Ho visto che nella prateria un piccolo rilievo sembra molto di più: ogni particolare sviluppato in altezza diventa fortemente significativo mentre l’ampiezza diventa del tutto insiglificante.
Frank Lloyd Wright, An Autobiography (1943)
Casa di Isadora e Lucille Zimmerman di Frank Lloyd Wright
Da “la Riviera” del 31 dicembre 2004, nonostante alcuni possano pensare che io abbia cambiato parrocchia.
Vita Sackville West
Per caso in questi giorni mi sono ritrovata a rileggere qualche brano di una raccolta di articoli di Vita Sackville-West, che in Italia è stata pubblicata da Muzzio Editore, con il titolo di Un giardino per tutte le stagioni, 16 euro. Vi consiglio caldissimamente l’acquisto di questo volume, per una gran quantità di motivi. Il primo è che se siete dei dilettanti pigri che non si prendono la briga di cercare le piante sui dizionari botanici o su internet (della qual cosa dovreste vergognarvi immensamente poiché non si può fare giardinaggio serio senza conoscerne la materia prima), questo libro vi costringerà a farlo, perché i nomi e le specie di piante che cita sono innumerevoli, e fa sorgere spontaneo il desiderio di informarsi maggiormente sulle piante menzionate. Il secondo è che lo stile con cui è scritto è quanto di meglio la letteratura specializzata possa offrire. Vita Sackville-West era scrittrice, romanziera e poetessa, e non era certo una persona che potesse avere dubbi o confusioni linguistiche, o che si impaperasse con le parole. Il suo stile è asciutto e appassionante al tempo stesso, e non si fa fatica a leggerlo. Il terzo è che i consigli che offre sono più preziosi dei diamanti. Questo è difficile da spiegare solo con le parole, ma se leggete il libro ve ne accorgerete voi stessi man mano che proseguirete la pratica del giardinaggio, innalzando sempre più i vostri obiettivi e le vostre ambizioni. Vita aveva una personalità dirompente, aveva numerose amanti e cornificava allegramente suo marito non solo con le donne, ma spesso anche con uomini. Settanta anni fa era senza dubbio molto più libera di quanto non lo siano oggi molte donne.
Questa sua personalità energica l’ha tutta riversata nel suo giardino, rinnovando le acquisizioni pregresse ed introducendo numerosi concetti originali. Alla fine dell’800 il giardinaggio inglese viveva uno dei suoi periodi di maggior prestigio per l’influenza che esercitava su quello europeo con i suoi modelli romantici e liberamente bucolici, consolidati nel passare degli anni soprattutto da Gertrude Jekyll.
Vita Sackville-West fu una vera innovatrice, ed apportò al giardinaggio nuove conoscenze teoriche e pratiche, l’uso di specie selvatiche erroneamente considerate di scarso valore ornamentale, lo studio di progetti prospettici più formali e di forte impatto visivo, di cromatismi del tutto originali e audaci; inoltre sperimentò associazioni tra piante che fino a quel momento non erano neanche state prese in considerazione. Viene ricordata soprattutto per la sua aiuola bianca e grigia, ma forse quella fu una delle cose meno rilevanti che fece. Aprire a caso questo suo libro è sempre una sorpresa, sia per l’emozione di leggere uno stile così pulito e semplice, sia per il modo umile e pratico di dare consigli, sia per la qualità delle indicazioni pratiche fornite, e non da ultimo, per le profonde riflessioni sulla Natura che ci indice a compiere. Vita conosceva la natura, ma non la idealizzava scioccamente e stolidamente come spesso si è portati a fare, specie se non si è adeguatamente dotati di senso critico e di cultura. Aveva le sue idee e correva dei rischi nello scriverle; diceva: “…chi scrive articoli di giardinaggio deve avere il coraggio di dichiarare le sue opinioni”, cosa della quale sono fermamente convinta anche io e che ho sempre cercato di fare in questo piccolo spazio settimanale.
Nel giardinaggio e nella vita non bisogna mai farsi prendere da falsi modi democratici e buonisti, dal qualunquismo e dall’indolenza. Bisogna giudicare. So che la Bibbia impone il contrario, ma a rischio di una scomunica io credo che il giudizio sia un evento quotidiano e comune della vita umana. Ogni pensiero in fondo è un giudizio personale su qualcosa o qualcuno, e le nostre azioni una reazione a quel giudizio. Ciò che bisogna fare prima di giudicare è acquisire il maggior numero di informazioni possibile (perciò non mi stancherò mai di ripetere di comprare un buon dizionario delle piante ornamentali).
La natura è senza vie di mezzo la più grande alleata e la peggior nemica del giardiniere. Il compito del giardiniere è di migliorarla e talvolta superarla (follia? Non direi).
Le esperienze che gli scritti di Vita Sackville-West ci mettono a disposizione sono di valore inestimabile, è una lezione che non è possibile ignorare.
Ci si può trovare in disaccordo con le opinioni, ma non con il senso critico che le anima e che le ha rese così importanti per tre generazioni di giardinieri.
Sempre per puro caso, nelle mie peregrinazioni rivierasche per individuare fotografie da inserire nel giornale, ho beccato questo sito che parla di “animali strani” (ma esistono animali strani?).
Un giardino senza animali è per me un giardino morto in partenza, un manifesto, per quanto chic e costoso, di insensibilità e ignoranza.
Che siano gatti, cani, uccelli, insetti o ricci. Che siano visibili o invisibili.
Il giardino è un ordinamento strutturale in cui esprimiamo il nostro rapporto con la natura, ma gli animali aggiungono il rapporto con l’altro da sè (il cane in particolare, a cui va la mia preferenza) che riesce a far trasfigurare l’intelletto umano in un’idea iperurania.
Per parte mia posso dire che il mio giardino è diventato subordinato alla presenza animale.
Comunque sia, anche se preferite non avere cani ma lasciate qualche briciola per le cinciarelle, godetevi questo sito interessante, e leggete l’articolo sulle vipere.
Tra l’altro ho appreso che sulla pista ciclabile di Siderno nidifica il gabbiano roseo. L’orologiaio miope
Non so se vi siete accorti del fiorire di piste ciclabili per ogni dove. Se i lettori saranno del centro-nord, è probabile che da voi le piste ciclabili ci siano già da tempo (a Pisa ce n’è una molto lunga), mentre da noi nel remoto sud, le biciclette hanno sempre dovuto condividere l’asfalto con le auto.
Da qualche anno a questa parte devono essere stati stanziati dei fondi o statali o europei per le piste ciclabili: non si spiega altrimenti l’interesse di sindaci, assessori e tirapiedi, per questa mezzo di comunicazione alternativo.
Sicuramente i fondi stanziati saranno stati tantissimi, e mi ci gioco quelle che non ho che sono europei e non statali. Mi chiedo quanto ci abbiano mangiato sopra comuni, regioni, province. Ogni assessore avrà preso come minimo dieci chili in un mese.
Anche Siderno ha fatto la sua bella speculazione, e siccome questa benedetta pista non si poteva costruire altrimenti che sulla spiaggia per non infastidire gli appaltatori mafiosi inciuciati con la politica, la povera spiaggia è stata trinciata per lungo, sacrificando la flora spontanea dei litorali sabbiosi, che tutti sanno che andrebbe protetta, tranne appunto, i sindaci, gli ingegneri, i responsabili dell’ufficio tecnico, gli assessori e i tirapiedi. O se lo sanno fanno finta di non saperlo.
Bene.
La nostra pista è stretta come un laccio da scarpe e non è mai stata “finita” (leggi: non c’è mai stata neanche l’intenzione di finirla o farla bene). E’ stata abbandonata a se stessa per anni e le violente mareggiate di dicembre e gennaio, che si sono mangiate le spiagge della Locride, l’hanno ricoperta di sabbia e detriti.
Ma la natura va avanti da sola, e proprio perchè è stata abbandonata, la pista ciclabile adesso è un bel percorso bordato di erba e fiori.
I pescatori hanno portato le barche all’asciutto per ripararle dopo la mareggiata, e le hanno lasciate in mezzo all’erba, che nei punti meno frequentati, si allarga molto lungo la spiaggia, verso la battigia.
Adesso sembra che “aggiusteranno” la pista, che -poveretta- dopo essere stata lasciata in pace un po’ d’anni si stava facendo carina, anche se un po’ sporca. Una piacevole passeggiata tra le graminacee psammofile e i fiori spontanei.
Come ebbe a dire il buon Dottor McCoy: la mentalità burocratica è l’unica costante dell’universo.
Questa vi farà morire dal ridere.
Da Calabria Ora del 20 dicembre 2007
Trote in fuga
***Fuggono le trote da un allevamento di Londra per andare a trovare la libertà in un ruscello. La curiosa notizia fa il giro del mondo e fa venire alla mente memorabili scene di film d’azione come “La grande fuga”. L’allevatore si era da tempo accorto che il numero di trote diminuiva di giorno in giorno, ma non riusciva a trovare una spiegazione al fenomeno, finché una trota non fu vista saltare al di là della rete di protezione con un poderoso balzo, ed infilarsi dritta dritta come un fuso dentro una tubatura. Con precisione millimetrica le trote saltavano la rete e imboccavano una conduttura larga appena una ventina di cm. Nuotando controcorrente nella tubatura per circa dieci metri, le trote infine arrivavano a gettarsi, libere, nel vicino fiume Itchen, dove magari sarebbero state mangiate da un altro predatore. Ma sembra di sentirle dire: “Meglio così, una morte naturale, che non finire in padella”. I ricercatori di tutto il mondo ridimensionano la stranezza del fenomeno, riportando la nostra fantasia ad altezze più modeste: risalire la corrente è per loro un istinto naturale, essendo parenti dei salmoni, e probabilmente hanno solo sentito che qualcosa non andava nell’acqua.
Eppure sembra la trama di un film.***
Queste trote sembrano avere visto i due film di Peter Lord e Nick Park Galline in fuga e Giù per il tubo.
Gilles (gli do del tu) va molto di moda. L’establishment culturale giardinicolo va assolutamente pazzo per lui, lo trovano “divino”. Ne parlano, lo citano, lo accarezzano, lo blandiscono, ma non lo comprendono.
Neanche il servizio di Rosanova, seppur bellissimo (di gran lunga l’analisi più sensata del suo pensiero mai fatta nella nostra italietta giardinicola) riesce a far emergere le conseguenze della enorme portata di quello che Clément ha scritto.
Dopo Clément il giardino è come un personaggio di Italo Svevo o Pirandello: completamente dissolto, smaterializzato, annientato.
Cosa rimane? E’ anche la domanda che si fa Giubbini.
Rimangono la campagna e i giardini degli altri. La campagna (la foresta, gli incolti, i prati, ecc.) come “giardino planetario”; i giardini degli altri come “giardino sociale”.
Ma attenzione, Clément lascia ben viva un’altra opportunità, che non riesco a capire come non sia stata individuata: se il minimo artificio è comunque fasullo, e l’assenza di artificio esiste solo in Natura, il massimo artificio (nel rispetto della biodinamicità e della biodiversità), non è toccato dalle tesi di Clément. La grande rappresentazione scenica rimane. L’aspetto ludico, di illusione cosciente, è più che ben desto.
Mangio sano, ma nessuno mi vieta di prendere un po’ di mescalina, ogni tanto. Una mescalina che guarda caso, non fa neanche male.
La campagna va ad invecchiare.
Me ne accorgo portando i miei due cani a spasso, verso Siderno Superiore, un poco dopo il bivio per Oliveto e San Leo, a Capofilico.
Non ci sono solo i prati rosa di gittaione e gli anemoni selvatici sparpagliati qua e là. Iniziano a mostrarsi altre piante, come gli asfodeli, la sulla, i lupini blu, e tante altre covano o iniziano a mettere le foglie.
E i margheritoni si allungano ogni giorno di più. I margheritoni che sono segno dell’estate, della lunga, cocente ed arida estate che ci aspetta.
Questi margheritoni che insieme ai cardi saranno i colori dell’estate, mi fanno sempre più paura.
Ostruiscono i passaggi sulle piste, occultano le altre piante.
I mandorli stanno mettendo le foglie, quelle foglie lucide e verdi come baccelli di piselli dolci bagnati.
L’albero ha fatto cadere i fiori, ha perso la sua verginità, si trasforma in una giovane donna bella e sensuale, con le labbra rosse e il corpo tiepido, i lunghi capelli neri sudati sparsi sul cuscino.
La primavera (prima-vera) è fuori dalla primavera astronomica, e cade in inverno. Di sabato.
Era l’episodio Il Club dell’Orrore, di Dylan Dog, in cui i membri del Club si riunivano in una casa sulle sponde del lago per raccontare storie di paura sul mostro che lo abita.
Quando il presidente del Club viene invitato da Dylan Dog a raccontare la sua storia dell’orrore, lui semplicemente dice :”Il mostro di Loch Ness non esiste” ed è questo l’orrore più grande.
La verità su Gilles Clément
Senza farla troppo lunga, Gilles Clément è uno che si è un po’ rotto le palle del solito andazzo giardinicolo. Ci ha scritto sopra qualcosa, ma scrivendo quel che ha scritto, in pratica ha detto “il giardino non può più esistere, se volete il verde, dovete andare in campagna o accontentarvi di guardare i giardini degli altri”.
Bene, sono d’accordo.
Ora: sta di fatto che però che chi ama i giardini non può fare a meno di pensarli, farli e sognarli, e -soprattutto- che lui di lavoro fa proprio il progettista, e questo gli causa un piccolo conflitto di interessi con il suo se stesso scrittore.
Ma i turisti sono affamati di queste cose, gli dai in pasto un giardino di Gilles Clément e quelli se lo divorano. E lui lo sa.
Insomma, fermo restando che la totale coerenza è solo dei Santi, un po’ “ce fa”. Diciamocelo.
Da diversi anni Siderno -il paese in cui vivo- si è dotato di una diga artificiale che doveva servire come scorta d’acqua per l’irrigazione dei campi durante l’estate. In molti però sostengono che l’acqua della diga sia sporca e puzzi, portando numerosi moscerini e zanzare grosse così.
Nel tempo l’invaso, che è molto grande, è diventato meta domenicale per la cittadinanza che ama il passeggio, specie con i cani, anche se di notte la diga è frequentata dalle coppiette. Niente di male, chi non ha mai “parcheggiato”?Però “amanti” non è necessariamente sinonimo di “zozzone” e si potrebbe avere cura di recuperare profilattici e fazzoletti e di gettarli altrove.
In breve , la diga di Siderno è bella ed accogliente non solo per gli umani, ma anche per gli animali, tanto che i pesi inseriti all’inizio si sono motiplicati e sono arrivati aironi cinerini e cormorani. Anche i fiori selvatici si trovano a proprio agio.
Le varie amministrazioni hanno usato la Diga come propaganda politica, ed in questo senso nessuna novità. Alcune hanno promesso di regolarizzare i pendii, assestare il terreno, limitare gli smottamenti periodici, addirittura alcuni hanno promosso idee di piste ciclabili, sentieri di trekking, Bed & Breakfast, percorsi naturalistici.
Ovviamente tutte queste cose distruggerebbero in poco tempo la bellezza della Diga, che diventerebbe un’imitazione della campagna.
Adesso la novità apparentemente avanzata dalla nostra amministrazione comunale, vorrebbe che a meno di un chilometro dalla diga si facesse una discarica.
Avete letto bene, una discarica.
Quella di Casignana non basta più, Rossano non ci vuole, facciamone una noi. Posso anche capirlo.
Ma con tutti i territori abbandonati che ci sono, perchè proprio vicino ad un luogo che è diventato un’importante oasi ecologica della Locride?
La diga è bella in ogni stagione, anche quando c’è poca erba e si calcinano i campi di ulivo.
Questa foto è fuori fuoco, ma apprezzatene i colori:
Sono fiori semplici, ma ce ne sono prati interi pieni. L’effetto è spettacolare. Qui dei convolvoli con scabiosa:
Qui dei piselli odorosi spontanei:
la bella e puzzolente Psoralea bituminosa:
E sul far della sera, l’acqua placida, appena increspata dal nuotare delle “papere” d’acqua.
08/23/08
La scomparsa delle api
Filed under: Giardinaggio e natura
Posted by: Lidia @ 12:03 am
La scomparsa delle api
di Sylvie Coyaud
Se siete arrivati a questa pagina vuol dire che conoscete il libro oppure vi interessa il problema della catastrofica diminuzione delle api negli Stati Uniti.
Questo libro prende le mosse da una “antica” predizione di Einstein, che diceva che dal giorno della scomparsa dell’ultima ape sulla Terra, l’Uomo avrebbe avuto non più di cinque anni di vita.
E’ già un libro di culto tra tutti gli ecologisti del mondo. Ora, è vero che gli “ismi” sono sempre sfuggenti e un po’ pericolosi, sia pure gli ecologismi. Gli ecologisti a tutti i costi, che mangiano vegan e poi usano le scarpe con la suola di cuoio, non hanno la mia simpatia. Chi si affatica a combattere afidi con sostanze ecocompatibili, e poi prende l’auto per arrivare da qui a là, manca completamente di onestà intellettuale.
Tuttavia è necessario informarsi sul problema, perchè ci riguarda molto da vicino.
Vi lascio un link di una scheda del volume:
2 Responses to “La scomparsa delle api”
1. ezio Says:
September 20th, 2008 at 4:08 pm e
Non ho capito ” se siete arrivati a questa pagina vuol dire che conoscete il libro” Vuol dire che ho letto tutto trattenendo il respiro e qui ne ho fatto uno profondissimo grazie Lidia
2. Lidia Says:
September 21st, 2008 at 12:27 pm e
Sì, in effetti l’attacco stavolta non mi è riuscito. E’ che mi è stato dato in gestione questo blog, che pensavo sarebbe stato pubblicizzato altrove, mentre invece è toccato a me doverne dare notizia. Pensavo quindi che con una comune ricerca su google, tra i molti risultati, uscisse fuori anche questa pagina.
"Quando guardiamo il cielo di notte ci soffermiamo ad ammirare le stelle a caso senza seguire uno schema.. lasciamo che la nostra fantasia si perda in questo immenso soffitto brulicante di luci... una stella grande.. qualcuna piccola.. un'altra azzurra ed una rossa! Luci lontane che forse ora non esistono neanche più.. eppure sono lì le guardiamo ogni sera quando le nuvole ce lo permettono.. luci che continuano a brillare .. a vivere.. che continuano a farci sognare! Questo BLOG vuole essere uno spazio semplice, senza pretese, uno spazio dove antichi sorrisi e sguardi continuano a brillare come stelle... semplicemente continuano a vivere nell'immenso cielo della rete." (Domenico Nardozza)