Mi sono dovuta alzare e scappare dalla tv. Report sta facendo un servizio sulla pesca del tonno. Non ce la faccio a vederlo tutto: mi sento male.
Non comprerò mai più una scatoletta di tonno.
Ma che darò ai cani da mangiare?
Mi sono dovuta alzare e scappare dalla tv. Report sta facendo un servizio sulla pesca del tonno. Non ce la faccio a vederlo tutto: mi sento male.
Non comprerò mai più una scatoletta di tonno.
Ma che darò ai cani da mangiare?
Brucia la Grecia, facendo tremare l’euro. La Spagna declassata. Crollano le borse. Miliardi di euro vaporizzati nel nulla. I grandi dell’Europa con facce preoccupate davanti ai flash dei fotografi.
Tra quanto toccherà a noi?
Oggi ho letto un articolo ma non ci ho capito niente. Niente.
Qualcuno mi spiega che sta accadendo?
Edit: mi spiego meglio. Come fanno a guadagnarci se giocano al ribasso? Insomma sembra che questa crisi sia stata orchestrata a tavolino dalla Goldman Sachs per evitare il fallimento. Ma come conta di guadagnarci? Pensa di ricomprare i titoli una volta crollati e poi farsi pagare l’intero dalla Spagna? E per qualche miliardo di dollari inginocchierebbero Grecia, Spagna, Portogallo e sicuramente anche l’Italia?
Insomma, ho capito bene?
Mia madre mi fa paura.
Ha passo felpato e urla potentissime.
Odia il gelso e l’avocado: sporcano.
Oddio, ora non immaginatevi la solita signora che litiga coi vicini se l’albero di confine fa foglie. Mia madre è molto passionale, ama la natura, è pittrice e poetessa, ha intuito, istinto, fuoco, arte, amore.
Però detesta l’avocado.
Questo periodo è una nemesi per lei: l’avocado fa la cascola naturale dei fiorellini, verdi e poco significativi se presi singolarmente, ma che sull’albero, quand’è tutto fiorito, fanno un effetto “verde giovane” molto intenso.

I fiori dell’avocado cascano in masse da soli e al primo soffio di vento. E’ una gran bella pioggia. Se avete la fortuna di avere un tetto in lamiera o in coibentato sotto cui stare, il rumore della pioggia di fiori di avocado caduti sul metallo è persino più bello di quello dell’acqua. E’ qualcosa di zen, di mistico. Se non esistessero i cellulari, si potrebbe stare ad ascoltare gli avocadi per ore.
Una volta caduti in terra, fanno un tappeto color verde mela di una delicatezza insospettabile, un tappeto su cui viene voglia di toglierti le scarpe per passeggiare a piedi scalzi.
E’ contro questo tappeto che mia madre ingaggia la sua lotta più che quotidiana. Dalle tre alle sette volte al giorno esce a ramazzare il giardino. Non riesco bene a capire se lo faccia perchè consideri sporcizia quel tappeto o se lo faccia per non essere additata come una cattiva padrona di casa. O entrambe le cose.
A volte esco io a pulire il cortile, anche se mi dispiace spostare quel tappeto.
Ecco cosa esce fuori dopo una buona ramazzata.

Dato che ne abbiamo tanto, io lo uso come pacciamatura e lo getto ai piedi di una Thunbergia lì accanto, che mi viene proprio vicina vicina, e che negli anni ha molto beneficiato di questo trattamento.

L’avocado, poi, ha un’altra qualità: quella di essere profumato. Non profuma tanto “di fiore”, quanto “di foglia”. Ha un profumo d’erba che si sente particolarmente forte nelle sere tiepide ed invitanti.
Un profumo che forse si dovrebbe meglio classificare come “odore”, ma cos’è un profumo se non un tipo particolare di odore?
Ancora con le file interminabili agli aeroporti, con questa nube di polveri, col vulcano che ha paralizzato l’Europa e ha persino fatto slittare la Formula Uno.
I tg non fanno altro che farci vedere scene di persone in fila, o mezze addormentate sui sedili delle sale d’attesa degli aeroporti, ad intervistare gente che cerca disperatamente un treno per tornarsene a Zurigo. A ogni ritardo, ad ogni volo cancellato i giornalisti fanno salti di gioia: così hanno tanto da parlare nelle edizioni di mezzogiorno, mettendo in secondo piano la crisi governativa.
Sembra che ne facciano una missione personale, una maratona di quanti più giorni è possibile, non si stancano mai, poco importa se ormai da tre giorni non fanno che ripetere le stesse frasi.
Ci propinano scene come questa: 
e qualche simpaticone ha pure promosso l’iniziativa di ribattezzare il color grigio “Fumo di Londra”, “Fumo d’Islanda”.
Ma venissero qui, a vedere le file che si fanno ogni giorno alla posta: altro che addormentarsi! Una volta io mi sono letta tutto Il Signore degli Anelli mentre aspettavo di prendere la pensione! Venite qui, giornalisti, oppure fate un giro alle poste della periferia, tipo quella di via dell’Acqua Bullicante a Roma, altro che materassi!

Articolo 1: L’Italia è una repubblica fondata sulla disoccupazione e sulle carte.
Le carte, come molti altri oggetti, possiedono una propria volontà. A differenza di altri oggetti però hanno una caratteristica individuale e non ripetuta: la capacità di proliferare come un tribolo.
Per ottenere una carta ne occorrono in media altre venti, quindi la progressione non è neanche aritmetica, ma esponenziale.
Mettiamo un’ipotesi: per avere diritto ad una ricevuta servono quattro attestati, per ottenere ciascuno dei quali occorrono venti fogli e tre giorni di file interminabili.
Considerando che in Italia occorre una carta anche per avere il diritto di evacuare, con semplici formule matematiche otterrete che il tempo necessario per svolgere le normali attività quotidiane è un asintoto che tende ad infinito.
Legge di Parkinson (da Gandalf.it)
La Legge di Parkinson (1958) spiega come un’organizzazione cresca indipendentemente dalla quantità di lavoro che deve svolgere. In un’epoca in cui le riduzioni di personale sono un frequente strumento per far crescere i profitti (e le fusioni, acquisizioni o concentrazioni si traducono quasi sempre in “tagli” di struttura) accade anche il contrario: cioè che le dimensioni delle organizzazioni diminuiscano per motivi non funzionali – e spesso senza correggere il sovraccarico di funzioni inutili e ingombranti. Questa bizzarra mescolanza di bulimia e anoressia è uno dei malanni più gravi che affliggono le organizzazioni (pubbliche o private) e specialmente le più grandi.
Ma più che l’enunciato della “legge” contano le molte acute osservazioni di Cyril Northcote Parkinson sui difetti e sui problemi delle organizzazioni. Il suo libro merita una rilettura attenta nella situazione di oggi. Oltre a essere profondamente serio nei contenuti è anche una lettura piacevole e divertente.
Se mi avessero detto, quando avevo quindici anni, che nella mia vita avrei letto tutto William Least Heat-Moon, avrei riso di gran cuore.
Veramente non credo neanche che Heat-Moon sia il mio genere. Non chiedetemi come ho fatto a diventarne dipendente, perchè non lo so.
Ho letto Strade Blu in un momento delicato della mia vita e ho legato il libro a particolari emozioni di libertà e conoscenza di se stessi.
Poi ho iniziato Prateria, che attorno alla centocinquantesima pagina (appena all’inizio) mi ha inginocchiata e costretta a tirarmi fuori di violenza da quel piatto mondo di erba senza fine.
Prateria è fuori commercio in Italia, perciò l’ho ritirato, con somme spese, da Abe Books, pur di averlo. Con questo risultato.
E dato che avevo ritirato anche Nikawa, mi sono poi applicata a quella avventura che mi sembrava nuova ed eccitante: l’America vista da un piccolo battello a scafo piatto, l’America vista da dentro.

Dopo averlo finito, tale era il desiderio di rimanere nelle foreste e nei boschi dell’America, che ho preso, dopo tanti anni, una copia sgualcita di Walden, di Thoreau.
Ma non c’è stato verso, quella prateria appena sfiorata mi osservava dal ripiano, insieme alle sue due sorelle. Infine ho lasciato Thoreau per riprendere Least Heat-Moon.
Stasera la finirò, e sarò un’orfana in mezzo alla prateria.
P.S. Silvio dice d’avere vinto, invece ha preso un calcio bello forte dalla Lega.
Checchè ne dicano la stampa o i telegiornali, Silvio ha perso. La Lega ha vinto.
E noi continuiamo ad averlo nel didietro.
groggy
"Quando guardiamo il cielo di notte ci soffermiamo ad ammirare le stelle a caso senza seguire uno schema.. lasciamo che la nostra fantasia si perda in questo immenso soffitto brulicante di luci... una stella grande.. qualcuna piccola.. un'altra azzurra ed una rossa! Luci lontane che forse ora non esistono neanche più.. eppure sono lì le guardiamo ogni sera quando le nuvole ce lo permettono.. luci che continuano a brillare .. a vivere.. che continuano a farci sognare! Questo BLOG vuole essere uno spazio semplice, senza pretese, uno spazio dove antichi sorrisi e sguardi continuano a brillare come stelle... semplicemente continuano a vivere nell'immenso cielo della rete." (Domenico Nardozza)
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