Ogni tanto mi scrive Judetheobscure: ogni volta mi prende un infartino, un colpetto, un piccolo ictus, una leggera aritmia. Capirò, non capirò? Sarò in grado di formarmi un’idea e di dare una risposta alla domanda (sì, ma qual è la domanda)? Riuscirò a seguirla nelle sue immense profondità di pensiero?
Con il suo permesso riporto quanto mi ha scritto, note personali escluse.
Caro Barlimar Butterbur (Omorzo Cactaceo, soprannome affibbiatomi dato che io le ho detto che il suo cognome, De Tassis, sembra uscito da una favola di Boscodirovo)
[…]
Invece ti scrivo per trovare una spalla a una riflessione che mi intriga senza sapere dove dovrebbe andare a parare. In fondo, credo che c’entri anche un po’ con la storia del “il giardino deve essere moderno” -ma non so come.
Per farla breve. L’altro giorno in auto sfogliavo, più che leggere, una “breve storia dell’architettura” (pubblicata da Einaudi, ma ora non ricordo l’autore).
Un testo su cui mio figlio sta cercando di farsi un po’ di cultura. Ecco un (breve) capitolo dedicato ad Alvar Aalto, che io amo molto, forse più nel design che nell’architettura: quei suoi legni curvati sono per me massima espressione di una bella simbiosi fra “antico” (il legno semplice, chiaro, pulito, un po’ rustico) e moderno. Vado pazza per lo shabby chic, anch’io, ma poi mi piacerebbe avere una casa molto Alvar Aalto…
Comunque alla fine del capitolo l’autore (che per la verità non sembra
apprezzare molto l’architettura alvaraaltiana) commenta: La forma dell’esperienza non ha stile.
Questa frase, in relazione ai giardini, mi ha folgorata. Perché che cos’è un giardino -e specialmente un giardino-opera d’arte (anche se io odio pensare all’opera d’arte, ancor più al giardino come opera d’arte, odio gli approcci estetizzanti e ancor più l’idea che si affronti l’opera d’arte negando l’approccio estetizzante, ma questo è troppo complicato e fuorviante ora) se non una sublime forma dell’esperienza? O perlomeno, la migliore forma dell’esperienza possibile? Proprio per questo, perché nasce da una sorta di
esperienza individuale o storicamente circoscritta (perché è ovvio che un giardino può anche essere opera collettiva) non ha stile, se si intende e sottintende uno stile codificato, codificabile, interpretativo. Certo si può fare un giardino all’italiana, all’inglese, un country cottage etc., ma è irrilevante: può comunque essere orribile. Un giardino che è opera d’arte può avere un proprio stile o uno stile qualunque, ma è un’opera d’arte esattamente quando è una forma dell’esperienza. Ed è questo che rende bellissimi certi giardini poveri, per tornare a tema antico, e questo che dà al giardino una sua verità e una sua credibilità (quindi, un suo stile).
Sono andata a parare nel nulla?
Ecco, questo è quanto scrittomi da Jude, che non ho corsivato per una migliore lettura.
Ciò dimostra fondamentalmente una cosa: Jude viene da Vulcano.



