Naturalmente si tratta di un prototipo del vecchio modello hyperdyna 120-A2, un po’ capriccioso. La scomposizione molecolare avviene tramite un discriminatore di fase quantica e un campo di contenimento strutturale. La ricomposizione avviene attraverso una manopola che il signor Scott sa solo lui come funziona.
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La ricotta e la sardina
Non è una ricetta: state tranquilli. Solo un’osservazione diaristica e personale, che può essere estesa a piacere.
Qualche giorno fa sono andata al market. C’era una fila terribile, di quelle che mi fanno accapponare la pelle. Signore, mariti, bambini in libera uscita, tutti in procinto di andare al mare o di tornare a casa dopo essere stati al mare: l’odore di cocco e di salsedine faceva pensare di essere in uno stabilimento.
Una signora aveva solo una ricotta. Una ricotta sola. Mezzo chilo di ricotta e basta.
Sembrava incerta, osservava la fila con occhi acquosi e apatici, tentennava sulle gambe. L’ incertezza però non ha prevalso sulla sua maleducazione e con movenze esitanti si è portata vicino alla cassa, appena prima di me, parcheggiandosi “in doppia fila”, cioè appaiata al signore col carrello che mi stava davanti.
Boh, mi dico: “Chiederà o no di poter passare prima? Ma se lo chiede a me, io come posso farmi garante per tutti questi assatanati che stanno dietro di me? Non è che spunta fuori qualche turista bergamasca e si mette a urlare che noi terroni siamo maleducati perchè non rispettiamo la fila? In quel caso, io, che che dovrò dire?”.
Capirete che fare la fila in queste condizioni fa venire i capelli bianchi.
Infine accade: la signora si volta verso di me e dice sottovoce e a smozzichi che ha solo una ricotta e chiede di poter passare prima.
Lo sapevo: perchè ha chiesto solo a me? Doveva chiedere a tutti. Se io la faccio passare gli altri si arrabbieranno con me, non con lei. A nulla varrebbe l’usanza generica-megaellenica che se uno ci ha solo un chilo di pane o tre etti di ricotta, passa prima chiedendo permesso e tutti stanno zitti, perchè anche loro, prima o poi, chiederanno permesso per poter passare con una ricotta.
Avrei voluto dire: cara signora, se fossimo solo io e te, ti avrei detto io stessa di passare tu, per questa mezza ricotta; ma lo vedi che fila c’è dietro di me? E io neanche mi volto, perchè se mi volto e incrocio lo sguardo assassino di qualcuno incazzato perchè ho fatto passare te e la ricotta, svengo. Ma non potevi passare prima del signore ciccione, così io sarei stata fuori dai guai? Tu e la tua ricotta mi state facendo passare dieci minuti da incubo.
Con enorme sforzo di compostezza giornalistica, ho risposto: “Certo, signora, per quello che riguarda me può passare, ma bisogna vedere cosa ne pensano le altre persone in fila”.
Così, dico, salvo capra, cavoli e ricotta. Me ne lavo le mani, faccio Pilato.
La signora ha dato uno sguardo molliccio alla fila, ha fatto una smorfia indefinibile con un angolo delle labbra, e ha deposto la ricotta sul nastro della cassa, senza chiedere nulla a nessuno.
Riflessione: io non sarei andata al market per mezzo chilo di ricotta, ma ragionando per ipotesi, se mi fossi trovata al market con mezza ricotta e una fila interminabile, avrei a) deposto la ricotta nello scomparto gelati e sarei fuggita b)avrei fatto la fila.
Conclusione: io do la precedenza alle mezze ricotte, ma non la chiedo. Non la chiederò mai.
Epilogo: sono una sardina.
Se volete sapere cos’è una sardina, leggete domani, perchè oggi mi sono scocciata di scrivere.
Agonia di una civiltà
Ho scoperto il ricco filone di Eugenio Turri attraverso un altro libro: Il grigio oltre le siepi.
Non mi è piaciuto granchè, Turri è lontanissimo da una scrittura brillante e icastica, come ad esempio quella di Vito Teti, o per citare esempi più famosi ma non per questo più profondi, Piovene, Rigoni Stern, Guareschi.
Mi sembra che il mondo sia strano: perchè io che studio il paesaggio devo studiare quello veneto e i veneti non studiano quello calabrese?
Mah.
E’ un libro per chi vuole riscoprire le proprie radici, va’, per usare una terminologia alla tg di costume, ma non è esente da speculazioni.
Io ad esempio ho imparato che negli anni ’40, nella collina veneta si stava quasi come sulle montagne calabresi, e che negli stessi anni, il mio paese, Siderno, era molto più ricco e florido delle ville venete descritte. Era un paese più bello, più grande, più commerciale, più aperto, più acculturato, più pulito, più accogliente e meno classista.
Poi dicono che noi siamo quelli “arretrati”.
Dialogo Shoshoni tra le righe
Dramatis personae
Il Grande Capo Estiquatzi, sciamano e capo della tribù, dotto in ogni cosa che riguarda il Cielo, la Terra e gli Spiriti
Squaw Pelle di Rana, giovane ragazza bruttina e un po’ ottusa
Grande capo Estiquatzi: Squaw Pelle di Rana, scrivi!
Squaw Pelle di Rana: sì Grande Capo! Dica pure…
Grande Capo Estiquatzi: “Mio giovane e caro e Holden, mi è stato riferito che non stai più frequentando la scuola e ne sono estremamente rammaricato…Hai scritto?
Squaw Pelle di Rana: sì Grande Capo, maaaa…
Grande Capo Estiquatzi: ma cosa?
Squaw Pelle di Rana: Capo, non so come dirlo, ma ho visto un programma ieri su Rai5…
Grande Capo Estiquatzi: su Rai5? Curioso, perchè la tv digitale ancora non è stata inventata…e dunque?
Squaw Pelle di Rana: be’, Capo, in questo programma un grande autore americano…
Grande Capo Estiquatzi: anche noi siamo americani, mia giovane e improvvida Squaw.
Squaw Pelle di Rana: allora statunitensi…corretto?
Grande Capo Estiquatzi: sì, vai pure avanti.
Squaw Pelle di Rana: un grande autore statunitense diceva che c’è un certo modo di scrivere. Ad esempio non bisogna usare aggettivi. Quindi “caro” e “giovane” dovrebbero essere eliminati. E’ sufficiente iniziare la lettera scrivendo: Holden, e basta.
Grande Capo Estiquatzi: davvero?
Squaw Pelle di Rana: certo, ma bisogna anche eliminare la forma passiva, per cui va tolto tutto il pezzo che dice “mi è stato riferito, ecc.”
Grande Capo Estiquatzi: ah si?
Squaw Pelle di Rana: eh sì, e poi c’è che gli avverbi andrebbero proprio evitati, specie quelli con la desinenza -mente. Se si fa un confronto tra due scritti, uno contenente aggettivi e avverbi e l’altro no, sarà senza dubbio meglio il secondo.
Grande Capo Estiquatzi: ne sei sicura?
Squaw Pelle di Rana: altroché
Grande Capo Estiquatzi: ebbene, allora come si potrebbe riscrivere questa frase, secondo il tuo autore statunitense?
Squaw Pelle di Rana: ah, sì, ecco, Capo. Togliendo aggettivi, particelle pronominali, avverbi, eliminando la forma passiva e la forma ipotattica…ecco, verrebbe così: “Holden, scuola”.
Grande Capo Estiquatzi: forse è meglio invertire l’ordine delle due parole, che ne dici, mia giovane Squaw?
Cento domande, una risposta
Avete notato che circolano parecchi tipi che barcheggiano o velggiano nel mondo della para-cultura che hanno sempre una risposta per tutto?
Non sono “tuttologi”. Hanno semplicemente deciso che la risposta è una per qualsiasi domanda.
Fa caldo? fa freddo? Che ora è? Cosa significa per lei l’estensione sintattica del suo personaggio nella dimensione analitica post-jungiana dell’Es?
Non importa che domanda fai, ti rispondono la stessa cosa.
Hanno un discorso di pochi minuti pronto per ogni domanda. Lo senti perchè te lo ripetono da un anno all’altro quando li intervisti. Lo leggi perchè scrivono sempre la stessa cosa, lo vieni a sapere dagli amici comuni che hanno avuto la tua stessa medesima risposta (a diversa domanda).
Si fanno le tournée con una sola risposta, e beati i fessi che ci cadono.
Eeee, ma state attenti signori “monorisposta”, c’è chi vi tana! Più sparate cazzate, più sarete tanati!
Siderno è un paese tanto pulito che le strade sono insaponate
Ennesimo evento inspiegabile a Siderno, piccolo paese della costa ionica calabra che ormai ci ha abituati ad eventi meteorologici estivi misteriosi e senza precedenti.
Stamane infatti si è verificata una violenta turbolenza atmosferica identificata -dopo anni di accurate ricerche- come “pioggia”.
L’evento è stato di proporzioni semi-catastrofiche e di durata infinita: quasi trenta minuti di gocce d’acqua provenienti dagli strati bassi dell’atmosfera hanno gettato la cittadina nel panico.
Il traffico si è paralizzato e per molti non è stato possibile effettuare la consueta abluzione marittima mattutina. Alcuni bagnanti assopiti, sorpresi dalla forte ionizzazione dell’aerosol marino dovuta alle precipitazioni, sono rimasti affogati sulla battigia. Attualmente si contano tre morti e sette dispersi.
Le Forze dell’Ordine, del tutto impreparate a sedare il panico, hanno reagito come meglio potevano, cercando di risintonizzare i decoder della tv.
Nonostante l’imprevedibile portata dell’evento (ben 0,7 cm cm di acqua caduta nell’arco di 30 interminabili minuti), le attività commerciali sidernesi hanno tenuto duro, e i negozi sono stati presi d’assalto da locali e turisti in cerca di riparo. La Guardia di Finanza ha effettuato un rapido controllo registrando che nei trenta minuti di pioggia sono state vendute più melanzane che nel resto dell’anno.
Superfluo sottolineare come tale esorbitante quantità d’acqua abbia reso le strade impraticabili. Per fortuna Siderno ha una discreta tradizione marinaresca e molte persone hanno potuto mettersi in salvo con la propria barca. I soccorsi sono stati prestati anche da privati che hanno raggiunto in barca le altre abitazioni.
‘u Melu du Pruppu, noto barcaiolo sidernese, ha tratto in salvo 15 persone remando tra via delle Americhe e piazzale Nettuno.
Siderno vanta anche una meticolosa pulizia delle strade, tanto che l’acqua che scorreva a fiumi, era insaponata e profumava di lavanda. Dato un tale bene proveniente dai cieli, molte massaie si sono riunite nelle strade per lavare i panni.
L’ingegnere Papi, sorpreso dall’acqua mentre sorbiva un caffè, ha colto l’occasione per effettuare il lavaggio annuale della sua biancheria intima.
Donna Raffaella Lo Pippo ha finalmente lavato il terrazzo dellla sua casa al quarto piano e il cavalier Maggi ha messo all’opera i suoi dipendenti per far lavare le auto nella sua concessionaria.
Gli automobilisti che in quel momento si trovavano per strada hanno potuto apprezzare appieno la qualità dell’acqua che ha deterso le auto fino alle pastiglie dei freni e ha reso i lunotti brillanti come cristallo.
Per non parlare del beneficio delle strade cittadine, che ora rilucono e profumano di fiori.
Non c’è storia
F.D. è nata a Roma. Laureata in Storia dell’Arte, ha vissuto a Oxford e Londra, dove ha insegnato all’Istituto Italiano di Cultura e ha lavorato al Courtauld Insitute. Ha vissuto a Cork, in Irlanda, dove ha insegnato all’University College e ha tenuto lezioni pubbliche sull’arte italiana contemporanea. Dai primi anni ’80 è consulente editoriale e traduttrice letteraria di poesia, narrativa e saggistica per vari editori, tra cui Fabbri, Neri Pozza, Donzelli, Guanda. E’ la traduttrice italiana delle opere di Anita Nair.
Autrice di saggi, testi narrativi e poetici, nel 2012 ha vinto il Premio Teramo.
LIDIA ZITARA è nata a Vibo Valentia. Diplomata al liceo scientifico di Locri e all’istituto delle sorelle Carmelitane Scalze di via Postorino. Ha vissuto tra Vibo, Stefanaconi, Donisi, Siderno e Cessaniti e ha insegnato teoria e tecnica del colore alle scuole elementari di Ardore. Ha tenuto pubbliche lezioni in casa ai suoi cani e ha ammaestrato le pulci. Dai primi anni ’80 è fondamentalmente sociopatica e depressa. È consulente editoriale per se stessa ed è la traduttrice italiana dei libri che legge in lingua straniera.
Autrice di numerose performance di onanismo mentale, di rubriche telefoniche, di liste della spesa e compilation di cd musicali. Nel 2011 ha vinto il premio “miglior karaoke” nella sagra di Calstefranco Ursino Rampazzo, e nel 2012 è stata insignita della “corona di salsicce” per la migliore poesia in rima baciata alla fiera del bestiame di Zungri.
Da sempre vive a casa sua.
La prateria dietro casa
Pubblico oggi due video che ho filmato il 3 scorso. Da tempo mi frullano pensieri sul brandello di campagna dietro casa mia, e così, visto che ormai si tende ad evitare la scrittura e a dire tutto con i video, ho lasciato fluire i pensieri senza far caso all’effetto “oratorio” o poetico. Questo è in effetti proprio il mio modo di parlare, un po’ a balzelloni e quasi distratto.
Ho fatto due riprese da 20 minuti ciascuna (il massimo consentito dalla mia fotocamera).
Sono lunghi lo so, e sono qualitativamente pessimi, ma avevo bisogno di parlare e dire la mia.
Se vi va, ascoltateli e commentateli.
Sottocornola a Siderno: racconta la madre nella luce di un giardino
Ricevo e pubblico:
Inaugurazione della mostra fotografica
“Il giardino di mia madre e altri luoghi”
del filosofo, artista e performer Claudio Sottocornola,
mercoledì 7 agosto alle ore 18.30, presso la Sala Calliope
della Libreria Mondadori di Siderno (Centro “La Gru”).
La presenza dell’autore sarà un’occasione per riprendere il discorso intrapreso da Sottocornola negli anni passati presso il Salotto Letterario della Mondadori, dove già ha intrattenuto il suo pubblico con eventi a cavallo tra filosofia, musica, letteratura e arti visive. Interdisciplinarietà è infatti il “marchio di fabbrica” che Claudio Sottocornola esprime nella sua ormai lunga attività, ove centrale risulta l’esperienza delle lezioni-concerto sul territorio, recentemente racchiuse nel cofanetto in 5 dvd “Working Class”, in cui utilizza la canzone come strumento di ricostruzione storica e di riflessione filosofica, a partire dalla reinterpretazione rigorosamente live di brani-simbolo della canzone pop, rock e d’autore italiana. Ma questa volta il discorso delle immagini appare più intimista, si svolge fra biografia e condizione umana, riflessione sulla vita e sulla morte, memoria personale e sguardo metafisico.

Nella nostra società mancano ormai riferimenti collettivi condivisi, che non siano gli effimeri eroi propinati dal mercato e dai media.. Sembrano dileguare i modelli, espressione di valori alti e insieme vicini, che la società, sino a qualche decennio fa, ancora riusciva a proporre. Figure di genitori e di educatori, presenze familiari e professionali, esempi di impegno sociale o politico, che oggi sembrano naufragare a fronte di un dilagante narcisismo collettivo, ove ciò che conta è apparire, esserci, divenire mediatici. Sembra così muoversi decisamente controcorrente la mostra di fotografie “Il giardino di mia madre e altri luoghi”, che Claudio Sottocornola presenta alla Mondadori di Siderno, e che ha già toccato altre città italiane, per ricordare la madre Angela Belloni nel decimo anniversario della scomparsa, avvenuta anche a seguito di un ritardo diagnostico e di gravi “errori ed omissioni” nella gestione dell’emergenza medica.
È infatti dal contrasto fra i valori di impegno e dedizione rappresentati dalla figura materna e l’incuria con cui vede trattata la vita umana nel momento della malattia e della debolezza anche da quanti dovrebbero tutelarla, che nasce in Sottocornola l’esigenza di recuperare il senso della testimonianza materna, attraverso una serie di foto del giardino di casa (luogo eminentemente archetipico e simbolico), salvato dall’attacco del cemento proprio dalla quotidiana cura della madre, per coglierne tutta la luce, il mistero, e catturarne se possibile le tracce della presenza di lei. Ne escono immagini intense, struggenti e minimaliste: un arbusto di rose contro un muricciolo di cemento, un’azalea in fiore accanto a piccoli pini che si protendono verso il cielo, dei cespugli di ortensie, delle bocche di leone… Colori, profumi, suoni che si immaginano, quelli di una natura una volta riconciliata, in armonia con se stessa e con gli uomini.

È subito evidente che non si parla qui del giardino nel modo un po’ calligrafico cui ci hanno abituati le riviste patinate, ma piuttosto come metafora di quella cura che genera bellezza e armonia nel mondo. E infatti gli “altri luoghi” citati nel titolo della mostra e fotografati sono i più vari, dalla periferia di Bergamo innevata ai grattacieli di Manhattan, da Trinità dei Monti a Roma alle casette del New England, dalle spiagge ioniche della Calabria ai siti archeologici di Velia e Pompei. L’idea è che, come armonia e bellezza nel giardino si generano a partire dalla fatica e dall’impegno, così è possibile umanizzare i luoghi del mondo attraverso responsabilità e lavoro.
Del resto, ciò che caratterizza il percorso sotteso a queste installazioni fotografiche sono i rimandi a successivi livelli di lettura. La madre dell’artista infatti si è dedicata attivamente al volontariato, e l’autore la ricorda nelle sue frequenti visite ad anziani, ammalati, immigrati, nel tentativo di portare aiuto e conforto. Insomma, nei 250 pannelli fotografici, di cui a Siderno si potrà vedere una selezione, ciò che in realtà emerge è la figura di una madre, una presenza forte e amorevole, tenera e discreta, che inonda di consolazione il paesaggio del giardino prima e lo scenario del mondo poi. Per questo “Il giardino di mia madre e altri luoghi” è molte cose: in primis un percorso artistico, ma anche una riflessione filosofica sulla cura e, infine, una testimonianza circa la possibilità, anche entro gli scenari di un mondo alla deriva, di coniugare bellezza e responsabilità, impegno etico e ricerca dell’armonia, chiaramente tematizzati dall’autore nel volumetto “The gift” (“Il dono”) .
Dalla mostra è stato tratto un Dvd multimediale che ne ripropone il percorso, insieme a testi critici e immagini supplementari, disponibile presso la Sala Calliope.
La mostra è totalmente gratuita e resterà aperta fino a martedì 13 agosto.
Info:
Il sito di Claudio Sottocornolahttp://www.cld-claudeproductions.com
E-mail:info@cld-claudeproductions.com
tel/fax 035-310280
tel. 348-2842247
E-mail:claudio1759@interfree.it
Scarica la locandina in pdf:
locandina C. Sottocornola, Il giardino di mia madre…
L’artista non crea il mistero
Stasera, distrattamente, seguivo una repilica di Passepartout in cui Daverio ha intervistato un bizzarro artista danese che fa sculture con insetti, ossa tagliate a fettine, vetro e altro.
Non ricordo il nome dell’artista, nè sono riuscita a recuperarlo in rete.
Ho sentito però questa frase: “Il mistero non viene creato dall’artista. L’artista non è colui che crea il mistero”.
Mi ha molto colpita, e non so neanche come inquadrarla. Forse per scultura e pittura può essere vero, ma per letteratura, cinema, musica?
In che modo secondo voi si può interpretare questa frase? Perchè sono sicura che c’è qualcosa tra le righe che non sono riuscita a cogliere.



