Sculture da fuoco il documentario realizzato da Emilio Tremolada con Andrea Salvetti, che documenta la performance all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, sarà proiettato fuori concorso al Festival Corto e Fieno, il 15 settembre ad Ameno (Novara)
Autore: Lidia Zitara
Delicatessen
Italian Cyberpunk, Autori Vari, a cura di Franco Forte, Millelire Stampa Alternativa, 1995
Italian Cypberpunk. 8 racconti di fantascienza.
A cura di Franco Forte
© 1995 Millelire Stampa Alternativa
Era il 1997: non c’erano molte scuse. I grafici professionisti lavoravano già bene con i programmi digitali anche se dalla cattiva risoluzione della copertina non riesco a capire se si tratti di una pessima illustrazione fatta a mano con un vecchio strumento chiamato aerografo, o di una pessima illustrazione ritoccata in digitale con un allora più che dignitoso Photoshop 4.1.
La brutta copertina è stato il preludio ad una lettura estenuante e noiosissima, alla quale ho posto fine ieri, chiudendo l’ebook, cancellandolo e riprendendo Le Cosmicomiche per tirarmi un po’ su di morale.
Probabilemnte sono tra le persone meno adatte a parlare di cyberpunk, un genere che mi piace tanto al cinema quanto non mi piace leggere. Ma se Neuromante conserva intatto il suo mistico fascino, questa raccolta arranca pesantemente in una demenzialità matematico-tecnologica da trapassato remoto.
Mi auguro di aver scelto male, e che questo non sia tutto ciò (o il meglio di ciò) che l’Italia (segnatamente Milano e Napoli) hanno prodotto nel genere cyberpunk.
Uao, plastica!
Dopo un periodo in cui tutti avevamo le sporte, sono tornate alla grande le buste di plastica. Tanto le abbiamo sempre pagate. Ora ci dicono però che sono “ecologiche” perchè biodegradabili.
Sì, si degradano, ma rimanendo nella loro forma polimerica, che finisce comunque nell’acqua e che si accumula, producendo chissà che malattie o effetti teratogeni.
Non esiste nemmeno sulla Terra un organismo in grado di assimilare e scomporre il PVC. Per quello che ne sappiamo il PVC in forma polimerica potrebbe essere ancora sulla Terra quando il sole diventerà una gigante rossa.
Thunbergia grandiflora: da mostro postatomico a cagnolino da poltrona
Avete letto Il mondo senza di noi di Alan Weisman? Il libro da cui hanno tratto quella serie di documentari che va in onda su Focus?
Il libro è interessante, i documentari sono una catastrofe culturale, più che ecologica, tra il ridicolo e lo iettatorio.
Eppure una visione di questo genere

per me è un sogno ad occhi aperti, non foss’altro che il telefono non potrebbe mai, mai, mai, mai più squillare. In nessun luogo della terra.
In uno dei tanti vagheggiamenti giardinicoli avevo concepito un enorme giardino distopico e postatomico, con edifici assediati da piante, alberi sbucati dall’asfalto, cartelli stradali come supporto per i rampicanti.
Prendiamo Siderno: una amena (?) cittadina sul mare. Azzeriamo la popolazione (che sogno!) e lasciamo che crescano piante tutto in mezzo, incoraggiamole un po’, e qui e lì seminiamo un po’ di fiori. Nel giro di qualche decennio avremmo un lussureggiante giardino tra palazzine in stile internazionale e lidi abusivi. Altro che giardino in movimento ed elogio delle erbacce! Anche a Clément gli verrebbe da prendere il diserbante!
I fotoscioppari di tutto il mondo hanno dato sfogo alla loro creatività, inventando città sommerse o desertiche, mari prosciugati, ponti crollati, edifici a pezzi.
Siderno è una città come un’altra, ma vogliamo mettere disegnare la Tour Eiffel spezzata in due o la Statua della Libertà con la testa mozza? Capisci subito dove sei.
Landmark: strategia per vendere le città.
Bene, se qualche progettista pazzo, di comune accordo con un urbanista folle e dei governanti visionari, dovesse mai realizzare un giardino urbano postatomico, la Thunbergia sarebbe una pianta adatta a ricoprire muri e ponti, perlomeno dove il clima lo consente.
Non è una pianta da giardino perbene, come si tende a pensare, nè una pianta romantica da archi e pergolati, a far compagnia alle rose a fioritura estiva. No, macché, la Thunbergia deve avere a disposizione muri, piloni, alberi, tralicci della luce. In verità non si potrebbe nemmeno considerare una pianta da giardino, ma da boscaglia, o da jungla.
Non è affatto adatta per le ringhiere o per i muri perimetrali, dove viene di solito piazzata assieme al rincospermo (altra pianta che meriterebbe migliori destinazioni), dove diventa una boxing plant, una pianta in scatola, un cagnino da taschino, sempre potata, sempre tenuta in ordine, miserrimo riflesso di ciò che potrebbe essere.
Qui si è mangiata un vecchio Hibiscus, si sta mangiando un arancio, e se ne sta andando su degli avocados, e anche noi la tagliamo (di tanto in tanto).

Alla peggio è una pianta da campagna, dove può andar libera su case, garage, ripostigli, pollai, porcili, per poi sparire nell’intrico degli agrumeti.
C’è chi la raccomanda in vaso. A volte ho dei moti di ribellione. Si consigliano piante piccole per i vasi, ma è vero che spesso queste stentano a partire, rimangono indecise. Allora si sterza su una pianta più aggressiva, mettiamo, una gran rosa rampicante tipo ‘Mermaid’, che andrà perioricamente svasata, a cui bisognerà tagliare chioma e radici, cambiare terriccio, ecc.
Be’, non so. Una rosa è una rosa, e dove la metti sta, ma una Thunbergia no. Qui si tratta di una reale violenza estetica ad una pianta.
Forse per la sua facilità di riproduzione, per seme o talea, è ormai considerata una pianta ordinaria e banalotta, diffusa in tutti i villini benestanti che hanno lunghi muri o recinzioni. Se non avesse fiori blu sarebbe già bella che sparita, considerata trash, volgare.
Ma datele un supporto, e si mangerà il mondo!
Liu Jo
I maestri del paesaggio 2013. A Bergamo dal 7 al 22 settembre
Mi arriva oggi, senza comunicato, la locandina dell’annuale convegno “Maestri del Paesaggio” che si tiene a Bergamo.
La locandina purtroppo era impubblicabile: non solo per la sua intrinseca bruttezza, ma perchè infarcita di pubblicità.
Veniamo enfaticamente informati che ci sarà Piet Oudolf a questo meeting, anche se nel programma generale io non lo vedo.
Ah, mi raccomando, andate in giacca e cravatta o in abito da sera, perchè questa sembra tutta roba cinque stelle e aperitivi, per gente con la grana, che si racconta esperienze di viaggio e aneddoti sui giardinieri del passato.
Be’, come che sia, se volete dare un’occhiata al programma, vi metto il link.
Poi se qualcuno ci va mi faccia sapere.






