Gufi e lucciole a Grazzano Visconti

yume-4Vi ricordate del Festival dei Gufi al Parco di Grazzano Visconti?
Le attività si ripropongono periodicamente e variano a seconda della stagione.
Dato che siamo in estate stavolta viene proposto un festival delle lucciole!
Le lucciole, spiriti della Natura insettomorfi, misteriose presenze, evanescente bellezza, passaggio da uno stadio all’altro della vita e della coscienza.
Rare, sempre più rare.

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Il comunicato ricevuto (a dire il vero un po’ untuoso):

Nel Parco del Castello di Grazzano Visconti, dove migliaia di lucciole ti aspettano per illuminare il buio magico della notte nel parco..
Scappa dalla città e vieni nel Parco del Castello di Grazzano Visconti: uno dei parchi più belli dell’Emilia Romagna!
Non perderti le suggestive serate in compagnia del canto degli assioli!
Cosa aspetti …non mancare all’appuntamento: unico e magico solo in questo periodo dell’anno!

Si può anche mangiare e dormire, ma io lo sapete che robe de panza non ne pubblico, già mi sono (molto) pentita della mozzarella in diligenza.

ORARI e INFO

Venerdì 14 giugno
Ore 21,30- Visita guidata notturna nel Parco

Sabato 15 giugno
Ore 21,30- Visita guidata notturna nel Parco

Venerdì 21 giugno
Ore 21,30- Visita guidata notturna nel Parco

Sabato 22 giugno
Ore 21,00 -Presentazione del libro “Lucciole” di D.Barboni con degustazione del Chiù: un delizioso gutturnio superiore
Ore 22,00 -Visita guidata notturna nel Parco

Costi visita guidata notturna
€ 7,00 intero
€ 4,00 ridotto bimbi da 5 a 14 anni
€ 6,00 ridotto over 65
€ 5,50 ridotto soci IKEA family
Prenotazione obbligatoria
340.7634208 o cipriani@noctua.it
Gli eventi potrebbero essere annullati in caso di maltempo.

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Le foto sono tutte di Yume Cyan

Il sambuco, dal “Flauto Magico” a Harry Potter

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http://artscape.us/andersens-tales-1900/elder-tree-mother-06.jpg
La tradizione germanica ci ha consegnato un’idea molto suggestiva e inquietante della pianta del sambuco.
In germania si chiama Holunder (simile nella fonia all’inglese “elder”) poichè sacro ad una fata del folklore tedesco, Holda o Hulda, raffiguarnte una giovane donna con la chioma dorata che abitava proprio nei sambuchi vicini a rivi, corsi d’acqua, pozze, fonti. Ma anche altri esseri fatati, come coboldi, vivevano nel midollo del sambuco.

Sembra che questo personaggio mitologico sia riconducibile alla Fraü Holle dei fratelli Grimm, e più indietro ancora, ad un non chiaramente identificato personaggio femminile della fertilità, della morte e della rinascita. Difatti Fraü Holle/Hulda/Holda è di volta in volta rappresentata come una donna molto brutta (come la Befana, simbolo dell’anno vecchio, morente), o come una giovane donna di aspetto quasi mariano, simbolo di fertilità e di godimento dei frutti del lavoro nei campi.
Quando accade questa dicotomia nelle raffigurazioni di un personaggio, si può a ben diritto pensare che l’origine sia molto antica, di sicuro pre-ellenica e di provenienza non “italica”, quasi certamente medio-orientale. Ogni folklore ha poi rivestito questo personaggio con le sembianze che gli erano più congeniali. Il fatto poi che il culto si sia sviluppato in Germania ha fatto sì che alla figura venisse associato l’enorme compagine di fate e folletti della tradizione medievale mitteleuropea.

Frau Holle in un'illustrazione di Rien Poortvliet
Frau Holle in un’illustrazione di Rien Poortvliet

Riguardo ad una ricostruzione sulla mitologia di Hulda, ho trovato un bel sito, AFW blog, su cui ci sono informazioni molto interessanti che vi consiglio di leggere.

Il sambuco era sacro e non si osava sradicarlo, se si voleva raccogliere del legno si doveva chiedere in prestito e poi riportarlo, o eseguire un piccolo rito di preghiere. Questo è un punto che ritorna per numerose piante magiche.
Mi sembra importante segnalare che le virtù del sambuco venivano contate fino a sette: germogli per le nevralgie, foglie per la cute, fiori per una tisana, bacche per i polmoni, corteccia per l’intestino e gli occhi, radice per la diuresi, midollo antinfiammatorio.
Sette è un numero magico, lunare, poichè in quattro cicli di sette giorni si divide il mese lunare. Pianta lunare, pianta femminile, dunque. Forse per questo Brian Froud interpreta lo spirito del sambuco come una vecchia strega dallo sguardo malevolo.

medorra artwork
medorra artwork

Giuseppe Pitrè diceva che bacchette di sambuco hanno il potere di uccidere i serpenti. Il sambuco era molto usato nelle cerimonie e i riti di festeggiamento di Santa Rosalia.

HP y las reliqiuas de la muerte+magic eleder wandLa bacchetta di sambuco più nota è senza dubbio quella di Harry Potter e i doni della Morte, ricevuta dal primo fratello.

Da un sito specializzato su Harry Potter cito:

Sambuco:
Legno molto raro che dà bacchette potentissime, difficili da dominare e che difficilmente si legano ad un padrone se questi non è superiore a loro in quanto a magia.
Molti fabbricanti non lavorano questo legno perché è difficile venderlo poiché richiede un possessore davvero unico e speciale; quando la rara accoppiata riesce bene si è in presenza di un proprietario dal destino speciale.
Spesso chi possiede questa bacchetta è molto affine a chi ne possiede una di Sorbo
.

La storia dei tre fratelli:

Uno screen grab del video, in cui la Morte dona la bacchetta di sambuco al primo fratello:
magic elder wand_harry potter e i doni della morte

Nel calendario arboreo celtico il sambuco rappresenta il tredicesimo mese lunare, che si conclude nei giorni del solstizio d’inverno (il nostro Natale), probabilmente perchè il sambuco conserva i frutti fino all’inverno. Il numero 13 è sempre stato ambiguo, poichè simboleggia la morte ma anche la resurrezione, un rito di passaggio, di rigenerazione. Nella tradizione cristiana infatti il sambuco presiedeva ai riti di morte. Sul capo del morto veniva posta una corona di fiori, foglie, frutti, anche solo di rami di sambuco, a seconda della stagione.
In Inghilterra ha valenza negativa: bruciare sambuco significa portarsi il diavolo in casa (ecco l’avversione anglosassone per il numero 13…). Si sconsigliava di fare culle di legno di sambuco poichè gli gnomi che vi albergavano avrebbero dato fastidio al neonato.
In alcuni racconti il sambuco non è un albero in cui vive una fata, ma una fata stessa trasformata in albero.

Tornando alla germania, il flauto magico era un bastoncino di sambuco privato del midollo, che doveva essere tagliato in un luogo dove non si udisse mai il canto del gallo, poichè il suono sarebbe diventato roco.
Nell’opera di Mozart, il flauto dato a Tamino per sconfiggere la malasorte, è d’oro, non di sambuco. Ma la celeberrima aria che tutti ricordiamo si intitola Der Holle Rache, cioè “la vendetta di Holle”. Che Holle sia proprio la Regina della Notte?

flauto magico luzzati
In conclusione un video di Patricia Petibon, secondo me la migliore interprete della Regina della Notte.

Verso l’infinito e oltre

AlbertEinstein1879-1955Solo due cose sono infinite, l’universo e la stupidità umana, e non sono sicuro della prima.

Einstein

Prateria sidernese

Cittanova Floreale quinta edizione

Cittanova floreale 2013 (4)Sabato scorso sono andata a Cittanova Floreale. E’ stato molto stancante perchè mi ci hanno accompagnata le colleghe di Fimmina Tv, e portare per tutta la villa cavalletti, teloni e sacche ormai è un compito troppo gravoso per il mio fragile, ippopotamico corpo.
Devo dire che mi è sembrato che il numero degli espositori sia diminuito rispetto all’anno scorso, e che ci siano soprattutto state meno cacatelle, meno ogettistica. L’offerta di fiori è però rimasta sostanzialmente immutata, il che non so dire se sia un bene o un male. Nel senso che se non sei riuscita a comprare una pianta l’anno passato, è possibile che la ritrovi l’anno a venire. In questo modo si “fidelizzano” i clienti, per usare un termine del marketing.

Cittanova floreale 2013 (11)Come dice Mimma nell’intervista sotto, bisogna dapprima creare uno zoccolo (magari duro) d’acquirenti, e poi iniziare a far arrivare piante un po’ più insolite.
Felice anche il ritrovare la vivaista Ester Cappadonna, del vivaio Valverde, autrice di Ritorno a Valverde, pubblicato dall’associazione Maestri di Giardino.
Io, per me, posso dire che se per miracolo mi fossi soffiata il naso e un paio di carte da cento mi fossero uscite dalle orecchie, avrei portato a casa tante belle cose. Ma sono stata molto sobria e ho preso due graminacee e un po’ di bulbi di tuberosa.
Le graminacee sono state la “piccola novità” portate da un vivaio di Latina. Ho preso una Stipa tenuissima e un Carex buchananii.
Le colleghe non capivano che razza di piante avessi acquistato. Qualcuno ha detto: ché sono piante ornamentali? Sembrano ebacce! Altre: accidenti, paiono peli di pube biondi! (quest’ultima ingiuria riguardava la Stipa), altre ancora, molto stupite: che cazz’i piante hai comprato? ma so’ piante mo’?
Vita ancora dura per le graminacee! Ehssì che altrove non si può far senza!

viali amici delle carrozzine
viali amici delle carrozzine

Ho filmato due interviste, una a Mimma Pallavicini e una a un vivaista di Palizzi mezzo matto, Tommaso Mangiola.
Sono due interviste complementari, e se avete pazienza, guardatele entrambe, perchè la seconda è la risposta alla prima.

Non mi esimerò da un breve commento: la Calabria è una terra forse difficile da comprendere, ma ciò che si avverte nella prima intervista è che forse non ci sia nè voglia nè -soprattutto- la capacità di comprenderla, e che “comprensione” venga forse confusa con “assimilazione”, in questo senso.
Le incomprensioni in questo filmino sono infatti sono tante, e l’unica versione valida sembra quella proveniente dall’esterno. Il mio riferimento all’essere sprezzanti era rivolto proprio a quelle dinamiche che ci vengono imposte dalla politica, locale e nazionale. Mimma invece ha proferito un vaticinio sull’essere ‘ndranghetisti che si commenta da solo.

La seconda intervista -non fate caso al personaggio un po’ matto, ma ascoltate ciò che dice- tratta la tematica dell’arretratezza “floreale” della Calabria da un punto di vista economico. La Calabria è ricca di piante che potrebbero essere usate a scopi alimentari, officinali, profumieri, ma pochi le conoscono. Ecco il conio di un sintagma che farò mio: “esotico calabrese”. E’ calabrese, ma è tanto sconosciuto da sembrare di un altro mondo, esotico. Attorno a queste piante potrebbe nascere una rivoluzione non solo estetica, ma soprattutto economica.

Purtroppo non m’è riuscito di intervistare Carlo Pagani, sarà per il prossimo anno.

Ringrazio Nicoletta per l’aiuto.

Alberto Forni: pop postmoderno

Non ricordo come sia approdata al blog Fascetta Nera ma ricordo di esserne rimasta subito entusiasta per lo sprezzante spirito critico nei confronti dell’editoria, sia quella più smaccatamente mercantile e commerciale, sia quella con pretese di eleganza e prestigio.
E’ uno dei blog che non manco mai di seguire e come me una folta schiera di appassionati, a cui presto s’è unita una compagine di editori, uffici stampa, scrittori, agenzie. Essere “fascettati” da Alberto per molti editori è una garanzia di un certo successo.

Alberto Forni è una celebrità tra i blogger e qualcuno ricorderà che anche Giardinaggio Irregolare gli ha dedicato una categoria del Prestigioso Premio Amore al Risciacquo. Recentemente ha pubblicato/ripubblicato degli e-book, alcuni inediti, altri riproposti dopo l’uscita fuori catalogo, ma ancora richiesti dai fan.
Attualmente sono tutti disponibili su Amazon in formato kindle, ma io ne ho avuti tre direttamente da Alberto in formato epub, compatibile con il mio Kobo ereader.
In questo post sono raccontati brevemente gli e-book di Alberto, che ha scritto anche un manuale alla autopubblicazione digitale.

Io ho letto: Avanti veloce.Cronache di un mondo pop, All’età di 57 anni si è scoperto “poeta”, Seguirà buffet.
Che impressione ne ho tratto? Uhm. Fare una critica adeguata a questi scritti non è facile. Non è il mio genere di letteratura, questa è l’ impressione di cui sono sicura. L’arguzia tagliente, a volte cervellotica, del blog si spegne nei libri, diventando uno stilismo un po’ manierato, a tratti ovvio e noioso. Lo si percepisce nell’opera più personale, Avanti veloce, a cui faccio fatica a trovare altri meriti che la scorrevolezza e l’aver dipinto, forse inconsapevolmente, la giovinezza del tipico ragazzo milanese di buona famiglia e di buona cultura, un po’ rockettaro e un po’ fighettino, alla ricerca di legami stabili, pur essendo egli stesso incapace di offrire altro che volatilità sentimentale. Con qualche caduta nel luogo comune narrativo e culturale, il libro non convince pienamente, troppo viziato da una visione parziale del mondo. Ho spesso riscontrato che nelle grandi città i luoghi comuni sono più forti, mentre nelle province il desiderio di confronto (e di fuga), apre orizzonti più vasti. Il libro è una sorta di viaggio, ma un viaggio da fermi. Sembra infatti che il protagonista si senta “arrivato” e che siano gli altri a doverlo raggiungere, specie sentimentalmente. Le donne sono dipinte come creature inconoscibili, mosse da propri astrolabi interni, o delle oche senza rimedio.
Eppure il primo brano di quest’antologia di racconti è assolutamente perfetto. Surreale, eterodosso, atipico, originale. Poi il tutto è un ripetersi ben incollato dalla ottima scrittura di Alberto.

Decisamente altro discorso per quanto riguarda All’età di 57 anni si è scoperto “poeta” e Seguirà buffet.
Il primo volume è una raccolta di quelle brevissime biografie che le case editrici sono solite inserire sulle bandelle o in quarta di copertina. Una veloce “bio” che l’autore in genere scrive da sè, sottolineando ciò che gli preme venga a conoscenza del lettore. Alberto Forni ne ha raccolte numerose, dando vita ad un’opera a più voci, postmoderna, nel senso estetico del termine.
Alle volte, specie con autori giovani, non c’è proprio nulla da dire, il che è quantomai triste, perchè se con la tua vita, le tue sofferenze, le tue speranze, i tuoi atti di coraggio, le tue bugie, e tutto quello che hai fatto, non ci riempi neanche 200 battute, che significato avrà mai la vita? E soprattutto, che significato ha la mia vita per le case editrici?
Zero.
Alle case editrici importa se sei stato direttore di questo o quel giornale, quali premi hai vinto, quante copie hai venduto. Questo ci va nella “bio”. Non il carico di speranza che quel libro porta con sè. E’ una libbra di carne, come il curriculum in formato europeo, la sinossi del tuo romanzo (affanculo la sinossi, affanculo il parere editoriale, affanculo gli editor). Sei in vendita, la tua vita in 200 battute in vendita su uno scaffale di una libreria.
Ecco perchè -credo- gli ultimi due volumi siano collegati tra loro, e siano complementari, da leggere insieme. In All’età di 57 anni si è scoperto “poeta” leggiamo una gran quantità di vite chiuse nelle “bio”, speranze che andranno al macero, mediocre creatività (cit. Violis), inconsapevolezza culturale, sciatteria, ignoranza, rozzezza, ma anche rassegnazione, sterile ostinazione, egomania.
Ad ognuno di questi autori sgarrupati le case editrici o le tipografie prestano il fianco dietro pagamento. Purché si paghi si stampa tutto.
Per chi ha avuto a che fare con le case editrici, l’amarezza e lo sconforto sono i sentimenti dominanti.
All’età di 57 anni si è scoperto “poeta” descrive non solo la grettezza delle case editrici, ma anche la povertà culturale italiana.
Nell’altro volume, Seguirà buffet, il discorso viene ulteriormente approfondito, e questo è il libro che -tra quelli che ho letto- ho apprezzato maggiormente. Attraverso gli occhi e le voci di alcuni autori sgarrupati, una poetessa coi tacchi alti e due cognomi, uno scultore-saldatore noto come “lo Sciamano Elettrico” , un giovane poeta, un pittore ex-emigrato dal cuore un po’ debole, nonchè vario contorno di approfittatori in multicolore assortimento, veniamo risucchiati da un vortice di nefandezze e truffe culturali, delle vere e proprie frodi ai danni di ingenui “autori esordienti” (sgarrupati), così abilmente intessute ed orchestrate che l’ingenuità non è un’aggravante: anche una persona ben accorta vi sarebbe caduta o sarebbe stata costretta ad ottemperare.
In verità ciò che ho pensato è che Alberto li ha “pittati” proprio bene, punti nel loro debole, toccati nelle carni. L’editoria è un sistema ben oliato, senza cuore, senza cervello, e l’unica parte di carne debole risiede dove si mette portafogli. In questo sistema l’autore non è solo succube dell’editore, ma ne diventa tragicamente complice, ne diventa il soylent green, l’alimento.
Il buffet del titolo è quello che l’autore paga a proprie spese come esca per il pubblico. In realtà quello che si offre è la propria vita tagliata a tocchetti e servita come antipasto. L’autore si vende, si prostituisce culturalmente senza pudore nè vergogna, anzi, con un senso di onnipotenza, in modo competitivo con gli altri autori, e un desiderio di rivalsa nei confronti della vita.
La copertina (l’elemento meno considerato di un e-book) è esemplare: raffigura un carciofo tagliato a metà, il cuore del carciofo, cioè il cuore dell’autore (che è ahilui un carciofo) che presto finirà in tavola col salamoriglio.

In questo senso si può davvero dire che almeno per quello che riguarda la scrittura, l’e-book è stata una liberazione epocale. In molti dicono che il livello è basso: è vero, ma date tempo a questa forma di pubblicazione, la qualità verrà.

Orti a mare

Non lo faccio quasi mai, dare voce a comunicati stampa di vivai o eventi che non conosco personalmente o di cui non abbia piena fiducia, ma il breve comunicato della responsabile del vivaio mi è sembrato così semplice e diretto, privo di infarciture pubblitarie che mi ha convinto.
Lo pubblico pertanto con piacere:

Volevo segnalarvi l’evento ORTI A MARE che si terrà il 1-2 giugno 2013 al Castello di Casalappi- Campiglia M.ma
(LI) dalle 9 alle 22, con più di 50 espositori da tutta Italia.
L’anno scorso la prima edizione è stata un vero successo e speriamo anche la prossima.
Vi pregherei di prenderne nota, se potete intervenire personalmente ne sarei felice e se potete pubblicare qualcosa sul vostro bel blog vi ringrazio.

http://www.ortiamare.it
http://www.castellodicasalappi.it

Cittanova Floreale 2013, la “quattro giorni” calabrese (31 maggio, 1-2-3 giugno)

Cittanova Floreale 2013
Cittanova Floreale 2013

Anche quest’anno si riconferma la presenza di Cittanova Floreale, l’unico evento floral-fieristico-giardinicolo della regione Calabria. E già il fatto che continui ad esistere è un gran successo. Cittanova Floreale ha una strada tutta in salita: pochi soldi, poca la conoscenza delle piante da parte del pubblico, buoni vivaisti che però non riescono a vendere che gerani e rosai ricadenti della serie Fairy.
E’ molto dura, durissima.
Le liste dei vivaisti spesso non arrivano neanche o si sanno all’ultimo momento: non puoi prenotare una pianta perchè non sai chi ci sarà. I prezzi non sono certo quelli di Masino, e se per un Geranium maderense ben cresciuto te la cavi con una ventina di euro, devi sopportare l’infestazione di dalie nane, gerani policromi, annuali da brodura, cactacee di dozzina, per non parlare di unguenti contro i dolori articolati.
Ognuno saluti col cappello che porta: a noi i dolori articolati, ingenui e un po’ villici, a Murabilia le sedie finto-invecchiate, i cappelli in paglia finto-ecologica, la saponetta con olio finto-exrtravergine, e tutto quel contorno di addiditivi e polisaccaridi del giardino che amano tanto le belle signore impiallacciate.

In definitiva andare a Cittanova Floreale è per me vicino, piacevole e non troppo dispendioso. Con 100 euro riempio il bagagliaio. E’ un po’ come tornare a respirare aria pulita, trovarsi a casa, instaurare quel rapporto con le piante in cui ci si guarda a vicenda e tutto intorno si annulla. Si rincontrano amori di gioventù, o l’innamoramento si inventa lì per lì, davanti a un vaso.
E’ bello, è dannatamente bello. E quando sono lì mi mancano le fiere più blasonate e le passeggiate con gli amici del forum. In effetti mi sento un po’ sola a Cittanova. Sì, in modo autoreferenziale mi sono autoeletta l’unica che capisce cosa compra, quando ci va. L’unica, tra tutti quelli che ci vanno. Non so se sia del tutto vero, forse qualche altro buon diavolo c’è, ma anche con uno sforzo di fantasia e di coraggio non credo che si arrivi a coprire le dita di una mano.
E mi dispero, perchè è ingiusto. Vorrei avere migliaia di euro, a volte solo per dare giustizia alla “rarità” di una pianta. Mi intrattengo ore coi vivaisti, cerco di incoraggiarli, li ringrazio e gli chiedo se torneranno. Ricevo dépliant e biglietti, qualche catalogo e torno a pensare che mi spiace non avere la possibilità di acquistare da tutti.
perchè questa gente se lo merita davvero. Lo fa per lavoro, vero, ma anche perchè ci mette un pizzico di speranza e di follia. Non tutti sono pronti ad investire tempo e fatica in fiere dall’esito incerto, e per di più in una regione remota come la Calabria.

Merenda didattica
Merenda didattica

Di solito vengono Mimma Pallavicini e Carlo Pagani. Sono una grande attrattiva mediatica per la fiera, che però non riesce davvero a trovare un’anima, una via, a staccarsi dal suolo.
Occorrerebbe penso affidarsi soprattutto ad una maggiore specializzazione delle piante proposte e limitare l’assortimento di chincaglieria. In questo modo il pubblico si seleziona da sè, e chissà, ci potrebbe essere qualcuno che invece di andare alla Minerva, decide di venire a Cittanova.
Per adesso mi sa che nulla di tutto ciò si avvererà. A dire il vero non so se ci andrò io stessa quest’anno, afflitta da penuria locomotionis.
Però io ci spero che Cittanova Floreale diventi importante. Perchè se lo merita.

Il palco visto dalla parte opposta dell'entrata. Lì c'era l'esposizione di quaderni d'appunti e manuali delle Edizioni del Baldo
Il palco visto dalla parte opposta dell’entrata. Lì c’era l’esposizione di quaderni d’appunti e manuali delle Edizioni del Baldo

Nasturzi ‘Banana Split’ e ‘Double Delight Cream’

Nasturzio Alan Titchmarsh's Favorite
Nasturzio Double Delight Cream

Lo scorso autunno ho acquistato un po’ di semi, cosa che non facevo da troppo tempo. Seminare non mi piace, non mi è mai piaciuto. Mi impegna molto spazio e tempo. Stare dietro ai semini mi annoia, anche se è bello vederli spuntare. Non ne parliamo ripicchettare, cimare, sfoltire, diradare. Mi piacerebbe avere torme di giardinieri e una serra da semine grande quanto l’Islanda, visitarla periodicamente e indicare con una bacchetta dove vanno messe le plantule, come faceva Russel Page, ma stare dietro a terricci, vermiculite, e la torba no, rinvasa, e fatti battere il cuore dopo ogni rinvaso perchè hai paura di aver piantato troppo su o troppo giù, proteggi dal vento, annaffia ma non troppo, sole ma non troppo…no, è uno stress a cui mi maldispongo sia in autunno che in primavera. Perciò mi piace molto seminare a dimora quelle piantine che sono tanto facili e accomodanti, e che basta spingere giù col pollice per vederle fiorire l’anno successivo.
Sarà per questo che i nasturzi mi piacciono così tanto? Possibile, probabile. Ho modeste aspirazioni.
Da Thompson&Morgan ho acquistato tre varietà quest’anno: la ‘Banana Split’, la ‘Peach Delight’ e una non sicura ‘Alan Titchmarsh’s Favorite’.

EDIT: difatti, avendo trovato il catalogo da cui l’ho ordinata, ho scoperto essere la ‘Double Delight Cream’
Della ‘Peach Delight’ sono così delusa che non metto neanche le poche foto che le ho fatto: un coloraccio arancio albicocca (non pesca!) sbiadito, grigiastro, mortifero: davvero poco esaltante. Forse l’ho messa troppo in ombra, ma non mi pare poi tanto. Ad ogni modo riproverò a primavera prossima in un punto più assolato e vediamo cosa accadrà.
nasturtium Alan Titchmarsh Favorite 1Questa che vedete al lato è la ‘Double Delight Cream’, contenuta in una offerta nominata “Alan Titchmarsh Collection”, almeno credo. Ehssì, perchè ho perduto il catalogo da cui l’avevo ordinata, e sul più recente e sul sito non compare affatto. Compare invece un non ben specificato miscuglio in bustine separate indicato come ‘Alan Titchmarsh Collection’ che contiene anche il ‘Banana Split’. A questo punto ho seri dubbi che questo nasturzio sia quello che credo. Invece mi viene il sospetto che sia il ‘Whirlybird Cream’, che pure ho avuto ma che non ha mai avuto questa bella riuscita.

EDIT: Invece no, è il ‘Double Delight Cream’ !

In un gran vascone ricavato da un bidone per l’olio si sta comportando splendidamente, come ogni buon nasturzio che si rispetti (i problemi verranno l’anno prossimo). Sta molto bene con l’altra cultivar gialla, la ‘Banana Split’ (un nome orribile), che vedete qui sotto.
nasturtium banana split 6
Sulle prime questo nasturzio non mi convinceva: un colore certo diverso dal solito arancio con pennellature centrali, ma troppo piatto, troppo uniforme, e se c’è qualcosa che non mi piace nei fiori è il colore uniforme, da bomboletta spray. Se non fosse stato che l’altro nasturzio, giallo chiaro, semidoppio e più grande, ne smorzava il colore, non l’avrei proprio sopportato. Invece, a maturità questo piccoletto ha tirato fuori delle belle pennellature arancio caldo che gli stanno a meraviglia, non troppo squillanti, molto morbide.
Perciò mi dichiaro molto soddisfatta di questi due piccolini e ve li consiglio. Spero che non spariscano, come hanno sempre fatto quelli compatti, dai colori più inusuali e dal fiore semidoppio. Da me resistono un normale miscuglio rampicante e i micidiali ‘Mahogany Jewel’, che ho ormai da più di dieci anni e che si presentano regolarmente anche non in maniera abbondante come gli zoticoni di color arancio e giallo. ‘Emperess of India’, ‘Peach Melba’ (Tropaeloum minus), ‘Milkmaid’, ‘Apricot Gleam’, ‘Tom Thumb mix’, ‘Alaska mix’, e altre cultivar che non ricordo, sono tutte sparite dopo qualche anno. Ritengo che non ci sia abbastanza acqua per loro da me, e che solo quelli inselvatichiti o più robusti riescano a sopravvivere in piena terra senza irrigazione. Proprio per questo motivo stavolta li ho piantati in vaso, vediamo quanto riesco a farmeli durare.
Vi metto una galleria immagini: prima c’è ‘Banana Split’, poi delle foto d’insieme e infine l’incerto ‘Alan Titchmarsh’s Favorite’. EDIT : ‘Double Delight Cream’

Confronta questo post per la conferma della varietà ‘Double Delight Cream’

Il rintocco di campanula

Gump pié di Spino, Gump Honeythorn
Gump pié di Spino, Gump Honeythorn

C’è qualcuno tra voi che ricorda Legend, di Ridley Scott? Chi come me è rimasto letteralmente incantato da quell’atmosfera magica, sospesa, tra citazioni favolistiche e folklore irlandese? Chi ha amato sconfinatamente Lily e la sua cuffietta medievale, la sua danza con l’abito malvagio? E come dimenticare Gump Piè di Spino, il folletto sboccato dagli occhi di fanciullo?
Ricordate il piccolo enigma posto a Jack (Jack, come il Jack-in-the-Green)?

What looks like a bell, but does not ring, Yet it makes the angels sing?

La risposta, se non avete visto il film, non è semplice, poichè attinge ad una vecchia leggenda folkloristica della zona anglofona. Si dice, infatti, che le campanule portino sfortuna, che siano il fiore dei morti, poichè sentirle suonare è segno che la propria vita è al termine. E’ una tradizione che accomuna tutti i fiori con corolle lunghe e tubolari, le cui origini sono evidentemente molto antiche e un po’ disperse nella mitologia nordica.
Non è infatti casuale che le fate postmoderne e photoscioppate siano raffigurate immerse in un prato di campanule.

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Le “campanule” di cui parla l’indovinello non sono le campanule nostrane, come la Campanula rapunculus, quella -credo- a cui Rapolina/Raperonzolo deve il suo nome. Non è il genus Campanula, cioè.
In Inghilterra le chiamano “bluebells”, e sono una presenza tipica nei boschi inglesi in primavera. Molti giardinieri le considerano fastidiose e invasive. Spesso sono disprezzate, viste come erbacce fastidiose e scontate, perniciose e “brutte”. Un po’ come noi consideriamo l’Oxsalis pes-caprae, che dall’inverno alla primavera tinge di giallo evidenziatore le nostre campagne.

Endymion non-scripta

Le “bluebells” dell’indovinello sono delle bulbose che hanno subito svariati spostamenti tassonomici. Attualmente dovrebbero essere collocate nel genere Endymion e nella specie non-scripta. Anteriormente erano catalogate nel genere Scilla. Ad ogni modo non mi sorprenderebbe sapere che hanno fatto qualche altro salto tassonomico: a quanto pare questi fiorellini hanno creato un po’ di problemi ai botanici.
Anche Tolkien, in una lettera al figlio Christopher, scrisse che il termine “bluebell” era molto più evocativo di “harebell”.

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