Buono, bello, grande (È nato un bambino di cinque litri)

Misurereste il latte in metri? Quanti decimetri di latte bevi al giorno?
Misurereste la distanza in chili? Quanti chili hai percorso oggi?
Misurereste la massa o il peso in litri? Nato bimbo di cinque litri.

È il comune errore in cui cadono anche persone di genuino intelletto, di buona cultura e eloquio sperticato, nel momento in cui rivolgono o ascoltano una critica.

La critica quello strumento del pensiero che utilizziamo per incasellare ogni cosa nel suo giusto insieme.
È né più né meno che una signora filippina che vi aiuta a mettere in ordine l’armadio.
Le camicie con le camicie, i maglioni tra la roba invernale, giacche da un lato, scarpe dall’altro.

Allora attenzione a non confondere la Bellezza con la Morale (o l’Etica), o con la Quantità.

Riprendo uno scambio di battute del film “Scoprendo Forrester”:
“Così vedremo se le sue qualità vanno più in là della pallacanestro”
“Oltre”
“Cosa?”
Più in là è una valutazione di misura, oltre è una valutazione di merito”.

Ah! Il mondo delle parole, e il santissimo dizionario!
il-buono-il-brutto-il-cattivo

Il diagramma di flusso che spiega perchè la bellezza salverà il mondo

Diagramma:

Oggetto/comportamento/opera d’arte/valore ->giudizio critico -> determinazione di valore positivo (bellezza) o negativo (bruttezza).

Il giudizio critico si forma sull’osservazione e sull’analisi di bellezza/bruttezza.

Esercitando il giudizio critico si riconoscono cose come bruttezza, disvalori, immoralità, ingiustizie, illegalità.

Ed ecco perchè la Bellezza salverà il mondo, se lo salverà, infine.

Corollario:
Ecco spiegato anche perchè ci fanno vivere in acquitrini paludosi di bruttezza. Per annientare il nostro senso critico.

A quanti compiti deve assolvere il giardino contemporaneo?

Non so più recuperare il filo che mi ha condotto a questo pensiero ma ricordo che mi ci ha portata un senso di sconforto, di pesantezza, di noia, di ottundimento.

Il giardino deve essere così e cosà, deve essere etico, ecologico, bio, sociale, futuristico, intanto però non devono mancare glamour, fashion, style, home and outdoor. In più deve essere bello. Sì, semplicemente bello.
E’ come chiedere ad una donna di andare a lavorare, fare le pulizie, badare i figli, impegnarsi in politica e nel sociale, essere magra e avere le tette, truccarsi, fare palestra, avere la pressione il colesterolo a posto pur facendo cake design a tutto spiano e cucinando in continuazione finger food e cupcake neo-hipster style.

Be’ ma cosa diavolo è preso a tutti? Che razza di cecità dilaga in giro? Perchè questa mania del giardino e di come deve essere?

Ho sempre considerato il giardino una specie di indicatore sociale, un po’ come le coccinelle. Un marker, insomma, come quando ti fanno le analisi del sangue.

L’attenzione, a dire il vero un po’ fatua, che viene dedicata al giardino in questo ultimissimo periodo (un annetto o giù di lì), è un sintomo di un cambiamento di idee nei confronti dell’ambiente e delle sue manifestazioni materiali. E ci tengo a precisare che ho scritto “cambiamento”, non un “miglioramento”, perchè non credo lo sia.
Del cambiamento in atto tutti siamo consapevoli: la dimuzione del reddito e dei beni a cui potevamo attingere liberamente dalla natura. Ciò non ha comportato affatto una maggiore resposabilità nel trattare l’ambiente, anzi, ha generato una corsa sfrenata all’accaparramento delle ultime risorse. Solo i pochi che erano “civilizzati” già negli anni ’80 lo sono rimasti o hanno rafforzato le loro idee e le loro azioni a favore dell’ambiente, isolate o organizzate.
La cultura non è esente da questo processo di accaparramento di beni, in questo caso i consumatori che per un motivo o per l’altro, coscientemente o meno, approdano alla vita “eco”.

Tralasciando l’orto in terrazza e analoghe mode, c’è stata un’esplosione della cultura “verde” e dei giardini.
Ma attenzione: oggi il giardino non si fa più per un senso di godimento quanto per assolversi dal peccato industriale, con tutto quello che ne deriva, il più delle volte mediocri risultati frutto di incompetenza, raffazzonaggine, consumismo inconsapevole, o per contro manie di grandezza, pretenziosità, consumo vistoso.

Il giardino domestico, familiare, soprattutto se è di nuovo impianto, ha sempre queste caratteristiche. L’ampliarsi del bacino di utenza di chi è interessato al giardino non ha portato un innalzamento di livello delle competenze, anzi, l’esatto contrario. E qui troviamo un periodo che è la discriminante, cioè la fine degli anni ’90 e l’inizio del primo decennio del 2000, in cui il livello qualitativo dei giardini ha visto un buon incremento anche in Italia, seguito da un’ampliamento delle disponibilità di piante e beni ad esse correlati, quindi un appiattimento dell’estetica borghese.

Il giardino della borghesia ricca o finto-nobile ha invece altri scopi. Ricordo con precisione di avere letto su Gardenia del restauro di una bellissima villa in Liguria, che è stata poi adibita ad albergo esclusivo. Tra gli investitori c’era il direttore di Striscia la Notizia, quindi immagino che il target fosse composto da personaggi dell’establishment televisivo dotati di un portafoglio ben gonfio.

Il giardino assolve in questo caso ad un’altra funzione, quella di produrre reddito. Reddito molto materiale, immediato: dai-prendo. La villa in questione, di cui non ricordo il nome, è diventata fonte di reddito immediato nell’arco di pochi anni.
Non parliamo quindi della redditività che sappiamo benissimo si genera in tempi lunghi, a volte lunghissimi da un’operazione culturale. Partire con un restauro di un antico giardino nel 2013, terminarlo nel 2023, quando sarà visitato da un bambino che diventerà un grande architetto di giardini, portando lustro al suo paese per decenni a venire e influenzando a sua volta generazioni di giardinieri.
Non questo genere di redditività, dunque.

Al giardino si chiede di essere ecologico, etico, storicizzato, moderno, produttivo, low-cost, recuperato, giovane, iper-tecnologico, curativo, redditizio, ricco di glamour e almeno un pochettino famoso o pubblicizzato.
Va da sè che alcune di queste cose sono incompatibili tra loro, il risultato delle aspirazioni di inserirle tutte nel progetto di un giardino non potrà che essere deludente.

Non ci sono un modo e un come e neanche un cosa riguardo ai giardini. I giardini, in quanto espressione artistica, sono frutto di una società o di una porzione di essa. Ma quello che si tende a dimenticare è che i giardini sono frutto di un giardiniere, di un artista.
Lo scopo di un artista non è avere piante belle, sane e ben curate, e neanche quello di avere un insieme armonico e affascinante (tantissimi giardini “di livello” che conosco si fermano disgraziatamente a questo secondo stadio, quello artigianale, del “lavoro fatto bene”), ma quello di universalizzare.
E questo vale per qualsiasi forma d’arte. Quelle più belle e che consideriamo “classiche” o “immortali”, hanno questo immenso potere di suggerire, hanno un lato nascosto, che è visibile solo a chi osserva (ecco perchè l’opera d’arte è letteralmente costruita dal pubblico e anche perchè noi capiamo poco l’arte moderna, perchè è poco storicizzata).
Ciò che suggerisce varia di volta in volta, a seconda di chi osserva (e di chi esprime il proprio giudizio di osservatore: non giudicare è ciò che di peggio può accadere ad un’opera d’arte), del come del quando e del perchè. Più cose suggerisce, più l’opera d’arte sarà apprezzata e per un tempo maggiore. Perchè sarà il pubblico, nel tempo, a rimpire “il suggerimento”, con questioni sue personali o legate alla società.

Questo è universalizzare: far riconoscere l’osservatore nell’opera d’arte, farlo sentire in possesso della sua anima, nella casa che non sapeva di avere. Quando hai fatto questo, sei davvero un artista.

Da un punto di vista estetico è per questo che rigetto la brodura all’inglese, tanto perfetta, piena straripante e ipertrofica, da non lasciare posto a nessun “suggerimento”. Poi esistono altre motivazioni sociali ed economiche.
E sempre per tal motivo non mi piacciono le vecchie illustrazioni fatte con l’aerografo, o l’iper-realismo ad acrilico.
Non suggeriscono nulla, non “parlano”. E’ tutto lì, basta guardare e dire “ooooh”, dopodiché, chiuso.

Jan Mukarovsky la chiamava “inintenzionalità” dell’arte. E’ una componente che neanche l’artista sa di mettervi dentro (forse perchè è un artista?).
A me piace dire “la mia tovaglia è la tua tovaglia”. E’ una frase di On writing di Stephen King.
King in questo caso raccomandava agli aspiranti scrittori di non caricare troppo di dettagli. Nella scena del pic-nic, non descrivete la tovaglia se non è importante ai fini della storia, e anche in quel caso descrivete solo gli elementi sensibili, il resto lo deve mettere il lettore. Io devo suggerire l’idea di tovaglia, ma sarà il lettore a comporre in testa la sua tovaglia. In pratica, suggerendo l’idea di tovaglia, ho universalizzato il concetto di tovaglia, rendendolo plastico, adattabile a qualsiasi tovaglia che sta nella testa di qualunque abitante che usi tovaglie nel mondo intero.

Quanti giardini sanno far questo? Quanti giardini hanno la capacità di sussurrare pensieri mai pensati? Quanti giardini invece si mostrano tronfi e volgari nella loro riuscita? Anche giardini zen, minimali, o di indole geometrica, apparentemente solidi, “strutturati”, mancano completamente della voce? E non illudiamoci che la voce la possano mettere gli uccelli, il vento tra le fronde, o lo scroscio dell’acqua. Semmai sarebbe coprire un pesante silenzio.

Penso che stiamo chiedendo troppo all’arte, che ci appelliamo all’arte quale extrema ratio in questi tempi difficili: l’arte non dà risposte su come investire i bond, dà risposte su noi stessi, sulla nostra natura di esseri umani (se uno le sa trovare).
Al giardino, essendo fatto di terra e piante, di porzioni di paesaggio, si chiede ancor di più per evidenti motivi.
Non c’è comunicato che abbia pubblicato in questi ultimi tempi che non scriva da qualche parte “ecosostenibile” o qualcosa di analogo.

Iniziamo a trovare la Bellezza, il resto verrà. exupèry_invisibile bellezza_cr

L’essentíal est ínvísíble pour les yeuse

Antoine de Saint-Exupéry

Festival del gioco nel giardino e nel paesaggio

giardini storici

Ricevo e pubblico:

Incontro 1.0_locandina_bFestival DEL GIOCO NEL GIARDINO E NEL PAESAGGIO


INCONTRI 

1.0 “GIOCO GIARDINO PAESAGGIO. Dal labirinto al QR Code”  Salone delle Feste, Villa Visconti Borromeo Litta, Lainate – Milano –  7 marzo 2013

 2.0 “GIOCO GIARDINO PAESAGGIO: Immaginazione, nuovi spazi, nuove socialità” Arena Civica “Gianni Brera”, Milano – autunno 2013

 

 

GIOCO, GIOSTRE E LOISIR NEL GIARDINO

 Eventi in giardino nei giardini storici di REGIS,  da marzo a dicembre 2013

 Il Festival del Gioco nel Giardino e nel Paesaggio, organizzato da Regis (Rete dei giardini storici italiani) e AIAPP– Sezione Lombardia (Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio) vuole coinvolgere e sensibilizzare un pubblico vasto ed eterogeneo attraverso esperienze ludiche, momenti di riflessione, confronto e dialogo sul tema del gioco per bambini, ragazzi e adulti, nel giardino, nel parco e nel paesaggio.

La manifestazione inizierà il 7 marzo a Lainate (Villa Visconti Borromeo Litta) con un importante incontro e proseguirà durante l’arco dell’anno con iniziative ed eventi che si terranno nei giardini storici aderenti a Regis

Naturalità e artificio, creatività e immaginazione, forme e simboli sono gli elementi che hanno caratterizzato, per secoli, la progettazione degli spazi per il gioco nei parchi e nei giardini storici.

Nel tempo questi principi hanno assunto un ruolo di secondo piano e si sono perse caratteristiche di valore quali: la specificità di ciascun luogo, le relazioni con l’ambiente, con il territorio e con le persone.

Aree gioco standardizzate, ‘globalizzate’, occupano oggi la maggior parte degli spazi ‘vuoti’ adibite all’attività ludica, spazi che si possono occupare con istallazioni pressoché  simili.

Se il gioco coniuga gli aspetti creativi e cognitivi della formazione completa della persona, l’inserimento dei giochi e del gioco nei giardini, nei parchi e nel paesaggio, storici o contemporanei, si fonda sugli stessi presupposti: la creatività e la conoscenza dei luoghi, intesi come spazi fisici e sociali.

E’ nella ricerca della bellezza, dell’identità, dell’anima dei luoghi, che si possono reinventare giochi e scenografie in grado di favorire lo sviluppo delle capacità creative, cognitive, percettive, sensoriali, motorie di adulti e bambini, anziani e ragazzi.

Le finalità del festival si possono così riassumere:

Informare e educare al gioco negli spazi aperti un pubblico vasto ed eterogeneo.

Informare, sensibilizzare le amministrazioni pubbliche verso la qualità e la varietà dell’esperienza ludica migliorando nel contempo l’utilizzo delle risorse economiche e ricorrendo a competenze specifiche.

Definire delle linee guida per una buona progettazione e contestualizzazione dei giochi nelle diverse aree, storiche o contemporanee.

Promuovere la cultura del giardino e del paesaggio come luogo di diletto e di memoria.

Coinvolgere e sensibilizzare un pubblico vasto ed eterogeneo alla conoscenza di un patrimonio paesaggistico non sufficientemente noto, ma dal grande potenziale attrattivo e turistico.

INCONTRI

1.0  “GIOCO GIARDINO PAESAGGIO. Dal labirinto al QR Code” Villa Visconti Borromeo Litta, Lainate – Milano –  7 marzo 2013

2.0 “GIOCO GIARDINO PAESAGGIO: Immaginazione, nuovi spazi, nuove socialità” Arena Civica “Gianni Brera”, Milano – autunno 2013

L’incontro “Gioco giardino paesaggio. Dal labirinto al QR Code” propone molti approfondimenti per aprire temi di confronto e dialogo sul tema del gioco per bambini, ragazzi e adulti, nel giardino, nel parco e nel paesaggio. Riflessioni, esperienze ed esempi selezionati tra quelli più innovativi e significativi a livello internazionale illustreranno e proporranno una nuova qualità dello spazio per il gioco, dal giardino storico agli spazi della contemporaneitá, fino al paesaggio in senso lato. Le esperienze e le soluzioni proposte sono state selezionate tra quelle che manifestano innovazione, una profonda attenzione al carattere dei luoghi e alle esigenze della contemporaneità.

Il primo incontro si svolge nel Salone delle Feste di Villa Visconti Borromeo Litta a Lainate (MI).

L’evento è rivolto a quanti hanno a cuore il futuro degli spazi ludici urbani e no,   ai professionisti del settore, al mondo della ricerca, a studenti. Con una serie di eventi correlati sarà coinvolto il grande pubblico.

Prenotazione obbligatoria:

segreteria@retegiardinistorici.com;

giocogiardinopaesaggio@aiapp.net

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GLI EVENTI IN GIARDINO

 

Gioco, GiOSTRE E LOISIR NEL GIARDINO

Complessi Residenziali e Paesaggistici REGIS,  da marzo a dicembre 2013

 

Apertura dei Giardini e Parchi della ReGiS con visite guidate gratuite – 8-10 marzo 2013:
Venerdì 8 marzo: Cinisello Balsamo, Parco di Vila Ghirlanda Silva – ore 16.00 – 18.00 – Ritrovo davanti alla Villa con la dott.sa Laura Sabrina Pelissetti, Presidente ReGiS
Sabato 9 marzo: Desio, Parco di Vila Cusani Traversi Tittoni – ore 15.00 – 16.00 – Ritrovo davanti alla Villa con Silvia Angeli, Segreteria ReGiS

Domenica 10 marzo: Cesano Maderno, Parco di Villa Borremeo Arese – ore 10 – 11 – 15 e 16 – Ritrovo presso il bookshop di palazzo Arese Borromeo con i volontari di Villa Borromeo Arese.

Partecipazione gratuita, previa prenotazione presso ReGiS:

info@retegiardinistorici.com;

Su Facebook: ReGisReteDeiGiardiniStorici

 

Laboratori ludico-didattici Il Giardino e il Gioco –aprile-maggio 2013

Musiche e suoni in giardino – giugno 2013

Teatro visite guidate teatralizzate nei Giardini della ReGiS  – giugno-agosto 2013

Proiezioni cinematografiche Estratti di celebri film sul tema del giardino e del paesaggio – settembre 2013

Giostre e loisir nei Giardini della Villa Reale di Monza –ottobre – dicembre 2013

PROMOTORI: 

REGIS – Rete dei Giardini Storici

REGIS è una Rete d’informazione, confronto, scambio di esperienze e collaborazione tra soggetti pubblici che condividono situazioni simili di proprietà o gestione di giardini e parchi storici aperti al pubblico, del territorio del Nord-Milano e Brianza. I contatti e le sinergie nel Settore sono attivati anche con Reti e sistemi culturali di rilevanza nazionale ed europea.

Sono Soci Regis:

– Comuni di Cinisello Balsamo (con il ruolo di capofila), Cesano Maderno, Desio, Lainate, Monza e Sesto San Giovanni.

– Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici di Milano.

– Consorzio Reggia di Monza.

– Politecnico di Milano – Ricerca e Documentazione Internazionale per il Paesaggio – PariD.

– Scuole specialistiche per giardinieri – Fondazione Minoprio e  Scuola Agraria del Parco di Monza.

AIAPP – Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio – Sezione Lombardia.

AIAPP rappresenta, dal 1950, i professionisti attivi nel campo del Paesaggio, è membro di IFLA (International Federation of Landscape Architects) e di EFLA (European Federation of Landscape Architecture), raggruppa piú di 500 soci impegnati a tutelare, conservare e migliorare la qualità paesaggistica del nostro Paese. L’Associazione comprende un Consiglio nazionale e nove Sezioni regionali, tra cui la Sezione Lombardia, attive, tra l’altro, nella formazione, nell’aggiornamento di specialisti del settore e nella promozione e organizzazione di attività culturali sui temi del Giardino e del Paesaggio in accordo con i principi e gli obiettivi della Convenzione Europea del Paesaggio del 2001, recepita in Italia con la Legge n.°14 del 09/01/06, che ritiene che il paesaggio sia un bene di tutti.

Aiapp, a conferma del forte impegno dimostrato a partire dalla sua fondazione nel 1950 con Pietro Porcinai (tra i soci fondatori di IFLA, 1948) e più recentemente con iniziative e convegni legati al tema del Paesaggio ed EXPO, lo scorso settembre ha vinto la candidatura a ospitare il 53° Congresso Mondiale IFLA che si svolgerà a Torino nel 2016. Tremila paesaggisti, provenienti da tutto il Mondo, si incontreranno per parlare di paesaggi e di giardini intorno al tema “Nutrirsi di Paesaggio – Tasting the Landscape”.

Informazioni:

segreteria@retegiardinistorici.com;

giocogiardinopaesaggio@aiapp.net

ReGiS

Rete dei Giardini Storici

Villa Ghirlanda Silva

Tel. +39 02 66023524

http://www.retegiardinistorici.com

AIAPP

Associazione Italiana di Architettura

del Paesaggio Sezione Lombardia

Tel. +39 02 40095042

http://www.aiapp.net

L’orto privo di grazia

Ho letto, tempo addietro, da qualche parte su Facebook, che l’orto non ha “grazia”.
Non so dire se questo sia vero o no ma mi ha dato da pensare.
Per stabilirlo bisognerebbe prima definire cos’è la “grazia”. Se ci rifacciamo a Kant e al suo concetto di “grazioso” (una piccola rotondità senza importanza), per molti motivi l’orto non può avere grazia, principalmente perchè è produttivo.
Se invece con “grazia” intendiamo una generica bellezza, un senso di quiete, riposo, pace, serenità, estasi, contemplazione, libertà di pensiero…ecco, forse dovremmo ammettere che l’orto davvero non possiede quella specifica qualità estetica detta “grazia”.
Perchè?
Sarò fatta con lo stampino di latta ma credo che il nostro amico Kant avesse ragione: perchè l’orto -volenti o nolenti-si mangia. E se non si mangia è uno spreco, e lo spreco (al giorno d’oggi)rende brutta qualsiasi cosa.

Ma devo proprio dirlo: i giardini mi hanno annoiata. Soprattutto quelli strabuffanti di rose.
Basta, pietà!

I giardini che ripetono all’infinito questo fiore, trasformandosi in un’orgia di colori e profumi, non possiedono neanche loro grazia, ma solo una gran quantità di vistoso cattivo gusto. E rimaniamo coi piedi per terra e senza usare il termine “pornografia” tanto caro a Umberto Pasti. Non si tratta di un grande muro di vagine, ma semplicemente di scorretta progettazione del giardino.
Le rose, come ogni arbusto prodigo e vistoso, vanno usate con misura.

Nell’orto invece non abbiamo questi problemi. Sceglieremo gli ortaggi in base alla qualità del nostro terreno, e useremo tutte le tecniche e le astuzie che conosciamo per renderle produttive. Un orto ben tenuto, ben curato e molto produttivo sarà sicuramente bello, ma forse non grazioso. Non dovremo impazzire a rincorrere trame di luce, giochi di colori, effetti d’insieme, artifici scenici. Quello che ci occorre è l’acqua, il letame e un buon sarchiello. In effetti è più rilassante non doversi sdilinquire il cervello su risultati formali. Meno interessante, magari. Però gratificante.

Allora lasciatemi dire che a quelle feste di rose su rose preferisco un orto senza grazia. Tanto, ad essere sinceri, non ce l’hanno neanche quei giardini traboccanti di trine e merletti, gonfi di festoni colorati e imbalsamati, ripetitivi, in cui il profumo diventa una puzza di silicone, i colori una violenza schiaffata negli occhi. Giardini tanto vantati dai proprietari e tanto celebrati dalle riviste (un po’ di meno, a dire il vero, fanno meno tendenza, per fortuna, a scapito degli horti deliciarum di vip, vippesse e nobiloni assortiti).

L’orto vuole un uomo morto, si dice da noi. Perchè il lavoro è duro ogni giorno, e non si può mai abbandonare, pena triplicare il tempo di lavoro per recuperare.
Eppure più che un giardino segreto vorrei un orticello, e magari non tanto “ello”. Un bell’orto grande, con la vite sui muri, le vasche per l’acqua piovana, tanti ortaggi diversi, alberi da frutta in varietà e i filari di fiori da taglio: rose, dalie, gladioli, gigli. E qualche stranezza agli angoli, come il rabarbaro per le torte. Mai mangiata una torta al rabarbaro. E dimenticavo: i piccoli frutti, lamponi, mirtilli, non possono mancare non tanto per la loro bontà, ma per i loro colori insoliti, che in un pie o in un crumble danno un tocco da conoscitore.

La “esse” della bellezza

Di norma i lettori cosiddetti “forti” (come dire un bevitore forte, un fumatore forte, insomma, uno che ha proprio il vizio compulsivo) leggono più libri contemporaneamente. Il che non so se è un bene o no.
In uno dei libri che in questo momento ho per le mani, Nero. Storia di un colore, di Michel Pastoureau (con cui ho avuto occasione di confrontarmi sull’uso sociale del colore in giardino), ti vengo a scoprire una cosetta interessante.
Per spiegare come , a partire dal XIII secolo, il nero perde la sua connotazione di lutto e paganesimo, ma inizia a diventare un colore elegante, cristiano e anche alla moda, Pastoureau porta ad esempio il Santo Maurizio, il Prete Gianni, il Magio Baldassarre, e la Regina di Saba.
Eccola qui, la Regina etiope in una miniatura del manoscritto del Bellifortis di Konrad Kyeser, inizio XV secolo.
Se vi stupisce il volto nero, non è perché l’ho scansionata male, è proprio nera come il carbone.

La regina di saba. Gottinga, Niedersachsische Staats- und Universitatsbibliothek. Cod. Ms. Philos. 63 fol. 122

A colpirmi, oltre al nero pesante del viso, i toni del giallo del verde e dell’azzurro mescolati per dare un cromatismo ad un abito verde, è stato il movimento sinuoso del corpo.
Probabilmente un ricordo stilistico delle miniature, in cui tutte le madonne, le sante, le regine e le eve varie, erano curve come un ramoscello di salice e sembravano incinte o con un grave attacco di flatulenza e borborigmi.

La Filosofia presenta le sette arti liberali a Boezio (dettaglio), miniatura di un manoscritto francese della Consolazione della Filosofia attribuito al Maestro Coëtivy , circa 1460–70

Ma per fare un gran balzo in avanti nei secoli, di questa “esse” della bellezza in effetti non ci siamo mai liberati, e ciò non riguarda solo la moda, analizzata qui in maniera preferenziale, ma tutte le arti, giardino compreso.

Nel 1752 William Hogarth pubblicò un testo intitolato L’analisi della bellezza, in cui proponeva una soluzione semplice quanto apparentemente banale, ad un problema che da millenni faceva discutere artisti e filosofi.
Secondo Hogarth, la bellezza è nella giusta curva. Una curva che non sia nè troppo arzigogolata, nè troppo rigida.
Proponeva ai suoi lettori di scegliere il corsetto più bello:

Hogarth confida che la maggior parte dei lettori sceglierà uno dei tre corsetti al centro della serie.
Secondo Hogarth, la bellezza è qualcosa che sta a “metà tra la noia e la fatica”.

La rappresentazione che Hogarth ne fece è questa:

In effetti la serpentina veniva dal lontano oriente, dalla Cina, per essere precisi, proprio nel periodo in cui Hogarth scrisse il suo trattato, in coincidenza con i viaggi in Cina di Sir William Chambers.
La serpentina, la curva, lo schema a quadri, tipici dei giardini cinesi, si sposano benissimo con l’ordine nuovo dell’Inghilterra, che tagliò la testa di un paio di re molto prima dei francesi, e fece la sua rivoluzione borghese cento anni prima. Dal 1660, re, regine, lord e squire, avevano gli stessi giardini, gli stessi hobby, gli stessi vestiti, e molte volte, lo stesso potete in parlamento.

Che affare! Sembra che non esista un carattere realmente europeo di giardino: viene tutto dall’Oriente, vicino o lontano che sia.

Una delle prime manifestazioni della diffusione che ebbe la serpentina furono i giardini francesi e i labirinti a curva.

Altri giardini furono “convertiti alla curva”. Ne nasce uno stile incerto, non particolarmente apprezzato nè per i risultati estetici, nè per le capacità seduttive; fu chiamato in molti modi, ma spesso “francese pre-rivoluzionario”.

Labirinto curvo di Choisy-Le-Roy

la “esse” è sempre stata un simbolo di bellezza femminile, di grazia, e le crinoline e i sellini usati ne accentuavano le curve.

Joshua Reynolds, Miss Ingram
Mrs Hugh Bonfoy


Thomas Gainsborough, Lady Ligonier
Thomas Gainborough, Mr e Mrs William Hallett

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alcuni di questi quadri rappresentano forse l’apice della bellezza dell’abito nella moda femminile anglosassone, una bellezza che poi venne corrotta dalla moda francese delle enormi crinoline e in seguito dei sellini. Ma dopo questa mega-sfilata di ladies in tiro, beccatevi questo! ( e scusate se la disposizione delle immagini nella pagina è così strana, ma io non so farla ordinata come molti miei colleghi bravi con l’html…

Un quadro che ha molti significati politici nascosti, guardate voi, proprio nei colori. Michel ne sarebbe entusiasta!

Che forza! Siamo a due anni dall’unità d’italia, in Inghilterra era in pieno fermento il Preraffaelitismo, e lui ti spara un quadro che sembra dipinto un secolo prima e che descrive un ambiente medievale! Fantastica la esse di lei, altro che Rossella e Retth Butler!

E ancora la “esse” non perde il suo fascino da sirena nelle incisioni dei Secessionisti viennesi e dell’Art Nouveau (in Germania con lo Jugendstjil si preferivano forme più lineari).
Un esempio per tutti è Mucha, Profeta del Kitsch.

pare che si vergognava di fare pubblicità?

La “esse” non scomparve neanche con il diminuire dell’ampiezza delle crinoline, anzi, possiamo dire che fu proprio il sellino, un attrezzo scomodissimo da portare, ad accentuarla.

Se volete dare un’occhiata ai quadri degli impressionisti, ne troverete migliaia di queste “esse”.

Ma il momento magico, autocosciente della “esse” nell’abbigliamento fu a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento.



ma chi incarnò la bellezza del vitino da vespa, dei seni e dei fianchi prosperosi, e della capigliatura raccolta in alto a boule, come un fiore Liberty, fu Camille Clifford


Nel Novecento i seni andavano di moda meno pieni e i capelli più sottili e aderenti alla testa. ma non si rinunciava alla “esse”. E se questa non doveva essere data dai fianchi, che per motivi socio-culturali le donne non gradivano mettere in mostra, allora c’era sempre la gamba.

Ancora oggi, modernizzata, decontestualizzata, privata della sua storia, la vediamo comparire su cataloghi per tutte le taglie (idealmente rappresentate da una platonica 42) e tutte(?) le tasche, sulle passerelle, negli stock di foto delle più importanti agenzie fotografiche italiane. Cambia l’abbigliamento, invece dello chignon chi sono i rasta, e al posto di una gonna di velluto ci sono i jeans…ma poco cambia.
Signor Hogarth, lei che ne pensa?

I bei tempi andati…

Fotolia, finto elegante da copertina

Supergambe, modernissimo e allegro

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