giardino.

Come realizzare un giardino accessibile (su Houzz)

Casa Cabo Pulmo

Un dislivello di pochi centimetri può trasformarsi nella scalata dell’Everest, se ci si muove con il bastone o in sedia a rotelle, e molti giardini pubblici possono essere del tutto impraticabili per chi si sposta con la carrozzina o anche con piccoli mezzi motorizzati, per gli ipovedenti, o semplicemente per gli anziani, che hanno difficoltà a mantenere l’equilibrio e non sono più elastici nei movimenti.
Avendo vissuto queto problema, ho maturato una certa insofferenza per la superficialità con cui spesso vengono oggi concepiti alcuni giardini pubblici. Ma su quello poco o nulla si può fare se non rivolgersi al comune di residenza.
Se il tema ci tocca da vicino, ecco quali piccoli o grandi cambiamenti possiamo operare nel nostro giardino privato, per renderlo più accogliente e più facile da attraversare. Perché l’indipendenza negli spostamenti rende le persone felici, e questo dovrebbe essere un diritto di tutti.
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Se ti va puoi leggere questo mio vecchio articolo

Bakker pop

hippeastrum

Cueillez dès aujourd’hui les roses de la vie

pierre de ronsard

Campo di papaveri a Vennarello

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Cape Filico strikes back

bibo

Gabriella Lizza, Sulle tracce di Vita. Maestri di giardino Editore 2015

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I have come to the conclusion, after many years of sometimes sad experience, that you cannot come to any conclusion at all.
Vita Sackville -West, In Your Garden Again (1953)

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