A fari spenti nella notte

Ieri sera ho fatto un tratto di strada medio-lungo con i fari spenti. Almeno credo, non ne sono neanche sicura. So solo che quando ho girato la manopola per spegnerli, non erano accesi. O li avevo spenti qualche secondo prima di tirare il freno a mano?
Non credo, e non è la prima volta che mi capita.
In un mese ho ammaccato due auto facendo retromarcia, e ora questo.
Mi capita sempre più spesso, sempre più spesso. Andavo fiera della mia organizzazione di automobilista: mai partita coi fari spenti, mai lasciato i fari accesi, mai lasciato la chiave girata, mai lasciata ferma l’auto senza freno a mano. Ricordo l’irritazione che mi pervase, qualche anno fa, quando mi accorsi di avere viaggiato in paese coi fari spenti. Era forse la seconda volta che mi capitava in vita mia. Ora ho smesso di contare.
Ma dannazione, chi mi vedeva non poteva segnalare? Un’auto coi fari spenti è una cosa tragicamente pericolosa, specie per i pedoni. Non potevano segnalarmi?

Mi sono fermata a prendere una pizzetta e sono ripartita a fari spenti.

Essì che prima avevo incontrato i Carabinieri (in quel momento avevo i fari accesi, però) e mi erano venuti in mente pensieri di sicurezza automobilistica, di regolarizzazione col fisco.
Una volta ripartita, dopo la pizzetta, pensavo: ma quello fermo in mezza alla strada…non potevano farlo accostare? era pericoloso (intanto avevo i fari spenti). Meno male che ho messo la freccia: sono un’automobilista rigorosa (intanto avevo i fari spenti). Tanto, anche se mi fermavano, io sono tutta in regola (intanto avevo i fari spenti), assicurazione, bollo e tutto…giusto quella tassa dell’ACI, ma di quella i Carabinieri non si accorgono (intanto avevo i fari spenti).

Insomma, tutto il tragitto di ritorno dalla pizzetta in poi a pensare alle regole, ai regolamenti, a com’è bello sentirsi onesti, rispettare una norma giusta…come mi sentivo in regola mentre tornavo a casa…

Intanto avevo i fari spenti…

Siderno-Milano sulla soglia dei Portici

Mi sono sdilinquita il cervello per capire cosa c’è dietro questa maxi operazione di Polizia-Carabinieri che ha portato all’arresto di 300 persone tra la Calabria e Milano.
Partendo dal presupposto -credo largamente condivisibile- che non esistano al momento forze politiche e governative improntate alla legalità e al desiderio di giustizia, questi arresti prendono tutto un altro aspetto che quello a cui volgono i media, sia locali che nazionali.

La domanda che mi ha torturato è questa: chi è più forte della ‘ndrangheta? Non certo la Magistratura. Non certo le persone oneste. Se è così (com’è così), c’è evidentemente una forza-forte più potente delle cosche mafiose calabresi, che -come ho avuto modo di ripetere molte volte su questo blog- incassano con la droga e le armi quanto una finanziaria e hanno ramificazioni in tutto il mondo, soprattutto con il Canada e l’Australia, lungo le rotte tradizionali dell’emigrazione.

Perchè questi arresti? Cosa si voleva dimostrare e a chi?
Queste le domande.

Bene, per trovare delle risposte soddisfacenti ho dovuto ragionare a quattro teste.
Partiamo dalla base: la mafia sidernese e calabrese raccoglie danaro tramite traffico di droga, riciclaggio di danaro sporco, traffico di armi. Poi parzialmente lo reinveste sul luogo anche per una forma di esternazione di potere e di garanzia di successo politico. Ma la parte più cospicua (centinaia di miliardi) viene spostata fuori dal territorio calabrese, dove attraverso meccanismi finanziari non sempre complicati, viene collocata per finanziare altre attività lucrose, specie nel settore edile (che si pronuncia edìle, non èdile – giornalisti ignoranti). Ad esempio si acquista l’appalto per un ponte a Trezzano sul Naviglio per 15 miliardi, quando il costo è 5, lucrando la differenza.
Fin qui è facile, poi non so più se ragiono correttamente.

Ovviamente c’è una parte di imprenditoria edile a cui questo dà fastidio. Una parte di imprenditoria che evidentemente deve essere ben collegata politicamente, tanto da far scattare qualche molla.
Una imprenditoria strettamente capitalistica-liberista, che vuole giocare con le sue regole e che non apprezza gli intrusi.
E’ questa l’imprenditoria -che chiameremo “il capitale”- che è più forte della ‘ndrangheta, perchè gioca con le regole dell’alta finanza, che al momento sono le uniche valide nel gioco nazionale e globale.
“Il capitale” decide che il danaro portato in Lombardia deve essere utilizzato secondo le sue regole, e non quelle della ‘ndrangheta. Le mani sull’Expo ce le mettiamo noi, non tu.

Quindi è successo che un PM come la Boccassini viene a Siderno e piglia a schiaffi pubblicamente ‘u ‘Ntoni du Commissu, che quando saluta lo fa con degnazione.
Se vuoi giocare, giochi con le nostre regole, altrimenti ti faccio prendere a schiaffi.

Ma la Boccassini, Gratteri, Pignatone, si sono fermati al contorno di verdure miste, lasciando il pesce spada nel piatto. Non sono entrati dove dovevano farlo e prendere i pesci più grossi, quelli sono rimasti dov’erano, a dettare le regole del mercato e della politica.
Oggi io vado al supermarket e compro un pacco di pasta, X va a lavorare in cantiere, Y continua a tenere aperto il negozio.
A Siderno non è cambiato niente, salvo che ‘u ‘Ntoni du Commissu ha perso un po’ del suo prestigio.
Domani sarà tutto dimenticato.

Lettera aperta al Commissario Prefettizio di Siderno

Giardinando 4 luglio 2010, dal titolo”Lettera aperta al Commissario Prefettizio”

Gentile Commissario Prefettizio,
non mi farò sfuggire un’opportunità come questa. Da anni scrivo una rubrica sui giardini e le piante per questa testata e nel tempo ho maturato una certa familiarità con le piante. Non avendo avuto opportunità di incontrarla personalmente, mi scuserà se mi rivolgo sfacciatamente a lei in maniera così diretta, ma sembra che i sidernesi di “buona volontà” siano stati colpiti dalla sua tenacia e dalla sua voglia di fare. Mi è stato anche detto che lei è una persona gentile che ascolta i consigli senza farsi trascinare nelle sue scelte da opportunismi e amicizie. Spero dunque che voglia ascoltare quanto ho da dire, che riguarda uno dei tanti problemi di gestione del verde pubblico che affliggono Siderno e comuni viciniori, e che in sé per sé sarebbero banali e di facile risoluzione, con un po’ di buona volontà e una maggiore consapevolezza di ciò che si fa.
Mi è giunta voce che si stia provvedendo a piantare degli oleandri sulla pista ciclabile per renderla un percorso fiorito e gradevole per pedoni e ciclisti. Lo sforzo è ammirevole e benemerito, sebbene io abbia sulla pista ciclabile idee ben diverse che ho avuto modo di esporre altrove.

Ma la pianta è sbagliata.

L’oleandro non è adatto ad un nastro così sottile come quello della pista ciclabile di Siderno, largo appena per due ciclisti. Si tratta infatti non di un albero (quindi con tronco unico e ramificazioni che partono da una certa altezza), ma di un grosso cespuglio a fusto multiplo, che per mantenere forma arborea nelle nostre strade comunali deve essere potato annualmente per eliminarne i numerosi polloni. Senza una adeguata manutenzione una siepe di oleandri invaderebbe la zona di transito. E sappiamo che la manutenzione costa. Inoltre è a pochi noto che l’oleandro è pianta amante non già dei luoghi aridi, ma dei luoghi caldi con suolo umido. Difatti è spontaneo nella conca della fiumara Ammendolea, dove cresce –appunto- come grosso cespuglio. Ho sentito che la scelta sarebbe ricaduta sull’oleandro poiché “resistente a tutto”.
Nulla di più errato. Come la maggior parte degli arbusti a fioritura estiva l’oleandro è vittima di afidi e ragnetto rosso. Questo implica l’inapertura dei fiori, la caduta di melata, il pericolo di invasione di formiche, attratte dagli afidi. Si renderebbero necessari dei trattamenti preventivi, aggravando le spese di manutenzione e inquinando seriamente un ecosistema delicatissimo già messo a grave rischio.

Se posso esprimere il mio giudizio – e penso che sarei giudicata dalla posterità se non lo facessi- l’oleandro non ci va proprio sulla pista ciclabile. A quanto mi è stato dato di dedurre, pare che i motivi di tale scelta siano due: la facile reperibilità e l’abbondante fioritura estiva. Dirò subito una cosa: l’abbondante fioritura estiva possiamo anche scordarcela in una zona battuta dai venti salsi e con un impianto di irrigazione inefficiente (so che lei vuole mettere mano anche a questo, e l’interessamento è molto gradito a tutta la cittadinanza).

Per quanto riguarda la reperibilità, ebbene, esistono molte altre piante adatte egualmente reperibili. Piante arboree che crescendo in verticale e non in orizzontale (come l’oleandro), darebbero ombra ai ciclisti e fornirebbero riparo per l’avifauna, i piccoli mammiferi delle zone psammofile e per la vegetazione litoranea.

Melia azedarach
La pianta più adatta è la Melia azedarach, che in questi anni sta letteralmente spopolando tra vivai e vivaisti perché è ricercatissima per la sua flessuosa bellezza. Pensi che al Nord si menano la testa al muro perché non è resistente al freddo e invece da noi è talmente naturalizzata da essere considerata addirittura una pianta selvatica!

Me lo lasci dire: la bellezza di una pianta non si conta dal numero dei suoi fiori (la Melia pure ne ha, numerosi, profumatissimi e di colore lillacino), ma dal ruolo botanico e biologico che può assumere.

Guardiamo in là con la mente del pianificatore: piantiamo per il futuro, non per una sola estate.

Un solo Data è una curiosità, una meraviglia. Ma un esercito di Data non crede che diventerebbero…una razza?

Carrello della spesa con fantasma

Mia madre parla con gli animali e lotta contro gli alberi, in più vede i fantasmi.
Stamattina, dopo una segregazione durata mesi, è stata costretta ad uscire con mia sorella per un po’ di spesa: con il discount chiuso si rende necessario andare al centro commerciale, dove si fanno incontri e ci si deve fermare a raccontare la propria vita recente tra una scatoletta di tonno e un barattolo di pelati.

Mentre pesava un cocomero mia madre si sente avvicinare da dietro da una oscura e pesante presenza. Si volta e vede una signora che è morta anni fa, ma in quel momento -come sempre accade in questi casi- non se ne ricorda.
“Eeeh, ciao come stai, da quanto tempo, tuo marito, le figlie…”
Mia madre conversa amenamente per un bel pezzo con il fantasma che è per giunta dotato di stampelle che ogni tanto batte per terra.
Nel frattempo è evidente che mia madre e il fantasma dovevano essersi spostati in un’altra dimensione spazio-temporale poichè mia sorella la cerca a lungo e vanamente per tutto il supermarket.
Dopo essersi scambiate idee e opinioni col fantasma, mia madre, attratta dal suo battere per terra la stampella, si accorge che la figura fluttuava e non appoggiava i piedi al suolo.
A quel punto mia madre ricorda che la signora che ha di fronte è morta un po’ di anni fa, ma non ha battuto ciglio, essendo abituata a presenze ectoplasmatiche sin dai tempi della più tenera infanzia.
Affretta e conclude la discussione, saluta il fantasma, finisce di pesare il cocomero e rientra nella nostra dimensione temporale, dove viene prontamente recuperata da mia sorella.

Mia madre, che fenomeno.

La misura di un uomo (The measure of a man, TNG 2×09)

Che gran sfoggio, Spiner, con cui metti in scena il personaggio di Data. Quegli scatti del collo, quei gesti del polso, il ticchettio delle dita sul padd della postazione operativa, come se fosse uno schermo vero.
Che delicatezza, che trasparente fanciullezza che ha il tuo personaggio. Con la sua ingenuità l’hai reso terribilmente romantico.
Strappatemi il cuore dal petto, tagliatelo in mille pezzi e deponetelo ai suoi piedi.

Oggi a Forlì

Jan Bruegel il Giovane, satira della tulipomania, epoca barocca

A Wikipedia non piacciono i blog

Qualche giorno fa ho provato a linkare un blog (non il mio) ad una pagina di Wikipedia. Con sorpresa ho visto che il collegamento era stato rimosso dopo poche ore. Mi sono informata ed è emerso che il regolamento di Wikipedia non consente collegamenti esterni ai blog, a meno che non siano strettamente collegati alla voce in oggetto (ad esempio Beppe Grillo).
Devo confessare una certa sorpresa. I blog ormai non sono più da tempo dei diari personali pieni di banalità quotidiani ed insignificanti del tipo “sto facendo le polpette”.
Il link che volevo inserire era “pulito”, nel senso che trattava esattamente di quell’argomento, che era affrontato con professionalità e competenza.
In buona sostanza Wikipedia mi dice che non posso linkare blog, ma che al più posso integrare il contenuto nella pagina. Già, ma se il contenuto non è mio? Sarebbe più opportuno un collegamento esterno.
Senza contare i vari “blog d’autore” e che una buonissima quantità di siti sono meno seri di tanti blog e che tra siti e blog, ora come ora, c’è pochissima differenza, soprattutto su certe piattaforme come questa di wordpress che consente di creare anche un sito, volendo.
Non mi sembra granché giusto.

Voi che ne pensate?

IRM

Antonia lotta contro Mafalda

Abbiamo una biscia in giardino. L’abbiamo sempre avuta, da che mi ricordo io. L’estate si fa vedere qualche volta e noi saltiamo su e ci spaventiamo, ma poi diciamo sempre: “Ma che vuoi che sia, una biscetta d’acqua, mangia i topi e le zanzare” e poi concludiamo con la proverbiale frase: “Ha più paura lei di noi che noi di lei”.
Con il caldo il giardino è quotidianamente frequentato da mio padre e dai fisioterapisti, che ce lo portano per irrobustirlo. La signora ha visto la biscia e si è spaventata: ha un’idea di giardino diversa dalla nostra.
Mia madre, colpita nel vivo di buona padrona di casa, si è sentita in dovere di eliminare la biscia, o perlomeno di limitarne la libertà. Ha perciò deciso di radere al suolo le erbacce, i rimasugli dei nasturzi, le foglie secche dell’agave, di abbattere i malvoni, gli acanti, i cardacci e gli altri fogliami, di rastrellare le arance e le more cadute, le foglie secche per l’arsura.
Io la lascio fare, tanto so che l’anno prossimo ci sarà nuova vegetazione, e se Gilles Clément volesse vedere un giardino in vero movimento, che venisse a casa mia: basterebbe solo mia madre per fargli venire un giramento di testa.

Mia madre parla della biscia chiamandola “Mafalda”.
“Mafalda ha fatto i piccolini”, “Mafalda si è ingrassata: ha mangiato un topo intero”, “Ma lo sai che Mafalda è anche il nome della moglie di Giulio…ah, no, la moglie di Giulio si chiama Adelaide”.
Mafalda qua, Mafalda là.
Mafalda è un argomento di conversazione a casa mia.
A dire il vero non so se la Mafalda dei miei tempi è la stessa Mafalda di adesso: non so quanto campi un serpente.
Mafalda. Ma che razza di nome.