Nam myoho renge CAN

Qualche giorno fa ho sentito un tale parlare in TV dell’addestramento cinofilo. Un signore simpaticissimo, con un volto a metà tra Cicciobello e Benny Hill, di quelli che ispirano fiducia. Con un simpatico e morbido accento tedesco e un vocabolario un po’ scolastico e demodé che lo faceva assomigliare ad uno gnomo dei boschi o a Babbo Natale in libera uscita, questo tale ha detto una profonda verità: non tutti gli umani sono adatti ai cani.
Ci sono umani bravissimi, amanti dei cani, che però non sono adatti a tenerli, perchè non sono sufficientemente calmi o agili, perchè sono pantofolai, perchè non hanno il germe del capobranco. Continua a leggere “Nam myoho renge CAN”

Flessibilità

Mi sia consentito di donare il mio contributo all’arricchimento del lessico italiano. In particolare mi riferisco al termine “flessibilità”, dote tanto richiesta dagli annunci di lavoro (assieme alla bella presenza). Continua a leggere “Flessibilità”

Sic! e sigh!

Noto con profonda sorpresa che l’esclamazione sic! viene utilizzata in maniera diffusa come espressione di dolore, rammarico, sorpresa, amarezza, frustrazione. Più o meno come il sigh! di origine fumettistica usofona. Continua a leggere “Sic! e sigh!”

Piante, fiori e analfabetismo funzionale

Quante volte vi è capitato di sentire o leggere che la metà degli italiani è affetta da quel che si chiama “analfabetismo funzionale”?

In pratica metà delle persone che leggono qualcosa, qualunque cosa, non la capiscono. A mio avviso si potrebbe tranquillamente dire che metà (magari anche di più) delle cose che circolano in Italia sono incomprensibili, ma vabbè, la notizia la fanno i giornalisti e siccome qualcuno l’ha scritta così la notizia è così. Punto.

Be’, ma veniamo a noi. Sapete che esempi vengono riportati? Il manuale di montaggio di un sellino nuovo, il bugiardino delle medicine, un manuale di floricoltura.
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Ora, rimanendo seri. Un sellino nuovo non è difficile da montare se si ha l’attrezzatura giusta e un po’ di forza, e non serve neanche il foglietto che ti spieghi come si fa. Basta che le parti non siano arrugginite, e se le cose ciclistiche non sono drammaticamente stravolte da quando eravamo piccoli, credo che chiunque ci riuscirebbe.
Ma il punto non è questo: immaginate di avere solo il foglietto, senza nè sellino nè bici, e di dover smontare il pezzo vecchio e montare il pezzo nuovo solo nella vostra mente, attenendovi al foglietto delle spiegazioni.
Mio dio, ma chi può pretendere che si comprendano le istruzioni di mondaggio di un oggetto SENZA quell’oggetto davanti? Solo un cervellone dell’Istat.

Secondo, il bugiardino delle medicine. Ora qui veramente devo dare sfoggio di cultura. Raramente io non capisco i foglietti illustrativi, e se non so un termine medico me lo cerco e me lo sparo quando devo farmi fare le ricette o vado a farmi visitare. “Dottore, soffro di acatisia, ipoacusia e difficoltà di accomodamento oculare”. In genere il dottore mi butta fuori, ma questa è un’altra storia.
Non vorrei tirarmela, ma se mi date un foglietto illustrativo senza il nome del farmaco, è capace benissimo che vi riesco a dire anche il nome del principio attivo.
“Ah, quindi l’Orudis pomata ha come principio attivo il Diclofenac? pensavo Ketoprofene” – scena realmente accaduta.
Ketoprofene e Diclofenac sono roba da barzellettisti, io lo Zestoretic lo chiamo Lisinopril diidrato + Idroclorotiazide.

Insomma, signori dell’Istat, non venite a sfidarmi sui foglietti illustrativi perchè vi faccio secchi, vi seppellisco sotto un mare di denominazioni scientifiche, vi rimando a scuola, vi rullo i cartoni.

Ma c’è chi non li legge neanche, terrorizzato di trovarvi negli effetti indesiderati “shock anafilattico raramente a decorso letale”. Diciamo che questa cosa la capiamo tutti, analfabetismo funzionale compreso.

pollice nero_piante e fiori_confusione_negatiE le piante?
Be’, be’, del tutto falso non deve essere. Se pensate che il titolo di questa foto recuperata nei meandri delle rete era “orchid killer”, siamo messi bene, visto che la piantina è un’Echeveria.
Certo che la vuole uccidere. Si chiederà come mai non fiorisce…

Se metà delle persone non comprende: “annaffiare due volte a settimana nella stagione di fioritura con concime liquido ad alto titolo di potassio” stiamo combinati a tre tubi. Vuol dire che metà delle persone che leggono un manuale di floricoltura non sono realmente interessate alle piante.
E se i dati Istat sono corretti non c’è altra spiegazione, perchè la manualistica italiana è fin troppo elementare nello spiegare come si coltivano le piante, specie quelle rivistine che fioriscono nel periodo primaverile, tutte concentrate sull’orto bio in terrazzi di inquinatissime città.
Diciamo che la gente non vuole più leggere come si coltiva una pianta, lo vuole vedere con gli occhi. “Fammi vedere come si fa”: è questo il pensiero che esprimono. Perchè guardando imparano subito, la lettura non interessa. Non è analfabetismo funzionale, sono i tempi che cambiano. Ci sono i tutorial su youtube, i video su grandi siti di giardinaggio, italiani ed esteri.
E come si può cassare questo atteggiamento come anticulturale? Come si può dar torto ad una persona che per imparare a potare una rosa vuole vedere come si fa, e non leggerlo?
Pizzetti si legge, Vita Sackville West si legge.
Per potare, innestare, rinvasare ecc, ci sono i tutorial e i video, che sono la naturale estensione della tradizione dell’illustrazione e della fotografia.
Non ci sarebbero i corsi di potatura o di illustrazione botanica, se così non fosse.
Avete mai provato a spiegare a parole (non dico a scrivere, ché sarebbe ridicolo) come si disegna un fiore?

La giardimanzia

Rivendico pubblicamente, ora, di aver contribuito all’incremento del glossario italiano che riguarda il giardino.

Oltre ad aver coniato, credo per prima in Italia, l’aggettivo “giardinicolo”, oggi ampiamente in uso, rivendico la materinità della parola “giardimanzia”.

Giardimanzia: s.f. attività di invenzione giardinicola variamente finalizzata.
La giardimanzia potrebbe ad esempio essere utilizzata in caso di domande del tipo: “Aiuto!Urgentissimpo, help!!!La mia piantina sta morendo e non so che fare. Il mio boy me l’ha regalata x il mio cplnn e io l’ho piantata subito xké ho letto su google ke bisogna piantarla subito. Ora sta morendo e non capisco xké! Io nn ho fatto niente! Aiuto, help me!”
In questo caso ci si applica intensamente -con o senza sfera di cristallo- e si cerca di captare telepaticamente le informazioni necessarie a risolvere il quesito. Su Compagnia del Giardinaggio applico la giardimanzia in maniera ormai euristica, ma anche sul mio blogghino ho dovuto girdimanziare parecchie volte in risposta a domande complesse che avrebbero richiesto un trattato di progettazione.

La giardimanzia -per le sue caratteristiche probabilistiche- può rivelarsi un’attività gratificante, perchè a volte ci si azzecca. In quel caso il primo ad essere sorpreso è il giardimante stesso. In genere il beneficiario non comprende lo sforzo intenso richiesto dalla procedura e neanche risponde, o liquida il tutto con un: “Ok, farò come dici”.

Un giardimante è un interprete di oscuri segni: come gli ossicini o le viscere degli uccelli hanno parlato ai saggi del tempo passato, una impercettibile inflessione, un segno su una fogliolina, l’intuizione di un desiderio, parlano al giardimante.

Il giardimante può esserlo per professione. In questo caso viene solitamente definito “progettista” o “architetto”. Come il giardimante riesca a comprendere ciò che vuole, e soprattutto ciò che non vuole, il suo cliente, è tutt’ora oggetto di studi presso le più importanti facoltà di parapsicologia.

La giardimanzia è anche un’attività intensamente praticata dai blogger. Che diavolo pubblicherò oggi? Come mi sistemo la settimana? Faccio bene o faccio male a scrivere come la penso? Che cosa mi posso inventare per tirare un po’ su gli ascolti? Metto una foto, un pensierino, una citazione? Mi butto sul country living e la faccio finita?

Non è tanto quel che dici, ma come lo dici

Per sfuggire alla noia, una donna tradisce il marito, s’indebita e si avvelena.

Sardinitudine

Per farla breve: le sardine non vivono solo nel Mediterraneo e non hanno come unico destino quello di finire ad involtino impanate e fritte al ristorante estivo.
Ci sono sardine che vivono anche nell’Atlantico, nelle zone un po’ fredde, tipo verso l’Islanda.
Lo so perchè una volta vidi un bel documentario che parlava dell’importanza delle sardine oceaniche.
Queste sardine sono più o meno come il pane per noi. Una sorta di “basic alimentare” per altri pesci più grossi. Nella catena alimentare stanno poco più in alto del krill e del plancton.
Il documentario è vecchio, ma ricordo che la sfilza di animali sardinivori era infinita. Pesci più grossi, che ne so, tipo merluzzi, tonni, pesci sapada, squali, altri pesci oceanici. Le balene le spaventano con le bolle d’aria e le serrano in banchi circolari e iniziano a papparsele dall’esterno. E dove non passano le balene arrivano cormorani o altri uccelli acquatici dall’alto.
Poi non ricordo cos’altro: ah, sì, l’uomo.
Insomma queste sardine non hanno pace, vengono predate in lungo e in largo da tutti i loro vicini: che vita orribile, in cui sei il cibo preferito di tutti gli altri pesci, sempre sul chi va là, sempre in fuga, sempre a disposizione degli altri come panino imbottito.

Alla fine del documentario dissi a mia sorella: “Grà, io e te siamo delle sardine!”.
Da quel momento è stato coniata un’espressione familiare: “essere una sardina” .

Se sei una sardina, fai passare la signora con la ricotta e stai muta come un pesce.

Ci sono pesci e pesci nell’oceano!

Dialogo Shoshoni tra le righe

Dramatis personae
Il Grande Capo Estiquatzi, sciamano e capo della tribù, dotto in ogni cosa che riguarda il Cielo, la Terra e gli Spiriti
Squaw Pelle di Rana, giovane ragazza bruttina e un po’ ottusa

Grande capo Estiquatzi: Squaw Pelle di Rana, scrivi!
Squaw Pelle di Rana: sì Grande Capo! Dica pure…
Grande Capo Estiquatzi: “Mio giovane e caro e Holden, mi è stato riferito che non stai più frequentando la scuola e ne sono estremamente rammaricato…Hai scritto?
Squaw Pelle di Rana: sì Grande Capo, maaaa…
Grande Capo Estiquatzi: ma cosa?
Squaw Pelle di Rana: Capo, non so come dirlo, ma ho visto un programma ieri su Rai5…
Grande Capo Estiquatzi: su Rai5? Curioso, perchè la tv digitale ancora non è stata inventata…e dunque?
Squaw Pelle di Rana: be’, Capo, in questo programma un grande autore americano…
Grande Capo Estiquatzi: anche noi siamo americani, mia giovane e improvvida Squaw.
Squaw Pelle di Rana: allora statunitensi…corretto?
Grande Capo Estiquatzi: sì, vai pure avanti.
Squaw Pelle di Rana: un grande autore statunitense diceva che c’è un certo modo di scrivere. Ad esempio non bisogna usare aggettivi. Quindi “caro” e “giovane” dovrebbero essere eliminati. E’ sufficiente iniziare la lettera scrivendo: Holden, e basta.
Grande Capo Estiquatzi: davvero?
Squaw Pelle di Rana: certo, ma bisogna anche eliminare la forma passiva, per cui va tolto tutto il pezzo che dice “mi è stato riferito, ecc.”
Grande Capo Estiquatzi: ah si?
Squaw Pelle di Rana: eh sì, e poi c’è che gli avverbi andrebbero proprio evitati, specie quelli con la desinenza -mente. Se si fa un confronto tra due scritti, uno contenente aggettivi e avverbi e l’altro no, sarà senza dubbio meglio il secondo.
Grande Capo Estiquatzi: ne sei sicura?
Squaw Pelle di Rana: altroché
Grande Capo Estiquatzi: ebbene, allora come si potrebbe riscrivere questa frase, secondo il tuo autore statunitense?
Squaw Pelle di Rana: ah, sì, ecco, Capo. Togliendo aggettivi, particelle pronominali, avverbi, eliminando la forma passiva e la forma ipotattica…ecco, verrebbe così: “Holden, scuola”.
Grande Capo Estiquatzi: forse è meglio invertire l’ordine delle due parole, che ne dici, mia giovane Squaw?

Non c’è storia

F.D. è nata a Roma. Laureata in Storia dell’Arte, ha vissuto a Oxford e Londra, dove ha insegnato all’Istituto Italiano di Cultura e ha lavorato al Courtauld Insitute. Ha vissuto a Cork, in Irlanda, dove ha insegnato all’University College e ha tenuto lezioni pubbliche sull’arte italiana contemporanea. Dai primi anni ’80 è consulente editoriale e traduttrice letteraria di poesia, narrativa e saggistica per vari editori, tra cui Fabbri, Neri Pozza, Donzelli, Guanda. E’ la traduttrice italiana delle opere di Anita Nair.
Autrice di saggi, testi narrativi e poetici, nel 2012 ha vinto il Premio Teramo.

LIDIA ZITARA è nata a Vibo Valentia. Diplomata al liceo scientifico di Locri e all’istituto delle sorelle Carmelitane Scalze di via Postorino. Ha vissuto tra Vibo, Stefanaconi, Donisi, Siderno e Cessaniti e ha insegnato teoria e tecnica del colore alle scuole elementari di Ardore. Ha tenuto pubbliche lezioni in casa ai suoi cani e ha ammaestrato le pulci. Dai primi anni ’80 è fondamentalmente sociopatica e depressa. È consulente editoriale per se stessa ed è la traduttrice italiana dei libri che legge in lingua straniera.

Autrice di numerose performance di onanismo mentale, di rubriche telefoniche, di liste della spesa e compilation di cd musicali. Nel 2011 ha vinto il premio “miglior karaoke” nella sagra di Calstefranco Ursino Rampazzo, e nel 2012 è stata insignita della “corona di salsicce” per la migliore poesia in rima baciata alla fiera del bestiame di Zungri.

Da sempre vive a casa sua.

Sottocornola a Siderno: racconta la madre nella luce di un giardino

 Ricevo e pubblico:

Inaugurazione della mostra fotografica
“Il giardino di mia madre e altri luoghi”
del filosofo, artista e performer Claudio Sottocornola,
mercoledì 7 agosto alle ore 18.30, presso la Sala Calliope
della Libreria Mondadori di Siderno (Centro “La Gru”).

La presenza dell’autore sarà un’occasione per riprendere il discorso intrapreso da Sottocornola negli anni passati presso il Salotto Letterario della Mondadori, dove già ha intrattenuto il suo pubblico con eventi a cavallo tra filosofia, musica, letteratura e arti visive. Interdisciplinarietà è infatti il “marchio di fabbrica” che Claudio Sottocornola esprime nella sua ormai lunga attività, ove centrale risulta l’esperienza delle lezioni-concerto sul territorio, recentemente racchiuse nel cofanetto in 5 dvd “Working Class”, in cui utilizza la canzone come strumento di ricostruzione storica e di riflessione filosofica, a partire dalla reinterpretazione rigorosamente live di brani-simbolo della canzone pop, rock e d’autore italiana. Ma questa volta il discorso delle immagini appare più intimista, si svolge fra biografia e condizione umana, riflessione sulla vita e sulla morte, memoria personale e sguardo metafisico.

Central Park
Central Park

Nella nostra società mancano ormai riferimenti collettivi condivisi, che non siano gli effimeri eroi propinati dal mercato e dai media.. Sembrano dileguare i modelli, espressione di valori alti e insieme vicini, che la società, sino a qualche decennio fa, ancora riusciva a proporre. Figure di genitori e di educatori, presenze familiari e professionali, esempi di impegno sociale o politico, che oggi sembrano naufragare a fronte di un dilagante narcisismo collettivo, ove ciò che conta è apparire, esserci, divenire mediatici. Sembra così muoversi decisamente controcorrente la mostra di fotografie “Il giardino di mia madre e altri luoghi”, che Claudio Sottocornola presenta alla Mondadori di Siderno, e che ha già toccato altre città italiane, per ricordare la madre Angela Belloni nel decimo anniversario della scomparsa,  avvenuta anche a seguito di un ritardo diagnostico e di gravi “errori ed omissioni” nella gestione dell’emergenza medica.

È infatti dal contrasto fra i valori di impegno e dedizione rappresentati dalla figura materna e l’incuria con cui vede trattata la vita umana nel momento della malattia e della debolezza anche da quanti dovrebbero tutelarla, che nasce in Sottocornola l’esigenza di recuperare il senso della testimonianza materna, attraverso una serie di foto del giardino di casa (luogo eminentemente archetipico e simbolico), salvato dall’attacco del cemento proprio dalla quotidiana cura della madre, per coglierne tutta la luce, il mistero, e catturarne se possibile le tracce della presenza di lei. Ne escono immagini intense, struggenti e minimaliste: un arbusto di rose contro un muricciolo di cemento, un’azalea in fiore accanto a piccoli pini che si protendono verso il cielo, dei cespugli di ortensie, delle bocche di leone… Colori, profumi, suoni che si immaginano, quelli di una natura una volta riconciliata, in armonia con se stessa e con gli uomini.

Falde dell'Etna
Falde dell’Etna

È subito evidente che non si parla qui del giardino nel modo un po’ calligrafico cui ci hanno abituati le riviste patinate, ma piuttosto come metafora di quella cura che genera bellezza e armonia nel mondo. E infatti gli “altri luoghi” citati nel titolo della mostra e fotografati sono i più vari, dalla periferia di Bergamo innevata ai grattacieli di Manhattan, da Trinità dei Monti a Roma alle casette del New England, dalle spiagge ioniche della Calabria ai siti archeologici di Velia e Pompei. L’idea è che, come armonia e bellezza nel giardino si generano a partire dalla fatica e dall’impegno, così è possibile umanizzare i luoghi del mondo attraverso responsabilità e lavoro.

Del resto, ciò che caratterizza il percorso sotteso a queste installazioni fotografiche sono i rimandi a successivi livelli di lettura. La madre dell’artista infatti si è dedicata attivamente al volontariato, e l’autore la ricorda nelle sue frequenti visite ad anziani, ammalati, immigrati, nel tentativo di portare aiuto e conforto. Insomma, nei 250 pannelli fotografici, di cui a Siderno si potrà vedere una selezione, ciò che in realtà emerge è la figura di una madre, una presenza forte e amorevole, tenera e discreta, che inonda di consolazione il paesaggio del giardino prima e lo scenario del mondo poi. Per questo “Il giardino di mia madre e altri luoghi” è molte cose: in primis un percorso artistico, ma anche una riflessione filosofica sulla cura e, infine, una testimonianza circa la possibilità, anche entro gli scenari di un mondo alla deriva, di coniugare bellezza e responsabilità, impegno etico e ricerca dell’armonia, chiaramente tematizzati dall’autore nel volumetto “The gift” (“Il dono”) .

Dalla mostra è stato tratto un Dvd multimediale che ne ripropone il percorso, insieme a testi critici e immagini supplementari, disponibile presso la Sala Calliope.
La mostra è totalmente gratuita e resterà aperta fino a martedì 13 agosto.

Velia
Velia

 

 

 

Info:
Il sito di Claudio Sottocornola

http://www.cld-claudeproductions.com

E-mail:info@cld-claudeproductions.com

tel/fax 035-310280

tel. 348-2842247

E-mail:claudio1759@interfree.it

Scarica la locandina in pdf:
locandina C. Sottocornola, Il giardino di mia madre…

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